Gli occhiali volano via, la tappa è vinta: Giulio Ciccone a Cogne © Trek-Segafredo - SprintCycling
Gli occhiali volano via, la tappa è vinta: Giulio Ciccone a Cogne © Trek-Segafredo - SprintCycling

Il ritorno del Divo Giulio: Ciccone oversize a Cogne

L’abruzzese centra la fuga e la spacca sulle salite valdostane del Giro d’Italia. Vince per distacco, Buitrago e Pedrero sul podio di giornata. Big inerti: recupera qualcosa solo Guillaume Martin, Carapaz va al riposo in rosa

Quando vince Giulio Ciccone c’è sempre da sorridere. Perché intanto che si affermi un corridore del suo talento è sempre cosa gradita, poi lui, tanto fumantino quanto sensibile, è buffo nelle sue esultanze e tenero nelle sue reazioni, che siano rabbiose o semplicemente emozionate. Come oggi a Cogne, ha cominciato a festeggiare all’ultimo chilometro, poi sul rettilineo finale ha continuato a sbracciarsi incitando il pubblico a incitarlo, infine ha lanciato gli occhiali, come già aveva fatto nella precedente affermazione di Ponte di Legno 2019 (la prima, ancora 21enne, la ottenne da neopro’ nel 2016 a Sestola), e una volta tagliato il traguardo è esploso in un pianto dirotto con cui ha tirato fuori tutto quello che c’era da tirar fuori.

Il suo Giro d’Italia era entrato in un tunnel al Blockhaus, lì staccandosi da tutti i migliori nella tappa di casa Giulio era andato più o meno in blackout, e diciamo pure che quando ci sono problemi fisici a inficiare una prestazione, la rabbia è ancora maggiore, perché si resta col rimpianto di quel che si sarebbe potuto fare se si fosse stati nelle migliori condizioni. E va bene, ormai quel che è stato è stato, la macchina del tempo non l’abbiamo ancora inventata e viene il sospetto che, quand’anche lo fosse stata, la utilizzeremmo per cose più importanti perfino di una tappa del Giro (ne esistono, anche se a volte non ci sembra). Ciccone non farà classifica (se non in tono minore), ma questa giornata di Cogne resterà tra le perle della sua carriera. Cercata pervicacemente e trovata la fuga, gestita la prima parte dell’azione sulla salita di Pila, esplosi i colpi giusti su quella di Verrogne, finalizzato il tutto in maniera superba su quella che portava all’arrivo. Scacco matto in tre mosse, e tutti gli onori per lui in una frazione in cui tra l’altro i big della generale hanno avuto il buon gusto di lasciare tutto il proscenio all’abruzzese, dato che non hanno mosso sopracciglio, arrivando tutti insieme senza nemmen graffiarsi.

E dire che l’avvio di tappa ci aveva fatto pensare che avrebbero potuto suonarsele di santa ragione alla fine, ma poi ha prevalso l’annacquamento del percorso con una salita finale davvero troppo facile perché si pensasse, a una settimana dalla fine della corsa rosa, di immolarsi per guadagni tutti da verificare. Gli squadroni (la INEOS in bella parata, ma dietro c’era pure la Bora grandi firme) hanno fatto il resto per bagnare le polveri a chi mai potesse pensare di inventarsi qualcosa. Pazienza, non mancheranno tappe in cui far casino, anzi da martedì a domenica saranno tutte giornate decisive, con l’eccezione del facile trasferimento di Treviso giovedì. Sapremo aspettare, consci che saremo accontentati.

Nella 15esima tappa del Giro d’Italia 2022, la Rivarolo Canavese-Cogne di 177 km, ci si aspettava una partenza da tutti contro tutti, ma questi matti hanno decisamente esagerato, prima ora a oltre 52 km orari, 52 chilometri in una sola ora, lo ripetiamo nel caso il concetto passasse in sordina… Inutile dire che i tentativi di fuga, a partire dal primo scatto di Arnaud Démare (Groupama-FDJ), si sono succeduti in maniera torrenziale, senza che qualcuno riuscisse a guadagnare più di 20″ su un gruppo che inesorabilmente ogni volta ritornava sotto, pronto a nuove fuoriuscite. Tanto per complicare le cose, in partenza c’è stata una caduta che ha coinvolto una ventina di corridori, tra i quali la maglia rosa Richard Carapaz (INEOS Grenadiers), Mikel Landa (Bahrain-Victorious) e Simon Yates (BikeExchange-Jayco), tutti per fortuna senza conseguenza alcuna.

Vi facciamo la grazia dell’elenco dei 180 tentativi a vuoto e voliamo direttamente a quello destinato al successo: al km 75 (poco più di 100 dalla fine) hanno preso margine in cinque: Rémy Rochas (Cofidis), Merhawi Kudus (EF Education-EasyPost), Erik Fetter (Eolo-Kometa), Lawson Craddock (BikeExchange) e Thymen Arensman (DSM). Su di loro si sono in breve portati altri 23 contrattaccanti, ovvero: Mikaël Cherel e Nicolas Prodhomme (AG2R Citroën), Mathieu Van der Poel e Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), David De La Cruz e Harold Tejada (Astana Qazaqstan), Santiago Buitrago (Bahrain), Luca Covili (Bardiani-CSF), Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Hugh Carthy e Julius Van den Berg (EF), Koen Bouwman, Gijs Leemreize e Sam Oomen (Jumbo-Visma), Antonio Pedrero, José Joaquín Rojas e Iván Sosa (Movistar), Nico Denz e Martijn Tusveld (DSM), Giulio Ciccone e Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Rui Costa e Davide Formolo (UAE Emirates). Il gruppo ha finalmente lasciato fare, fuga fatta. Intanto si segnalava il ritiro di Valerio Conti (Astana) a causa di un’infiammazione al nervo sciatico.

Sulla prima salita di giornata, quella di Pila, Van der Poel ha allungato quando all’arrivo mancavano 79 km; Bouwman l’ha seguito e poi l’ha mollato lì, andando a prendersi i punti Gpm grazie ai quali ha strappato a Diego Rosa (Eolo) la maglia azzurra. Mathieu era comunque voglioso di fare qualcosa, e allora è ripartito sulla successiva discesa, seguito da Tusveld col quale è poi rientrato su Bouwman ai -60. Il gruppo veleggiava a questo punto a 5′, controllato dalla INEOS.

Sulla salita di Verrogne, la più dura della tappa, gli equilibri in campo sono nettamente mutati: sul terzetto di testa, che era arrivato ad avere 1’40” sugli altri fuggitivi, sono rientrati ai -48 Ciccone, Buitrago e Pedrero, e si sono invece staccati Bouwman e MVDP; ai -46 ha perso contatto pure Tusveld, mentre l’abruzzese della Trek spingeva a fondo. Il gruppo è arrivato ad avere in questi istanti un ritardo massimo di 6′, ma a questo punto anche dietro le cose sono cambiate, in quanto la UAE ha preso le redini della corsa con una bella tirata di Diego Ulissi. La squadra di João Almeida aveva davanti ancora Formolo e Rui Costa, quest’ultimo addirittura si stava rapidamente avvicinando ai battistrada quando a un certo punto ha rallentato, richiamato evidentemente dall’ammiraglia in vista di un prezioso supporto al capitano.

La stessa cosa, più dietro, faceva Formolo, raggiunto dal plotone ai -45 e subito messosi a disposizione dato che Ulissi aveva finito il proprio lavoro. Alle spalle di Roccia non c’erano più di 30 uomini, praticamente tutti quelli dell’alta classifica e qualche gregario, ma il veneto non è durato troppo, lasciando presto il pallino nuovamente agli INEOS (che erano ancora in cinque intorno a Carapaz). Meglio andava al compagno di Formolo, Rui Costa, che – raggiunto da Carthy, trovava una buona locomotiva a cui accodarsi per riportarsi su Tusveld. Quando il britannico, in vista del Gpm, ha accelerato, Tusveld è saltato e pure il corridore della UAE non è riuscito a reggere il ritmo, ma tanto il suo obiettivo era di conservare un buon margine sul gruppo in vista della salita finale (sarebbe stato lì, eventualmente, il suo momento), e diciamo che lo scopo è stato ampiamente raggiunto.

Con quattro pedalate Carthy si è agganciato a Ciccone-Buitrago-Pedrero (passati in quest’ordine al Gpm di Verrogne ai -40), qualcosa si stava muovendo pure dietro dato che si segnalava un allungo di Guillaume Martin (Cofidis), all’attacco già dai -44. Il francese ha raggiunto alcuni ex fuggitivi (segnatamente Arensman e Cherel) e con loro ha scollinato con 50″ sul plotone, guadagnando poi ulteriormente in discesa. Lungo la picchiata, ai -26, Tusveld e Rui Costa hanno raggiunto il quartetto di testa. Il vantaggio dei battistrada sul gruppetto Martin (che andava riassorbendo altri fuggitivi) ammontava a quel punto a 4’30”, il gruppo maglia rosa era di nuovo a quasi 6′.

Quando la strada si è rimessa a salire verso Cogne (22 km di scalata, la parte dura all’inizio) Ciccone non ha aspettato un attimo: scattato ai 21.5, è stato seguito dai soli Buitrago e Carthy, poi quest’ultimo ha rilanciato ma così facendo non ha fatto altro che fomentare la vena di Giulio, che subito è ripartito, distanziando Buitrago; e che poco dopo, con una bella progressione ai -19, si è disfatto pure della compagnia del britannico. In un attimo (diciamo nel giro di 4-5 km) l’abruzzese ha guadagnato un minuto sui primi inseguitori, poi Buitrago ha staccato Carthy ma gli veniva comunque difficile andare a ricucire un gap che il minuto nel frattempo l’aveva pure superato.

Dal gruppo invece niente più da segnalare, anche i buoni propositi di Almeida risultavano annacquati non tanto dal trenino INEOS quanto dall’assoluta insipidità della salita finale, non certo adatta – col suo farsi falsopiano strada facendo – a permettere grosse architetture. Il rallentamento evidente del plotone ha permesso pure a Martin di portarsi a quasi 2′ di vantaggio, un margine che permetteva al corridore della Cofidis di rientrare in top ten.

Ciccone ha completato la parte di tappa che gli rimaneva volando sulle ali dell’entusiasmo, più niente e nessuno avrebbe potuto frenarne la corsa, diventata nell’ultimo chilometro la rappresentazione visiva del senso di riscatto che il ragazzo si teneva dentro da giorni. Dopo l’arrivo copiose lacrime per Giulio, come se un incubo fosse stato finalmente lasciato alle spalle. Buitrago, pure lui in lacrime, ha tagliato il traguardo a 1’31” dal vincitore, quindi sono arrivati Pedrero a 2’19”, Carthy a 3’09”, Tusveld a 4’36”, il bravo Covili a 5’08”, Tesfatsion con Mollema e Leemreize a 5’27” e Martin, solo soletto, a 6’06”. Il gruppo, con Fabio Felline (Astana) a sprintare su Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe) per l’11esimo posto, è arrivato a 7’48”.

La classifica cambia dal decimo in giù ma per i primi resta invariata: Carapaz guida con 7″ su Jai Hindley (Bora), 30″ su Almeida, 59″ su Landa, 1’01” su Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty), 1’52” su Pello Bilbao (Bahrain), 1’58” su Emanuel Buchmann (Bora), 2’58” su Vincenzo Nibali (Astana), 4’04” su Juan Pedro López (Trek) e 8’02” su Guillaume Martin, che scavalca Alejandro Valverde (Movistar), 11esimo a 9’06” e Jan Hirt (Intermarché), 12esimo a 9’16”. Poi, ancora, abbiamo Wilco Kelderman (Bora) a 10’34”, Lucas Hamilton (BikeExchange) a 11’28”, Arensman a 11’47”, Ciccone (che sale di sei posizioni) 16esimo a 15’33”, Buitrago a 16’20”, Carthy a 16’39”, Lorenzo Fortunato (Eolo) a 16’46”, Mollema a 17’36”, Yates a 18’44” e Oomen a 20’43”. Covili sale dalla 29esima alla 27esima posizione, a 35’26” dalla rosa.

Domani è previsto il terzo giorno di riposo, il che significa che qualcuno dei big già partirà con l’handicap martedì nella 16esima tappa, la Salò-Aprica di 202 km, una delle più toste delle tre settimane: Goletto di Cadino, Mortirolo (da Monno), Teglio e Santa Cristina prima della picchiata verso il traguardo (preceduto anche da un ultimo dentello). Arriveranno stremati, probabilmente uno per volta e, se davvero pioverà come varie previsioni meteo annunciano, pure bagnati e infreddoliti: benvenuti sulle Alpi.

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