Mathieu Van der Poel © RCS Sport
Mathieu Van der Poel © RCS Sport

Mathieu, o la negazione della complessità

Notturno Giro #5 – Van der Poel è un fuoriclasse disarmante e fa spesso figure da fessacchiotto. Interpreta il ciclismo in maniera elementare ed è un letale mix tra Johnny Depp e Steve Q. Urkel: come non amarlo, insomma?

Il ciclismo di Mathieu Van der Poel è di un’elementarità disarmante. Costui è un picchiatore, non conosce altra via per risolvere le questioni che la forza bruta sprigionata dalle sue gambe. Per forza di cose vince (e nemmeno poco), ma il più delle volte gli avversari riescono a mandarlo in tilt rendendo le cose un po’ più complesse del suo basico livello di problem solving. Cioè in pratica il fuoriclasse olandese rappresenta l’antitesi di ciò che dovrebbe piacere a uno come me, che per sfortuna sguazzo nella complessità, la amo, me la cerco pure dove non c’è o non ci dovrebbe essere. [Set di una serie Netflix in cui qualche settimana fa ho fatto la comparsa, bardato da sergente piemontese dei favolosi anni ’60 (dell’800, però). Il generale a un certo punto invita noi militi a sparare su una folla di villici, e alle nostre titubanze s’arrabbia e urla “Sparate, cazzo!”. In una pausa vado dall’aiuto regista e obietto, con educazione: “Non me lo vedo un generale sabaudo usare quel termine (non mi riferivo a ‘sparate’, ovviamente) nel 1860 o giù di lì… avrebbe detto forse ‘sparate, perdio!’ o ‘sparate, dannati!'”, al che mi sento rispondere “ma è una serie Netflix, dobbiamo attualizzare il linguaggio, semplificare”].

Nell’epoca della semplificazione, concetto sempre più presente e pressante tanto che tempo fa si sono pure inventati un ministero apposito, le cose bisogna farle facili. Già se scrivi un post di 10 righe su Facebook ti danno del prolisso e anzi qualcuno ti toglie proprio l’amicizia, se esprimi un concetto un po’ più articolato del “con noi o contro di noi” finisci nelle mire del Copasir, figurarsi poi se ti azzardi a inserire dei sottotesti di satira social-politica in un articolo sui fuggitivi del Giro: meglio una santa morte.

E allora perché MVDP, con la sua visione più o meno binaria dello stare in bici, m’attizza così tanto? A me che certe studiatissime tattiche di squadra ben riuscite mi fanno venire un surplus di endorfine da riempire la vasca da bagno, o che starei ore a discutere se la Sunweb fece bene a mollare Kelderman al proprio destino sullo Stelvio due anni fa… che c’entra Van der Poel con la mia visione del ciclismo (che poi è la visione del mondo)?

Lo guardavo oggi, nella tappa di Napoli puntualmente gettata alle ortiche, con il consueto misto di estasi e dubbio, quando ho avuto l’illuminazione: Mathieu è allo stesso tempo il più bello della scuola e pure il più imbranato. Un mix letale di Johnny Depp e Steve Q. Urkel. Insomma uno che ogni tanto riesce a quagliare con qualche ragazza perché proprio fisicamente non può andare sempre in bianco, ma che nella maggior parte dei casi fa la figura del fessacchiotto. Ed ecco qui l’empatia, l’immedesimazione da cui nascono le grandi idolatrie: Mathieu è un me 16enne proiettato nel ciclismo dei fenomeni! Giusto per sgomberare il campo da equivoci, a scuola non ero certo il più bello. Non ero nemmeno in top ten, forse ero più al livello di Continental bulgara, insomma l’immedesimazione è col dark side of MVDP.

Posso spiegare. Primo bacio: a 19 anni (già universitario), e subito dissi alla malcapitata, con studiate pause, “sai… mi piacerebbe che stessimo insieme…”, e lei: “Non credi di correre un po’ troppo?”. Poi corse lei, nella direzione opposta alla mia.

Ma in precedenza avevo lasciato tracce indelebili nel famoso manuale “157 cose che non devi assolutamente fare se vuoi trombare”. Gita di quinta superiore a Praga, una compagna di classe tra le più carine – peraltro ufficialmente fidanzata – incredibilmente mi manifesta interesse, io anziché cogliere al volo l’occasione (quel che si fa a Praga resta a Praga, no?) inizio a farmi delle pippe mentali megatoniche, pensando che al ritorno a casa lei lascerà il suo ragazzo per mettersi con me… Naturalmente al ritorno a casa lei non mi degna più di uno sguardo. Ancora: mi innamoro di una ragazzina proprio bella e inizio a dedicarle canzoni d’amore ma proprio in quantità da LP doppio, “non potrà non innamorarsi di me quando sentirà questa!”, e invece si mette con un altro. Poi lo lascia, io torno alla carica con le versioni rimasterizzate e alcune bonus track, e lei si mette con un altro ancora. Potrei continuare a lungo, dagli innamoramenti nati dai sogni notturni e finiti nella tragedia del triste risveglio, alle mie reazioni rancorose quando qualcuna – strano a dirsi – non trovava sufficiente il fatto che io la amassi per innamorarsi a sua volta di me. Un’adolescenza difficile, per fortuna anziché buttarmi nella droga mi tuffai nel ciclismo, la mia àncora di salvezza.

Poi col tempo sono migliorato radicalmente, oggi per dire sono un playboy di quelli seri, ma l’amore, la tenerezza per quell’adolescente che fui, ma diciamo pure la pena, il compatimento, sopravvivono al passare del tempo, e cercano sempre un riflesso in cui specchiarsi. Quel riflesso oggi è proprio Mathieu Van der Poel. Che fa le stesse stupidate che facevo io: mio fratello mi presta la moto per fare un giro con un’amica speciale ma presumendo troppo da me trascura di rivelarmi l’esistenza della levetta della riserva, per cui a un certo punto la moto – apparentemente a secco – si ferma, e anziché andare in quella villa abbandonata che avevo promesso di farle visitare devo riaccompagnare l’amica a casa, a piedi e con la moto a braccio, e poi tornare alla mia, di abitazione (dall’altra parte della città), sempre spingendo quella dannatissima moto del cavolo. Non ricorda qualcosa del Mondiale di Harrogate?

Credo di aver spiegato, prima di tutto a me stesso, il reale motivo del mio viscerale amore per Mathieu. Ognuno ha le proprie, di ragioni, io ho questa e tutto sommato, se ci penso un altro po’, mi convinco di non essere l’unico. Un giorno Van der Poel è il nerd che resiste oltre ogni umana comprensione possibile alla perdita della verginità (20 anni, nel mio pietoso caso), e il giorno dopo vince due volte il Giro delle Fiandre. Tanto popolare quanto bipolare, è un soggetto da studiare e al contempo da tramandare ai poster, quelli di Cioè i cui soggetti un po’ invidiavo perché a loro bastava schioccare le dita per riuscire in ciò per cui io ero negato. O almeno così credevo, ma del resto credevo pure che MVDP avrebbe vinto 10 Monumento in carriera. Al momento gliene mancano 8, non sto sbagliando poi di tanto.

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