Dylan Van Baarle, solo e felice all'arrivo della Roubaix 2022 © INEOS Grenadiers-Getty Images Sport
Dylan Van Baarle, solo e felice all'arrivo della Roubaix 2022 © INEOS Grenadiers-Getty Images Sport

Dylan, il baarlume diventò luce abbagliante!

Van Baarle vince la Parigi-Roubaix finalizzando la grande battaglia innescata dalla sua INEOS a oltre 200 km dalla fine. Ganna a tratti super, Mohoric devastante, Van Aert secondo con rimpianti, Küng completa il podio. E Van der Poel dov’era?

Trovate una squadra che meritasse più della INEOS Grenadiers di vincere questa Parigi-Roubaix 2022. Un team che a 210 km dalla conclusione decide di spaccare la corsa approfittando dell’unica bava di vento della giornata, che passa da una serie mai finita di intoppi, tra tutti le due forature di Filippo Ganna, quelle di Michal Kwiatkowski e Dylan Van Baarle, qualche caduta che non può mai mancare in questi casi, e che comunque riesce a finalizzare con il tempismo, l’astuzia, le gambe infinite di chi è stato davvero tutto il giorno all’aria, merita solo scrosci di applausi; tantopiù se questo risultato si mette in scia all’Amstel vinta domenica scorsa da Kwiatko e ai precedenti piazzamenti, soprattutto il secondo posto del Fiandre conquistato dallo stesso che oggi è sul tetto del ciclismo: Dylan Van Baarle.

Un corridore che a 29 anni è nel pieno della maturità e lo sta dimostrando da tempo, circolando intorno al risultato grosso, intanto vincendo una bella semiclassica (la Dwars door Vlaanderen 2021), poi assicurandosi la piazza d’onore al Mondiale di Lovanio, quindi rifacendo capolino al Fiandre, appunto. Era nella logica delle cose che, prima o dopo, l’olandese facesse il colpaccio. Oggi è stato magnifico soprattutto una volta superata la soglia dei 200 km, quella che divide la benzina normale dalla super (ma quanto riusciamo a essere vintage?…), ha attaccato per l’ultima volta a 20 km dalla fine e lì si è isolato da tutti, con forza, eleganza e cuore, portando la bici all’arrivo e dribblando gli ultimi ostacoli, su tutti un Carrefour de l’Arbre le cui pietre ha levigato al suo passaggio (se le salite si spianano, il pavé si liscia, no?).

Per la INEOS, già Sky, la prima affermazione nell’iconico velodromo, quella più attesa da sempre per lo squadrone britannico, e non a caso festeggiata in maniera esuberante e commossa dal gran patron Dave Brailsford subito dopo l’arrivo. Questo Van Baarle. Di Ganna parleremo a parte, ma che garone anche lui!

Ma gli altri? Wout Van Aert che un attimo dopo essere guarito dal covid mette tutto quello che ha sulla strada e sul pavé per conquistare un secondo posto che lo lascia pieno di amarezza ma pure di fondate speranze di poterla piegare a sé, un giorno dei prossimi anni, questa classica? Stefan Küng che conferma definitivamente l’ingresso nel club dei grandi delle più dure corse del nord? Tom Devriendt che centra il risultato della vita pur mancando il podio, in una gara in cui è stato in fuga tutto il giorno? E soprattutto Matej Mohoric, il vero grande protagonista della giornata (insieme a Van Baarle), capace di ispirare un’azione tanto folle quanto piena di meraviglia, un attacco che a tratti l’ha tenuto a due minuti di vantaggio sui più forti, e che poi ha forato, ma che ancora ha saputo rifarsi sotto per giocarsi ancora delle chance di vittoria? Dopo la Sanremo vinta qualche settimana fa, il terzo uomo di Slovenia ci ha regalato oggi un’altra prestazione da ovazione: verranno per lui altre grandi soddisfazioni nelle corse più belle, e non saranno infrequenti, vedrete.

La INEOS Grenadiers spacca e indirizza la corsa già prima di pranzo
Ma allora ripartiamo dal via e dalla cronaca di questa corsa a dir poco appassionante. 169 corridori al via per i 257.2 km della 119esima Parigi-Roubaix, attesi a una giornata di sole e di poco vento; sì, credici. Velocità alta sin dall’inizio svariati tentativi solitari di innescare una fuga (il primo in assoluto portato da Manuele Boaro dell’Astana Qazaqstan), poi tentativi di coppia, poi di gruppetti più corposi ma identico risultato: nessuno spazio per nessuno, tutte le squadre che inseguivano tutti, con anche alcuni dei team principali coinvolti nell’obiettivo di mettere un uomo in fuga: Jumbo-Visma, INEOS Grenadiers, Quick-Step Alpha Vinyl. Ai -225 sono partiti Laurent Pichon (Arkéa Samsic), Owain Doull (EF Education-EasyPost) e Alexandr Riabushenko (Astana). I tre hanno presto messo insieme 40″, pareva l’azione potenzialmente buona, ma non lo era per niente, perché a 210 km dalla fine è esploso il mondo: la INEOS si è messa in blocco davanti e ha spezzato il gruppo, approfittando dell’unico tratto in cui il vento era un po’ più sostenuto. Fuga annullata, 73 uomini davanti, tutti gli altri dietro compresi i più attesi ovvero Mathieu Van der Poel (Alpecin), Wout Van Aert (Jumbo), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Kasper Asgreen (Quick-Step)…

Il gruppo INEOS ha subito guadagnato un minuto abbondante, anche gli uomini EF e Quick-Step lì presenti hanno contribuito all’azione, mentre dietro è stata la Groupama-FDJ di Stefan Küng ad assumersi il compito di tirare, poi si è palesata davanti pure la Alpecin, quindi la Trek; non la Jumbo. Di volata si è arrivati in zona pavé, e sono iniziati intoppi, forature, cadute in serie. Ai -161, appena prima del settore 30 (ovvero il primo), giù dietro Pedersen e Asgreen tra gli altri. Un fattore che, fermando per un tratto i Trek, ha rallentato l’inseguimento, il margine oscillava sempre tra l’1’10” e l’1’20”.

Altri caduti in questa primissima fase di pietre: Silvan Dillier (Alpecin), Nico Denz (DSM), Edward Theuns (Trek). Ai -152, ingresso nel settore 28, il lungo tratto da Quiévy a Saint-Python, foratura di Filippo Ganna: un importante plot twist, come dice oggi la generazione Netflix. Infatti la INEOS ha rallentato per aspettare il piemontese, e da dietro si son riavvicinati a 35″. Poi qui Pippo ha fatto un capolavoro, inseguendo come un ossesso e riaccodandosi al primo gruppo già prima della fine del settore, ritrovandosi di nuovo in testa all’uscita del medesimo. Nel frattempo, nel tratto, foratura per Florian Vermeersch (Lotto Soudal), il secondo della scorsa edizione, tentativo di evasione prima di Luke Durbridge (BikeExchange-Jayco) e poi di Tim Declercq (Quick-Step), ma nulla di fatto.

Ai -146, settore 27 a Saint-Python, altra cadutona nel primo gruppo, e nelle prime posizioni per giunta: coinvolti tra gli altri Michal Kwiatkowski (INEOS) e Matej Mohoric (Bahrain-Victorious); ma questo big crash ha fatto più danni agli inseguitori che ai battistrada, infatti il gruppo grosso si è trovato di fronte un budello di bici, corpi, ammiraglie, moto, che ha rallentato la loro marcia, e di fatto all’uscita dal settore il vantaggio dei superstiti del primo drappello ammontava nuovamente a 1’20”; intanto si era mosso solitariamente Niki Terpstra (TotalEnergies).

Terpstra è entrato nel settore 26 con 25″ su un gruppetto di 17 composto da Timo Roosen e Mike Teunissen (Jumbo), Filippo Ganna, Ben Turner e Dylan Van Baarle (INEOS), Davide Ballerini, Yves Lampaert, Florian Sénéchal e Jannik Steimle (Quick-Step), Maciej Bodnar e Daniel Oss (TotalEnergies), Nikias Arndt (DSM), Sebastian Langeveld e Stefan Bissegger (EF), Juan Sebastián Molano (UAE Emirates), Max Kanter (Movistar) e Jens Reynders (Sport Vlaanderen-Baloise). A 40″ dal battistrada la seconda parte del gruppone del ventaglio, a 1’30” il gruppo Van der Poel-Van Aert: come li andate a riprendere quelli là davanti, Mathieu e Wout?

Ai -135 Tersptra è stato ripreso dal gruppetto Ganna, poco più avanti (ai -129) il secondo drappellone, formato da circa 30 unità tra cui Philippe Gilbert (Lotto), Nils Politt (Bora-Hansgrohe), Edoardo Affini (Jumbo), Stefan Bissegger (EF) e Mohoric, si è riportato sui primi; il vantaggio sul gruppone dietro veleggiava oltre il minuto e mezzo quando si è affrontato un altro tratto di percorso ricco di pavé. Jens Reynders ha tentato la sortita solitaria, intanto sulle pietre in questa fase sono riprese cadute e forature, mentre il gruppo dietro vedeva il rientro di Pedersen, Asgreen e altri (che non avevano più smesso di inseguire da quasi 40 km).

Ganna, quanta iella e quante energie sprecate!
Ai -120, settore 23 a Quérenainig, altro intoppo per Ganna: giù la catena, il verbanese si è dovuto di nuovo fermare, e di nuovo mettersi a inseguire tutto solo, e di nuovo riprendere il gruppetto buono, obiettivo riuscito sul successivo settore di pavé ai -118. Intanto i Quick-Step presenti davanti iniziavano a muovere la palla, Reynders forava e quindi veniva ripreso, e dietro la Groupama spingeva a fondo. E poi ci si è messa pure la Alpecin in blocco, di fatto mezzo minuto del gap è stato recuperato in pochi chilometri.

Ai -111, sull’asfalto, son partiti in cinque: Ballerini, Mohoric, Casper Pedersen (DSM), Tom Devriendt (Intermarché-Wanty) e Laurent Pichon (Arkéa), e ciò ha fatto saltare gli schemi nell’ex gruppo di testa, situazione aggravata da una foratura di Van Baarle ai -106; anche Politt e Connor Swift (Arkéa) sono usciti dal drappello, mentre il gruppo grosso si riavvicinava inesorabilmente, e pure la Foresta di Arenberg.

Ai -105, all’ingresso del settore 20 (da Haveluy a Wallers), il gruppo Ganna è stato infine ripreso da quello dei favoriti della vigilia: dài e dài, troppi intoppi in casa INEOS perché non si arrivasse a un simile epilogo. Intanto il drappellino Mohoric-Ballerini deteneva sempre un minuto abbondante. Ai -95 il quintetto al comando ha approcciato la Foresta con 50″ su Politt-Swift e 1’40” sul gruppo.

Ballerini ha forato dopo pochi metri di Arenberg, Mohoric tirava come un ossesso e per Davide le speranze si sono azzerate di colpo. In gruppo si segnalava una certa difficoltà di Van Aert, rimasto impigliato nelle retrovie, mentre fuoriuscivano ancora gli INEOS: prima Ganna, ancora lui, con Küng, poi Kwiatkowski che si è accodato a Jasper Stuyven (Trek), di fatto il gruppo era parcellizzato in mille pezzetti. All’uscita dalla Foresta, ai -92, si contava un margine di 1’10” per i primi su Ballerini-Swift e quasi 2′ sull’avanguardia del gruppo, formata da Ganna, Kwiatkowski, Küng, Politt, Stuyven e Adrien Petit (Intermarché). Casper Pedersen ha forato, quindi davanti son rimasti in tre, Mohoric, Devriendt e Pichon.

Ai -90 Van der Poel si è finalmente mosso, e si è portato sul gruppetto Ganna, ma poi son rientrati in tanti; negli stessi istanti Van Aert ha forato, per lui i buoi sembravano abbondantemente via dal recinto, ma il campione nazionale belga ha trovato ancora la forza per rientrare su un nutrito gruppetto all’ingresso del settore 18 (da Wallers a Helesmes, ma a tutti noto come Pont-Gibus) ai -86. Il margine dei primi comunque continuava a essere sostenuto, 1’15” su Ballerini-Swift e 1’30” sul gruppo. Ma l’inseguimento è andato nuovamente incontro a un rallentamento, insomma anche gli INEOS e Van der Poel e tutti quelli che erano con loro dovevano respirare, per cui sono rotolati nuovamente a 2′, favorendo il rientro del folto gruppo Van Aert ai -84.

Mohoric in stato di grazia mette tutti in ombra
Il fatto che si sia andato rigenerando un gruppo pieno di gente (addirittura un’ottantina di unità) ha permesso che si riorganizzasse un inseguimento deciso, di nuovo ispirato dai Groupama, certo 2′ a un Mohoric in evidente stato di grazia era molto molto difficile andarli a recuperare, anche se mancava tanto all’arrivo. Sul settore 17, da Hornaing a Wandignies, ai -80 Ballerini ha rilanciato mettendo in difficoltà Swift, ma ugualmente non è riuscito a respingere il ritorno del gruppo che l’ha rimesso decisamente nel mirino. Ai -77 Bissegger è uscito di prepotenza e si è rapidamente portato su Davide e Connor; ai -76 una foratura di Küng ha bloccato i Groupama, insomma non c’era verso di dar continuità a un inseguimento per forza di cose destinato all’insuccesso (nel senso: mai il gruppo sarebbe stato testa della corsa, ci sarebbe stato sempre davanti qualcuno di quelli che erano fuori dalla prima ora; è andata in effetti così).

Il terzetto Ballerini ha ripreso il solitario Casper Pedersen ai -76, gli INEOS si son rimessi il gruppo in spalla, ma le energie iniziavano a scarseggiare… tranne quelle di Mohoric, che continuava a spingere in maniera impressionante. Sul settore 16 da Warlaing a Brillon ai -73 il vantaggio sul plotone è volato a 2’30”, con gli intercalati a 2′, poco più avanti, dopo il settore 15 da Tilloy a Sars-et-Rosières, il gruppo ha ripreso Ballerini e soci e subito ai -68 è partito un contropiede con Florian Sénéchal (Quick-Step), Taco Van der Hoorn (Intermarché) e Van Aert, presto rientrato. Allora è partito Matteo Trentin (UAE), inseguito da Tim Merlier (Alpecin) con Kwiatkowski a guidare il resto della compagnia verso l’annullamento del tentativo.

Il settore 14, da Beavry-la-Forêt a Orchies ai -65, è stato imboccato dai battistrada con i soliti due minuti di vantaggio sul mondo. Sul settore 13 (Orchies ai -60) il sussulto della Jumbo, con Nathan Van Hooydonck a portar via Van Aert e non tantissimi altri (Trentin, Van Baarle, Van der Poel, Van der Hoorn, Petit, Küng, Oss, Stuyven, Yves Lampaert della Quick-Step, Guillaume Van Keirsbulck della Alpecin e Ben Turner della INEOS, 12 in tutto): la botta s’è sentita, in un amen è stato limato mezzo minuto dai primi, e lo stesso Wout si è messo in prima persona a guidare la riscossa.

La riscossa del gruppo dei big è tutta sulle ruote di Van Aert
Gli inseguitori ora avevano un’altra marcia rispetto al trio al comando, il settore 12 da Auchy-lez-Orchies a Bersée ai -55 ha visto il gap scendere a 1’10” e qui Van Baarle ha allungato sul gruppetto proprio sul finire del tratto, mentre Trentin ha forato, out of business tutto in una volta, lui come anche Van der Hoorn, Sénéchal e Van Keirsbulck.

Ai -48 il settore 11, Mons-en-Pévèle, era destinato a essere uno degli snodi principali della corsa, e qui Van der Poel per la prima volta ha messo la sua ruotina davanti, dando l’idea di avere ancora tanto da dire. Davanti Pichon, che già aveva dato segni di cedimento, si è esaurito del tutto, Mohoric e Devriendt restavano soli ma ormai la loro azione non aveva più la bellezza di un tempo: Van Baarle era a soli 30″, il gruppetto a 50″, e Van Aert ai -46 ha dato un altro colpo forte forte staccandosi tutti di ruota e facendo vedere le streghe soprattutto a Stuyven, Lampaert e Turner.

Usciti dal pavé, Mathieu e Küng si son rimessi in scia a Wout, anche Petit non c’era più, il terzetto così formatosi aveva tutte le possibilità di dare la svolta. Ai -43 i contrattaccanti hanno ripreso Van Baarle e Pichon, ancora poco più di mezzo minuto da recuperare ai primi. Ma i cambi di sceneggiatura erano all’ordine del minuto, ai -40 per esempio Lampaert, Turner, Stuyven e Petit si son riportati sul gruppetto Van Aert, e un attimo dopo altro colpo di scena: nuova foratura proprio per WVA!

Sul settore 9, da Pont-Thibaut a Ennevelin ai -39, Mohoric ha accusato una noia meccanica: foratura e ciao patria, Devriendt restava solo al comando mentre il gruppetto MVDP riprendeva lo sloveno ai -37, quindi ai -36 rientrava pure Van Aert, tutto da rifare, 35″ da riprendere al solitario battistrada che a 30 anni viveva di gran lunga l’highlight di carriera.

Il settore 8 ai -33 era quello di Templeuve (diviso in due tranche, L’Épinette e Moulin de Vertain), ed è stato tirato tutto da Van der Poel, poi appena usciti ai -32 un Van Aert tarantolato ha continuato a pungolare, come peraltro fatto già prima del settore con Küng. Non si contavano le strappate, ai -30 Lampaert è scattato con Mohoric (inesauribile!), poco dopo Van Baarle si è mosso da solo per andare dietro ai due; ai -28 Moho e Lampaert hanno raggiunto Devriendt, invece Van Baarle è stato per il momento respinto e nel giro di poco avevamo nuovamente mezzo minuto tra i primi e il gruppetto Wout-Mathieu.

Van Baarle ci mette il carico da 11, Van der Poel appassisce
Sul settore 7, da Cysoing a Bourghelles ai -26, Van Baarle è riuscito ad accodarsi ai tre di testa, dietro si traccheggiava un po’ tanto e il margine si ampliava (fino a 44″), di nuovo un Matej oversize a ispirare la manovra. Il settore 6, da Bourghelles a Wannehain ai -24, ha visto Stuyven dare un colpo, poi usciti dal pavé ai -23 Van Aert è andato di nuovo con Küng, e invece Van der Poel non ha risposto presente, restando con Turner, Petit e Pichon. Ai -22 Wout e Stefan si sono accodati a Stuyven, corsa riaperta per loro, chiusa per il favoritissimo Mathieu.

Subito prima del settore 5, quello di Camphin-en-Pévèle ai -21, Stuyven ha forato, un problema in meno per Van Aert che ha spinto a tutta sul pavé, ma intanto davanti Van Baarle la metteva giù dura e allungava sugli altri; Mohoric e Lampaert non hanno però mollato, cosa che inevitabilmente è invece successa a Devriendt. Qui Van der Poel ha iniziato a reagire, ma era un po’ tardi; Turner è caduto, il suo compagno al comando intanto si ritrovava le ali alle ruote.

Il Carrefour de l’Arbre era l’ultimo snodo fondamentale ai -17. Van Baarle l’ha preso con 10″ su Mohoric e Lampaert, Van Aert e Küng seguivano a 40″, poi lo svizzero ha sbagliato una curva e s’è staccato, ma pure per Wout non erano fiorellini di primavera: 40″ il suo ritardo, decisamente incolmabile. Più indietro MVDP metteva il turbo ma più che staccare Stuyven ormai non poteva.

Küng ha ancora trovato le forze per riaccodarsi a WVA, poi entrambi sul settore di Gruson ai -14 hanno ripreso Devriendt; Mohoric e Lampaert non erano lontani, Van Baarle invece era già con la testa nell’Olimpo che stava andando a conquistarsi. Ai -7 l’ultima bruttissima caduta della giornata ha coinvolto Lampaert sul settore 2, da Willems a Hem: il corridore della Quick-Step ha urtato il braccio di uno spettatore ed è volato via come una catapulta, atterrando duro di schiena. Per fortuna s’è rialzato subito e ha ripreso la corsa.

Un attimo dopo Van Aert, Küng e Devriendt son piombati su Mohoric, mentre il povero Yves veniva raggiunto e superato dal gruppetto Van der Poel. Ai -4 in punto Küng ha azzardato un anticipo ma Van Aert gli ha subito messo la museruola: il podio sarebbe stato deciso da uno sprint ristretto tra i quattro.

Van Baarle si è stragoduto le ultime pedalate, l’ingresso nel velodromo, l’esultanza liberatoria, l’abbraccio di Dave Brailsford che aspettava il suo uomo del giorno per coccolarselo nel giorno della caduta dell’ultimo tabù per la sua squadra, la vittoria della Roubaix: ora sì che può andare in pensione tranquillo, se lo vorrà.

Lo sprint per il secondo posto, a 1’47” dal vincitore: Küng ha tentato un bell’anticipo sulla penultima parabola, Van Aert l’ha acciuffato dopo un attimo di esitazione ed è andato a superarlo sull’ultimo rettilineo, assicurandosi una serena piazza d’onore; al quarto posto Devriendt ha preceduto Mohoric, poi a 2’27” son giunti nell’ordine Petit, Stuyven e Pichon, con Van der Poel sfilatosi nel finale per chiudere al nono posto a 2’34”; Lampaert a 2’59” ha chiuso la top ten, Andrea Pasqualon (Intermarché) è stato il primo degli italiani, 19esimo in un gruppetto a 4’47”.

Tutti distrutti, impolverati, fiaccati nel fisico ma rinvigoriti nell’anima, perché portare a termine – in qualsivoglia posizione – una corsa come quella di oggi significa essere ciclisti in tutto e per tutto. “Tutti primi al traguardo del mio cuore”, diceva un vecchio adagio: oggi più che mai vero, in una gara inimitabile, perché la Roubaix non è paragonabile ad altre corse; solo ad altre Roubaix!

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