Patrick Konrad esulta al Tour de France © Bettiniphoto
Patrick Konrad esulta al Tour de France © Bettiniphoto

Queste son situazioni di Konrad-bang!

Ennesima fuga vincente al Tour de France, stavolta s’impone l’austriaco. Colbrelli splendido secondo, il gruppo si sveglia tardino ma domani c’è spazio per far qualcosa sui Pirenei

Il Tour de France sui Pirenei è una giornata d’attesa dopo il riposo. Le salite oggi non mancavano, ma non c’è stata grossa battaglia anche perché l’ultimo Gpm di peso distava oltre 30 km dall’arrivo di Saint-Gaudens. Qualcosa abbiamo visto in avvio sul Col de Port, ma Tadej Pogacar, pur tra un movimento astruso e l’altro, ha controllato la situazione, prima che i suoi congelassero lo stato delle cose fino al finale. Poi su uno strappetto a 7 dalla fine un’azione di Wout Van Aert ha provato a dar fastidio alla maglia gialla, la quale però è stata ancora molto attenta e ha risposto da par suo, rimandando a domani ogni possibile velleità dei suoi avversari.

Chi oggi di velleità ne aveva tante ma tante era Sonny Colbrelli: entrato nella fuga di giornata con la scusa di dover fare il traguardo volante, è stato poi tra i migliori dell’azione, anche molto più di quanto potessero far presagire le sue doti naturali. Purtroppo per il bresciano, secondo all’arrivo, uno e uno solo dei compagni di fuga è riuscito a mettere nel sacco lui e gli altri: Patrick Konrad, arrivato in solitaria a festeggiare il primo successo di peso in una carriera troppo vorrei ma non posso per essere corrisposta (da maggiori attenzioni). E invece oggi il 29enne campione nazionale austriaco non ha sbagliato proprio nulla, e il suo palmarès riluce di un colpo a lungo inseguito.

La 16esima tappa del Tour de France 2021, da Pas de la Case (ancora ad Andorra) a Saint-Gaudens, aveva le stimmate dell’interlocutorietà. Con le sue tre salite anche a tratti impegnative ma disseminate malamente lungo i 169 km del percorso, la certezza di un’altra fuga all’arrivo aleggiava sin dalla vigilia. E in effetti lo svolgimento è stato improntato all’azione da lontano delle seconde linee, anche se non è mancato qualche spunto di riflessione strada facendo. Va detto peraltro in premessa che Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), secondo programmi, non ha preso il via, idem Amund Grøndahl Jansen (BikeExchange).

Il primo a partire è stato Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step) al km 0; dopo 23 km di azione solitaria che ha portato il danese ad avere un minuto di vantaggio sul gruppo, da dietro sono usciti Jasper Stuyven (Trek) e poi Casper Pedersen (DSM), ma il massimo che son riusciti a fare è stato di rimanere per una ventina di chilometri a mezza strada. Più efficace, dopo altri mezzi tentativi, è stata l’iniziativa di Michal Kwiatkowski (Ineos Grenadiers) e Mattia Cattaneo (Deceuninck) sul Col de Port, laddove Kasper iniziava a perdere colpi. Asgreen è stato raggiunto dai contrattaccanti a 3.5 km dal Gpm (e 118 dall’arrivo), ma il margine sui primi inseguitori non era granché: poco più di mezzo minuto.

Con questo margine il trio è scollinato al Col de Port (Cattaneo per primo), e sulla discesa il gruppo maglia gialla ha raggiunto quelli che lungo la salita avevano tentato di evadere per mettersi sulle tracce dei battistrada. Dopodiché al km 65 (104 dalla fine) anche i tre sono stati ripresi: tutto da rifare nel fondovalle precedente il traguardo volante di Vic d’Oust.

A questo punto dobbiamo però fare un passo indietro e fare le annunciate riflessioni: sul Port infatti Tadej Pogacar si è mosso in maniera abbastanza arcana. Rimasto assai presto senza compagni di squadra, lo sloveno della UAE-Emirates è andato a chiudere in prima persona su un allunghetto di Miguel Ángel López (Movistar), insomma non certo un attacco che lo potesse far tremare. Dopodiché la maglia gialla è scivolata a centro gruppo, e lì in quelle posizioni non rassicuranti (non per il leader della corsa!) è rimasta per tutta la discesa, tra l’altro bagnata come di prammatica in una giornata autunnale come quella incontrata dalla carovana in mezzo ai Pirenei.

In ogni caso superata questa fase tutto si è normalizzato, e se qualcuno avesse avuto l’idea che Pogacar non fosse in giornata sensazionale, riproverà ad attaccarlo un’altra volta…

Con l’avvicinarsi dello sprint verde, quelli interessati alla classifica a punti sopravvissuti alla scalata al Port si sono fatti avanti, in particolare Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious) e Michael Matthews (BikeExchange). Ai due sono però sfuggiti tre contrattaccanti che si sono avvantaggiati al km 80 (ai -89): Fabien Doubey (TotalEnergies), Jan Bakelants (Intermarché-Wanty) e, in marcatura, Christopher Juul-Jensen (BikeExchange). Bakelants ha vinto il traguardo volante con 20″ sul drappello dei primi 11 inseguitori, regolato da Matthews su Colbrelli; il gruppo è transitato a 2’15”.

A questo punto possiamo dettagliare gli 11: Toms Skujins (Trek), Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), David Gaudu (Groupama-FDJ), Pierre-Luc Périchon (Cofidis), Benoît Cosnefroy (AG2R Citroën), Colbrelli col compagno Fred Wright, Matthews, Alex Aranburu (Astana-Premier Tech), Lorenzo Rota (Intermarché) e l’immancabile Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM). Da questo gruppetto sul Col de la Core è uscito Konrad che a 4 km dalla vetta (e 72 dal traguardo) è rientrato sui battistrada. Il quartetto è durato poco perché subito dopo si è staccato Juul-Jensen. I primi inseguitori – tra i quali Gaudu era il più attivo e Colbrelli si confermava ottimamente sul pezzo – erano comunque vicini. Il gruppo, a oltre 7′, era tirato ora dalla EF Education-Nippo.

Konrad ha vinto il Gpm ai -68, gli immediati inseguitori sono passati a 30″ (Cosnefroy aveva irrimediabilmente perso terreno), il gruppo sempre a 7′. Dopo il Col de la Core la UAE ha ripreso il comando delle operazioni, allentando ulteriormente il guinzaglio rispetto agli attaccanti di giornata. Sul Portet d’Aspet, terza salita di tappa, l’equilibrio tra i primi è finito su un nuovo allungo di Konrad, che a 4 km dalla vetta (e 36.5 dal traguardo) ha mollato i due colleghi, destinati a essere raggiunti dal gruppo Colbrelli (e non casualmente lo definiamo così, dato che Sonny continuava a essere tra i più brillanti anche in salita).

A 2 km dalla vetta Gaudu ha alzato il ritmo dietro e alla lunga solo Bonnamour e proprio Sonny sono stati in grado di tenerlo. Il francese della Groupama ci teneva a guadagnare il più possibile sul gruppo, essendo in partenza 14esimo della generale (a 27’15” dal primo), quindi ha aumentato ulteriormente l’andatura, e ha fatto fuori Bonnamour; non Colbrelli, che si trovava un alleato fondamentale per l’obiettivo di vincere una tappa in questo Tour. La coppia è transitata al Gpm del Portet d’Aspet (32.5 dalla fine) con 20″ di ritardo rispetto a Konrad, gli altri del gruppetto sparsi alle loro spalle (da 45″ di ritardo in giù), il plotone a poco più di 12′ dal solitario capocorsa.

Paradossalmente Gaudu ha tirato il collo a Colbrelli più in discesa che in salita, ma Konrad a questo punto ha messo sulla strada tutto quello che aveva ed è riuscito a guadagnare sui due, andando a portare il margine a 50″ ai -15, e a questo punto David e Sonny si sono rialzati per essere ripresi dal drappello di Matthews, nel quale aveva resistito anche Lorenzo Rota.

Restava un ultimo strappetto su cui sperare di far qualcosa per riavvicinare il battistrada: la Côte d’Aspret-Sarrat a 7 km dall’arrivo era il luogo deputato per Gaudu per riprovarci, ma a quel punto Konrad aveva già oltre 1’10” di vantaggio; 20″ glieli hanno pure ripresi, ma come si suol dire in questi casi, “troppo poco, troppo tardi”. Nel finale è stato Périchon a tentare l’anticipo per assicurarsi il secondo posto, ma il francese è stato ripreso sullo sprint con Colbrelli che ha preceduto Matthews e lui, a 42″ dal vincitore che in quel momento stava già ampiamente esultando. Nel gruppetto pure Bonnamour e Aranburu, e poi, cronometrati a 45″, Skujins e Bakelants, e ancora a 47″ Gaudu; Rota ha chiuso in decima posizione a 1’03”, poi ancora Doubey e Wright, a oltre quattro minuti, hanno preceduto il plotone.

Il gruppo ha vissuto un ultimo inatteso sussulto con una sparata di Wout Van Aert (Jumbo-Visma) sulla Côte d’Aspret-Sarrat in risposta a un tentativo Cofidis con Simon Geschke e Guillaume Martin. Con WVA si sono avvantaggiati in una quindicina per un frazionamento del gruppo che comunque ha visto i migliori della classifica restare tutti insieme. Al traguardo Pogacar e Carapaz hanno sprintato per la 13esima posizione, ha “vinto” l’ecuadoriano ma difficilmente ce ne ricorderemo un giorno.

La generale vede la risalita di Gaudu ma non abbastanza per dare l’assalto a una top ten che è uguale a domenica: Pogacar guida con 5’18” su Rigoberto Urán (EF), 5’32” su Jonas Vingegaard (Jumbo), 5’33” su Carapaz, 5’58” su Ben O’Connor (AG2R), 6’16” su Wilco Kelderman (Bora), 7’01” su Alexey Lutsenko (Astana), 7’11” su Enric Mas (Movistar), 8’02” su Guillaume Martin e 10’59” su Pello Bilbao (Bahrain).

Domani lo scenario cambia abbastanza, si torna a disputare una tappa di montagna vera e non più o meno dimezzata come oggi: da Muret a Saint-Lary-Soulan sono 178.4 km per la frazione numero 17 del Tour de France 2021. Nel finale, in un disegno che riserva il meglio per gli ultimi 60 km, Peyresourde, Val Louron-Azet e l’ascesa al Col du Portet all’arrivo. Una tappa disegnata anche bene, vedremo se qualcuno avrà la forza per ribaltare gli equilibri della generale o se Pogacar chiuderà definitivamente tutti i discorsi.

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