Un momento sugli sterrati dell'Adriatica Ionica Race © Adriatica Ionica Race
Un momento sugli sterrati dell'Adriatica Ionica Race © Adriatica Ionica Race

Presentata l’Adriatica Ionica Race, ci sono gli sterrati emiliani e si arriva sul Grappa

Due tappe in meno, una regione in più. Dal 15 al 17 giugno torna, dopo la cancellazione dell’anno scorso causa pandemia, l’Adriatica Ionica Race, la corsa ideata dall’ex campione del mondo Moreno Argentin e organizzata in collaborazione con la Sportunion. La gara è stata presentata oggi nella sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste. A tenere a battesimo la terza edizione, autorità, sponsor e altri tre campioni del mondo come Gianni Bugno, Mario Cipollini e Alessandro Ballan.

Due tappe in meno, si diceva, per lo stesso motivo che ha portato all’annullamento dell’edizione 2020: il Covid-19. Lo ha sottolineato Argentin, soddisfatto, però, per aver esteso la sua creatura all’Emilia Romagna, che la prossima settimana sarà attraversata dalla corsa assieme a Friuli Venezia Giulia e Veneto. Tre frazioni con caratteristiche diverse, pensate per favorire lo spettacolo e finali eterogenei.

Al via anche la Nazionale azzurra: sono intervenuti il presidente federale Cordiano Dagnoni e il commissario tecnico Davide Cassani, che ha definito la corsa il primo tassello nella preparazione ai Giochi Olimpici di Tokyo. Italia che schiererà anche Elia Viviani, che sarà portabandiera in Giappone, e Davide Cimolai, oltre ad Alberto Dainese, campione europeo Under 23 nel 2019.

Per quanto riguarda le tappe, la prima (martedì 15 giugno) attraverserà il Friuli Venezia Giulia. La Trieste-Aviano misura 183.3 km ed è pensata per i velocisti, a differenza della seconda, sulla carta quella destinata a decidere la classifica. Mercoledì 16 si parte da Vittorio Veneto per arrivare, dopo 148.2 km, sul Monte Grappa: Cà del Poggio all’inizio e alla fine l’impegnativa salita (18.5 km con un dislivello di 1.500 metri). Mercoledì 17 ecco il debutto in Emilia Romagna: 157.5 km da Ferrara a Comacchio, con quattro segmenti di sterrato (due tratti da ripetere due volte) per complessivi 13 km.

L’albo d’oro, infine, che presenta elementi d’interesse perché nel 2018 s’impose il colombiano Iván Ramiro Sosa e l’anno successivo l’ucraino Mark Padun, vincitore di due tappe all’ultimo Critérium du Dauphiné, in un’edizione che vide brillare il talento di Remco Evenepoel, dominatore della terza tappa.

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