Prima vittoria in Europa per Joe Dombrowski © Giro d'Italia
Prima vittoria in Europa per Joe Dombrowski © Giro d'Italia

Che bella rosa, De Marchi! E il Giro è già stravolto

A Sestola vince Joe Dombrowski, Alessandro vola in testa alla classifica. Tra i big Landa e Bernal lanciano i primi segnali, Evenepoel e Yates galleggiano, Almeida naufraga; e Ciccone è più capitano di Nibali

La pioggia, il vento, la tempesta, la fuga, la battaglia: il Giro d’Italia approda sugli Appennini e sulla difficile strada per Sestola, e in particolare sul complicatissimo Colle Passerino, tutto cambia, tutto si chiarisce, tutto s’ingarbuglia. Il dato che per primo salta agli occhi: tappa vinta da Joe Dombrowski, un forever young con un grande futuro alle spalle, in grado di trovare la giornata di massimo splendore un attimo prima di compiere 30 anni. Salta pure agli occhi, con fulgore, il nuovo possessore della maglia rosa: Alessandro De Marchi. Possiamo dirlo, è un premio alla carriera per il friulano, che a quasi 35 anni e dopo una vita in fuga si veste del colore più bello che potesse conquistare, e lo bagna con lacrime che solcano il suo volto rotto a tutte le avversità ma ancora in grado di farsi segnare da un pianto di irrefrenabile gioia. Che bello. Secondo al traguardo, Alessandro, ma primo di una generale che ritroviamo totalmente stravolta.

E allora, i conti dei big: Egan Bernal dà un primo saggio di forza, il mal di schiena è un ricordo e la brillantezza quella dei giorni migliori. Non c’era modo di fare differenze enormi, ma i segnali ci sono tutti. Così come ci sono i segnali della solidità della Bahrain-Victorious, ottima intorno a un Mikel Landa molto positivo; si confermano per il momento le credenziali di Aleksandr Vlasov e Hugh Carthy, e scopriamo che tra i vari co-capitani Trek-Segafredo il più spendibile è Giulio Ciccone. Di contro, non trascurabile debacle della Deceuninck-Quick Step, che pure a un certo punto aveva provato a far corsa dura: ma João Almeida è saltato del tutto, Fausto Masnada non è andato benissimo e Remco Evenepoel ha pagato dazio rispetto a Bernal. Certo il giovanissimo predestinato non ha perso che pochi secondi, e si è trovato in buona compagnia (Yates, Bardet, Martin, Formolo, Caruso…), e il Giro è ancora tutto da scrivere; ma crescerà alla distanza o calerà?

Nel conteggio delle vittime (sportive) di Sestola non possiamo infine ignorare il crollo della Jumbo-Visma, che pure era partita tra discrete fanfare nella crono torinese: sia il capitano George Bennett che il facente funzioni Tobias Foss hanno perso un minuto e mezzo dai Bernal Boys. Se il buon giorno si vede dal mattino, aspettiamoceli in fuga sulle Alpi nella terza settimana; con un fardello di qualche decina di minuti di ritardo in classifica, però.

E allora la cronaca. 187 km per la Piacenza-Sestola, quarta tappa del Giro d’Italia 2021, prima cavalcata appenninica della corsa, prima sfida ai limiti della snervatura per via di un clima a dir poco inclemente: vento, freddo, pioggia, condizioni che per lunghi tratti avrebbero causato anche seri problemi ai mezzi volanti per le riprese televisive. Un attacco a due in avvio di frazione avrebbe svolto la funzione di catalizzatore di una corposa fuga che ci ha messo un 30-35 km prima di prendere realmente forma, per ritrovarsi composta dalla bellezza di 25 unità, e da brave menti compilative corriamo subito a fare con gioia l’elencone: Andrea Vendrame (AG2R Citroën), Louis Vervaeke (Alpecin-Fenix), Filippo Tagliani e Nicola Venchiarutti (Androni-Sidermec), Jan Tratnik (Bahrain-Victorious), Filippo Fiorelli, Filippo Zana e Samuele Zoccarato (Bardiani-CSF), Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits), Pieter Serry (Deceuninck-Quick Step), Marton Dina e Francesco Gavazzi (Eolo-Kometa), Attila Valter (Groupama-FDJ), Quinten Hermans e Rein Taaramäe (Intermarché-Wanty), Alessandro De Marchi (Israel Start-Up Nation), Nélson Oliveira (Movistar), Christopher Juul-Jensen (BikeExchange), Nico Denz (DSM), Victor Campenaerts (Qhubeka Assos), Koen De Kort, Amanuel Gebreigzabhier e Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Valerio Conti e Joe Dombrowski (UAE-Emirates).

I due attaccanti originari erano Hermans e Campenaerts, e nei 25 in diversi erano vicini in classifica, poco più di mezzo minuto per Oliveira, De Marchi, Conti, lo stesso Campenaerts… giornata di pioggia, fuga numerosa, gente non lontana dalla maglia rosa, insomma i presupposti di una L’Aquila 2010 c’erano tutti. L’Astana-Premier Tech, rimasta fuori dalla fuga, ha tirato il gruppo per un po’ (per punizione, si direbbe), ma i 25 sono andati a 6’15” di margine (intorno al km 70), e anche la Ineos Grenadiers ha dovuto mettercisi d’impegno, con tanto di maglia rosa Filippo Ganna a spingere in testa al plotone. Il lavoro delle due squadre hanno dato il frutto di ridurre il gap a 4’30”, ma tutto era in divenire.

Il tempo di transitare al traguardo volante di Rossena (-100), vinto da Tagliani sul compagno Venchiarutti e su Fiorelli, che si entrava in Appe-Time (mamma quanto inutile brio in quest’articolo). Sulla prima salita di giornata, il Castello di Carpineti, 3a categoria con Gpm ai -75, proprio Tagliani si è staccato dai primi, e Zoccarato con lui: in fuga negli scorsi giorni, forse i due ragazzi avevano chiesto troppo alle rispettive gambe, anche se l’obiettivo del 25enne dell’Androni, a naso, era proprio il traguardo volante. Al Gpm è passato per primo Francesco Gavazzi, tanto per provare a tenere alta la bandiera Eolo sull’azzurra (il detentore della maglia, Vincenzo Albanese, oggi la fuga l’ha mancata, ma era anche comprensibile dopo due giorni consecutivi allo scoperto).

La discesa bagnata si prestava a colpi di mano, noi lo scriviamo e Juul-Jensen lo pensava, per attuare un forcing che gli ha permesso di andarsene dal drappello dei battistrada; col danese sono evasi Hermans e Taaramäe, a rafforzare il protagonismo della Intermarché in questo scorcio di Giro, e la differenza s’è fatta: il terzetto, con Faccia di Pietra (questo soprannome ce lo siamo inventato nei cross di quest’inverno) a sacrificarsi per Rein nella successiva ventina di chilometri di fondovalle, ha messo in cascina 1’40” sui 20 inseguitori, e con quel bottino ha approcciato, ai -50, la salita di Montemolino, secondo Gpm di giornata (anche questo di 3a categoria, vetta ai -44). Il gruppo maglia rosa, trainato per 50 km da Ganna, procedeva a questo punto senza supporto Astana e con un cruise control destinato a far lievitare il vantaggio dei primi: 8’20” il ritardo dai tre di testa ai -50, e quindi la rispettabile entità di 6’40” dagli altri 20.

“Faccia di Pietra” (va spiegato) deriva dall’imperturbabilità di certe espressioni di Hermans nel fango dell’offroad, un’espressività che ci faceva (e fa) pensare a Buster Keaton. La stessa che l’ha caratterizzato nel momento in cui, esausto, si è lasciato sfilare ai -45, quando ci si avvicinava al tratto più duro della scalata, denominato Muro dei Matti. Il suo, Quinten, l’aveva abbondantemente fatto, ora toccava a Taaramäe provare a completare l’opera.

Nel gruppetto dietro, il forcing di De Marchi ne metteva uno per angolo, e al Gpm (vinto dall’estone della Intermarché) il Rosso di Buja transitava con Vervaeke e Dombrowski (ed Edet poco dietro, pronto a riaccodarsi) a 1’10” dalla coppia di testa. Quanto al plotone, sulle prime rampe di Montemolino Salvatore Puccio aveva dato il cambio a Ganna, senza che ciò avesse determinato decurtazioni nel distacco (sempre di 8’10”-8’20”), poi sul muro s’è fatta avanti la Deceuninck, con James Knox a tirare e Remco Evenepoel poco dietro: il Wolfpack si prendeva la scena.

Nella prima parte della discesa diversi fuggitivi (Vendrame, Tratnik, Fiorelli, Gavazzi, Dina, Serry, Valter, Oliveira e Mosca) sono rientrati sul gruppetto De Marchi, e proprio il friulano della Israel ha forato ai -33 (ma avrebbe superato abbastanza agevolmente l’intoppo); ai 31 km Andrea Vendrame ha proposto un contrattacco, restava sempre un minutino a Taaramäe e Juul-Jensen, e il gruppo, nonostante il cambio della guardia, continuava a veleggiare oltre gli otto minuti dalla coppia di testa. Sul secondo tratto di discesa, più ripido, Matej Mohoric (Bahrain) ha proposto un ulteriore cambio di spartito, forzando e bucherellando il plotone, che ai -25 risultava molto frazionato; era il preludio a un tentativo di forcing organizzato da parte del team capitanato da Mikel Landa sulla successiva salitella di Montecreto (non valevole come Gpm, ma sempre di salita si trattava). In questi frangenti Filippo Ganna veleggiava nei quartieri di retrovia dopo il gran lavoro dei chilometri precedenti e si predisponeva a lasciare (con tutti gli onori del caso) la maglia rosa. E come il verbanese, in molti hanno mollato qui le ruote del gruppo dei big, ridotto a una cinquantina di unità.

L’azione dei Bahrain ha sortito effetti, intanto il gap dai fuggitivi è stato tagliato di 3′ nel giro di pochi chilometri: la situazione ai -15 vedeva i soliti Taaramäe e Juul-Jensen con 1’20” sul drappello De Marchi e 5’10” sui resti del plotone, che iniziava a riagguantare pezzi di fuga rimasti dispersi sui saliscendi affrontati fin lì. Taaramäe si è preso il traguardo volante di Fanano (quello con abbuoni, 3″ per l’estone) ai -8, e da lì partiva la scalata al Colle Passerino. Ancora De Marchi provava a forzare i tempi nel gruppetto inseguitore, e intanto il forcing Bahrain (sempre Mohoric in copertina) si faceva impetuoso, tanto che il distacco del plotone ai piedi della salita era sceso sotto i 4′ dalla coppia di testa.

Un vero e proprio trenino per il team del Golfo Persico, Pello Bilbao ha raccolto il testimone da Matej continuando a martellare: ormai pareva tardino per riprendere tutti quelli davanti, ma c’era da combattere all’arma bianca con gli altri favoriti, e quando il gruppo ha iniziato a ridursi a 25 unità significava che qualche pezzo grosso andava a pagare dazio: primo fra tutti, João Almeida. Il quarto del Giro 2020 ha perso contatto a poco meno di 6 km dalla vetta, chiarendo in questo modo molto sulle gerarchie in casa Deceuninck. E a quel punto è partito Giulio Ciccone (Trek); molto bene, Giulio.

Ai 4.3 km De Marchi e Dombrowski, gli unici rimasti all’inseguimento dei primi, hanno raggiunto Taaramäe e Juul-Jensen: l’americano ha forzato, Rein e CJJ sono saltati, il Rosso di Buja ha dato l’anima per non perdere troppo da Dombro sul tratto più duro del Passerino, per lui l’obiettivo di conquistare la maglia rosa era sempre tangibile.

Dopo tanto forcing dei suoi, ai 3.5 km si è finalmente mosso Landa. L’alavese si è messo sulle tracce di Ciccone e ha rapidamente ripreso l’abruzzese, e dietro c’è stata una buona reazione di Aleksandr Vlasov (Astana), ben contrato da Damiano Caruso (Bahrain) e, in seconda battuta, da Egan Bernal (Ineos), in un contesto di tappo saltato: se queste sono le premesse, le grandi salite saranno proprio grandi. Bernal ha rilanciato su Vlasov e Caruso e ha chiuso in un attimo su Ciccone e Landa, Hugh Carthy (EF Education-Nippo) ha risposto bene a questo punto, Vlasov con un attimo di brillantezza in meno ma era lì. Sì, ma tutti gli altri?

Dombrowski nel frattempo volava verso il successo di tappa, lui che nel 2012 battagliava (e vinceva) con Fabio Aru al Giro Under prima di entrare in un cul de sac durato anni, oggi alle soglie dei 30 anni (ma letteralmente! Li compie domani) trova il successo più bello in carriera. A 13″ ha chiuso De Marchi, a 27″, dopo una salita finale che è stata per lui un capolavoro di gestione, Filippo Fiorelli, che non era certo sul proprio terreno, e che regala un gran podio alla Bardiani. A 29″ Vervaeke e Tratnik, a 44″ Valter, a 49″ Edet, a 57″ Oliveira, solo a 1’33” Taaramäe, finito; come Juul-Jensen, decimo a 1’36”.

Quindi subito dopo, a 1’37”, il gruppetto di Bernal, Ciccone, Vlasov, Landa e Carhy, passati in quest’ordine; a 1’48” Evenepoel ha tirato e regolato un drappellino con Romain Bardet (DSM), Simon Yates (BikeExchange), Daniel Martin (Israel), Davide Formolo (UAE), un clamoroso Alberto Bettiol (EF) e il buon Damiano Caruso; a 2’05” Gianni Moscon (Ineos, Ottimo) e Andrea Vendrame; a 2’11” Domenico Pozzovivo (Qhubeka) con Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), Vincenzo Nibali (Trek), Pavel Sivakov (Ineos), Jai Hindley (DSM), Daniel Martínez (Ineos), Marc Soler (Movistar), Nick Schultz (BikeExchange) e Pello Bilbao; a 2’51” ha chiuso Fausto Masnada, a 3’06” Tobias Foss e George Bennett (Jumbo), addirittura a 5’58” João Almeida. Che setacciata, ragazzi.

La nuova classifica è tutta un ribollire: Alessandro De Marchi è in rosa con 22″ su Dombrowski, 42″ su Vervaeke, 48″ su Oliveira, 1′ su Valter, 1’15” su Edet; e poi quelli che puntano alla vittoria finale, Vlasov a 1’24”, Evenepoel a 1’28”, Bettiol (intruso!) a 1’37”, Carthy a 1’38”, Bernal a 1’39”, Caruso a 1’43”, Formolo a 1’44”; a 1’47” si inserisce Taaramäe e poi a 1’49” troviamo Landa e Yates, a 1’51” Moscon, 1’56” Ciccone, a 2’03” Bardet, a 2’05” Pozzovivo. 2’08” è il ritardo di Martin e Sivakov, 2’10” quello di Martínez, e poi 2’12” per Bilbao, 2’15” per Nibali (25esimo), 2’16” per Soler, 2’20” per Hindley, 2’29” per Buchmann, 2’42” per Foss, 2’52” per Masnada, 3’10” per Bennett.

Da questi numeri si ripartirà. E dopo la tanta fatica accumulata oggi, domani cade a fagiuolo la tappa più facile del Giro, la quinta, da Modena a Cattolica, 177 km di biliardo tra la via Emilia e l’est. Si lambisce anche Bologna, neanche un Gpm è in programma, e si attende il secondo sprint della corsa rosa 2021: ruote roventi sulla Riviera Romagnola.

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