Dries De Bondt batte Edoardo Affini a Treviso: velocisti nel sacco! @ RCS Sport
Dries De Bondt batte Edoardo Affini a Treviso: velocisti nel sacco! @ RCS Sport

E anche quest’anno la magata è riuscita!

Giro, i fuggitivi soffiano ai velocisti l’ultima possibile vittoria, e ormai è una tradizione. A Treviso fa festa Dries De Bondt su Edoardo Affini, Magnus Cort Nielsen e Davide Gabburo. João Almeida, quarto della generale, si ritira per covid

Partiamo dalla fine, cioè da domani: il punto è che una situazione di classifica che non avrebbe dovuto subire modifiche oggi è invece cambiata profondamente in seguito al ritiro di João Almeida, positivo al covid con qualche sintomo, pure. Il portoghese della UAE Emirates ha dovuto così lasciare il suo quarto posto nella generale con vista podio (raggiungibile tramite la crono di Verona, a patto di resistere in “zona migliori” domani e sabato), nonché la prima posizione nella classifica dei giovani.

Se fino a ieri i primi tre della generale inquadravano nella presenza potenzialmente minacciosa di João alle loro spalle un motivo di cautela ma pure di alleanza (nell’ottica di distanziare il più possibile il lusitano), nelle prossime due frazioni potranno avere le mani libere per tentare il tutto per tutto, dato il blando rischio di perdere il podio rappresentato da un Vincenzo Nibali (ora quarto) che magari un saggetto di attacco potrebbe pure pensarlo, se – nonostante la sfiducia emersa nelle sue dichiarazioni di ieri – dovesse trovare le gambe giuste. La tappa della Marmolada la studieremo nel dettaglio domani, quella immediatamente in programma invece è la 19esima, da Marano Lagunare al Santuario di Castelmonte, 178 km pieni di saliscendi, almeno a partire dal km 70: Villanova Grotte e Passo di Tanamea precederanno lo sconfinamento in Slovenia, dove si andrà a cercare il Kolovrat, salita di 12 km molto dura che precede una lunga discesa (che riporterà il gruppo in Italia) prima del traguardo all’insù, anche questo particolarmente insidioso. Giornata da trabocchetti e trappole, ci sarà da seguire il tutto con molto interesse.

E ora veniamo alla tappa odierna, ovvero l’ultima facile prima delle rese dei conti, ovvero quella per cui la magata dei fuggitivi ai danni dei velocisti sta diventando una sentenza: Roger Kluge anticipò la volata a Cassano d’Adda 2016, a Damiano Cima il gruppo arrivò in scia ma lui si salvò (e quindi vinse) a Santa Maria di Sala 2019, poi nel 2020 tutti ricordiamo il mezzo sciopero di Morbegno, ma all’arrivo di quella tappa, ad Asti, anche lì si verificò la beffa della fuga (con Josef Cerny) in barba agli sprinter. Oggi la storia (che è pure bella e divertente, ammettiamolo) si è ripetuta ancora una volta a Treviso, con un attacco gestito in maniera geniale dai quattro protagonisti di giornata, rimasti per tantissimo tempo a un passo dall’essere raggiunti, e poi, via col turbo negli ultimi 50 km, a mettere le possenti leve al servizio del progetto rivoluzionario di mettere ancora una volta nel sacco il gruppo. Grande adrenalina e quello che doveva essere un semplice trasferimento ha vissuto un’ora finale a perdifiato.

A imporsi è stato Dries De Bondt, 30enne già campione del Belgio nel 2020, poco vincente ma osso duro come pochi, nel suo passato una tremenda caduta che nel 2014 (Tour de Vendée) lo portò in punto di morte, due settimane in coma con doppia frattura cranica. Si riprese, rifece la gavetta bruscamente interrotta e ora, nella piena maturità della carriera, raccoglie risultati. È sempre un bel giorno quando vince un corridore con una storia del genere alle spalle. DDB ha battuto di un nulla un generosissimo Edoardo Affini, gran trenatore e indiscussa anima della fuga, un quartetto in cui il favorito apparente (Magnus Cort Nielsen) ha più o meno del tutto sbagliato la volata, e in cui ha fatto bella mostra di sé pure Davide Gabburo, già secondo a Napoli ed evidente rabdomante delle azioni buone.

La cronaca della giornata non può che essere scarna: 18esima tappa, da Borgo Valsugana a Treviso 152 km di scioltezza per sgambare tra una montagna e l’altra di questo finale di Giro d’Italia 2022. Una frazione nata per essere interlocutoria e interpretata esattamente in quest’ottica, almeno all’apparenza: Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), Davide Gabburo (Bardiani-CSF), Magnus Cort Nielsen (EF Education-EasyPost) ed Edoardo Affini (Jumbo-Visma) sono stati gli uomini che si sono incaricati di tentare la via della fuga, di tenere a lungo un vantaggio minimo (inferiore ai due minuti) per poi sparare tutto negli ultimi 50 km, una volta superato il Muro di Ca’ del Poggio (affrontato tra due festanti ali di folla).

E il quartetto al comando ha fatto proprio così: dopo il Muro s’è scatenato, ha allungato fin quasi a 3′ di margine quando i team dei velocisti, sin lì blandamente in controllo, hanno capito che c’era da accelerare per chiudere sull’azione. E tanto hanno spinto che il plotone si è frazionato, e dietro tra la cinquantina di uomini attardati sono rimasti intruppati pure Juan Pedro López (Trek-Segafredo), ottavo della generale alla partenza nonché erede della maglia bianca lasciata da Almeida, e Thymen Arensman (DSM), che ha perso la posizione guadagnata col ritiro di João ed è quindi rimasto 13esimo.

L’inseguimento è stato vertiginoso ma già a 5 km dalla fine si era capito che nessuno avrebbe ripreso i quattro di testa. I quali si sono concessi giusto un attimo per studiarsi, una volta superata la flamme rouge dell’ultimo chilometro, per poi sprintare l’uno contro l’altro: Cort Nielsen ha lanciato la volata ma questo è stato il modo migliore per farsi uccellare, con Affini che l’ha superato da sinistra e per qualche istante ha dato l’impressione di poter fare bottino pieno; il mantovano ha dovuto però subire il prepotente ritorno di De Bondt per vie centrali, e alla fine il fiammingo si è imposto per pochi centimetri, mentre più indietro Gabburo non riusciva a sopravanzare Corn per il terzo posto.

Il gruppo – o meglio, la prima parte del – è arrivato a 14″ con Alberto Dainese (DSM) a precedere per il quinto posto Arnaud Démare (Groupama-FDJ), Davide Cimolai (Cofidis), Mark Cavendish (Quick-Step Alpha Vinyl), Fernando Gaviria (UAE) e Simone Consonni (Cofidis). I colpi di scena non erano finiti con la magata dei fuggitivi, per esempio nel finale sia Jai Hindley (Bora-Hansgrohe) che Guillaume Martin (Cofidis) avevano forato ma se il francese ha pagato per intero 1’52” di ritardo, all’australiano l’incidente è avvenuto nei 3 km, quindi si è potuto giovare della neutralizzazione. Il ritardo del gruppo López-Arensman è stato invece di 2’57” rispetto a De Bondt.

La nuova classifica vede Richard Carapaz (INEOS Grenadiers) sempre in rosa coi soliti 3″ su Hindley e con 1’05” su Mikel Landa (Bahrain-Victorious); Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan) scala in quarta posizione a 5’48”, alle sue spalle troviamo Pello Bilbao (Bahrain) a 6’19”, Jan Hirt (Intermarché-Wanty) a 7’12”, Emanuel Buchmann (Bora) a 7’13”, Domenico Pozzovivo (Intermarché), che scala due posizioni, a 12’30”, López a 15’10”, Hugh Carthy (EF) a 17’03” a chiudere la top ten; poi ancora, Alejandro Valverde (Movistar) paga 17’46”, Santiago Buitrago (Bahrain) 20’15”, Arensman 21’56”, Lucas Hamilton (BikeExchange-Jayco) 23’57”, Martin 27’30”, Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa) 29’23”, Pavel Sivakov (INEOS) 30’52”, Wilco Kelderman (Bora) 35’04”, Lennard Kämna (Bora) 36’32” e Joe Dombrowski (Astana) 50’58”.

La classifica a punti è sostanzialmente definitiva, ai corridori in essa coinvolti basta portare la bici a Verona: se tutto va bene, Démare (254 punti) vincerà davanti a Cavendish (132), Gaviria (124), Mathieu Van der Poel (Alpecin), che è a quota 96, e Dainese (95). Tra i giovani López ha 5’05” su Buitrago e 6’46” su Arensman, il che significa che è ben lanciato ma che deve guardarsi bene le spalle (e magari entrare in fuga per anticipare i rivali). La classifica dei Gpm, guidata da Koen Bouwman (Jumbo) con 218 punti contro i 103 di Giulio Ciccone (Trek), i 94 di Diego Rosa (Eolo), i 74 di Hindley e Kämna, i 71 di Buitrago e i 65 di Carapaz, potrà vedere ancora qualche ribaltone.

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