Una vista di Castelnuovo Val di Cecina © TuscanyPeople.com
Una vista di Castelnuovo Val di Cecina © TuscanyPeople.com

E voi sapete qual è stato il primo Gpm della storia?

Per la rubrica dedicata alle grandi salite d’Europa andiamo alla scoperta delle grandi innovazioni del Giro d’Italia 1933, tra cui l’introduzione dei Gran Premi della Montagna. A vincerli tutti, manco a dirlo, Alfredo Binda

La dignità di una salita non corrisponde per forza alla sua durezza o alla sua appariscenza; a volte ci sono vicende che segnano in modo indelebile un luogo consacrandolo alla storia del ciclismo. Forse del caso che tratteremo adesso non sarà a conoscenza quasi nessuno, ma sta sugli almanacchi e vale la pena di raccontarlo.

Siamo negli anni ’30, in un ciclismo che sta attraversando l’epopea di Alfredo Binda, ma allo stesso tempo la sta superando. Proprio nel 1930, come è arcinoto, Binda viene pagato dagli organizzatori del Giro per non partecipare e prende parte al Tour de France dal quale si ritira (ma sarebbe tutta un’altra storia). Si ritira pure dal Giro d’Italia del 1931 in seguito ad una caduta, mentre il Giro d’Italia vede aprirsi una nuova fase di grande rinnovamento sullo scenario della neonata rivalità tra Alfredo Binda e Learco Guerra: proprio il 1931 è l’anno della prima maglia rosa (indossata nei primi giorni sia da Binda che da Guerra, entrambi ritirati, e portata a casa da Camusso), mentre il 1933 è l’anno di debutto della carovana pubblicitaria, delle cronometro e del GPM, il Gran Premio della Montagna.

Il percorso ne prevedo quattro su alcune delle salite più impegnative (ma non tutte); sicuramente ci suonano familiari i due GPM previsti sulle Alpi nelle ultime tappe (Crosetta e Tonale), mentre sono senza dubbio meno celebri i primi due. Andando a ritroso, il secondo GPM della storia del Giro si trovava sul vecchio percorso della SS17 (tappa fissa del Giro all’epoca), tra Volturara Appula e Motta Montecorvino, poco a monte rispetto al Passo del Lupo che oggi viene frequentemente superato dal Giro andando verso il Molise, ma in galleria; sugli almanacchi risulta come il GPM di Castelnuovo della Daunia, anche se in verità era collocato al bivio per il paese suddetto, ovvero nei pressi del valico di Crocella di Motta (GPM negli anni ’36, ’77, ’80 e ’94).

Ma ancor più insolito è il primo GPM in assoluto, posto lontano dalle montagne propriamente dette: Castelnuovo Val di Cecina. Il Giro di salite ne aveva già affrontate, addirittura già nel 1911 aveva superato i 2000 metri valicando il Sestriere, eppure il primo GPM della storia fu collocato a meno di 700 metri di altitudine poco oltre il borgo di Castelnuovo nel cuore delle Colline Metallifere. Sarà un caso, o forse no, che proprio in quegli anni si stava espandendo il comprensorio geotermico di Larderello, proprio a due passi dalla strada che risale dal fiume Cecina verso Castelnuovo.

Alfredo Binda aveva lasciato il Giro da vincitore nel 1929, ma il ritorno nel 1931 e nel 1932 l’ha visto fuori dai giochi e nel 1933, ormai oltre la soglia dei 30 anni, è ancora a caccia del quinto Giro d’Italia, nonché della sua prima maglia rosa; contro di lui non c’è solo Learco Guerra, ma anche una fitta schiera di stranieri, tra cui la Pulce dei Pirenei, Vicente Trueba. Dopo che una foratura gli ha fatto perdere 3 minuti da Guerra nella tappa inaugurale di Torino, Binda passa all’attacco sul Passo della Scoffera nella seconda tappa verso Genova e si prende la maglia rosa. Nonostante Guerra si avvicini vincendo la tappa di Pisa, la classifica rimane più o meno stabile fino alla Firenze-Grosseto, tappa di cui possiamo solo immaginare l’epica, fatta di continui ribaltamenti.

In rosso l'antica strada verso il Gpm di Castelnuovo, in azzurro la nuova strada © Regione Toscana
In rosso l’antica strada verso il Gpm di Castelnuovo, in azzurro la nuova strada © Regione Toscana

Tutto sommato era previsto un percorso costellato di salite relativamente semplici, che in un ciclismo molto più individuale di quanto non lo sia adesso poteva esplodere da un momento all’altro: prima San Casciano e Tavernelle attraverso la Cassia, quindi Radicondoli e Castelnuovo per valicare verso la Maremma e il traguardo di Grosseto: 193,5 km e circa 2500 metri di dislivello. Inutile dire che, un po’ per l’altimetria visibilmente minacciosa, un po’ per l’altrettanto minacciosa presenza del primo GPM mai visto, la tappa viene affrontata con il piglio delle migliori occasioni anche perché Binda, da passista-scalatore qual è, sa che Trueba, scalatore puro, può e deve essere attaccato per evitare di subirlo nei tratti più impegnativi. Una tappa di fuoco fin dalle prime battute, con Learco Guerra che cade due volte e finisce sull’orlo di una crisi, per poi riprendersi ed avvicinarsi ai primi.

Alfredo Binda intanto getta il cuore oltre l’ostacolo e passa per primo in cima al GPM (che assegna 1′ di abbuono) cercando di consolidare il primato in classifica, tenendo Trueba sotto controllo e sperando di vincere la tappa con i relativi 2′ di abbuono; invece fora entrambe le gomme negli ultimi 15 km e la vittoria va al redivivo Learco Guerra. Binda arriva 6° a 3’21”, lasciando la maglia rosa al belga Demuysère e finendo in classifica pure alle spalle del rivale connazionale di 15″. Insomma, una tappa che sembrava sancisse il dominio di Binda e finì per riaprire completamente i giochi.

Quel Giro si deciderà nelle tappe seguenti: il giorno dopo nella volata di Roma Learco Guerra cade ed è costretto al ritiro, mentre Alfredo Binda comincia dopo poche tappe a mettere in piedi uno show irresistibile; a fine Giro trionfa con 6 vittorie di tappa complessive (tra cui la cronometro), dopo essere transitato in testa su tutti e quattro i GPM. Eppure Demuysère, che un po’ per sfortuna un po’ per debolezza non aveva mai vinto una tappa, ebbe a lamentarsi perché senza abbuoni avrebbe vinto quel Giro d’Italia; ed aveva ragione, perché i 14′ guadagnati da Binda sui GPM e con le vittorie di tappa, sono decisamente superiori ai 12’34” accusati in classifica generale dal belga, che quindi sostiene di aver vinto la corsa sul campo. Per come vediamo oggi il ciclismo forse saremmo pure tentati di dargli ragione, ma in fondo alla partenza le regole erano quelle e se Binda ha rifilato oltre un minuto a Demuysère a cronometro e lo ha staccato su ogni salita un motivo c’è.

Certo non si può biasimare il povero belga, un Poulidor ante-litteram, già secondo al Giro del ’32 e al Tour del ’31, nonché quarto al Tour del ’30 e terzo a quello del ’29; però proprio come Poulidor riesce a vincere la Sanremo, nel ’34. Un Giro con tutti i crismi per essere definito epico ed emblematico, anche perché – come i lettori più attenti si ricorderanno dalle prime righe di questa pagina – con questo successo Alfredo Binda è il primo corridore a vincere 5 volte il Giro, record successivamente eguagliato solo da Fausto Coppi ed Eddy Merckx; infine la vittoria della tappa conclusiva di Milano sarà l’ultimo successo parziale dei 41 ottenuti da Binda, record battuto soltanto da Mario Cipollini nel 2003, ovvero 70 anni dopo.

Della salita a Castelnuovo Val di Cecina praticamente non è rimasta né la memoria, né tantomeno la strada, sostituita nell’epoca del boom economico da un’altra ben più comoda per le auto, ma paradossalmente più ripida per le bici. In ogni caso oggi sarebbe impensabile ritenerla un punto focale di un’edizione del Giro d’Italia e forse, proprio per questo, pochi si ricordano di questa pagina di storia del ciclismo, a differenza di altre che raccontiamo anche in questa rubrica, perché legate a salite che anche oggi, tutto sommato, incuterebbero timore.

Invece quando il Giro d’Italia è ripassato da Castelnuovo nel 2015, salendo dal versante di Larderello, in vetta non era nemmeno posto un GPM, fatto tanto rilevante quanto malinconico. E allora ci siamo assunti noi il compito di riportarvi questa storia, corredata anche del tracciato originale della salita, ben visibile in immagini d’epoca. In fondo è il Giro più contemporaneo dell’anteguerra, anticipatore di grandi innovazioni: i GPM compaiono nello stesso anno, ma alcuni mesi più tardi, anche al Tour, che invece impiega un anno per offrire sul piatto la prima cronometro in terra francese. Insomma è un Giro d’Italia che merita di essere ricordato, tanto quanto il paese un po’ sperduto in mezzo alle nuvole dei soffioni boraciferi che, a suo modo, ha fatto la storia del ciclismo: non sarà il Galibier, eppure ha ospitato un GPM prima di tutti gli altri, Galibier compreso.

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