Professionisti

Le squadre 2022: Trek-Segafredo

07.03.2022 19:31

Il post Nibali ruota tutto intorno a Giulio Ciccone, destinato a guidare nei GT la multinazionale dall'anima italiana. Per le classiche una batteria di stoccatori di prim'ordine


Con la stagione ciclistica appena avviata, ci occupiamo di presentarvi gli organici delle squadre World Tour 2022, spazio alla Trek-Segafredo, penultima compagine in ordine alfabetico. La formazione di matrice statunitense è nata nel 2011 per volere dei fratelli Schleck entrando subito nel WT con il nome Leopard-Trek e crescendo gradualmente, in particolare grazie alla presenza di Fabian Cancellara, fondamentale per garantire una continuità di risultati. Dal 2016, stagione segnata dall'entrata in scena del secondo sponsor Segafredo, la squadra ha assunto il nome attuale. Due peculiarità riguardanti il team americano sono la sua internazionalità (12 diversi paesi rappresentati tra i ciclisti con un solo americano, Quinn Simmons) e la rilevante colonia italiana presente al suo interno (ben sette corridori provengono dal Bel Paese), tanto che il ruolo di general manager è rivestito da Luca Guercilena.

Nel corso della propria attività, gli obiettivi della Trek sono stati tra i più disparati. Si è partiti dalle classiche del Nord con Cancellara per giungere alle Ardenne con Mollema, passando per il Tour di Contador e Porte al Giro di Nibali, tornando infine al pavé grazie a Stuyven, Pedersen e Degenkolb. Una costante, fino a un paio di stagioni fa, era la tendenza a puntare le proprie carte su corridori nella fase calante della carriera: Contador, Nibali, Porte e in parte Degenkolb gli esempi più eclatanti; nella sessione di mercato 2021-2022, invece, la squadra ha deciso di acquistare prospetti da far crescere con calma, tra cui il nostro Filippo Baroncini, per rimpinguare un po' il palmares nelle stagioni future.

La Milano-Sanremo firmata da Jasper Stuyven con un numero tattico di alta classe sul finire della discesa dal Poggio spicca alta tra le vittorie della Trek nel 2021, seguita a debita distanza dalla Kuurne di Mads Pedersen (al termine di una corsa scoppiettante e animata da lontano) e dalla tappa al Tour di Bauke Mollema. Quel che è mancato agli statunitensi è stata un po' di organizzazione interna per focalizzarsi a pieno sugli obiettivi da centrare, trascurando tutto ciò che non rientrasse nelle mete da raggiungere.

IL MERCATO


Una rivoluzione vera e propria no, ma un netto cambiamento e un parziale ringiovanimento assolutamente sì. 9 corridori ai saluti, tra questi anche Vincenzo Nibali, il quale non è riuscito dove voleva nella sua avventura alla Trek, lasciandosi alle spalle più di qualche rimpianto. Altre cessioni notevoli quelle di Ryan Mullen, passistone irlandese, Niklas Eg, Michel Ries, Antonio Nibali e Nicola Conci, trasferitosi in Russia alla Gazprom-RusVelo. A far fronte agli addii, ben 11 nuove reclute: Jon Aberasturi proviene dalla Caja-Rural e nelle corse di seconda fascia avrà il compito di timbrare il cartellino quante più volte possibile; Filippo Baroncini è partito con il piede sbagliato rompendosi il radio all'Algarve, ma la sua crescita andrà continuamente monitorata. Marc Brustenga, tuttofare spagnolo, Asbjørn Hellemose, discreto scalatore danese e Daan Hoole, cronoman dei Paesi Bassi, rappresentano la quota giovanile del team in quest'annata. Dario Cataldo e Tony Gallopin, invece, sono l'usato sicuro, anche se entrambi hanno già espresso il loro meglio in passato, soprattutto il francese. Antwan Tolhoek è chiamato ad una riscossa dopo gli ultimi mesi poco brillanti in Jumbo, mentre Simon Pellaud, grazie alle fughe in maglia Androni, si è guadagnato una grossa opportunità nella categoria superiore. Infine il colpo pregiato: Markus Hoelgaard, norvegese. Forte in salita, sugli strappi e per non farsi mancar nulla dotato di un buono spunto veloce. Già realtà in contesti minori deve traslare le sue capacità e potenzialità anche nel World Tour.

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Jon Aberasturi (Spa, 1989)
Filippo Baroncini (Ita, 2000)
Julien Bernard (Fra, 1992)
Gianluca Brambilla (Ita, 1987)
Marc Brustenga (Spa, 1999)
Dario Cataldo (Ita, 1985)
Giulio Ciccone (Ita, 1994)
Jakob Egholm (Dan, 1998)
Kenny Ellissonde (Fra, 1991)
Tony Gallopin (Fra, 1988)
Amanuel Gebreigzabhier (Eri, 1994)
Asbjørn Hellemose (Dan, 1999)
Markus Hoelgaard (Nor, 1994)
Daan Hoole (Ned, 1999)
Alexander Kamp (Dan, 1993)
Alex Kirsch (Lux, 1992)
Emils Liepins (Let, 1992)
Juan Pedro López (Spa, 1997)
Bauke Mollema (Ned, 1986)
Jacopo Mosca (Ita, 1993)
Matteo Moschetti (Ita, 1996)
Mads Pedersen (Dan, 1995)
Simon Pellaud (Svi, 1992)
Quinn Simmons (Usa, 2001)
Mattias Skjelmose Jensen (Dan, 2000)
Toms Skuijns (Let, 1991)
Jasper Stuyven (Bel, 1992)
Edward Theuns (Bel, 1991)
Antonio Tiberi (Ita, 2001)
Antwan Tolhoek (Ned, 1994)
Otto Vergaerde (Bel, 1994)
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L'ANALISI


Giulio Ciccone


CORSE A TAPPE: La punta di diamante della Trek per i grandi giri è Giulio Ciccone. L'abruzzese ha mostrato solamente a sprazzi la sua classe ed è chiamato a confermare i primi ottimi 14 giorni del Giro 2021 alla Corsa Rosa di quest'anno, portandola a termine in top 5 o almeno top 10, il minimo indispensabile se vorrà coltivare ulteriori ambizioni di classifica nelle prossime stagioni; il percorso con molta montagna e poca cronometro gli sorride sicuramente. Colui che un tempo garantiva la quasi sicurezza di risultato, Bauke Mollema, pare orientato a lasciar perdere ogni velleità per la generale di un grande giro, puntando solo sulle tappe, come nel 2021. Per le corse di una settimana, invece, il neerlandese rimane pericoloso; proprio in quest'ambito, diversi sono gli outsider presenti all'interno della rosa statunitense: si parte dai neoacquisti Markus Hoelgaard, in particolare per gare mosse, e Asbjørn Hellemose, sino ad arrivare a vecchie glorie come Gianluca Brambilla e Julien Bernard. Nel mezzo la Trek può pescare diverse carte interessanti, tra giovani rampanti e ottimi scalatori: da tener d'occhio la crescita di Antonio Tiberi, che qualcosa di buono l'ha già dimostrato anche a cronometro e quella di Mattias Skjelmose Jensen, piazzato di lusso di talune corse nell'estate appena trascorsa e recentemente terzo al Tour de la Provence. I migliori grimpeur della compagine sono Kenny Elissonde, Juan Pedro López, Amanuel Gebreigzabhier e Antwan Tolhoek, alla ricerca di nuova linfa dopo aver lasciato infelicemente la Jumbo-Visma.

Matteo Moschetti


VOLATE: Un comparto decisamente più limitato rispetto a quello delle corse a tappe e legato a doppio filo con quello delle classiche. La vedette è il milanese Matteo Moschetti, il quale ha timbrato alla Volta Valenciana. L'italiano non è attualmente tra i migliori sprinter al mondo, ma se facesse un ulteriore passo verso la maturità il discorso potrebbe cambiare. Un altro paio di buoni specialisti che sanno cavarsela anche con tracciati insidiosi sono Jon Aberasturi e Alex Kirsch, mentre il lettone Emils Liepins rientra nella fascia dei velocisti puri. Dotati di un buono spunto veloce anche Marc Brustenga e Filippo Baroncini, ma per entrambi un periodo di gavetta prima di potersi buttare nella mischia pare obbligatorio. Il terzetto delle classiche, che con Quinn Simmons potrebbe diventare molto presto quartetto, è anche il nocciolo del reparto sprint: Mads Pedersen, Jasper Stuyven e in misura minore Edward Theuns si occupano delle volate in qualsiasi corsa affrontino, venendo nelle gerarchie prima di ogni altro sprinter della squadra a parziale esclusione di Moschetti.

Jasper Stuyven


CLASSICHE: Proprio i quattro sopraccitati, Mads Pedersen, Jasper Stuyven, Edward Theuns e Quinn Simmons sono le punte per le classiche del pavé. Le caratteristiche esatte di Simmons sono ancora da scoprire, per ora ha messo in luce una grande potenza e una buona punta di velocità, ma quelle del danese e dei due belgi si conoscono già perfettamente e sono molto simili fra loro. Il campione del mondo di Harrogate è il più veloce dei tre, ma anche il meno resistente sui muri. Gand-Wevelgem, Kuurne e Omloop het Nieuwsblad appaiono come i suoi più naturali obiettivi. Stuyven dal canto suo può vantare a sua volta una solida volata, ma soprattutto un livello leggermente superiore sui berg fiamminghi. Theuns è molto simile al connazionale, ma con minor talento. Ardenne e Lombardia sono indiscutibilmente affare di Bauke Mollema, tra i più lesti ciclisti in gruppo a leggere le situazioni favorevoli ed approfittarne. Infine il norvegese Markus Hoelgaard è un jolly buono per ogni occasione, ma buono davvero!
Notizia di esempio
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