Un momento topico della Sanremo 2022 © RCS Sport
Un momento topico della Sanremo 2022 © RCS Sport

Noi del ciclismo siamo delle pippe! O forse…

Assistiamo alle più belle corse da decenni a questa parte, questo sport è rinato nel segno dello spettacolo e di una manciata di fenomeni, eppure “là fuori” non se ne accorge nessuno. Cosa stiamo sbagliando?

La Milano-Sanremo è la seconda corsa italiana per importanza, dopo il Giro e prima del Lombardia, della Tirreno-Adriatico, della Strade Bianche. Sabato se ne è disputata un’edizione vibrante e spettacolare e ieri per curiosità siamo andati a sbirciare le prime pagine dei quotidiani italiani in edicola. Dei giornali visionati (tutti i più importanti), 1 su 24 recava la notizia della vittoria di Matej Mohoric: Il Secolo XIX, ovvero il quotidiano “di casa”. Degli altri 23, 12 non si sono proprio occupati di sport in prima pagina, negli altri sono comparse nell’ordine notizie relative al calcio (7, dedicate al campionato di Serie A), all’atletica leggera (7, col Mondiale indoor vinto da Marcel Jacobs nei 60 e la storia di Yaroslava Mahuchikh, saltatrice ucraina oro nell’alto), al rugby (3, sulla vittoria dell’Italia col Galles al Sei Nazioni) e alla Formula 1 (2, relative alla pole della Ferrari in Bahrain).

“Va bene, ora ci rifacciamo alla grande coi quotidiani sportivi!”: peggio! Non sappiamo se apprezzare più il Corriere dello Sport o Tuttosport che hanno accuratamente evitato qualunque richiamo di prima pagina alla Classicissima, o La Gazzetta dello Sport, che ne ha sì dato riscontro (in un riquadrino più piccolo di quelli dedicati a Jacobs o a Leclerc), ma che essendo il giornale dell’organizzatore della corsa delude comunque per la stitichezza.

Ci siamo detti che allora il problema può riguardare il fatto che Mohoric non sia (finora) un nome di primissimo richiamo, tra i ciclisti più forti, magari con l’impresa di Pogacar alla Strade Bianche sarà andata meglio. Siamo andati a verificare, stesso brodino: nessun richiamo a Tadej su Corriere e Tuttosport domenica 6 marzo, solito riquadrino elargito dalla Gazzetta.

Vogliamo dire che non c’è un campione italiano in grado di trainare l’interesse verso il ciclismo? Ma Ganna allora? È anche uno che con la Sanremo ha un conticino aperto, insomma poteva catalizzare qualche interesse almeno nei giorni della vigilia… Macché.

Allora la colpa è della stampa italiana, cialtrona e grossolana, tanto è vero che nel resto d’Europa… no, anche sui quotidiani sportivi continentali, dall’Équipe ai fogli spagnoli, dal MirrorSport ai giornali portoghesi, nessuna traccia della Sanremo domenica.

Ma cos’ha che non va allora questo ciclismo, sono i corridori – suggerisce qualcuno – a non essere sufficientemente carismatici, a non essere personaggi? Affidiamo a qualche esegeta l’analisi di quanto sia personaggio a esempio Leo Messi, anonimo al cubo ma ugualmente conosciuto da tutti in tutto il mondo. E certo, lo sappiamo che calcio e ciclismo sono due ordini di grandezza molto distanti, però resta il fatto che si fatica a trovare dei corridori nelle varie classifiche degli sportivi più noti. La verità è che il ciclismo nemmeno con l’istrionico Sagan, in questi anni recenti, ha realmente varcato i confini della nicchia che in raltà – ammettiamocelo – è.

E qui veniamo a quel che più fa rabbia: se non riusciamo a vendere un prodotto onestamente eccellente come lo spettacolo di questi anni, quando mai ci riusciremo? Siamo talmente pippe, noi del ciclismo, che ci lasceremo sfuggire via Van der Poel, Pogacar, Bernal, Van Aert, Evenepoel, Ganna, Pidcock e chissà chi altri, che erano tutti insieme a correre nello stesso periodo, nelle stesse corse, nello stesso show ininterrotto, e noi non facemmo abbastanza per valorizzare quel tesoro. Per chissà quale coincidenza astrale c’è stata la contemporanea esplosione di una manciata di fenomeni, che stanno crescendo insieme e si danno battaglia sempre, a viso aperto, rendendo le corse costantemente, sorprendentemente, bellissime da vedere. In questo contesto di meraviglia, Tadej Pogacar è il campione che si sta stagliando su tutti, non abbiamo ancora ben chiari i suoi limiti i quali sembrano peraltro avere ancora generosi margini prima di essere toccati; ma per parlare chiaro, potrebbe essere qualcosa che non si vede da Hinault almeno. Lo chiediamo ai nostri cari lettori: vi sembra che, nell’universo dello sport mondiale, il giovane sloveno abbia la risonanza e la rilevanza che i suoi già tanti e variegati successi e la sua inoscurabile caratura meriterebbero?

Ma alla fine di questa accorata analisi la verità è che non riusciamo nemmeno a trovare dei veri responsabili per quanto sopra. Ci ripenseremo, magari qualcosa ancora ci sfugge, ma se il ciclismo non è più vendibile come poteva essere 30 o 50 o 70 anni fa, sarà interamente per proprie colpe? Va bene autoflagellarci e dirci che siamo inadeguati e questo spiega tutto? Oppure vanno tenute in conto dinamiche socio-culturali nonché economiche che transitano molto al di sopra delle nostre teste, fuori da ogni possibile tentativo di controllo, delle quali bisogna giusto prendere atto, senza pretendere di indirizzarle?

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile