Elisa Balsamo batte Marianne Vos e vince il Mondiale di Leuven © Flanders 2021
Elisa Balsamo batte Marianne Vos e vince il Mondiale di Leuven © Flanders 2021

Nel cielo azzurro spunta l’arcobaleno: Elisa Balsamo!

Un’Italia sensazionale mette la sua capitana nelle condizioni di vincere il Mondiale di Leuven, e lei non tradisce. Marianne Vos si arrende alle azzurre per la quinta volta in carriera, Niewiadoma sul terzo gradino del podio

Speechless. Senza parole, per usare il termine che Elisa Balsamo ha utilizzato nella prima intervista da Campionessa del Mondo. Perché sì, Elisa Balsamo è la nuova Campionessa del Mondo. Una ragazza straordinaria in tutto e per tutto, seria, concentrata, motivata, grintosa, e veloce, tanto veloce. Tanto da battere Marianne Vos, un monumento vivente del ciclismo. Una giornata indimenticabile per la 23enne di Cuneo, una predestinata che seguiamo con tutta l’attenzione possibile sin dalle imprese giovanili, un’atleta versatile che anche in pista sa regalare prestazioni eccellenti. Ma una giornata indimenticabile per tutto il ciclismo italiano, con una gara disputata in maniera più che perfetta. Dopo anni di dominio delle olandesi, alla cui superiorità di squadra le nostre si sono dovute arrendere in maniera sistematica, a Leuven esplode il sorriso che non conosce confini di Elisa, capace di rimettere, con l’aiuto fondamentale di tutte le compagne, l’orologio indietro: esattamente a un decennio fa, quando la Vos doveva puntualmente soccombere alle strategie azzurre.

La prima volta che la divina Marianne dovette arrendersi alle italiane fu nel 2007, 14 anni fa, quando venne anticipata da Marta Bastianelli: ovvero una ragazza che anche oggi era in gara, su strade su cui si esalta, e su cui oggi ha dato una mano importante alla capitana di giornata. Poi – nel disarmante filotto di cinque argenti di fila dal 2007 al 2011 – la fuoriclasse oranje fu battuta da Tatiana Guderzo e per ben due volte da Giorgia Bronzini, la cui ultima vittoria, nel 2011, coincideva con l’ultimo successo azzurro ai Mondiali.

Ci son voluti 10 anni per trovare la giornata giusta, e oggi è quella giornata, che si inscrive in un anno sensazionale per tutto lo sport italiano e lo sublima con una condotta di gara che dice tutto di quel che è possibile fare per un gruppo affiatato, guidato con sapienza e acume dal ct Dino Salvoldi, ed espresso sulla strada dalla straordinaria capacità delle nostre ragazze di tramutare in azioni quel che era teoria. Bastianelli l’abbiamo citata, ma che dire del mostruoso contributo di Elisa Longo Borghini, una leader nata che oggi si porta a casa almeno un paio di strisce di quell’iride di cui è fasciato il torace della sua omonima e corregionale? Che dire della puntualità di una Maria Giulia Confalonieri che ha azzannato nell’ultimo giro tutti i tentativi potenzialmente pericolosi? Che dire della presenza di Marta Cavalli, fondamentale per organizzare nell’ultimo chilometro un treno sontuoso? Quanto a Elena Cecchini e Vittoria Guazzini, non erano nel gruppo delle migliori alla fine ma solo perché avevano lavorato in precedenza.

Una squadra meravigliosa che ha messo all’angolo le olandesi della furiosa Annemiek Van Vleuten, vera ammazzasette della situazione, non si sono contati i suoi attacchi negli ultimi 60 km (per la disperazione di chi doveva prenderne nota!); del turbotreno Ellen Van Dijk, iridata a cronometro che pure oggi è stata in prima linea a scattare e ricucire; della maestosa Anna Van der Breggen, alle ultime battute da ciclista dopo una carriera epocale; delle Brand, delle Pieters, delle Blaak, delle Vollering, tutte variamente titolate e pronte a far corsa dura; di Marianne Vos, la più grande di tutte, che dopo questa memorabile sconfitta ha pianto, s’è disperata – in maniera sommessa ma visibile – per quello che non credeva ancora possibile, poi si è ricomposta e ha omaggiato sul podio la ragazza che l’aveva battuta, da cui la separano 11 anni di età e un’infinità di titoli e maglie, ma che oggi entra nella sua stessa dimensione: quella delle cicliste che possono vantare quell’iride luminosa.

Per il movimento italiano la favola dei Mondiali delle Fiandre continua, dopo il titolo di Filippo Ganna a cronometro, dopo la spettacolare vittoria di Filippo Baroncini ieri tra gli Under 23, aggiungiamo questa perla di cui parleranno a lungo i manuali di ciclismo, per come la nazionale di Salvoldi ha saputo incidere sulla corsa, addormentarla alla bisogna e prenderla in mano quando necessario, rintuzzando tutto il rintuzzabile e colpendo al momento giusto. Non rimarrebbe che una vittoria, per completare l’opera, e sarebbe anche una vittoria che premierebbe quasi un decennio di costruzione e gestione delle maglie azzurre da parte di Davide Cassani: quella di domani tra i professionisti, successo che tra l’altro ci manca dal 2008. Sarà difficilissimo venire a capo di quel po po di colossi coi quali i nostri dovranno confrontarsi nella prova maschile: ma in questo clamoroso 2021 tutto ci pare possibile.

La corsa. 157.7 km per la prova femminile Élite ai Mondiali di Leuven, partenza da Anversa e prima lunga fase di gara in cui il gruppo ha proceduto senza sussulti. Solo quando le ragazze sono approdate al circuito cittadino di Lovanio, per il primo giro e mezzo, l’andatura è sensibilmente aumentata provocando anche una certa selezione sui muretti, ma senza che ciò determinasse azioni rilevanti. Giusto a un’ottantina di chilometri dal traguardo è partita la neozelandese Michaela Drummond che ha preso un margine di venti secondi abbondanti prima di scemare nella sua azione ed essere ripresa ai -71. Fin qui l’Italia molto presente nelle prime posizioni, in perfetto controllo della situazione.

Quando il gruppo è approdato sul circuito delle Fiandre, le cose sono necessariamente cambiate. Sul Moskesstraat, ai -66, Demi Vollering, che già era stata in precedenza alle prese con problemi al cambio, è dovuta scendere di bicicletta e affrontare parte della salita a piedi (stile cross), prima di cambiare, più avanti, appena le è stato possibile, il mezzo. Un guaio per una delle atlete più quotate.

Ai -58, sul muro di Bekestraat, il Mondiale è entrato infine nel vivo, e lo ha fatto con un immancabile forcing di Annemiek Van Vleuten. La chiamata oranje ha prodotto la pavloviana risposta di Elisa Longo Borghini, Marta Bastianelli ed Elisa Balsamo, tutte presenti in prima linea, e di fatto il gruppo si è selezionato nell’occasione e davanti son rimaste circa sessanta atlete (tra le staccate eccellenti, l’iridata a cronometro Ellen Van Dijk); si sono poi moltiplicati i tentativi di contropiede, da Chantal Blaak all’israeliana Omer Shapira (contrata da Vittoria Guazzini), ma il ritmo generale è poi calato, permettendo che ai -53 rientrasse il secondo drappello con Van Dijk e Vollering.

Sullo Smeysberg ai -49 è toccato alla sudafricana Ashleigh Moolman prodursi in un forcing che ha creato uno sparpaglìo di un certo livello, e in questo caso Longo Borghini non è stata la più brillante del novero, anche se è riuscita a entrare, qualche secondo dopo, nel gruppetto che è stato portato via dall’innestarsi della tirata di Van Vleuten sul lavoro dell’africana; davanti anche Balsamo, Bastianelli e Maria Giulia Confalonieri, con l’Italia rappresentata tanto quanto i Paesi Bassi. Subito dopo è partita Lucinda Brand, poi ancora la Vollering, a continuare l’opera demolitoria della nazionale arancione, e in questo caso ELB ha risposto a tono. In un secondo gruppetto c’erano invece Elena Cecchini e Guazzini, e questo nutrito drappello è rientrato sulle prime non appena il ritmo davanti si è nuovamente placato ai -45.

Mentre le azzurre provavano ad addormentare per quanto possibile la corsa (l’obiettivo era portare la Balsamo in posizione di sparo nel finale), l’Olanda ha mosso la pedina Van Dijk, azione a cui è seguito ai -43 un allungo della britannica Anna Henderson e un’altra fase di scattini, il migliore dei quali ha portato la svizzera Sina Frei e la danese Cecilie Ludwig a prendere un po’ di margine ai -40, salvo essere inesorabilmente riprese un chilometro dopo. A questo punto ai -38 è andata in scena la terza accelerazione di Van Vleuten, e ciò ha prodotto la partenza di un gruppetto con la spagnola Mavi García, l’australiana Tiffany Cromwell, la norvegese Anne Dorthe Ysland, e – subentrate in seconda battuta – la Longo e la francese Audrey Cordon Ragot. Ma anche in questo caso l’azione è sfumata, e con questa situazione fibrillante si è rientrati in Leuven per i due giri e mezzo finali del circuito cittadino.

Dopo il passaggio sul Sint-Antoniusberg, la francese Aude Biannic se l’è svignata alla chetichella in vista del passaggio dal traguardo, dove è transitata ai -31 con 8″ sul gruppo delle migliori, nel quale c’erano cinque italiane su sette (46 atlete a comporlo nel complesso), con Cecchini e Guazzini passate nel drappello a 1’28” dalla battistrada (qui c’era pure Anna Van der Breggen che aveva lavorato in precedenza).

Ai -28 Chantal Blaak è partita di nuovo, su di lei di nuovo l’attivissima Cromwell e, in quota azzurra, Marta Bastianelli. La laziale interpretava ottimamente il ruolo di stopper, anche su un immediato contrattacco della statunitense Ruth Winder, mentre la svizzera Marlen Reusser è riuscita a evadere e a riportarsi sulla Biannic ai -26, sullo strappo del Keizersberg. Ma il gruppo delle big era di nuovo lì, ad annullare ogni tentativo, e in tutto questo andirivieni continuava comunque la selezione da dietro.

Sul Decouxlaan ai -24 si è mossa ancora Mavi García (per la terza volta oggi), e in questo caso ha trovato spazio, e neanche poco (mezzo minuto preso in un paio di chilometri), ed è toccato ancora all’Italia – con Marta Cavalli – suonare la carica dietro. Sul Wijnpers ai -21 la polacca Katarzyna Niewiadoma ha accelerato con Brand e Henderson, con Longo Borghini in copertura, e tanto è bastato per abbattere il distacco dalla spagnola, più che dimezzato. Sfumata l’azione di Kasia e le altre, si è mossa in contropiede (e quattro) Annemiek, e di nuovo la Longo è andata a chiudere. Poco dopo AVV ha proposto il suo quinto attacco, e stavolta hanno chiuso francesi e statunitensi.

All’imbocco del penultimo Sint-Antoniusberg abbiamo assistito alla sesta sparata di Van Vleuten, un inesauribile lavorìo ai fianchi di un gruppo che continuava a perdere pezzi a ogni curva, a ogni strappetto, a ogni rettilineo. A questo punto era chiaro che la punta olandese era Marianne Vos, l’unica rimasta sempre coperta, un po’ come la Balsamo per l’Italia. L’ultimo passaggio dal traguardo ha visto la García transitare con 11″ su 37 cicliste (c’erano stati dei rientri dopo l’ultimo muro, su cui erano rimaste in 16), sempre cinque le azzurre.

Annemiek ha avuto ancora il tempo di proporre la rasoiata numero sette, prima che fosse la Van Dijk a incaricarsi di finalizzare l’inseguimento a Mavi García, la quale ha resistito finché ha potuto, e cioè fino all’ultimo Keizersberg ai -10.5. Lo scenario tattico non è però cambiato per il gruppo: Olanda a tirare e ad attaccare, a controllare e a riempire ogni singolo spazio di corsa in maniera vorace. Ai -8 sul Decouxlaan è ripartita la Brand, su di lei l’australiana Chloe Hosking che poi è rimasta per un attimo da sola, ma era lì in rampa di lancio l’ottavo scatto della mostruosa Van Vleuten, marcata da Winder, Niewiadoma, Longo e la lussemburghese Christiane Majerus. Accordo impossibile tra le cinque, e allora Annemiek è partita per la nona volta, un moto perpetuo che su un percorso un tantino più duro avrebbe devastato tutte le avversarie.

Lo stretto imbocco in curva del Wijnpers ai -6 era uno snodo importante, qui la Van Dijk ha provato ad allungare con la Confalonieri a chiudere, ma sul muro la Niewiadoma ha forzato al massimo e ha preso un piccolo margine insieme a Longo Borghini e alla più temuta del panorama, Marianne Vos. In questa fase la Balsamo ha accusato un po’ il colpo. La canadese Alison Jackson e la Van Dijk son rientrate subito sulle tre attaccanti, un po’ di più ci ha messo la cubana Arlenis Sierra, ma la Ludwig si è presa il compito di riportare sotto il gruppo e ci è riuscita ai -4.5. A quel punto che fa la Van Vleuten, non ti propone lo scatto numero dieci? Detto fatto, con lei si è mossa l’ungherese Blanka Kata Vas, e poi si è accodata pure la Bastianelli, e la situazione si è neutralizzata nuovamente (buon per Balsamo, che ha potuto recuperare posizioni).

Ai 3.5 la Van Dijk è ripartita, ancora marcata dalla Confalonieri. La Niewiadoma è rientrata sulle due e subito ha dato impulso a un’azione in cui le altre due, data la presenza della polacca, son rimaste passive. Il terzetto non è andato lontano, ai 2.5 è stato ripreso con la Van Vleuten in prima fila pronta all’ultima sparata sull’Sint-Antoniusberg. Qui ai -2 è stata invece la Niewiadoma a tentarci una volta di più, e con lei ancora Van Dijk e Confalonieri: del terzetto l’azzurra sarebbe stata la più veloce, ma ha scelto di non incentivare l’azione, le altre due si son rialzate e non rimaneva a quel punto che fare la volata a 20 che avrebbe assegnato la maglia iridata 2021.

Dopo l’ultimo chilometro il treno italiano ha preso il proscenio: la Confalonieri ha preparato il terreno, la Cavalli ha accelerato e la Longo Borghini ha dato una martellata con la quale ha stordito tutte, prendendosi due metri di buco e mandando all’aria il controtreno olandese. Elisa Balsamo è stata a questo punto bravissima a chiudere subito sulla compagna, mentre da dietro la Vos, capita la drammaticità del momento, si è buttata sulla ruota della più giovane delle due Elise venute dal Piemonte.

Ai 150 metri Balsamo ha lanciato la volata, la più bella che potrà mai fare nella sua ancora lunga carriera. Presa di testa, tenuta a velocità insostenibile per la grandissima Marianne, e conclusa con due braccia al cielo e un urlo incontenibile: Campionessa del Mondo! A Vos non restava che dare un pugno sul manubrio, rimessa di fronte all’incubo azzurro che la tartassò oltre un decennio fa. Tutte le italiane passate sotto lo striscione d’arrivo hanno esultato come se avessero vinto in prima persona.

Al terzo posto, a 1″, bronzo meritato per la Niewiadoma davanti a Vas, Sierra, Jackson, Vollering, Ludwig, la tedesca Lisa Brennauer e la statunitense Coryn Rivera. Longo Borghini ha chiuso al 17esimo posto, ultima del gruppetto, e di lì a poco una per volta sono arrivate, esauste e felici, Cavalli, Bastianelli e Confalonieri. Guazzini e Cecchini, attardate in un drappello a 9’30”, si sarebbero ricongiunte alle altre sotto al podio, per cantare l’inno nazionale tutte insieme mentre Elisa Balsamo si godeva il momento più sospirato, in cima al mondo: un trionfo azzurro in tutto e per tutto per una giornata memorabile per il ciclismo italiano.

In mattinata si era svolta anche la prova Juniores femminile sulla lunghezza di 75 km (5 giri del circuito di Leuven), nella quale l’Italia ha messo Eleonora Ciabocco nell’iniziativa principale della giornata, da cui è poi emersa l’azione a due che ha determinato il risultato. A vincere è stata Zoe Backstedt, britannica figlia di quello svedese che una volta vinse a sorpresa una Parigi-Roubaix e che oggi fa il commentatore televisivo (Magnus). Zoe se n’è andata con la statunitense Kaia Schmid e poi l’ha battuta in volata. A 57″ il gruppetto di Ciabocco, che è arrivata nona. Prima di lei la tedesca Linda Riedmann (bronzo), l’olandese Elise Uijen, la statunitense Makayla MacPherson, la britannica Millie Couzens, la belga Marith Vanhove e la francese Eglantine Rayer; la top ten è stata chiusa dall’olandese Mijntje Geurts. In un gruppetto poco dietro si è piazzata al 14esimo posto Francesca Barale.

Domani l’attesissima prova dei professionisti, partenza da Anversa alle 10.25 per una gara che misurerà 268.3 km. Solita cinquantina di km in linea all’inizio e solito giro e mezzo del circuito di Leuven prima di un primo passaggio dal circuito delle Fiandre. Quindi si ritorna in città per 4 giri interi, e si fa una seconda diversione per una tornata sul circuito esterno. Gran finale sui due giri e mezzo conclusivi per le strade di Lovanio. Arrivo previsto intorno alle 17.

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