David Gaudu vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
David Gaudu vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Si è spento il Soler, chi l’ha spento è Gaudu

Lo spagnolo guida l’attacco, il francese vince sull’Alto de la Farrapona. Tappa sonnacchiosa tra i big in vista dell’Angliru

Il vincitore del Tour de l’Avenir del 2015 e quello del 2016 s’incontrano in fuga alla Vuelta. Non è l’inizio di una barzelletta, anche se il modo con cui è stata affrontata la Villaviciosa-Alto de La Farrapona procura una certa ilarità. Da una parte, una lotta furibonda per la classifica di miglior scalatore che ha reso la partenza della tappa turbolenta per molti; poi, la fuga vera sulla quale rientra dal gruppo Marc Soler, uno dei corridori più indecifrabili del lotto attuale (andato in crisi sulla seconda salita e poi risorto), che giunge a compimento, mentre Roglic e i suoi, pur in maggioranza schiacciante, decidono di conservare le energie in vista del mostro-Angliru, mentre i rivali si ritrovano semplicemente soli e con i denti spuntati. Occasione persa per Roglic? Domani lo capiremo, intanto decisamente poca soddisfazione per una tappa che poteva risultare molto più interessante nel suo svolgimento. E che premia David Gaudu, promessa come Soler per il momento un po’ persa per strada, che però dimostra di avere numeri necessari a comportarsi almeno da protagonista del giorno in una corsa a tappe.

La corsa nella corsa per la classifica degli scalatori
Dopo le tensioni alla partenza per i distacchi assegnati nella tappa di ieri, l’11esima tappa della Vuelta parte col piglio giusto. È la tappa di montagna asturiana,  quella altimetricamente più esigente delle ultime 4 edizioni (4700 metri circa di dislivello) con partenza quasi costiera da Villaviciosa, e 170 km con 5 GPM da affrontare, di cui 4 di 1a categoria, con le salite più note della zona: notevole, soprattutto per la Vuelta, e considerando che domani ci sarà anche l’Angliru. A rendere la tappa ancora più dura è il modo di correrla dei corridori, che è combattivo sin dai primi due GPM: ma non sono Jumbo e Ineos a darsele per il successo finale, bensì le squadre interessate alla maglia a pois blu di miglior scalatore a farsi in quattro.

I punti da assegnare dopotutto sono tanti, e la classifica, che alla partenza vedeva Guillaume Martin leader con 27 punti, è ancora corta e apertissima. Succede quindi che in fuga riesce ad andarci Tim Wellens (Lotto Soudal), che di punti ne ha già 19, supportato dal compagno Tosh Van der Sande e portando con sé uomini del calibro dei neoprofessionisti Clément Champoussin (AG2R La Mondiale) e Juan Pedro López (Trek-Segafredo), oltre a Ivo Oliveira (UAE Team Emirates), Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott), Gino Mäder (NTT Pro Cycling), José Joaquín Rojas (Movistar Team), Ion Izagirre (Astana Pro Team, altro uomo già con punti in classifica), Gonzalo Serrano (Caja Rural-Seguros RGA) e Pierre-Luc Perichon (Cofidis) a fare da stopper.

Annullata la prima fuga, Wellens e Guillaume Martin via insieme
Wellens riesce a prendersi i tre punti dell’Alto de La Campa, ma ha vita difficile sul successivo Alto De La Colladona, con gli uomini di Martin che proprio non vogliono saperne di lasciar ossigeno a questa fuga. E riescono nell’obiettivo di stopparla, mettendo però alla frusta un gruppo che si sfilaccia e perde pezzi (danneggiata la Ineos che perde per strada gregari come Sosa, decisamente insufficiente finora a questa Vuelta): in 5 non giungeranno proprio al traguardo, tra i quali il velocista italiano Jakub Mareczko (CCC Team) che mai come stavolta era sembrato capace di difendersi per portare a termine un GT.

Ripresi i fuggitivi a 3 km dalla vetta, parte un nuovo attacco capeggiato da Bruno Armirail (Groupama-FDJ), al quale riescono ad aggregarsi anche Guillaume Martin e Wellens, entrambi senza prendere punti al GPM. Nella nuova fuga c’è un uomo non lontano in classifica come David Gaudu (Groupama-FDJ), oltre che Niklas Eg (Trek-Segafredo), Mark Donovan e Michael Storer (Sunweb) e Nelson Oliveira (Movistar). Sulla discesa e sul falso piano successivo il vantaggio aumenta senza però decollare, stabilizzandosi sui 2′ : sia Jumbo che Ineos collaborano in testa al gruppo. E si arriva alla terza salita di giornata, più impegnativa della precedente, l’Alto de la Cobertoria.

