Clément Champoussin e il sorprendente epilogo della tappa di Castro de Herville © Vuelta a España-Gómez Sport
Clément Champoussin e il sorprendente epilogo della tappa di Castro de Herville © Vuelta a España-Gómez Sport

Chapeau Champoussin, che fucilata!

L’ultima tappa in linea della Vuelta si chiude col colpaccio del francese che nel finale supera i big: Roglic praticamente in porto, López in crisi di nervi si ritira, Haig raggiunge il podio, Yates e Mäder superano Bernal

Non siamo autorizzati, dopo quanto accaduto al Tour de France 2020, a pensare che Primoz Roglic abbia la Vuelta 2021 in tasca: mancano quasi 34 km di una difficile cronometro, il vantaggio dello sloveno su Enric Mas è più che tranquillizzante (2’38”), e visti i precedenti ci guardiamo bene dal conferire con un giorno d’anticipo i dovuti allori al capitano della Jumbo-Visma. Ne riparliamo domani. Certo, oggi Primoz ha dato un altro saggio di quanto la Vuelta sia il suo giardino di casa, ha controllato tutte le sfuriate intorno a lui, non ha mancato di pungere in prima persona, ha gestito poi senza compagni un finale di tappa in cui gli crollavano intorno interi pezzi di classifica, e avrebbe pure vinto la tappa, una volta raggiunto il tenace Ryan Gibbons, se solo Clément Champoussin non avesse trovato lo spunto della vita, per emergere da un drappello di ex fuggitivi subito alle spalle dei 4 big al comando della corsa, superarli in un momento in cui quelli si stavano troppo guardando, e andare dritto al traguardo, dove a 23 anni coglie il successo più importante della sua giovane carriera.

Andiamo dritti alla cronaca. 20a tappa della Vuelta a España 2021, la Sanxenxo-Mos Castro de Herville si sviluppava su 202.2 km di saliscendi; non partiti Oyer Lazkano (Caja Rural-Seguros RGA) e Aleksandr Vlasov (Astana-Premier Tech). Dopo un inizio molto battagliato, al km 27 ha iniziato a prendere forma la fuga che avrebbe caratterizzato la giornata: Stan Dewulf (AG2R Citroën) si è mosso con Dylan Sunderland (Qhubeka NextHash), poi su di loro s’è portato Matteo Trentin (UAE-Emirates) e quindi sono rientrati anche Clément Champoussin (AG2R), Mark Padun (Bahrain-Victorious), Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits), Jan Hirt (Intermarché-Wanty), Nick Schultz (BikeExchange), Romain Bardet, Chris Hamilton e Michael Storer (DSM), e ancora Floris de Tier (Alpecin-Fenix) e Sylvain Moniquet (Lotto Soudal) e infine Lilian Calméjane (AG2R), Dani Navarro (Burgos-BH), Mikel Bizkarra (Euskaltel-Euskadi) e Ryan Gibbons (UAE), che al km 42 hanno completato il drappello di 17 fuggitivi. Il vantaggio massimo è stato enorme, 12′ a 92 km dalla fine, del resto la Jumbo-Visma della maglia rossa Primoz Roglic non aveva alcun interesse a tener chiusa la corsa.

L’interesse era invece nei punti Gpm disponibili nella seconda metà di tappa: in fuga avevamo sia la maglia a pois Storer che il secondo della classifica, il suo compagno Bardet. Ma il francese ha mostrato di non voler nemmeno provarci, lasciando campo libero al suo coéquipier, il quale si è preso i 3 punti del Vilachán (ai -91) e i 5 del Mabia (ai -75), dopodiché in discesa Trentin ha fatto esplodere la fuga, ritrovandosi in testa da solo e venendo raggiunto sulle prime rampe dell’Alto de Mougás (ai -65) da Calméjane, Bardet e Gibbons, quindi è arrivato pure Padun ma Trentin in compenso è scoppiato, staccandosi a 8 km dalla vetta (-64).

In gruppo cose interessanti: il ritmo di Tom Pidcock (Ineos Grenadiers) sul Mabia ha selezionato non più di 25 unità intorno alla maglia rossa. E sul Mougás la battaglia è infuriata: ai -62 Adam Yates (Ineos) ha allungato e gli si sono accodati Steven Kruijswijk (Jumbo) con Primoz Roglic, Enric Mas e Miguel Ángel López della Movistar, e l’altro Ineos Egan Bernal; Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe) e Gino Mäder (Bahrain) hanno chiuso intorno ai -60, con Jack Haig (Bahrain) che si è accodato per ultimo insieme a David De La Cruz (UAE).

Appena rientrato, De La Cruz è partito a propria volta, inseguito da Mäder. Ai -59 è stata la volta di Bernal a proporre un forcing che ha ulteriormente sparpagliato la pattuglia; appena il drappello si è ricomposto, in contropiede Yates ha dato il colpo risolutivo: alle sue spalle Mäder e Roglic, Mas e Haig; Gino si è messo subito al servizio di Jack, e ciò ha reso dura la vita per quelli che non erano riusciti ad accodarsi al trenino Yates. Ovvero, in ordine di classifica, López, Bernal, De La Cruz e Grossschartner. Il margine tra i due gruppetti di classifica è andato ampliandosi chilometro dopo chilometro, e dopo una ventina di chilometri di inseguimento sempre più faticoso, quelli dietro si son rialzati a poco meno di 40 km dalla fine. Fuori tutti.

I Bahrain hanno pure fermato Padun ai -40 e l’ucraino ha dato una grossa mano a Haig e Mäder. La situazione davanti si era così evoluta: Storer era riuscito ad accodarsi pure lui ai battistrada lungo le rampe del Mougás, e poi è andato pure a sprintare al Gpm (-56) davanti a Bardet, altri 10 punti per lui contro i 6 del francese. Il totale andava a 77 per Storer e 60 per Bardet. Sulla successiva discesa Gibbons ha allungato, raggiungendo i piedi dell’Alto de Prado (ai -30) con 1’25” sul gruppetto Bardet; in salita il sudafricano ha tenuto bene nonostante le sfuriate dei DSM, è scollinato ai -25 con ancora 55″ su Storer-Bardet (nell’ordine) e gli altri, e 2′ sul gruppo Roglic.

Gruppo Roglic che già ben prima del Prado aveva raggiunto alcuni fuggitivi del mattino e aveva poi marciato a ritmi sostenuti sulla salita (si staccava in questa fase Kruijswijk). In discesa Gibbons ha ripreso quota, tornando a guadagnare e arrivando a toccare 1’35” di margine a 15 dal traguardo. Gli ultimi 10 km di salita verso il Castro de Herville, il corridore della UAE li ha presi con 1’25”; il problema per lui era l’incombere del gruppo Roglic alle spalle dei corridori intercalati, i quali in ogni caso non avevano mai smesso di battagliare l’un contro l’altro.

A 6.5 dalla vetta, col gruppo dei big che si era messo in scia ai reduci della fuga, Yates è scattato forte; aveva 50″ da recuperare su Gibbons. La reazione è arrivata in primis da Haig, ma poi in rilancio Roglic è andato a chiudere in prima persona sul britannico, con Mas a ruota. A proposito di Mas: il suo compagno López aveva deciso qualche chilometro prima di ritirarsi dalla corsa. In preda a una crisi di nervi – raccontano le fonti locali – il colombiano vincitore al Gamoniteiru nonché terzo della generale stamattina, sentitosi evidentemente poco tutelato nel team, era risalito in ammiraglia, nonostante le rimostranze dei direttori sportivi. Dopo lunga riflessione (dieci minuti seduto in macchina), Miguel Ángel era poi risalito in bici per provare a portare a termine la tappa, ma evidentemente aveva successivamente cambiato ancora idea, ritirandosi definitivamente. Attendiamo con ansia l’annuale documentario sui retroscena di casa Movistar…

Ai 6.2 Yates è ripartito, a Gibbons restavano solo 30″, ma di nuovo Roglic, Mas e Haig (con più fatica) hanno chiuso sul corridore della Ineos. Dopodiché, passato il tratto duro, i quattro si sono praticamente rialzati, tanto che Bizkarra, che faceva parte della fuga, è rientrato e li ha staccati su una discesina che divideva in due la scalata al Castro. Qui lo stesso Gibbons, che poco prima era sceso a 12″ di margine, ha ripreso fiato ed è riuscito a ricostruire un mezzo minutino con cui affrontare gli ultimi tre chilometri e mezzo all’insù.

Quando la strada si è rimessa a salire bene, Yates si è prodotto in una progressione con cui ha ricacciato indietro gli ex fuggitivi che erano rientrati sul precedente rallentamento; superato pure Bizkarra. Sullo slancio, ai 3.4 è stato infine raggiunto Gibbons, Haig ha pagato l’accelerazione ma è rientrato su una breve contropendenza ai -3. Ai 2.9 Mas ha accennato un allungo, chiuso da Gibbons che ha pure rilanciato. Roglic faceva comunque buona guardia.

Ai 2.5 Bizkarra, indomabile, è rientrato un’altra volta e ha tirato dritto, ma ha fatto poca strada. Yates è ripartito ancora in contropiede, di nuovo Mas, Haig e Roglic a non mollarlo. Sul tratto durissimo negli ultimi 1800 metri, con un colpo di teatro clamoroso, Clément Champoussin è comparso alle spalle del quartetto al comando e ha superato tutti con una fucilata fragorosa. L’inanità degli uomini di classifica ha permesso l’ennesimo rientro&scatto di Bizkarra, ma ormai era tardi per tutti: il corridore della AG2R non l’avrebbe più ripreso nessuno.

Champoussin ha vinto con 6″ su Roglic, che sulla rampa finale aveva staccato gli altri: a 8″ sono transitati Yates e Mas, a 12″ Haig, a 16″ Chris Hamilton, a 23″ Bizkarra, a 26″ Gibbons e Mäder, a 50″ De Tier. Grossschartner, De La Cruz e Bernal sono arrivati a 6’55”; Odd Christian Eiking (Intermarché) a 7’31”; Guillaume Martin (Cofidis) a 7’40”. La generale vede la scomparsa di López e un rimescolamento importante: Roglic è in rosso con 2’38” su Mas, 4’48” su Haig, 5’48” su Yates, 8’14” su Mäder, 11’38” su Bernal, 13’42” su Sepp Kuss (Jumbo), 16’11” su Martin, 16’19” su De La Crus e 20’30” su Grossschartner che chiude la top ten. Subito fuori Eiking a 20’46”, Damiano Caruso (Bahrain) è il primo degli italiani, 17esimo a 1h02’56”.

Domani si chiude con una cronometro, 33.8 km da Padrón a Santiago de Compostela con diversi tratti in salita. Un percorso esigente al termine di una Vuelta dura e combattuta.

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