Tappa a me, maglia a te: Lennard Kämna e Juan Pedro López sull'Etna © RCS Sport
Tappa a me, maglia a te: Lennard Kämna e Juan Pedro López sull'Etna © RCS Sport

L’Etnard Kämna e la isla bonita di Juan Pedro

Primo arrivo in salita al Giro, va la fuga e vince il tedesco davanti a JuanPe López che conquista la maglia rosa. Tra i big pagano dazio Vincenzo Nibali e (pesantemente) Tom Dumoulin, inatteso ritiro di Miguel Ángel López

Un grande giro è un bellissimo romanzo di formazione, o un road movie se preferite, nelle cui pieghe, all’ombra della storia principale, ci sono mille sottotrame animate da una moltitudine di personaggi che giorno per giorno possono trovare il modo di prendersi un capitolo da protagonisti. Anche un singolo articolo sulla cronaca di una tappa dovrebbe essere lungo 10 pagine per raccontare per bene le vicende di ogni singolo attore, purtroppo non è possibile e tanto finisce col perdersi. Per esempio, chi ricorderà più come si conviene (se non lui) la bellissima tappa fatta oggi da Stefano Oldani, finito poi lontano nell’ordine d’arrivo? Eppure per un bel tratto è stato al comando della corsa e pure maglia rosa virtuale. Niente, via, spazzato dal precipitare degli eventi.

Un precipitare che, sull’Etna, ha travolto vecchi vincitori del Giro come Vincenzo Nibali o Tom Dumoulin, che ha cancellato ancor prima l’enigmat-problematico Miguel Ángel López (ritiratosi a inizio frazione) ma che ha lasciato la più parte dei possibili favoriti in un drappellone, tutti insieme dietro alla INEOS di Richard Carapaz, per cui la storia è ancora tutta da scrivere anche se l’indirizzo pare da subito chiaro: non sarà facile per nessuno fare le scarpe all’ecuadoriano.

Ma a margine dei big – e oggi però più che mai in copertina – ecco le storie di Lennard Kämna e Juan Pedro López. Uno classe ’96, l’altro ’97, primo e secondo al traguardo e a posizioni invertite in classifica, due belle facce del nuovo che avanza, non esenti dai problemi della vita ma capaci di regalarsi una giornata speciale. Il tedesco ha praticamente perso l’intera stagione 2021 perché a un certo punto ha capito che non se la sentiva più di fare la vita del corridore. Ha avuto bisogno di una pausa, e il management della Bora-Hansgrohe ha avuto la sensibilità di cogliere la difficoltà del ragazzo e di non metterlo alle strette, tutt’altro. La comprensione come base per un rapporto di lavoro: come sarebbe bello se tutti, nella quotidianità, potessero raccontare questa medesima esperienza. Il risultato è che oggi, superate le difficoltà personali, Kämna ha ripreso il filo esattamente da dove s’era interrotto, ovvero dal piacere di attaccare e dalla capacità di vincere, come nel 2020 fece al Delfinato e poi al Tour, e come in questo 2022 aveva già fatto alla Ruta del Sol e, di recente, al Tour of the Alps. E Lennard ha tutte le qualità per raccogliere l’eredità dei grandi fuggitivi del ciclismo, in questo è già un numero uno. E se ne avrà l’occasione, vedrete che saprà andare a segno anche in qualche classica, in futuro. Futuro, sì: quello che è totalmente dalla sua parte.

Così come dalla parte di Juan Pedro: promessa per le gare a tappe, bravo scalatore, si ritrova in rosa – primo spagnolo dopo Contador – e le sue lacrime dopo la fine della frazione dicono tutto della potenza emozionale che un Giro può scatenare, era il suo un pianto di emozione ma pure di consapevolezza, un dirsi “ma allora lo vedi, JuanPe, che avevi ragione a crederci?”. Lacrime di soddisfazione, contenenti il sale della sfida vinta ma pure il dolce del premio per i sacrifici fin qui fatti. Ora ha un paio di giorni per riassestarsi emotivamente e per realizzare che non si trova per caso lì dov’è ora, ovvero in cima al Giro. Perché le sue qualità potrebbero permettergli pure di tenerla non poco, quella maglia. Dovrà difendersi tra Potenza e (soprattutto) Blockhaus, ma il margine di cui dispone permette una certa tolleranza: due minuti su tutti i big (a parte Yates che è un po’ più vicino, a 1’42”) e la certezza di poter tenere la testa fino alla terza settimana, se dovesse superare più o meno indenne la montagna abruzzese. È un bel progetto per lui, chissà quante firme ci avrebbe messo alla vigilia; certo la Sicilia lo lancia in una nuova dimensione e da oggi può dirsi la sua personale “isla bonita” (last night I dreamt of Juan Pedro…)…

Veniamo alla cronaca dettagliata della giornata. Il primo arrivo di montagna del Giro d’Italia 2022 è giunto oggi con la quarta tappa; di traguardi in salita ce ne sono in realtà già stati due in Ungheria (tra frazione d’apertura e crono), ma naturalmente l’Etna, sede d’arrivo odierna, è tutt’altra cosa. Partenza da Avola, 172 km totali, giornata di sole con non trascurabile presenza di vento, il primo a muoversi per tentare la fuga è stato Thomas De Gendt (Lotto Soudal), alla cui chiamata hanno risposto il compagno Matthew Holmes e poi Nico Denz (DSM), Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost) e Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa). L’azione non ha trovato spazio, allora ci ha provato al km 11 Mauri Vansevenant (Quick-Step Alpha Vinyl), un nome tutt’altro che banale, sia per caratteristiche sia per il fatto che la distanza del belga dalla maglia rosa alla partenza era di soli 43″.

Al figlio di Wim si sono accodati dapprima in 7: Valerio Conti (Astana Qazaqstan), Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe), Davide Villella (Cofidis), Rein Taaramäe (Intermarché-Wanty), Gijs Leemreize (Jumbo-Visma), Sylvain Moniquet (Lotto) e Juan Pedro López (Trek-Segafredo); i protagonisti di Visegrád, Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix) e Biniam Girmay (Intermarché), hanno a questo punto provato ad accodarsi ma sono stati respinti. In particolare degno di menzione il fatto che MVDP abbia fatto questa mossa che tradiva la voglia di non cedere così facilmente il primato in classifica. Invece chi è riuscito a rientrare sui primi sono stati Stefano Oldani (Alpecin), Rémy Rochas (Cofidis), Diego Andrés Camargo (EF), Erik Fetter (Eolo), Alexander Cataford (Israel-Premier Tech) e Lilian Calmejane (AG2R Citroën), andati a completare il drappello di 14 che ha raggiunto un vantaggio massimo di 11′ al km 40.

A questo punto le dolenti note. Anzi la dolente Noto, dove – flashback – una caduta ha coinvolto Simon Yates (BikeExchange-Jayco), Giovanni Aleotti (Bora) e David De La Cruz (Astana). Era solo il km 6 di gara, per fortuna il britannico non ha riportato danni, sarebbe stato molto spiacevole che il Giro dovesse rinunciare a lui dopo sole tre tappe. Lo stesso non possiamo dirlo per Miguel Ángel López, che a un certo punto (intorno al km 30) è andato all’ammiraglia Astana ed è sceso di bici, ritirandosi inaspettatamente. Abbiamo saputo poi che soffriva già da giorni di un problema muscolare alla coscia sinistra, quantomeno va detto che la Sicilia non gli porta benissimo, se ripensiamo alla sua caduta (con annesso ritiro pure lì) nella crono palermitana del 2020.

Il gruppo, data la qualità della fuga, ha deciso che non era il caso di lasciar fare, e – principalmente col lavoro di Bahrain-Victorious e INEOS Grenadiers – ha riavvicinato i battistrada, plafonando a un certo punto e per molto tempo il gap tra i sette e gli otto minuti. Quando dietro hanno ulteriormente accelerato e il margine è sceso a 6′, ecco che tra gli attaccanti l’accordo è andato a monte, e Oldani ai -27 è partito tutto solo andando a imboccare la salita finale.

Alle sue spalle Vansevenant, Taaramäe e Rochas si sono per un attimo isolati rispetto agli altri fuggitivi, poi la cosa è rientrata e il solo Oldani è rimasto in avanscoperta con 1′ di vantaggio rapidamente messo insieme sugli ex compagni di fuga: con questo margine (e con 6′ sul plotone) il milanese è entrato nei 20 km finali; contemporaneamente la maglia rosa Van der Poel si staccava dal gruppo.

Alle spalle di Oldani il drappello degli altri fuggitivi si è sfrondato abbastanza e son rimasti all’inseguimento in sei, ovvero Vansevenant, Kämna, Leemreize, Taaramäe, Moniquet e López, i quali però non sono riusciti a limare granché al solitario battistrada; diverso il discorso per il gruppo dei big, che quando la salita ha iniziato a incattivirsi, circa ai -15, ha cambiato passo per opera degli INEOS che hanno abbastanza aumentato il ritmo, facendo così maluccio a gente importante come Tom Dumoulin (Jumbo), non brillantissimo nel frangente ma per il momento ancora agganciato nelle retrovie, e riducendo il plotone a non più di 40 unità.

Ai -12 Juan Pedro López ha staccato gli altri intercalati, la lotta tra tutti riguardava pure la maglia rosa: in classifica Oldani aveva 1’03” di ritardo da Vansevenant mentre lo stesso López pagava 29″ al fiammingo. Nel giro di due chilometri lo spagnolo della Trek ha raggiunto e superato Oldani, Vansevenant e gli altri erano mezzo minuto più indietro mentre il gruppo veleggiava a 5’20”.

Ai -10 Dumoulin ha gettato la spugna staccandosi dai migliori; ai -8 Oldani è stato ripreso anche dal drappello Vansevenant, mentre Kämna ha proposto un immediato contropiede, ma JPL aveva oltre 40″ di vantaggio; con Lennard sono rimasti a questo punto solo Vansevenant e Moniquet, ma il tedesco non era certo sazio sicché ai -6.5 si è prodotto in un nuovo allungo che stavolta gli ha permesso di isolarsi all’inseguimento di López. In compenso Mauri e Sylvain si son fatti pure riprendere e superare da un Taaramäe in ripresa.

Ai -6 la notizia più temuta per i tifosi di casa: Vincenzo Nibali (Astana) ha perso contatto dai migliori, lo stesso ha fatto Guillaume Martin (Cofidis); il drappello non contava ormai molto più di 20 corridori, e di lì a poco Emanuel Buchmann (Bora) ha accennato uno scattino che però non ha avuto seguito.

A 2500 metri dalla fine l’aggancio: Kämna ha ripreso López, i due si sono parlati e hanno facilmente trovato un accordo perché uno metteva nel mirino la vittoria di giornata ma l’altro si poteva consolare ampiamente con la maglia rosa. È andata esattamente così: Lennard ha vinto con nettezza su Juan Pedro, Taaramäe si è preso il terzo posto a 34″, a 2’12” sono arrivati Moniquet e Vansevenant, a 2’31” ha chiuso Leemreize, quindi il gruppo da cui nel finale si erano staccati gli Intermarché Jan Hirt e Domenico Pozzovivo: 2’37” il ritardo dei big, il cui drappello ha visto transitare nell’ordine Richard Carapaz (INEOS), Romain Bardet (DSM), Pello Bilbao (Bahrain), João Almeida (UAE Emirates), Mikel Landa (Bahrain), Alejandro Valverde (Movistar), Giulio Ciccone (Trek), Thymen Arensman (DSM), Jai Hindley (Bora), Richie Porte (INEOS), Wilco Kelderman (Bora), Lucas Hamilton (BikeExchange), Iván Sosa (Movistar), Santiago Buitrago (Bahrain), Emanuel Buchmann (Bora), Simon Yates (BikeExchange) e Hugh Carthy (EF). Pozzovivo ha chiuso a 2’56”, Hirt a 2’58” (col buon Oldani), Pavel Sivakov (INEOS) a 3’32”, Martin a 4’08”, Nibali, in un drappello con Lorenzo Fortinato (Eolo) e Tobias Foss (Jumbo) tra gli altri, a 4’52”; male Felix Gall (AG2R) a 6’45”, peggio Dumoulin a 9’10”, mentre il gruppone Van der Poel è arrivato a 22’54”.

La classifica è completamente riscritta. In rosa c’è un emozionatissimo Juan Pedro López con 39″ su Kämna, 58″ su Taaramäe, 1’42” su Yates, 1’47” su Vansevenant, 1’55” su Kelderman, 2′ su Bilbao e Almeida, 2’04” su Porte, 2’06” su Bardet e Carapaz, 2’15” su Landa e Arensman, 2’16” su Hindley, 2’18” su Buitrago, 2’20” su Carthy, 2’23” su Valverde, 2’27” su Lucas Hamilton, 2’32” su Ciccone, 2’37” su Pozzovivo (19esimo e 20esimo i due migliori italiani della generale), 2’39” su Buchmann, 3’05” su Sosa, 3’14” su Sivakov, 3’16” su Hirt; Martin paga 4’06”, Foss 4’14”, Nibali 4’16”, Dumoulin 8’20” e il suo Giro può dirsi archiviato per quanto riguarda i grandi traguardi, potrà cercarne qualcuno parziale.

Non certo domani, dato che la quinta tappa, la Catania-Messina di 174 km, destinata a uno sprint di gruppo nonostante la classica, lunghissima (ma facile) salita di Portella Mandrazzi prima di metà percorso. Di giochi di classifica si tornerà a parlare probabilmente venerdì con l’insidiosissima frazione di Potenza.

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