Tao Geoghegan Hart supera Jai Hindley a Sestriere © Getty Images
Tao Geoghegan Hart supera Jai Hindley a Sestriere © Getty Images

Con Tao e con Jai non puoi mai dire mai

Sfida esaltante in questo finale di Giro: Geoghegan Hart vince al Sestriere su Hindley che prende la maglia rosa, ma i due hanno lo stesso tempo in classifica! E domani crono da urlo a Milano. Kelderman spodestato, Dennis supremo

Nell’elenco delle cose che non avremmo immaginato, a questa va riservato un posto speciale: ritrovare due corridori esattamente con lo stesso tempo alla vigilia dell’ultima tappa di un grande giro. Il Giro d’Italia, nella fattispecie. Un Giro tutto strano, tutto strambo, tutto fatto a modo suo, che già lo ritrovi a ottobre e non ti sembra reale, poi lo segui, passa da mille vicissitudini, c’è un’infinita morìa di favoriti strada facendo, dal primo all’ultimo giorno di fatto, dal favorito numero uno che si schianta su una borraccia in Sicilia all’ultima maglia rosa che naufraga sulla facile salita di Sestriere, e lascia la scena a due giovani che mai avrebbero – pure loro – immaginato. Di trovarsi lì, di battagliare fieramente per vincere il Giro, di arrivare alla sfida decisiva appaiati in classifica.

O meglio, divisi da soli 86 centesimi di secondo. Un regolamento che di suo è molto divertente: la somma di ore, minuti e secondi nelle 20 tappe fin qui disputate riporta Jai Hindley e Tao Geoghegan Hart allo stesso totale: 85h22’07”. Come dirimere l’ex aequo? Semplice, si prendono le due crono disputate, ovvero le uniche due tappe in cui oltre a ore, minuti e secondi si son conteggiati pure i centesimi, e tali centesimi si riportano a parte, a margine del pari merito ufficiale: 19+3 per Jai, tra Palermo e Valdobbiadene; 56+52 per Tao. Quindi 22 centesimi (da aggiungere alle 85h22’07”) per l’australiano della Sunweb, 108 per il britannico della Ineos. Figo, eh!

La tappa se la sono giocata proprio loro due, faccia a faccia, testa a testa, gomito a gomito, dopo un lavoro se-squi-pe-da-le (ci vogliono i trattini, fidatevi) di Rohan Dennis che ha distrutto il gruppo e mandato a picco tutti gli altri, da Wilco Kelderman in giù. Poi sugli scatti di Jai (pochini, in verità) nel finale, l’ex iridato delle crono si è fatto da parte, e ha lasciato che si giocassero la vittoria di giornata gli altri due, in volata. Ha vinto Geoghegan Hart; Hindley ha preso la maglia. Domani tutto torna in gioco (favorito d’obbligo il londinese), per un clamoroso capolavoro marcato Ineos e un prevedibile (dopo i pasticci di Cancano) tracollo Sunweb. Se non finirà così saremo stupiti, ma non potremo ontologicamente esserlo al termine di un Giro che tende a sovvertire tutto il sovvertibile. Di sicuro, birra e popcorn in quantità, domani pomeriggio. E tanti complimenti a tutti i contendenti.

 

La fuga va, ma l’Astana la rimette a terra
Doveva essere la frazione di Agnello e Izoard, è diventata strada facendo un monumento al Sestriere, a causa del mancato permesso delle autorità francesi al passaggio del Giro d’Italia 2020 da Briançon; al vedere la bellissima giornata di sole, che avrebbe quindi permesso un transito senza problemi sulla vetta dell’attesissimo Colle dell’Agnello, il rimpianto negli appassionati si faceva grande grande. Al posto dell’Alba-Sestriere prima versione, quest’Alba-Sestriere seconda versione, 190 km di cui 90 pianeggianti e 100 su e giù per la salita torinese, prima dal versante di Perosa Argentina, 40 km di ascesa ma facili facili, e poi, per due volte, da Cesana Torinese, 14 km per metà semplicissimi, per metà almeno decenti. Si puntava sulla ricorsività per sperare di vedere grande battaglia (e quindi spettacolo) in questa 20esima e quasi decisiva frazione della corsa rosa.

Dopo una ventina di chilometri ha cominciato ad affastellarsi, a ondate successive, una fuga di 21 uomini che avrebbe poi caratterizzato buona parte della tappa: Geoffrey Bouchard e Andrea Vendrame (AG2R La Mondiale), Filippo Fiorelli (Bardiani-CSF), Jan Tratnik e Kamil Malecki (CCC), Elia Viviani (Cofidis, Solutions Crédits), Davide Ballerini, Mikkel Frølich Honoré e Pieter Serry (Deceuninck-Quick Step), Tanel Kangert (EF), Arnaud Démare e Simon Guglielmi (Groupama-FDJ), Davide Cimolai (Israel Start-Up Nation), Matthew Holmes (Lotto Soudal), Einer Rubio e Davide Villella (Movistar), Amanuel Ghebreigzabhier e Matteo Sobrero (NTT), Julien Bernard e Nicola Conci (Trek-Segafredo) e Brandon McNulty (UAE Emirates), il meglio piazzato in classifica col suo 14esimo posto a 33’12” dalla maglia rosa Wilco Kelderman.

La fuga è andata bene sulle prime, guadagnando rapidamente un 7′ buoni, ma poi a un certo punto l’Astana dopo una cinquantina di chilometri ha cambiato idea, e cioè la fuga non le andava più bene, per cui i celesti di Vino si son messi a tirare, bloccando lì il gap dai 21 di testa e successivamente riducendolo via via che ci si avvicinava a Sestriere. Démare ha vinto lo sprint di Saluzzo su Ballerini e Vendrame.

Sulla salita, la prima delle tre – la più abbordabile peraltro – la fuga dato cenno di disgregarsi, visto che i più veloci (Démare, Viviani, Cimolai e Fiorelli) si sono staccati sul tratto di Fenestrelle, il più duro di quest’ascesa, mentre Conci accennava uno scattino. Ma poi, a riprova della facilità del Sestrière, i quattro sprinter sono rientrati più avanti. Ai -60, quando alle spalle degli Astana si sono palesati in massa gli Ineos-Grenadiers di Tao Geoghegan Hart, il distacco del gruppo dai fuggitivi ammontava ancora a 5′.

 

Rohan Dennis devasta tutti sul secondo Sestriere
Perché Filippo Ganna e soci si apprestavano a prendersi la scena? Evidente l’intenzione del britannico terzo della generale di organizzare un assalto ai Sunweb. Nel frattempo, in 10 km di ascesa, gli Ineos hanno limato un minuto secco ai fuggitivi, tra i quali Fiorelli è scattato per prendersi il primo passaggio da Sestriere valevole come Gpm di seconda categoria. In discesa se n’è andato in contropiede Ballerini, che già aveva guidato a lungo per tutta la salita. Tra picchiata e successiva scalata, il canturino ha messo una quarantina di secondi tra sé e gli altri fuggitivi che intanto si disgregavano, ma le attenzioni di tutti si spostavano ormai sul gruppo maglia rosa, laddove la Ineos faceva la voce sempre più grossa.

Ganna ha fatto un turno di tiraggio infinito sulla seconda salita a Sestriere, e ha via via selezionato il gruppo, nel mentre del riguadagnare sul battistrada. Quando Filippo si è spostato, sarebbe toccato a Jonathan Castroviejo fare il turno, ma lo spagnolo si è subito spento, sicché si è messo a forzare Rohan Dennis, e quello è tipo da non conoscere mezze misure. La sgasata dell’australiano ha disintegrato il gruppo quando mancavano 30 km abbondanti alla conclusione. Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), alle prese con precedenti malpancismi che già l’avevano abbattuto sullo Stelvio, è stato il primo a saltare. Fuori Jakob Fuglsang (dopo tanto lavorare Astana!) con Ben O’Connor (NTT) e Ruben Guerreiro (EF); fuori Fausto Masnada e James Knox (Deceuninck); fuori Vincenzo Nibali (Trek); fuori João Almeida (Deceuninck) e Domenico Pozzovivo (NTT); fuori Pello Bilbao (Bahrain-McLaren) e – ollallà! – nientemeno che Wilco Kelderman (Sunweb), la maglia rosa.

Nel giro di un chilometro la passata di Dennis aveva devastato lo scenario. Addirittura Rohan tirava talmente tanto forte che Tao Geoghegan Hart rischiava di perderne la ruota; più quadrato pareva Jai Hindley, l’ultima chance Sunweb nel momento in cui Wilco andava a picco. Il terzetto già sperimentato sullo Stelvio ha proceduto dritto per dritto con Dennis a tutta; dietro le cose in qualche misura si assestavano e si componevano, coi rientri di Almeida e Pozzovivo su Bilbao e Kelderman, e poi pure di Nibali e di Knox e Fuglsang, e la raccolta di vari gregari disseminati lungo la fuga del mattino, in particolare Bernard e Conci che si spendevano per aiutare capitan Nibali – e con lui ovviamente tutti quelli che con lui erano, a partire dalla maglia rosa – per non dire anche di casa Deceuninck (Honoré si incaricava di aiutare Almeida) o di casa Bahrain (Tratnik pro Bilbao).

Intando, a proposito di Deceuninck: Ballerini veniva superato da Einer Rubio lungo la salita, e lo spagnolo passava per primo al Gpm ai -26 con un minuto e mezzo circa su Dennis-TGH-Hindley (che intanto raggiungevano Holmes, Bouchard, Vendrame), e 2’10” su tutti gli altri di classifica, per cui si contavano 40″ tra Wilco e i suoi primi inseguitori.

 

Geoghegan Hart-Hindley, la sfida dell’anno
Ai piedi dell’ultima scalata queste restavano le posizioni, cambiate di pochissimo dalla facile discesa su Cesana Torinese. Ballerini e il suo compagno Serry riavvicinavano anzi riprendevano (ai -12) Rubio, ma ormai alle loro spalle incombeva il gruppo Hindley. L’aggancio si è consumato a 9 km dalla vetta, e c’è da dire che a quel punto il margine sul gruppo Kelderman continuava a crescere: 1’30”, e tendenza a salire ancora. In pratica bastava un Dennis da solo a smontare tutti i gregari del resto del mondo. Pure tutti i capitani, a ben vedere…

Agli 8 km il margine saliva a 1’40”, e nel gruppetto di testa resistevano ancora un ottimo Vendrame, Holmes, Serry e Rubio, attaccati – come Tao e Jai – alla locomotiva aussie. Questione di poco: ai 7.5 un primo colpetto di Hindley, buono per lo sprint intermedio che ha fruttato al giovane Sunweb 3″ di abbuono contro i 2″ di Tao, e buono anche per staccare gli ex fuggitivi a parte Serry. Il coagularsi di gregari Deceuninck intorno ad Almeida veniva a dar frutti, dato che il gruppetto prendeva a recuperare terreno dai primi, tra i quali nel mentre prevaleva l’attendismo: Hindley aspettava non si sa cosa, forse non gli interessava in quel momento di provare a vincere un Giro d’Italia.

Ai 4 km Serry si è staccato dai primi e si è predisposto pure lui ad aiutare Almeida, che intanto era risalito a un minuto dal terzetto di testa e si apprestava a scattare staccando tutti gli altri, a partire da Kelderman e Bilbao. Ai 3.5 finalmente l’atteso scatto di Hindley, che però non ha fatto alcuna differenza, polveri subito bagnate da Tao e Rohan immediatamente pronto a tornare a tirare.

Ai 2.5 km la seconda botta di Hindley è stata ben più decisa della prima, e Dennis ha pagato il conto; non Geoghegan Hart, che ha resistito bene alla ruota dell’avversario; ai 2200 metri altro affondo di Jai, ma di nuovo Tao ha risposto bene; i due si giocavano sia la tappa che il Giro, e TGH ha affiancato ai 2 km il collega per minarne un po’ di certezze; a contribuire all’opera di minamento, ai 1700 pure Dennis è rientrato davanti, e ancora si è rimesso a tirare. A quel punto davanti agli occhi di Hindley si parava una visione fosca: un numero 2 gigante, grande quanto le torri di Sestriere…

Ai 1300 l’estremo tentativo di Hindley di vincere la tappa e mettere qualche secondino su Tao, ma non c’è stato verso, ancora. A questo punto, indipendentemente dall’andamento della tappa in questione, il londinese questo Giro se lo sentiva già in tasca.

Non restava che lo sprint, e non c’è stata storia: Tao è partito da dietro, ai 200 metri, e per Jai non c’è stato scampo. Tappa e maglia? Macché! Pari tempo in classifica, e rosa che passava a Hindley per il conteggio dei centesimi nelle cronometro, per la precisione 86 centesimi in favore dell’australiano. Domani tutto verrà stravolto a Milano (la vittoria del Giro da parte di Geoghegan la quotiamo a 0.99), ma per oggi è già bellissimo così: di fatto, non è mai accaduto che due corridori arrivassero all’ultima tappa con lo stesso tempo! E meno male che domani sarà crono e non passerella, sennò avresti visto che numeri…

A 25″ dai due protagonisti è arrivato Dennis, a 1’01” Almeida, 1’34” Vendrame, a 1’35” Rubio con Bilbao e Kelderman; a 1’48” un ottimo Attila Valter (CCC), a 2’00” Knox, e poi ancora a 2’02” Nibali, a 2’09” Pozzovivo con Guerreiro, a 2’25” Serry, a 2’28” O’Connor con Hermann Pernsteiner (Bahrain) e Kondrad, a 2’36” Fuglsang, a 2’41” Holmes e Masnada.

Il che conduce alla clamorosa classifica generale che qui riportiamo: Hindley e Geoghegan Hart sono primo e secondo con lo stesso tempo. Kelderman è terzo a 1’32”, poi giù dal podio Bilbao a 2’51”, Almeida a 3’14”, Fuglsang a 6’32”, Nibali (settimo) a 7’46”, Konrad a 8’05”, Masnada a 9’24” e Pernsteiner a 10’08”. Domani i 15 km da Cernusco sul Naviglio al Duomo di Milano stabiliranno chi vince e chi perde, chi fa e chi disfa, chi urla e chi piange. Un finale sinceramente insperabile.

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La vignetta di Pellegrini

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