Soler rientra sulla fuga, cede Wellens
L’Alto de la Cobertoria viene vissuto a ritmi decisamente più regolari della salita precedente, ma questo non implica che la corsa non subisca turbolenze. A muoversi, un po’ a sorpresa, è Marc Soler (Movistar), che nella salita precedente si era a tratti anche staccato dal gruppo principale, e invece su questo GPM trova le energie per scattare e riportarsi sulla fuga principale, raggiungendo il compagno Oliveira al comando, il quale comincia a tirare del suo passo.

Il ritmo fatto a inizio tappa, sommato con quello di Oliveira, fa danni anche tra i fuggitivi: a farne le spese a sorpresa è proprio Tim Wellens, che perde contatto dalla fuga e fallisce così miseramente il suo tentativo di assalto alla maglia di miglior scalatore, che resta saldamente sulle spalle di Guillaume Martin, passato in testa al GPM. Il vantaggio sul gruppo aumenta un po’: gli uomini di Roglic e Carapaz scollinano con 2’40” di ritardo ed il vantaggio aumenta ulteriormente nei chilometri successivi, superando i 3′ ai piedi del Puerto de San Lorenzo.

Regolare selezione tra Puerto de San Lorenzo e inizio della Farrapona

La penultima salita, dura almeno quanto la precedente (9,3 km al 9%, e si supera spesso e volentieri il 10%), viene affrontata di inerzia, con la consapevolezza che la fatica è già stata tanta e c’è ancora una scalata da affrontare: Dal gruppo di testa, guidato dal ritmo di Armirail, si stacca anche l’acerbo scalatore danese Eg, dietro la Jumbo-Visma ha ancora 6 elementi sui 45 presenti in gruppo, con Lennard Hofstede che si occupa di fare l’andatura. Guillaume Martin cumula altri punti nella classifica GPM, ma il gruppo maglia rossa è più vicino, con 2’30” di ritardo a 33 km dall’arrivo ed in vista della salita più lunga di questa edizione della Vuelta, l’ormai tradizionale Alto de La Farrapona.

I primi km della Farrapona sono segnati dalla presenza, abbastanza inspiegabili, degli uomini della UAE Team Emirates in testa al gruppo, con Davide Formolo a fare l’andatura per un po’ al posto dei Jumbo. Il gruppo si assottiglia più in questa prima parte di salita morbida e tutto sommato regolare, con Carapaz resta solo con Amador, mentre Roglic ha ancora 4 uomini con sé e Vingegaard a tirare. Esteban Chaves, vittima di una foratura sul Puerto de San Lorenzo, è il primo uomo in top ten ad alzare bandiera bianca (perderà 3’15” da Soler all’arrivo), mentre i fuggitivi, rimasti in 5 con l’esaurimento di energie dei gregari Armirail e Oliveira, mantengono 2′ di vantaggio rendendo concrete le loro speranze di giocarsi il successo finale.

No contest finale tra i big
A 5 km dall’arrivo Soler decide che è il momento di separare il grano dal loglio: accelera deciso e solo Gaudu sembra in grado di tenere il suo stesso passo; i due Sunweb inseguono, l’esausto Martin alza bandiera bianca. Dietro, nonostante la schiacciante maggioranza numerica (5 contro 1), la Jumbo decide di continuare su con regolarità, incontrando pochissima resistenza (un’accelerata abbastanza casuale di Mikkel Nieve (Mitchelton-Scott) a meno 2.5 ed un attacco-test di Alexander Vlasov (Astana) a meno 1.5, tant’è che il duo di testa perde pochissimo terreno.

Il finale è già scritto sulle facce degli atleti: Soler, che ha speso di più, non accenna neanche un inseguimento quando Gaudu si lancia verso la sua terza vittoria da professionista, arrivando con 4″ di ritardo; Storer e Donovan arrivano a 52″, Martin a 55″ guadagnando ulteriori preziosi punti, Vlasov a 58″. L’accelerata finale permette a Daniel Martin, Enric Mas, Richard Carapaz e Primoz Roglic, giunti ad 1’03”, di guadagnare qualcosa su Hugh Carthy, giunto 11esimo a 1’10” con Wout Poels, Alejandro Valverde, Felix Grossschartner e Mikkel Nieve a poca distanza.

In generale cambia poco dunque: Roglic e Carapaz, al netto delle contestazioni sulla tappa di ieri, restano a pari merito, con Dan Martin a 25″ e Carthy adesso a 58″. Marc Soler guadagna 4 posizioni, salendo fino in sesta a 2’44”, alle spalle del suo compagno Enric Mas ad 1’54”.

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