Marlen Reusser vince a Bar-sur-Aube © A.S.O.-Fabien Boukla
Marlen Reusser vince a Bar-sur-Aube © A.S.O.-Fabien Boukla

Sterrate, forate, atterrate: oggi fa festa solo Marlen

Reusser vince la tappa del gravel al Tour de France, il percorso ha fatto (e farà) discutere, in gruppo ha prevalso il tatticismo. Disavventure in serie per Mavi García, le altre si salvano tutte, Marianne Vos sempre in maglia gialla

Non è che non sia successo niente, ma quasi. Oddio, se stasera dite “quasi niente” a Mavi García come minimo vi da un pugno in testa; però in effetti, a parte le mille disavventure della spagnola terza al Giro, quasi uscita di classifica ma più che altro tornata in albergo ammaccatissima dopo la tappa, tra le più forti del Tour è andata in scena una sorta di armistizio. Non è che non abbiano battagliato sugli sterrati della quarta frazione della Grande Boucle, ma l’hanno fatto col freno a mano tirato: si creava selezione sul gravel, o magari su una delle salitelle che punteggiavano la seconda parte del percorso, ma poi chissà perché le beneficiarie di tale selezione si rialzavano, non insistevano, non rilanciavano, in maniera inspiegabile perché magari certe avversarie hai l’occasione di distanziarle oggi ma domani chissà. Sicché una volta ti rientrava la Longo Borghini, un’altra volta la Van Vleuten, un’altra ancora la Ludwig, più di una volta la citata, sfortunata Mavi, e di sicuro a vincere è stato il tatticismo.

Non solo lui, per fortuna, perché a Bar-sur-Aube ha esultato Marlen Reusser, ciclista molto forte benché lontana dai quartieri alti della generale. La svizzera era una delle tante frecce all’arco SD Worx, ha avuto la bravura ma anche la fortuna di indovinare l’attimo giusto per l’evasione solitaria, a 23 km dal traguardo, e non l’hanno più vista. Si è giovata, Marlen, del fatto che le sue compagne fossero ben presenti nel gruppetto delle migliori, sicché le altre evitavano magari di spendersi per annullare l’azione in corso e favorire poi il contropiede di una Vollering, di una Moolman, di una Kopecky: insomma la frazione di oggi è stata giudicata dalle ammiraglie non più che un traguardo di giornata, in definitiva non adatta a “fare classifica”. Chissà se avranno ragione, chissà se la Van Vleuten, in difficoltà fisiche ieri, non entusiasmante oggi, si farà trovare ancora impreparata sabato e domenica sulle montagne (e torniamo al discorso di prima).

Reusser, 30enne arrivata tardi al ciclismo (tramite il World Cycling Centre dell’UCI) e che di lavoro ultimamente ha fatto la vicecampionessa a cronometro (olimpica nel 2021, mondiale sia nel ’20 che nel ’21), ha tenuto benissimo a distanza non solo il gruppo, ma pure alcune contrattaccanti che erano uscite al suo inseguimento, destinate però a giocarsi solo i due gradini più bassi del podio di giornata (Évita Muzic e Alena Amialiusik ci son salite ai danni di Veronica Ewers). Lei, l’elvetica, è sicuramente la più felice della giornata; non sappiamo quanto lo siano le sue colleghe dopo essersi misurate su un percorso molto ostico e anche agnostico, come dire: difficile, ma perché inserirlo in un Tour? Il fondo stradale dei tratti di sterrato era davvero grossolano, le forature erano dietro l’angolo, la polvere tipo nebbia in val Padana dava al tutto pure un sapore di epopea, se l’obiettivo era evocare il ciclismo degli anni ’30 è stato centrato in pieno. E non è detto che non abbia ragione l’organizzatore ad aver proposto tale frazione; di sicuro dalla carovana gialla più di un mugugno s’è sollevato e continuerà a sollevarsi nelle prossime ore.

126.8 km da Troyes a Bar-sur-Aube per la quarta tappa del Tour de France Femmes 2022. Molti tentativi nei primi chilometri, tra le altre ci hanno provato Martina Alzini (Cofidis), poi in una successiva azione Elisa Balsamo (Trek-Segafredo) ed Eleonora Gasparrini (Valcar-Travel & Service) in un gruppo di 23, ma la Movistar (non rappresentata nel drappello) non ha lasciato spazio. Solo al km 42 (a 84 dalla fine) tre atlete sono finalmente riuscite a prendere margine: Laura Asencio (Ceratizit-WNT), Valérie Demey (Liv Racing Xstra) e Coralie Demay (St Michel-Auber93). Per loro un vantaggio massimo di 2’40” ai -65, dopodiché il gruppo, con l’avvicinarsi degli sterrati, ha inevitabilmente accelerato.

Sulla Côte de Celles-sur-Ource, prima salita di giornata ai -59, Demay si è staccata e le altre due hanno proceduto con un minuto abbondante, vantaggio col quale hanno imboccato il primo settore di gravel, lo Chemin Blanc de Celles ai -58.6. Su questo tratto Demi Vollering (SD Worx) si è messa in testa al gruppo aumentando l’andatura e determinando un primo grosso frazionamento del plotone: non più di una quindicina di cicliste – comprese Silvia Persico (Valcar) ed Elisa Longo Borghini (Trek-Segafredo) – sono uscite insieme dal settore ai -56, poi su un fisiologico rallentamento una ventina di ragazze son rientrate.

Dopo lo sterrato, Demay ha dovuto faticare non poco per tenere Asencio in discesa, ma poi s’è vendicata poco dopo sulla Côte du Val des Clos, secondo Gpm di giornata ai -50, staccando nettamente la connazionale. La 29enne della St Michel ha preso il secondo gravel (lo Chemin Blanc des Hautes Forêts ai -48) con poco più di 20″ sulle migliori ma li ha persi tutti sullo sterrato: ha mantenuto pochi metri di vantaggio che l’hanno convinta a continuare a spingere anche una volta tornata sull’asfalto, ai -45. Nell’ultima parte di strada bianca Annemiek Van Vleuten (Movistar) è rimasta intruppata in un piccolo groviglio di contatti e piedi a terra, ma ha recuperato senza drammi.

Tra un dietromoto occasionale per lei e un nuovo rallentamento del gruppo delle big, Coralie ha ripreso vigore e spazio, riportando il proprio margine a oltre 40″, ma il suo destino era segnato, e sul terzo sterrato, il settore di Chemin Blanc du Plateau de Blu, con la SD Worx tornata a tirare forte dietro, la fuggitiva è stata raggiunta ai -36.5. Il tratto, lungo ben 4.4 km, è risultato indigesto a Cecilie Ludwig (FDJ-Suez) e Mavi García (UAE ADQ): la danese ha forato ai -36 e per sua fortuna aveva vicino Vittoria Guazzini che le ha dato la ruota e Marie Le Net che l’ha aspettata per aiutarla a risalire la corrente. Con una sgasata personale a fine settore poi Cecilie avrebbe chiuso da sola il gap che ancora la separava dal gruppetto buono.

La spagnola pure ha avuto noie meccaniche, ma un po’ più avanti, ai -35; ci ha messo un po’ a incrociare il cammino della sua ammiraglia e a cambiare bici, la sua compagna Erica Magnaldi le ha dato una mano per quanto possibile. Sul finire del settore ai -33 una foratura pure per Katarzyna Niewiadoma (Canyon//SRAM Racing), la quale appena tornata sull’asfalto ha potuto essere soccorsa e ha sostanzialmente limitato i danni, prendendo poi la coda di un gruppetto che si era staccato in salita sullo sterrato e che non era lontanissimo dalle migliori.

Il gruppo Niewiadoma è rientrato sulle prime all’inizio della Côte de Maître Jean ai -30, e poco dopo pure Mavi è riuscita a riportarsi dentro. Ai -27.5, dopo il Gpm, Alena Amialiusik (Canyon) è scattata ma non è andata troppo lontano; più avanti, ai -23, si è mossa Marlen Reusser (SD Worx), involatasi a prendere la Côte de Vitry (ai -21) con mezzo minuto di vantaggio; al Gpm posto ai -20 partiva l’ultimo settore di sterrato, e dopo pochi metri ha attaccato Mavi García ma la sua è stata solo una fiammata: una nuova foratura ha interrotto sul più bello l’azione della spagnola, che si è fermata e si è fatta dare la bici dalla Magnaldi. Addirittura nel momento del cambio la sopraggiungente Alexandra Manly (BikeExchange-Jayco) è finita per terra avendo urtato il braccio di Mavi.

Il tratto di sterrato aveva anche una discesa su cui Niewiadoma ha forzato selezionando un gruppetto a cui non ha potuto accodarsi Elisa Longo Borghini (Trek), vittima a propria volta di una foratura; l’ossolana è stata presto raggiunta da Elisa Balsamo che le ha dato la sua bici permettendole così di non perdere troppo tempo dalle rivali di classifica; negli stessi momenti pure Van Vleuten doveva vedersela con una gomma a terra, nel suo caso il tempo perso è stato superiore rispetto a ELB.

Kasia ha continuato a spingere anche dopo la fine del gravel, ma l’azione si è spenta presto e ai -16 il drappello si è inopinatamente rialzato. Favorendo così da un lato gli sforzi di Reusser, che difendeva sempre il famoso mezzo minuto, e dall’altro l’impegno delle ragazze attardate, che una dopo l’altra son potute rientrare. A poco meno di 16 km dalla fine è allora partita in contropiede ancora Amialiusik, stavolta in maniera più convinta ed efficace rispetto alla precedente. Poco dopo anche Évita Muzic (FDJ) è uscita dal gruppo mettendosi sulle tracce della bielorussa.

Ai -13.5 Mavi García era finalmente tornata – ultima tra le big – nella scia del gruppetto buono, ma la sua giornata nera doveva manifestare ancora il peggio: correndo accanto all’ammiraglia da cui si era appena rifornita, la spagnola ha commesso una leggerezza andando a incocciare con la sua ruota posteriore sul paraurti anteriore della macchina, e ovviamente s’è ribaltata strisciando sull’asfalto da tutti i lati per una scorticatura che stanotte difficilmente la farà dormire. E già le è andata bene che non ha riportato conseguenze peggiori…

Ai -10, sulla Côte des Bergères (salita premiata in cima dal Point Bonus), Muzic ha raggiunto Amialiusik, e poco dopo sulle due si è riportata – con scatto prodigioso dal gruppo distante una ventina di secondi – Veronica Ewers (EF Education-TIBCO); il problema per tutte e tre era che Marlen volava davanti, +45″ per lei in cima, ai -9. Il gruppetto maglia gialla sempre 20″ dietro alle intercalate.

Sarà stata la stanchezza, sarà stata la poca voglia di spendere per guadagnare magari pochi secondi, sarà stata la riconosciuta impossibilità di andare a riprendere a quel punto la battistrada, fatto sta che tra le big non è più successo praticamente nulla. Solo ai 5.5, all’inizio dell’ultimo Gpm di giornata, la Côte du Val Perdu, Liane Lippert (DSM) ha tentato un’evasione poco convinta, di fatto la corsa per le più forti era già in cassazione.

Marlen Reusser ha chiuso la tappa in esultante solitudine, a 1’24” da lei sono arrivate (nell’ordine) Muzic, Amialiusik e Ewers, a 1’40” il gruppo regolato per il quinto posto da Marianne Vos (Jumbo-Visma) su Lotte Kopecky (SD Worx), Silvia Persico, Ruby Roseman-Gannon (Bikeexchange), Elisa Longo Borghini e Demi Vollering a chiudere la top ten. In questo gruppo anche Eleonora Gasparrini, 22esima. Mavi García è arrivata in un drappetto a 3’11” in cui c’erano pure Elisa Balsamo e la maglia bianca del Tour Julie De Wilde (Plantur-Pura).

La classifica non cambia poi tanto, al netto delle cinque posizioni perse da García (dalla sesta all’undicesima). In testa c’è sempre Vos con 16″ su Persico e Niewiadoma, 21″ su Longo Borghini, 51″ su Ashleigh Moolman (SD Worx), 57″ su Vollering, 1’05” su Juliette Labous (DSM), 1’14” su Van Vleuten, 1’48” su Ludwig, 2’20” su Elise Chabbey (Canyon), 2’26” su García, 2’47” su Muzic, 2’55” su Lippert e Ewers, 3’11” su Roseman-Gannon e 3’26” su Amialiusik, 16esima.

Domani le ragazze del Tour dovrebbero tirare un po’ il fiato (ma il condizionale è d’obbligo). La quinta tappa, sebbene molto lunga per gli standard del femminile (175.6 km), si annuncia particolarmente abbordabile dal punto di vista altimetrico: sulla strada che porterà il gruppo da Bar-le-Duc a Saint-Dié-des-Vosges non manca qualche salitella, ma è difficile ipotizzare un epilogo diverso dal volatone, anche perché qualche energia vorrà essere tenuta da parte in vista del decisivo weekend.

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