Arrivo in solitaria per Ellen Van Dijk agli Europei di Trento © 2021 UEC Road European Championships-Trentino - Bettiniphoto
Arrivo in solitaria per Ellen Van Dijk agli Europei di Trento © 2021 UEC Road European Championships-Trentino - Bettiniphoto

L’età Ellen-istica raggiunge il suo apice

Trionfo in solitaria per Ellen Van Dijk in uno strano Europeo femminile su strada. Podio per Liane Lippert e Rasa Leleivyte, sesta Marta Cavalli, decima Elisa Balsamo. Tra gli Under 23 vince Thibau Nys davanti a un ottimo Filippo Baroncini

Quattro titoli continentali a cronometro di fila dal 2016 al 2019, seguiti da due piazze d’onore (l’ultima l’altro giorno), ma comunque il rapporto d’amore di Ellen Van Dijk e i Campionati Europei era chiaro ed evidente da tempo; credevamo però che si sviluppasse più o meno solo dalle parti delle lancette, dati i risultati; e invece a 34 anni l’olandese di Harmelen ha estratto dal cilindro il coniglio più inatteso, quello di una medaglia d’oro nella prova in linea, conquistata al termine di una prestazione un po’ folle, di sicuro esagerata nelle proporzioni e nelle ambizioni (vincere il titolo partendo in fuga da outsider a quasi 60 km dalla fine?), quasi paradossale nel suo svolgimento tattico (inseguita addirittura dalle stesse compagne arancioni nella prima parte dell’azione, quasi raggiunta al penultimo giro prima che nel gruppetto alle sue spalle trionfasse l’assenza di un progetto, di un accordo, di un programma condiviso.

Un’arrendevolezza (smettere praticamente di pedalare per chilometri) figlia dello squilibrio di forze in campo, con l’Olanda sempre sovrarappresentata qualunque scenario si configurasse, una superiorità a cui solo l’Italia ha potuto opporre qualcosa, dapprima con Soraya Paladin in fuga con la Van Dijk ma destinata a essere staccata al penultimo giro, quindi con il generoso lavoro di Elisa Longo Borghini che prima ha provato a frantumare il gruppetto per disfarsi di almeno una tra Annemiek Van Vleuten e Demi Vollering, e poi si è posta al servizio di Marta Cavalli, che porta a casa il sesto posto con cui si chiude la spedizione italiana femminile a Trento, nel giorno in cui i colori azzurri hanno avuto comunque da festeggiare l’argento di Filippo Baroncini nella prova Under 23 maschile. Certo, a posteriori possiamo dire che se ELB non si fosse disfatta per tirare (staccandosi conseguentemente all’ultimo giro), magari in due, tra lei e la Cavalli, si sarebbe riuscito ad architettare un finale migliore a livello di risultati. Lo dice lo stesso ct Dino Salvoldi, ma comunque né lui né tantomeno noi manifestiamo l’intenzione di imbastire processi: magari Marta si sentiva meglio di quanto in realtà non stesse, per cui ha chiesto a Elisa di sacrificarsi, ma errori di inesperienza a 23 anni (tanti ne ha la cremonese) possono sempre capitare.

L’e8 giri e 107.2 km per il Campionato Europeo su strada donne Élite, iniziato con qualche minuto di ritardo a causa di un incidente stradale che ha coinvolto una vettura della carovana. Primo giro senza sussulti dietro alla Germania che tirava, nelle successive due tornate si sono mosse le francesi: prima Audrey Cordon-Ragot ai -86, poi Eugénie Duval ai -83, quindi di nuovo la Cordon-Ragot, che ha preso un paio di decine di secondi con cui è transitata al secondo passaggio; nel terzo giro la transalpina è stata ripresa sulla salita di Povo, in un tratto in cui l’Italia perdeva Debora Silvestri, tra le staccate. Ai -74 la Duval ha proposto un nuovo allungo, ma non c’era prospettiva per questo tipo di azioni solitarie.

Molto più chance poteva averle un gruppetto, che infatti puntualmente si è formato al quarto giro: ha allungato per prima Sofia Bertizzolo ai -60, poi in contropiede se ne sono andate ai -59 la francese Aude Biannic, la tedesca Romy Kasper e l’olandese Ellen Van Dijk, un terzetto troppo interessante per non balzarci dentro, e in effetti Soraya Paladin si è impegnata ed è riuscita a rientrare nel drappello. Impresa non riuscita alla polacca Marta Lach e alla spagnola Lourdes Oyarbide, che a lungo sono rimaste intercalate tra la testa della corsa e il gruppo, prima di sfumare nel quinto giro.

In questa tornata il margine delle quattro al comando è arrivato stabilmente sui 40″ rispetto al gruppo, mentre da dietro è uscita in contropiede la norvegese Katrine Aalerud; sull’ascesa di Povo la Biannic ha perso contatto dal quartetto di testa, mentre in gruppo si segnalava la sorprendente defezione dell’olandese Marianne Vos, che pure un giro prima portava le borracce alle compagne, esibendo gamba eccellente (o mascherando una giornata no?). Ai -48 Aalerud ha superato Biannic, ma pure per lei l’evasione era a gittata limitata: il gruppo ha ripreso la scandinava ai -42, e a tirare in quel momento c’era addirittura la stessa Olanda che aveva un’atleta lanciata verso una sicura medaglia.

Le tre di testa, tutte certe del podio in caso di riuscita della loro azione, avevano trovato ben presto un accordo dopo il cedimento della Biannic: e infatti nel tratto finale del quinto giro hanno guadagnato fino a un minuto e sono passate al traguardo dei -3 con 46″ di margine: il lavoro di Riejanne Markus e Floortje Mackaij portava frutti. Sul nuovo passaggio da Povo le battistrada hanno perso la compagnia della Kasper, staccatasi di netto ai -36, e questo fatto ha quasi rimesso le ali ai piedi alle altre due, che sono andate a scollinare ai -34 di nuovo con oltre 50″ di margine (il gruppo si era avvicinato fino a 34″ nella prima parte di scalata).

Le due al comando hanno continuato a guadagnare pure in discesa, approfittando di un attimo di riorganizzazione dietro: nel momento in cui la Kasper è stata raggiunta ai -33, la Germania si è messa a tirare al posto delle neerlandesi (ponendo finalmente fine all’obbrobrio tattico oranje visto fin lì), e anche il Belgio è avanzato in gruppo. Le italiane – a parte Silvestri e ovviamente Paladin – erano ancora tutte presenti. Dopo un massimo di 1’05” di vantaggio, Paladin e Van Dijk sono transitate al penultimo passaggio (ai -25.8) con 34″. Tale transito era stato preceduto da un tentativo di allungo della Van Dijk ai -26.6, rintuzzato da Soraya e difficilmente spiegabile con le logiche del ciclismo.

Sulla penultima salita di Povo l’olandese ha tentato ancora di staccare la Paladin, nel primo tratto di ascesa comunque la coppia al comando ha riguadagnato terreno, finché ai -23.5 la Van Dijk ha assestato la botta decisiva per lasciare sul posto l’azzurra. Questo cambiava gli scenari, oltre al fatto che a un giro e mezzo dalla fine era anche l’ora di muoversi dietro. Ai -23 è partita forte la tedesca Liane Lippert, sullo slancio ha superato Paladin e si è ritrovata inseguita da un signor drappello con Elisa Longo Borghini accompagnata da Marta Cavalli, quindi le olandesi Annemiek Van Vleuten e Demi Vollering, la polacca Kasia Niewiadoma, la bielorussa Alena Amialiusik, la svizzera Marlen Reusser e, ultima ad accodarsi, la lituana Rasa Leleivyte. Questo gruppetto ha raggiunto la Lippert ai -21, la Van Dijk era ormai a vista delle contrattaccanti.

Subito Elisa Longo Borghini ha proposto un contropiede, e poi anche un secondo, e tali iniziative – se correttamente miravano a snellire il drappello puntando a far fuori soprattutto il colore arancione – hanno in realtà confuso ancor di più le idee nel gruppetto, rendendo quasi impossibile trovare un accordo per inseguire la fuggitiva. Lei, dopo essere stata a un passo (7″), risaliva fino a un nuovo vantaggio di 54″, con cui ai -13 è transitata per l’ultimo passaggio sotto lo striscione d’arrivo; il secondo gruppo è passato a 1’44”, fuori dai giochi. Proprio la Longo ha tirato il drappello in questa fase, e i suoi sforzi hanno riabbassato il gap a 46″ ai -11, ma quando la piemontese si è fatta da parte, staccandosi, nessun’altra ha proseguito il suo lavoro. Non c’erano abbastanza gambe, evidentemente, per proporre uno schema che contrastasse lo strapotere olandese, con le due oranje dietro che a questo punto giocavano evidentemente di melina, cercando di addormentare il ritmo per favorire la compagna sola al comando.

Ai 10 km, sul punto duro della salita, la Lippert è ripartita forte, con lei la Niewiadoma, mentre Amialiusik, tentando di rientrare, è rimbalzata: l’impresa di Liane e Kasia, improba, era recuperare 55″ sulla Van Dijk; la Van Vleuten, più avanti, da sola ha fatto in modo di riportarsi sulle due atlete intercalate, riprese ai -9. In cima il gap dalla prima è sceso a meno di mezzo minuto, ma il quartetto formato da Reusser, Vollering, Cavalli e Amialiusik è riuscito a rifarsi sotto ai -8. Appena rientrata, la Reusser è partita forte in contropiede: 22″ da recuperare per lei.

A chiudere sull’elvetica ci ha pensato di nuovo Van Vleuten, ma la neocampionessa europea a cronometro non si è arresa subito e per un po’ ha continuato a trenare. Solo che ai -6 ha finito le gambe e l’inseguimento (arrivato a un minimo di 20″ di distacco) è di fatto finito lì: qualche velleitario scatto di 20 metri e rialzarsi; tanto è calato di botto il ritmo che da dietro anche la Leleivyte è riuscita a rientrare ai -4. Ai -3 Niewiadoma ha fatto un’altra sparatina ma son rimaste tutte insieme, nel frattempo Ellen Van Dijk andava a godersi il finale in solitaria che andava a incoronare una giornata clamorosa. Prima e felice al traguardo di Trento, probabilmente nemmeno lei si sarebbe immaginata un epilogo del genere.

La volata per il secondo posto è stata quantomai combattuta: dalla penultima curva è uscita in testa la Reusser, alle sue spalle alla Van Vleuten s’è sganciato un pedale, e allora tagliando per vie interne l’ultima svolta a destra la Niewiadoma è riuscita a superare la svizzera e a entrare per prima sul rettilineo finale. Ma evidentemente non aveva una volata così lunga nelle gambe, sicché ha dovuto subire la rimonta della Lippert, che si è presa la seconda posizione (a 1’18” dalla vincitrice), e della Leleivyte, terza. Quarta la polacca, poi la Vollering e, al sesto posto, Marta Cavalli. Con lo stesso distacco Reusser e Amialiusik, mentre Van Vleuten è stata cronometrata a 1’21”. A 2’28” il gruppo con Elisa Balsamo che ha vinto la volata del decimo posto davanti alla tedesca Lisa Brennauer e alla Mackaij.

In mattinata, su 10 giri del circuito di Trento per un totale di 133.6 km, si è svolta anche la prova Under 23 maschile. Non ci sono stati tentativi di fuga fortunati nella prima parte di gara (ci ha provato anche Gabriele Benedetti in solitaria), poi al penultimo giro il belga Lennert Van Eetvelt ha portato via un gruppetto di 5 comprendente anche Edoardo Zambanini e ha poi staccato gli altri quattro andando a guadagnare fino a 45″ sul plotone. All’ultima tornata si son dovuti muovere i pezzi grossi per andare a riprendere il fiammingo: lo spagnolo Juan Ayuso si è mosso sull’ultimo passaggio sulla salita di Povo, è riuscito nell’intento di chiudere su Van Eetvelt e ha catalizzato intorno a sé un drappello con due azzurri (Filippo Baroncini e Filippo Zana), l’ungherese Erik Fetter, il francese Louis Barré e un altro belga, Thibau Nys.

Questo gruppetto sarebbe andato a giocarsi la vittoria, Zana ha tentato la carta dell’anticipo provandoci da solo ai -2, ma non è riuscito nell’intento. La volata ristretta è stata impostata benissimo da Baroncini, che è uscito in testa dall’insidiosa ultima curva; però l’azzurro ha dovuto subire il ritorno di Nys, che con un migliore spunto ha messo la propria ruota davanti. Baroncini si accontenta di un bell’argento davanti ad Ayuso, Fetter, Van Eetvelt, Zana e – a 4″ – Barré. A 19″ un secondo gruppetto ha visto l’olandese Marijn Van den Berg regolare per l’ottavo posto il ceco Jakub Toupalik e l’austriaco Tobias Bayer.

Il medagliere risulta così aggiornato: Italia prima con 3 ori, 3 argenti e 1 bronzo, seguita da Belgio (2-1-1), Svizzera (2-0-0), Germania (1-4-1), Olanda (1-1-3), Francia (1-0-4), Russia e Danimarca (1-0-0). Di fatto la nazionale azzurra primeggia con un giorno d’anticipo, dato che anche se il Belgio – attualmente secondo – facesse tripletta nell’ultima gara non supererebbe il computo delle medaglie italiane.

Domani la prova più attesa, quella dei professionisti. Si parte alle 12.30 per 179.2 km così strutturati: tratto in linea di 73.4 km intorno a Trento con le salite di Cadine, Vezzano, Vigo Cavedine e – a quota 1040 – Candriai. Dopo la picchiata da questa vetta si piomba sul circuito, i soliti 13.2 km caratterizzati dalla salita di Povo, da ripetere in questo caso per 8 tornate. Startlist di livello, l’Italia difenderà il titolo (3 anni di titoli, per dirla tutta) con Giovanni Aleotti, Andrea Bagioli, Mattia Cattaneo, Sonny Colbrelli, Filippo Ganna, Gianni Moscon, Matteo Trentin e Diego Ulissi, e fronteggerà nomi come Remco Evenepoel e Philippe Gilbert (Belgio), Romain Bardet e Thibaut Pinot (Francia), Matej Mohoric e Tadej Pogacar (Slovenia), Bauke Mollema (Olanda), Iván García Cortina e Mikel Landa (Spagna), Marc Hirschi e Gino Mäder (Svizzera), João Almeida e Rui Costa (Portogallo), Odd Christian Eiking e Alexander Kristoff (Norvegia), Zdenek Stybar (Repubblica Ceca), Peter Sagan (Slovacchia), Attila Valter (Ungheria).

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile