Mathieu Van der Poel a Lachen
Mathieu Van der Poel a Lachen

Un lampo nella pioggia: è tornato Van der Poel!

Mathieu dà spettacolo e vince la seconda tappa del Tour de Suisse davanti a Schachmann e Poels; Alaphilippe all’attacco, Küng salva la maglia gialla per un solo secondo

Dov’eri stato in queste settimane, Mathieu? (Lo sappiamo dov’eri, la domanda è retorica). Nel continuo balzellare tra campi di gara diversi, Van der Poel viene da un periodo dedicato alla MTB, su strada non lo vedevamo dal Fiandre sciaguratamente perso, ma riaverlo oggi in gara al Tour de Suisse ha rappresentato la solita gioia per gli occhi. È stato perfetto, Mathieu, ha tenuto bene sulle salitelle per lui più insidiose, si è inserito senza troppi problemi nel gruppetto di quelli che andavano a giocarsi il successo, li ha piantati tutti lì a tre chilometri e mezzo dal traguardo, ha ricevuto il rientro di Maximilian Schachmann e diciamo “ricevuto” perché il tedesco, coi suoi cambi, ha contribuito grandemente alla riuscita dell’azione, e poi ha piazzato la volata lunga che ha stroncato il collega e pure quelli che affannosamente provavano a rientrare all’ultimo respiro.

Un finale ad alto tasso di adrenalina, il che per una corsa spesso sonnacchiosa come il Giro di Svizzera, che in questi ultimi anni perdeva regolarmente il confronto col quasi contemporaneo Delfinato, è un toccasana. E siccome ci saranno altre frazioni con finali simili a quello odierno (già domani), possiamo ben sperare di avere rivincite e controrivincite nelle prossime giornate, con Julian Alaphilippe che già oggi ci ha provato a ripetizione e che di certo non lascerà nulla di intentato.

Stefan Küng, staccato come tanti altri, ha difeso la maglia gialla per appena un secondo sull’iridato, il quale avanza così pure una mezza candidatura per una possibile classifica: dipende da come scarburerà nei prossimi giorni, al rientro alle gare (lui senza MTB di mezzo) e quindi verosimilmente un po’ più imballato del solito.

Cronaca di gara. Dopo la crono d’apertura, il Tour de Suisse 2021 proponeva oggi una seconda tappa (Neuhausen am Rheinfall-Lachen di 178 km) con un finale piuttosto mosso, e con la fuga da lontano nel destino: le possibilità di riuscita non erano scarse, sulla carta, per cui in tanti chi hanno provato nei primi venti chilometri, e solo quattro ci sono riusciti: due svizzeri, ovvero Tom Bohli (Cofidis, Solutions Crédits) e il pistard Claudio Imhof (Selezione nazionale), e due canadesi della Rally Cycling, Nickolas Zukowsky e Matteo Dal-Cin. Con Bohli a soli 36″ dalla maglia gialla ci si sarebbe aspettati un controllo maggiore sull’azione, e invece il gruppo l’ha lasciata veleggiare fino a un vantaggio massimo di 6′.

Zukowsky si è preso il Gpm di Ghöch a 62 km dalla fine, lungo la salita il margine era già calato di un sesto, e in discesa il gruppo – tirato fin lì dalla Groupama-FDJ del leader Stefan Küng – ha aumentato il ritmo con l’arrivo davanti dei team degli uomini interessati al successo di giornata, su tutti Alpecin-Fenix (Mathieu Van der Poel) e Deceuninck-Quick Step (Julian Alaphilippe). 4’30” ai 50 dalla fine, e battaglia tutta da gustare sui saliscendi dell’ultima parte di tappa, con tanto di pioggia venuta a rendere più fastidioso il compito di chi pedalava.

Dietro l’angolo c’era già la seconda salita, quella di Oberricken, e qui il gruppo, fustigato (anche a parole, nei confronti delle altre squadre) da Tim Declercq (Deceuninck), ha recuperato tantissimo, abbattendo il gap a un paio di minuti, tanto che Bohli, scattato per prendersi i punti Gpm (-40), ha poi deciso di tirare dritto lungo la discesa; una picchiata che ha visto prendere la testa del gruppo un nome a caso, Mathieu, e il gruppo, guardacaso, si è spaccato in tre-quattro pezzetti. La BikeExchange di Michael Matthews ha subito provato ad approfittare della situazione, e in effetti sui colpi di Luke Durbridge le distanze si sono ampliate, considerando anche che la discesa bagnata era particolarmente insidiosa. Tra gli attardati, quasi tutta la Qhubeka Assos (con Domenico Pozzovivo tra gli altri) e pure Tom Dumoulin (Jumbo-Visma).

Nel frattempo lì davanti ai -36 Imhof aveva staccato i due Rally, sicché è andata a formarsi al comando la coppia elvetica: un cronoman e un inseguitore insieme, c’era di che provare a resistere al ritorno del gruppo maglia gialla; il quale ha ripreso ai -20 Dal-Cin e Zukowsky, con un divario di 1’20” da colmare ancora. Sulla salitella di Tuggen ai -16.5 Imhof ha staccato Bohli e s’è scatenato un altro acquazzone, ma al buon Claudio a quel punto restava poco più di mezzo minuto e il plotone dietro non accennava a diminuire la cadenza.

Lo svizzero ha conservato il mezzo minuto fino all’ultima salitella di giornata, quella di Altendorf ai -9, lo strappo deputato alle sparate dei clasicómani, e infatti subito Dries Devenyns (Deceuninck) ha portato su Julian Alaphilippe: quel che doveva succedere è successo, agli 8.5 Imhof è stato raggiunto, e il gruppo dei migliori era già frastagliatissimo, con tanti a perdere le ruote del primo segmento.

Ai -8 Alexis Vuillermoz (Total Direct Énergie) ha accennato un allungo, poi però si è mosso in maniera più efficace, in contropiede, Eddie Dunbar (Ineos Grenadiers) con Michael Woods (Israel Start-Up Nation); il tappo era saltato, e in contropiede si è mosso Alaphilippe, francobollato da Richard Carapaz (Ineos) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), con Woods rimasto agganciato e Iván García Cortina (Movistar) quasi; pochi metri più indietro, Mathieu riportava sotto Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech); ai -7 un altro rilancio di Julian ha causato difficoltà ulteriori ai tre che erano quasi agganciati, e andando verso la cima altri nomi importanti sono riusciti a rientrare in gioco: Wout Poels (Bahrain-Victorious) e Marc Hirschi (UAE-Emirates).

L’iridato ha tentato un terzo affondo, ma anche stavolta non è riuscito ad andarsene da solo, anzi Schachmann l’ha pure superato andando a prendersi i punticini Gpm. In ogni caso il gruppetto era formato, nove uomini fortissimi al suo interno e un margine da difendere sul drappello Stefan Küng, 15-20″. Qualcuno dei nove avrebbe aspettato la volata ristretta, ma non Van der Poel, che ai 3.5 ha deciso di prendere e andare. Fuglsang ha tentato di chiudere, ma è rimbalzato clamorosamente; meglio Poels, che alle spalle del danese ha preso il punto di riferimento tenendo viva la possibilità di chiudere sull’olandese, che restava pochi metri avanti.

Ma anche Wout ha finito le energie a un certo punto, e ai due chilometri è stato allora Schachmann a riportarsi su Van der Poel, poi ha rifiatato un attimo e ha dato al collega i cambi necessari a portare l’azione all’arrivo. Un inseguimento emozionante, quello rilanciato dagli uomini alle spalle della coppia, e dei tanti il solo Poels, ancora, è riuscito quasi a riportarsi sotto sul rettilineo conclusivo; il suo problema è stato che ai 250 metri Mathieu ha chiuso la vicenda, partendo per la volata lunga che non ha lasciato scampo a Schachmann e che ha ricacciato indietro l’altro olandese.

Solo secondi tra questi e quelli, uno tra MVDP e Schachmann, Poels cronometrato a 3″, e poi a 4″ García Cortina, Hirschi, Carapaz, Woods, Alaphilippe e Fuglsang; a 9″ Andreas Kron (Lotto Soudal) ha anticipato un terzetto (a 11″) con Benoît Cosnefroy (AG2R Citroën), Gino Mäder (Bahrain) e Rigoberto Urán (EF Education-Nippo); nel drappello a 22″, oltre al leader Stefan Küng anche Mattia Cattaneo (Deceuninck), Lorenzo Rota (Intermarché-Wanty), Tiesj Benoot (DSM), Marc Soler (Movistar) e i BikeExchange Esteban Chaves e Lucas Hamilton.

La generale vede Küng primo con un solo secondo su Alaphilippe e due su Schachmann. Van der Poel sale al quarto posto a 6″, poi abbiamo Cattaneo a 12″, Carapaz a 13″, Neilson Powless (EF) a 25″, Mäder a 30″, Kron a 33″, Gonzalo Serrano (Movistar) a 34″, Urán e Fuglsang a 35″. Domani la terza tappa, Lachen-Pfaffnau di 182.1 km, presenterà un finale ancor più elettrocardiogrammatico rispetto a quello di oggi, con tanto di arrivo che tira all’insù: terreno quindi per i tanti puncheur presenti nel gruppo del TDS, il divertimento dovrebbe continuare a non mancare.

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