Rigoberto Urán nella crono di Andermatt
Rigoberto Urán nella crono di Andermatt

Urka Urán, che schiaffoni a destra e a manca!

Rigoberto vince la cronometro di Andermatt su Alaphilippe e Mäder e irrompe al secondo posto della generale del Giro di Svizzera. Carapaz resta leader, bravissimi oggi Cattaneo e Pozzovivo

Rigoberto Urán è forse il più simpatico dei corridori di vertice, ma di sicuro non è il più costante né tantomeno il più prevedibile; oggi lo diciamo parlandone bene, più che bene, dato che ha vinto la stranissima seconda cronometro del Giro di Svizzera, rifilando distacchi notevolissimi a fior di avversari e rilanciando in pieno se stesso pure in classifica: il leader Richard Carapaz resta il favorito anche domani, ma vedersi piombare questo Rigo giusto qualche secondo dietro di sé lo farà stare forse un po’ meno tranquillo.

La cronometro di Andermatt se da un lato ha ribaltato parecchie convinzioni della vigilia, dall’altro ha messo in bella evidenza pure un paio di italiani che in questa settimana si erano già comportati più che bene: parliamo di Mattia Cattaneo, sesto oggi e risalito fino all’undicesima posizione in classifica; e soprattutto di Domenico Pozzovivo, che al traguardo ha chiuso settimo e nella generale occupa lo stesso posto. Il podio è molto lontano (almeno un paio di minuti, se Alaphilippe confermerà di lasciare la corsa, come leggerete più giù), ma resta una prestazione generale dignitosissima da parte del lucano.

Dignitosa come la crono che ha regalato ai suoi tifosi Tom Dumoulin, appena rientrato in corsa dopo oltre sette mesi di pausa, e già proiettato verso traguardi che chissà. Nel dubbio di cosa potrà fare l’uomo di Maastricht, possiamo solo tirare un sospiro di sollievo al pensiero di cosa ci stavamo per perdere, se poco poco il ragazzo non fosse tornato sui propri passi e al ciclismo pedalato.

In assoluto, di rado abbiamo assistito a una crono tecnicamente interessante come quella valevole come settima tappa del Tour de Suisse 2021: i 23.2 km da Disentis-Sedrun ad Andermatt, divisi più o meno equamente tra salita e discesa, non erano una cronoscalata, non una cronopicchiata, men che meno una prova da specialisti dell’orologio, e quindi niente esasperazione sui materiali ma principalmente gambe, anche se qualche lenticolare s’è vista, e le alto profilo hanno comunque spadroneggiato, e in tutti i modi le scelte di assemblaggio richiedevano grandi pensieri dalle parti di meccanici e direttori sportivi.

Una crono divisa in due, una prima parte dominata da Jonas Rutsch (EF Education-Nippo), che col tempo di 37’37” ha distanziato tutti, compreso il compagno Stefan Bissegger che pure era tra i favoriti di giornata ma il cui 40’31” dichiarava appunto l’assoluta controvertibilità di qualsiasi pronostico oggi.

Dopo la prova della prima metà dei corridori lo stop per permettere ai mezzi (sia dei team che dell’organizzazione) di tornare alla partenza e poter così seguire l’altra metà del gruppo, quindi la storia si è fatta decisamente più interessante. Il primo a superare Rutsch è stato Søren Kragh Andersen (DSM), che ha chiuso in 37’06” fissando un nuovo standard per quelli che sarebbero venuti dopo. Il primo a scendere sotto la soglia dei 37 minuti è stato uno dei corridori più attesi di questa settimana. Atteso nel senso che lo aspettavamo da ottobre, non avendo successivamente digerito la sua scelta di fare una pausa di riflessione: parliamo di Tom Dumoulin, che oggi abbiamo finalmente visto a livelli se non vicini comunque potenzialmente avvicinabili a quelli dei tempi belli. Il corridore della Jumbo-Visma ha chiuso in 36’58” ma non ha fatto nemmeno in tempo a far la bocca al primo posto provvisorio, che subito si è visto superare da Gino Mäder (Bahrain-Victorious), partito un minuto dopo Tom e bravissimo a far segnare un 36’56”.

L’elvetico è rimasto al comando per molto tempo, ha visto Mattia Cattaneo (Deceuninck-Quick Step) avvicinare il suo intertempo (26’40” contro 26’34”), poi si è visto superato – sempre al rilevamento del Gpm – da Domenico Pozzovivo (Qhubeka Assos) in 26’28” e quindi da Rigoberto Urán (EF) addirittura in 25’59”, mentre Julian Alaphilippe (Deceuninck) a metà corsa è stato ottimo ma non eccellente (26’11”).

In discesa gli italiani nella contesa non hanno avuto la brillantezza necessaria per superare Mäder, chiudendo in 37′ netti (Cattaneo) e in 37’02” (Pozzovivo), rispettivamente a 4 e 6″ da Gino; 37’02” è il tempo finale anche di Rui Costa (UAE-Emirates), che in cima alla salita aveva cambiato bici, passando dalle alto profilo alla lenticolare posteriore.

Intanto all’intertempo si consumavano le lunghe coltellate da classifica: uno dopo l’altro i primi tre della generale fissavano dei time abbastanza deludenti, 27’14” Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), 27’34” Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech), 26’49” Richard Carapaz (Ineos Grenadiers); l’ecuadoriano meglio degli altri due, ma date le sue doti da scalatore pagare nel caso 50″ a Urán è parso un dazio troppo esagerato.

Il tempo di prendere atto dei risultati dell’intertempo del km 11.9 che eravamo nuovamente in clima traguardo. Con un Rigoberto supersonico, sceso a velocità lenticolari e cronometrato all’arrivo in 36’02”, 54″ meglio di Mäder. Chi avrebbe potuto battere un tempo così? Forse solo Alaphilippe, ma Julian è arrivato subito dopo Urán, e il suo 36’42” l’ha installato giusto al secondo posto. Un esito che dal punto di vista della classifica sarebbe stato molto importante, ma il francese domani non ci sarà: lascerà infatti la corsa per tornare a casa dove la sua compagna Marion Rousse sta per partorire.

37’25” il tempo di Schachmann, 37’45” quello di Fuglsang, 36’56” quello di Carapaz, e fine gara e vittoria per Rigoberto Urán dopo 3 anni esatti di digiuno (se escludiamo le cronosquadre degli ultimi Tour Colombia): il 12 giugno 2018 Rigo s’impose in una tappa del Tour of Slovenia, poi stop. Qui rifila – riepiloghiamo l’ordine d’arrivo – 40″ ad Alaphilippe, 54″ a Mäder e Carapaz, 56″ a Dumoulin, 58″ a Cattaneo, 1′ a Pozzovivo e Rui Costa, 1’04” a Kragh Andersen e 1’05” a Stefan Küng (Groupama-FDJ). I distacchi di altri uomini di classifica: 1’14” Wout Poels (Bahrain), 1’23” Schachmann, 1’43” Fuglsang, 2’14” Sam Oomen (Jumbo), 2’32” Michael Woods (Israel Start-Up Nation), 3’01” Esteban Chaves (BikeExchange).

La classifica parla più che mai latino: Richard Carapaz resta leader e alle sue spalle irrompe, a 17″, Urán; Alaphilippe è terzo a 39″, Schachmann quarto a 1’07”, e poi troviamo Fuglsang a 1’15”, Woods a 3’10”, Pozzovivo (settimo) a 3’16”, Oomen a 3’39”, Rui Costa a 3’43”, Chaves a 4’29” e Cattaneo appena fuori dalla top ten a 4’43”. Ci piace citare anche il primo posto di Antonio  Nibali (Trek-Segafredo) nella classifica dei Gpm: figlio del suo passaggio in testa sul Gotthardpass ieri, chissà se resisterà ai saliscendi di domani, quando il Tour de Suisse si chiuderà con tanta altra salita: partenza e arrivo ad Andermatt, 159.5 km in totale, Oberalppass, Lukmanierpass e Gotthardpass da affrontare, ultimo Gpm a 15 km dal traguardo.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile