Terza vittoria di tappa per Magnus Cort Nielsen alla Vuelta 2021 © Vuelta a España-Gómez Sport
Terza vittoria di tappa per Magnus Cort Nielsen alla Vuelta 2021 © Vuelta a España-Gómez Sport

Cort il corsaro, arrembante in ogni fuga

Terza vittoria di tappa per Magnus Cort Nielsen alla Vuelta 2021, battuti Oliveira, Simmons e Bagioli. Caduta e ritiro per Meintjes, per il resto classifica invariata in attesa delle ultime due battaglie

Una giornata da fuga per respirare tra una montagna e l’altra, uno slogan che spesso funziona ma oggi meno: perché non ci si è rilassati per niente alla Vuelta, tra alti ritmi e inseguimenti durati tutto il giorno, pur se destinati al fallimento. A vincere, ancora una volta, Magnus Cort Nielsen, che in queste tre settimane in Spagna è stato di un’inesorabilità paurosa: a segno a Montaña de Cullera e a Córdoba, ripreso appena ai 200 metri dell’arrivo di Valdepeñas de Jaén, oggi a Monforte de Lemos il 28enne danese ha lasciato un altro segno, completando così al meglio le sue tre settimane: ha vinto nella prima (sesta tappa), nella seconda (12esima) e nella terza (19esima), dando prova di grande fondo, di resistenza e di recupero, ed eguagliando a quota 3 successi Primoz Roglic (che pedala su altre traiettorie) e superando numericamente i velocisti Fabio Jakobsen e Jasper Philipsen. Da qui a metterlo in prima fila ai Mondiali di Leuven il passo è più breve di quanto si possa pensare.

La 19esima tappa della Vuelta a España 2021, da Tapia a Monforte de Lemos per 191.2 km, aveva le caratteristiche per rallentare i battiti e offrire una chance ai velocisti, o ad alcuni di essi; non a Sacha Modolo (Alpecin-Fenix), tra i ritirati di giornata, come anche Sergio Henao (Qhubeka NextHash). Quelli che invece son partiti l’hanno fatto forte, c’era da anticipare una salita che sarebbe iniziata al km 12, e tanti pretendenti alla fuga preferivano farsi trovare già davanti. Mikaël Chérel (AG2R Citroën), Ander Okamika (Burgos-BH), Aritz Bagües (Caja Rural-Seguros RGA) e Nico Denz (DSM) sono stati i primi a muoversi al km 2, raggiunti al 5 da Antonio Jesús Soto (Euskaltel-Euskadi), Mark Padun (Bahrain-Victorious) e Damien Touzé (AG2R).

Non bastava ancora, al km 8 sono usciti in caccia altri 17 uomini: Jay Vine (Alpecin-Fenix), Patrick Gamper (Bora-Hansgrohe), Pelayo Sánchez (Burgos), Julen Amézqueta e Oier Lazkano (Caja Rural), Eddy Finé (Cofidis, Solutions Crédits), Andrea Bagioli (Deceuninck-Quick Step), Lawson Craddock e Magnus Cort Nielsen (EF Education-Nippo), Arnaud Démare e Anthony Roux (Groupama-FDJ), Andreas Kron (Lotto Soudal), Robert Stannard (BikeEchange), Fabio Aru (Qhubeka), Quinn Simmons (Trek-Segafredo), Rui Oliveira e Jan Polanc (UAE-Emirates).

La lotta è infuriata tra la Sela d’Entorcisa (Gpm di 3a al km 22, vinto da Cort Nielsen) e di fatto la sua prosecuzione, l’Alto de Garganta (Gpm di 2a conquistato da Aru al km 34), in tanti hanno provato senza fortuna a uscire ancora dal gruppo, che a sua volta s’è pure frazionato, e dal gruppetto dei primi 24 qualche pezzo s’è perso: Okamika, Bagües, Gamper, Lazkano, Finé e Démare non son riusciti a “sopravvivere” alla salita e hanno gettato la spugna, lasciando al comando gli altri 18 elencati sopra. Costoro hanno superato tutti insieme l’Alto de Barbeitos, ultimo Gpm di giornata (2a categoria ai -130), vinto da Chérel, e hanno poi proceduto con accordo altalenante sui restanti saliscendi. Dietro era la DSM a tirare per preparare il terreno a un possibile sprint di Alberto Dainese, e pure la BikeExchange ha iniziato presto a mettere uomini suoi in testa al plotone (c’era sempre la mai più giunta vittoria di Michael Matthews a cui pensare).

Ai -105 – momento di basso accordo – son partiti in contropiede Bagioli, Cort, Roux, Stannard, Vine e Kron: il gruppo non era certo lontano (meno di 2′) ed evidentemente questi sei non si sentivano così sicuri all’interno di una fuga troppo grossa. Comunque gli altri 12 hanno chiuso nel giro di pochi chilometri, e a questo punto si è toccato il vantaggio massimo nella misura di 2’45” (intorno ai -100), dopodiché la DSM ha presto riportato il gap sotto i due minuti. E lì è rimasto per molti chilometri, causando ulteriori mal di pancia ai battistrada, che vedevano il gruppo maglia rossa troppo vicino. Sicché ai -60 Oliveira ha innescato il secondo tempo della fuga.

Conseguenza dell’allungo del portoghese è stata il formarsi di un drappello ristretto al comando, fuori anche Chérel, Vine, Sánchez, Amézqueta, Stannard, Aru e Polanc, restavano in testa Denz, Soto, Padun, Touzé, Bagioli, Craddock, Cort Nielsen, Roux, Kron, Simmons e appunto Oliveira. Il gruppo era distante un minutino, e al suo interno stava per consumarsi il dramma sportivo di Louis Meintjes, destinato a cadere ai -41 e a ritirarsi con forte dolore dalle parti delle clavicole. Il corridore della Intermarché-Wanty era decimo a 9’02” dalla maglia rossa, pareva chiudere la Vuelta in crescita e, beffa, si è arrotato col compagno di squadra Odd Christian Eiking, l’altro uomo di classifica del team, oltre che con James Knox (Deceuninck).

Ai -34 un’altra setacciata al gruppo di testa: Simmons è scattato sulla rampetta che portava al traguardo volante di Oural (previsto ai -28) e Oliveira si è subito riportato su di lui. I due son rimasti da soli per 8 km, e ai -26 sono stati raggiunti da Craddock, Cort, Kron, Roux e Bagioli, col gruppo a 30″; nel gioco a eliminazione della fuga, fatti fuori in questi frangenti anche Denz, Soto, Padun e Touzé. Più diminuivano i team rappresentati davanti, più aumentava la foga del gruppo inseguitore, che però aveva il suo bel daffare per limare quelle tre decine di secondi.

Ai -15 c’erano ancora 24″ per i sette al comando, tra i quali Craddock si spendeva in tutto e per tutto per il compagno Cort; dietro anche Romain Bardet (DSM) tirava per la causa comune, ma la scoperta a un certo punto è stata che davanti riuscivano a essere più efficaci e dietro troppo farraginosi, tanto che il margine è stato riportato all’insù, fino a lambire nuovamente i 35″. Ai -4 il mezzo minuto c’era ancora tutto e ai 2 km, con il gap ancora a 24″, è giunta la resa del plotone, rialzatosi ingloriosamente.

La volata per la vittoria non ha avuto praticamente storia, Craddock l’ha tirata in testa tutta lui, Simmons ha anticipato partendo ai 200 metri e sul lato sinistro Bagioli ha tentato di venir fuori, ma è stato oscurato dalla prepotente esplosione di Cort Nielsen per vie centrali. Il danese ha centrato la terza vittoria in una Vuelta di cui resta uno dei principali protagonisti. Praticamente un cecchino per le fughe: le sue foto d’esultanza col pugno destro alzato, praticamente una fotocopia dell’altra, sono tra le copertine della corsa iberica. In rimonta Oliveira è risalito fino alla seconda posizione davanti a Simmons e Bagioli, quarto; a seguire Roux e Kron, mentre Craddock ha tagliato il traguardo a 5″. A 18″ il gruppo, la volata per l’ottavo posto è stata vinta da Alberto Dainese su Matteo Trentin (UAE) e Alexander Krieger (Alpecin).

La classifica è immutata per le prime nove posizioni, poi l’uscita di scena di Meintjes permette la scalata di una posizione per gli uomini a ridosso della top ten. Primoz Roglic (Jumbo-Visma) è primo con 2’30” su Enric Mas (Movistar), 2’53” su Miguel Ángel López (Movistar), 4’36” su Jack Haig (Bahrain), 4’43” su Egan Bernal (Ineos Grenadiers), 5’44” su Adam Yates (Ineos), 6’02” su Sepp Kuss (Jumbo), 7’48” su Gino Mäder (Bahrain), 8’31” su Guillaume Martin (Cofidis), 9’24” su David De La Cruz (UAE), 13’15” su Eiking (Intermarché) e 13’35” su Felix Grossschartner (Bora).

Domani la 20esima e penultima tappa della Vuelta a España 2021 rappresenta l’ultima opportunità per inventare qualcosa (domenica sarà crono); non sarà comunque facile che qualcuno possa ribaltare Primoz Roglic, ma il percorso della Sanxenxo-Mos Castro de Herville presenta un chilometraggio non trascurabile (rispetto agli standard vuelteschi), 202.2; e poi nella seconda metà presenta 5 Gpm, di cui l’ultimo è quello che porta all’arrivo: prima del Castro de Herville saranno affrontati Vilachán (3a categoria ai -91), Mabia (2a ai – 75), Mougás (1a ai -56) e Prado (2a ai – 25). L’ultima scalata misura una decina di chilometri, duri nella prima parte e molto meno nella seconda. Non parliamo di alte montagne, al massimo si arriva ai 632 metri slm del Mougás, ma il dislivello mancante potrà essere sostituito da un surplus di fantasia.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile