Jai Hindley vince al Blockhaus su Romain Bardet e Richard Carapaz © RCS Sport
Jai Hindley vince al Blockhaus su Romain Bardet e Richard Carapaz © RCS Sport

Hindley mette nel sacco tutti i favoriti

Giro, al Blockhaus Carapaz attacca con Bardet e Landa ma alla fine vince l’australiano che ringrazia un grande Almeida per averlo riportato sotto. Pozzovivo super, Nibali quasi, Yates saluta i migliori, López salva la rosa

Che cosa ci lascia il primo tappone del Giro 105? Tanti pensieri, tante riflessioni, qualche elucubrazione, importanti conferme, discrete delusioni, non marginali sorprese. Un bel condensato di ciclismo pur in una giornata che ha visto alla fine meno differenze di quante ce ne saremmo potuti aspettare, non sono arrivati in cima al Blockhaus uno per volta, ma le forze in campo le abbiamo potute vedere e pesare ugualmente. Partiamo dagli italiani, perché la controprestazione che fa più male è quella di Giulio Ciccone, respinto con perdite (nette) dalla salita di casa sua. Anche per quest’anno niente sogni di classifica per l’abruzzese, che d’ora in poi si voterà al supporto a Juan Pedro López, oltre che alla ricerca, magari e se possibile, di un successo parziale nella terza settimana.

Di contro, per un Lorenzo Fortunato in linea con le aspettative che lo vogliono a ridosso del primo drappellone dei forti, abbiamo la prestazione over the top di Domenico Pozzovivo, arrivato coi primissimi, e quella incoraggiante di Vincenzo Nibali, che ha mollato solo a 3 km dalla vetta e ha limitato abbondantemente i danni: lo Squalo non è proprio in là in classifica, se la terza settimana renderà giustizia al suo motore diesel potremo assistere a interessanti scalate della generale. Certo dà da pensare il fatto che si resti ancora aggrappati a un 37enne e un 39enne, ma la cosa non rappresenta poi una grossa novità: il ricambio generazionale non s’è mai compiuto a queste latitudini, tocca aspettare ancora un po’ per trovare eredi all’altezza di tali ascendenti. (In tema di grandi vecchi: Alejandro Valverde nono al traguardo e undicesimo in classifica. Non occorre aggiungere altro).

Spostiamoci oltre confine. Richard Carapaz ha senza dubbio la squadra più forte, talmente da riuscire in un’impresa che negli ultimi anni non è così scontata, ovvero il gruppo che in una tappa di montagna annulla la fuga e permette ai big di giocarsi la vittoria faccia a faccia. Poi però l’ecuadoriano non è riuscito a finalizzare il gran lavoro della INEOS Grenadiers, ovvero ci ha provato ma ha trovato sulla sua strada almeno due contender che non hanno avuto paura di rispondergli a tono, Romain Bardet e Mikel Landa. Entrambi continuano ad avere in alta classifica un compagno, Thymen Arensman e Pello Bilbao, e questa doppia chance andrà preservata con le unghie da DSM e Bahrain-Victorious, perché da questo elemento passano mille possibilità di inventarsi cose, più avanti.

Se parliamo di doppie chance, la Bora-Hansgrohe perde Wilco Kelderman come opzione reale ma sa di poter contare su due pezzi forti come Jai Hindley ed Emanuel Buchmann, conservando pure Lennard Kämna come possibile variabile impazzita. Non è poco, e la vittoria di Jai (è lui che ha trionfato in cima al Blockhaus) è pure una rivincita del Giro 2020, quello ottobrino da molti considerato spurio, poco competitivo, di livello inferiore proprio perché a giocarselo furono due newbie come lo stesso Hindley e Tao Geoghegan Hart (che vinse, come sapete). Insomma, non proprio malaccio questo australiano che ha appena compiuto 26 anni e che dimostra di valere le previsioni che vedono in lui uno dei protagonisti dei grandi giri da qui a diversi anni; non è un Pogacar, ma al gran ballo potrà ballare anche lui: già a partire dalla danza in corso sulle strade d’Italia.

Dei grandi resistenti di giornata, poi, che vogliamo dire? João Almeida detto Il Tigna ha corso come suo solito, staccandosi subito, dando l’impressione di essere lì lì per tirare le cuoia (“classificamente” parlando), per poi emergere ogni volta più forte, più grintoso, più attaccato all’idea di doverselo giocare eccome pure lui, questo Giro. Il modo con cui non una sola volta ha riportato il secondo gruppetto (in cui c’era pure quello destinato a vincere la tappa) sul primo è una lezione di ciclismo da tramandare: anche questo è uno spettacolo da non perdersi.

E poi Juan Pedro López? Benissimo fino a un certo punto, poi un intoppo l’ha costretto a mettere piede a terra, e fermarsi e poi ripartire su un Blockhaus non è che lo fai così in souplesse. Ha quindi pagato, l’andaluso, questo problema che gli ha fatto perdere il ritmo nonché diversi secondi. E quando il treno va via, non è detto che poi si riesca a risalirci in corsa. JuanPe non ci è riuscito ma ha avuto il merito di non perdere la testa, di fare di necessità virtù e di imbastire una difesa straziante e vincente, riuscendo a salvare il primato in classifica per una manciatina di secondi che gli permetteranno di pianificare un’altra settimana in maglia rosa, dopo avergli regalato altri momenti di forti emozioni a fine gara: niente male per essere al primo Giro!

Parlando invece di chi non ce l’ha fatta, due righe le merita Simon Yates, uno che quasi abbiamo adottato, vista la sua pervicacia nel venire al Giro per provare a vincerlo. La mazzata in doppia cifra presa oggi lo allontana nettamente dalla possibilità anche solo di agguantare un podio come fece 12 mesi fa. Poi magari si inventa una fuga del secolo e rientra in qualche modo in corsa, ma la versione del gemello vista oggi è veramente deprimente, in primis per lui, poi anche per tutti i suoi tifosi. Speriamo che almeno ritrovi la voglia di lottare nei prossimi giorni perché resta pur sempre uno dei protagonisti più amati della corsa rosa.

La cronaca della tappa
Isernia-Blockhaus, 191 km per la nona tappa del Giro d’Italia 2022, quella che chiudeva la prima metà della corsa rosa. Il sole ha accolto i corridori alla partenza, o meglio il sole e il Valico del Macerone, storica salita dei tempi di Girardengo, e poi subito dopo la scalata di Rionero Sannitico. Un avvio in salita significa solitamente che la fuga parte di forza, ma oggi eravamo troppo lontani sia dal traguardo (con una lunga fase interlocutoria tra le ascese iniziali e i colpi finali) che dalla conclusione del Giro, per cui chi si aspettava battaglia dei big sin dalle prime battute era destinato alla delusione. Comunque l’attacco della giornata ha preso forma sulle citate rampe, con Diego Rosa (Eolo-Kometa) che dapprima si è segnalato in un primigenio drappello di coraggiosi (Matthew Holmes della Lotto Soudal ha conquistato il Gpm del Macerone al km 4), e poi sulla seconda salita ha allungato con decisione, chiamando la risposta di altri che son riusciti a emergere da un plotone in via di rapida selezione.

Dopo il Gpm di Rionero Sannitico (km 18) intorno al piemontese si sono via via coagulati in discesa altri otto uomini: prima Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan) e Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli), poi anche Nans Peters e Felix Gall (AG2R Citroën), Filippo Zana (Bardiani-CSF), Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost), James Knox (Quick-Step Alpha Vinyl) ed Eduardo Sepúlveda (Drone Hopper). Il vantaggio massimo del drappello è arrivato fino a 5’20” al km 50, poi la Trek-Segafredo ha iniziato a lavorare seriamente, 6’48” il ritardo in classifica del più vicino, Gall, quindi l’interesse da parte del team della maglia rosa Juan Pedro López a non far prendere un quarto d’ora alla fuga.

Dopodiché è stata la INEOS Grenadiers a incaricarsi di cambiare ritmo, perché evidentemente c’era la volontà di andare a giocarsi direttamente la tappa con Richard Carapaz, e a quel punto la festa per i battistrada è finita: distacco del gruppo abbattuto a 2’10” quando ai -62 si è approcciato il falsopiano che conduceva alla penultima scalata di giornata, quella di Passo Lanciano.

A questo punto davanti hanno capito che andava cambiato lo spartito, e Peters è partito staccando tutti meno Tesfatsion che è andato rapidamente a chiudere; più avanti (ai -56) è arrivato sulla coppia pure Sepúlveda, che si è messo al servizio del compagno, e poi c’è stato il bell’assolo di Rosa, che ai -50 è rientrato tutto solo per poi ripartire immediatamente. Anche stavolta Tesfatsion ha risposto al pungolo, piantandosi alla ruota del piemontese senza dargli un cambio.

Intanto in gruppo accadevano psicodrammi minori, nel senso che lungo la salita (ai -55 diciamo) Mikel Landa (Bahrain-Victorious) è caduto (senza conseguenze fisiche) e si è quindi ritrovato alle prese con un problema meccanico alla catena e contemporaneamente un guaio strutturale a uno scarpino. Momenti di tensione, poi i compagni hanno aiutato l’alavese a rientrare in gruppo dopo che le noie sono state risolte. Una giornata non scevra da intoppi per la Bahrain, che già sulla salita di Rionero aveva dovuto fare i conti con una caduta di Pello Bilbao (con altri, tutti ripartiti), che se l’è cavata con una botta da valutare poi nel prosieguo.

Salendo salendo verso Passo Lanciano, Rosa e Tesfatsion hanno aumentato nettamente il vantaggio sul gruppo che procedeva regolare, anche 3’30” a un certo punto, poi 3′ allo scollinamento (Gpm ai -43 vinto da Diego, çvsd: maglia azzurra conquistata!), mentre in mezzo restavano gli altri fuggitivi, per primi Sepúlveda-Peters su cui ai -45 è rientrato Dombrowski: 55″ il ritardo del terzetto al passaggio.

In discesa Tesfatsion ha aumentato e ha staccato Rosa, poi però ai -36 ha fatto un drittone epocale e ha infilato per fortuna un buco tra murata e guardrail, per cui s’è solo ribaltato ma non ha riportato danni esagerati (in rapporto a quel che poteva essere, ovvio). Rosa si è quindi ritrovato solo.

Ma il grosso delle cose accadeva nel gruppo maglia rosa, con dei frazionamenti in discesa, una foratura per Wilco Kelderman (Bora-Hansgrohe), Landa (aridaje) rimasto attardato, tutto per fortuna (degli sventurati di turno) destinato a ricomporsi in fondo alla discesa.

Ai -21, sulla salita verso Roccamorice che anticipava il Blockhaus vero e proprio, Dombrowski e Peters hanno ripreso Rosa che aveva grossomodo finito la benzina. Ai -20 Dombrowski ha allungato a sua volta, ultimi lampi per una fuga che stava rapidamente evaporando, col gruppo ormai a un passo con la INEOS che con Jhonatan Narváez aveva ripreso a martellare forte mentre Tom Dumoulin (Jumbo-Visma) portava le borracce ai compagni. Non era solo lui a stare tra le ammiraglie, ma pure Kelderman, che ai -18 ha voluto ricambiare bici ma ciò ha fatto sì che perdesse nuovamente contatto dai migliori, faticando parecchio per riprendere la coda del plotone, ormai assai ridotto.

A 15.5 km dalla fine Dombrowski è stato ripreso, la UAE Emirates di João Almeida ha preso a collaborare con gli INEOS e qualcuno, ancor prima che iniziasse ufficialmente il Blockhaus, ha iniziato ad avere la vista annebbiata: il sesto della generale Mauri Vansevenant (Quick-Step), direttamente staccato, ma pure qualche insospettabile del calibro di Simon Yates (BikeExchange-Jayco), troppo a fondo gruppo per essere vero. Il traguardo volante di Roccamorice non è stato contestato (Richard Carapaz, nel trenino, è transitato comunque per terzo prendendo 1″), quindi è iniziata l’attesa salita finale con Ben Tulett a tirare forte.

La prima vittima del Blockhaus, ai -13, è stato Dumoulin, insieme a Rein Taaramäe (Intermarché-Wanty), pur sempre terzo in classifica. Di lì a poco un botto che ha fatto rumore: Giulio Ciccone (Trek), il più atteso dal pubblico di casa, ha gettato la spugna. Anche quest’anno il Giro non lo vincerà. Subito dopo i foschi presagi intorno a Yates si sono inverati: staccato inesorabilmente Simon, insieme a Santiago Buitrago (Bahrain), pure lui abbastanza su in classifica (nei 20). La sinergia INEOS-UAE (anche Rui Costa ha contribuito nel trenaggio) faceva male.

Ai -10, quando si è staccata la maglia azzurra Koen Bouwman (Jumbo), il gruppo di testa constava di 25 unità dietro a Pavel Sivakov (INEOS); Yates pagava a questo punto 25″, non era del tutto andato alla deriva insomma. Ai -9 un’accelerazione di Domen Novak (Bahrain) ha fatto fuori Sam Oomen (Jumbo) e un deludente Hugh Carthy (EF), e ha messo in seria crisi Almeida, che da diverso tempo, col suo caracollare a fondo gruppo, dava l’impressione di essere attaccato coi denti. Il che non gli è bastato per resistere quando ai -8 ha perso contatto insieme al compagno Davide Formolo, a Lennard Kämna (Bora), a Pello Bilbao con Wout Poels e lo stesso Novak (Bahrain), e Jan Hirt (Intermarché).

JuanPe López, fin qui ineccepibile, ha tamponato Alejandro Valverde (Movistar) e si è ritrovato col piede a terra. Alle spalle di Richie Porte (INEOS), deputato a tirare nel frangente, oltre a Carapaz c’erano bene Romain Bardet (DSM), Landa, Emanuel Buchmann (Bora), un Vincenzo Nibali (Astana) in spolvero, un granitico Domenico Pozzovivo (Intermarché), Jai Hindley (Bora), Thymen Arensman (DSM), Valverdone, un Almeida in ripresa con Hirt e poi ancora Lorenzo Fortunato (Eolo) e Guillaume Martin (Cofidis) a far l’elastico e poi infine staccarsi. López, a oltre 20″, a lottare col vento contrario e con se stesso, poi ai -6.5 raggiunto da Bilbao che gli ha dato una mano (in realtà Pello lavorava ovviamente per sé, ma la cosa non dispiaceva a JuanPe).

La presenza di Bilbao è stata salvifica per la maglia rosa: ai 5.5 i due hanno raggiunto Hirt, Fortunato, Martin e Kämna, mezzo minuto il distacco dai primi 11. A 4.6 dalla fine, la rasoiata di Carapaz, con risposta immediata di Bardet e Landa, poi Hindley più indietro e poi dopo un buco Nibali e gli altri. Mikel ha rilanciato, invece Almeida ha riportato il drappellino con Vincenzo, Pozzovivo, Valverde e Buchmann su Hindley; saltato Arensman.

Ai 4 km anche Bardet ha dato una bottarella, ma le distanze non erano incolmabili sugli inseguitori che tenevano a vista il terzetto di testa, ma tra cui non c’erano più Valverde e Buchmann, staccati di qualche metro. Ai 3 km pure Nibali ha perso terreno da Almeida, Hindley e Pozzovivo, i quali un attimo dopo sono andati a chiudere sui battistrada: sei al comando ma solo per un attimo, perché subito Landa ha fatto un nuovo rilancio che ha riaperto il solchetto. Ma Almeida è un cagnaccio e lo sappiamo, figurarsi se si lasciava sfuggire il trenino buono, e di nuovo ai 2 km si è rifatto sotto con Jay e Mimmo a ruota.

Questo era ormai il gruppetto destinato a giocarsi la tappa, ai 1900 è partito il più antico della compagnia, Pozzovivo, ma la sua azione è durata un attimo; meglio Bardet in contropiede, una sgasata che ha nuovamente ricacciato indietro i tre appena sopraggiunti. Quando però i cambi di ritmo hanno lasciato spazio a un minimo di melina, ai 900 metri il secondo trio è ritornato sotto per l’ennesima volta, quella definitiva.

Restava solo la volata a sei per definire posizioni e temporanee gerarchie. Hindley l’ha presa in testa con Pozzovivo a ruota, e ha avuto la tenacia di tenere il punto fin sulla linea d’arrivo, malgrado Carapaz e poi ancor meglio Bardet abbiano tentato in ogni modo di rimontarlo, dovendosi però accontentare dei posti accanto al primo sull’ideale podio di giornata. Jai-Romain-Richard, poi Landa e, appena più sfilato, Almeida; Pozzovivo l’hanno cronometrato a 3″, a 16″ è arrivato Buchmann e a 34″ ha chiuso un dignitosissimo Nibali, seguito a 46″ da Valverde e a 58″ da Arensman.

Fuori dai 10, nell’ordine, Martin e Bilbao a 1’08”, Hirt a 1’39”, Fortunato a 1’42” e López a 1’46”, arrivato con l’anima di fuori e subito preoccupato di capire se tutto quello sforzo fosse valso a qualcosa, ovvero – nella sua prospettiva – il salvataggio della rosa. Sì JuanPe, l’hai salvata, e allora giù a sciogliersi in un’esultanza simile a quella di quando la maglia l’ha presa, sull’Etna. Altri distacchi: 3’48” Carthy, 4’01” Porte, 4’34” Oomen, Kämna e Iván Ramiro Sosa (Movistar), poi ancora 9’05” Bouwman, 9’26” Ciccone, 10’53” Kelderman, 11’15” Yates, 12’49” Vansevenant, 14’12” Dumoulin, 15’36” Buitrago e non ci dilunghiamo oltre.

Piccolo intermezzo: López, ai microfoni Rai, si è scusato con Oomen per avergli gettato una borraccia addosso in un momento di nervosismo dettato da una manovra azzardata dell’olandese, così facendo autoaccusandosi di un gesto passibile di espulsione, se solo la giuria avesse trovato delle immagini che inchiodassero lo spagnolo. Magari un’altra volta maggiore cautela nelle dichiarazioni, JuanPe…

La classifica, allora: il mordace JPL conserva la rosa per un sospiro, e alle sue spalle le distanze si accorciano tanto: Almeida è secondo a 12″, Bardet terzo a 14″, Carapaz quarto a 15″, Hindley quinto a 20″, poi entro il minuto abbiamo ancora Martin a 28″, Landa a 29″ e Pozzovivo a 54″. Non lontani anche Buchmann a 1’09”, Bilbao a 1’22”, Valverde a 1’23” e Arensman a 1’27”. Nibali scala 16 posizioni e ora è 13esimo a 3’04”, tutto sommato ancora in gioco per tutto, se gli astri si allineassero nella seconda metà di Giro. Alle spalle dello Squalo, Hirt a 3’09”, Kämna a 3’26”, Porte a 4’19”, Carthy a 4’22”, Fortunato a 5’49”, Sosa a 5’53” e Oomen a 7’21”. Fuori dai 20 (e fuori causa) Bouwman a 9’38”, Ciccone a 10’12”, Sivakov a 10’52”, Kelderman a 11’02”, Yates a 11’11” e tutti gli altri più indietro e più lontani.

Domani si riposa ma la rimescolata del Blockhaus dispiegherà i propri effetti a lungo termine, perché le prossime tappe (almeno fino a Torino, diciamo) non saranno niente di che, per una seconda settimana di molto inferiore a quel che sarà la terza, e al di sotto pure della prima. Si ripartirà martedì dalla Pescara-Jesi di 196 km, teoricamente la tappa dei muri marchigiani ma quest’anno le varie rampette non saranno di quelle spaccagambe. Una frazione per Mathieu Van der Poel, ancora, e in cui non dovrebbero consumarsi troppi giochi di classifica.

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La vignetta di Pellegrini

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