Rachele Barbieri raggiante dopo la vittoria dell'Omnium a Monaco 2022
Rachele Barbieri raggiante dopo la vittoria dell'Omnium a Monaco 2022

Barbieri, un punto d’oro nella sfida Italia-Francia

Rachele vince l’Omnium agli Europei su pista davanti a Clara Copponi, risposta transalpina con Donavan Grondin e Melvin Landerneau: battuti nell’Omnium Simone Consonni e nel Chilometro Matteo Bianchi (primo italiano sotto il minuto)

Ci sono giorni in cui la pista azzurra ti fa palpitare ed emozionare, in cui la sequenza vorticosa di gare, situazioni, battaglie sportive, ti toglie quasi il fiato, calandoti in una bolla empatica da cui se esci quasi senti freddo: anche se lì fuori sarebbe Ferragosto, lo sbalzo termico è quello emotivo, e in quel caso non c’è confronto: che cosa ci potrà volere per eguagliare la temperatura di un Omnium vinto all’ultimo attacco, e di uno perso invece all’ultimo centimetro, o di un Chilometro sfumato all’ultimo centesimo? Si vince, si perde, ma il bello è giocarsela, poi ogni tanto avere la bravura (e l’immancabile fortuna) per alzare le braccia al cielo coperto del velodromo, le altre volte masticare amaro ma avere subito l’idea di dover ripartire un attimo dopo la delusione.

Oggi la gioia è stata tutta di Rachele Barbieri, che s’è inventata un Omnium da urlo, e infatti s’è urlato, non è che non s’è urlato. Soprattutto quando, a 15 giri dalla fine di una Corsa a punti che pareva destinarla a un comunque onorevole bronzo, ha preso ed è partita, con un pizzico di incoscienza forse, ma con la sicurezza di chi da sempre si sente all’altezza dei più alti contesti agonistici. Ha conquistato il giro, ha conquistato l’Omnium, ha fatto piangere Clara Copponi.

Ma la francese è stata di lì a poco vendicata dal connazionale Donavan Grondin, ai danni di Simone Consonni stavolta: un Consonni superlativo, davvero, autore di un Omnium di livello olimpico, interpretato benissimo soprattutto in una Corsa a punti gestita da maestro, eppure non è bastato, perché il transalpino gli ha messo il sale sulla coda in un finale clamoroso, tre corridori allineati sullo stesso punteggio e l’ultima volata a dirimere ogni questione. Quella volata che, per un’inezia di centimetri o forse millimetri, ha fatto andare un po’ di traverso la serata a Simone, che però ha quasi subito realizzato che l’argento conquistato a Monaco ha tutto meno che il diritto di essere considerato deludente.

L’altro oooh della giornata azzurra l’abbiamo riservato a un ventenne, Matteo Bianchi, un nome che probabilmente da qui in avanti citeremo molto, in quanto rappresenta il ritorno dell’Italia nel settore veloce maschile. Per ora il ragazzo ci ha regalato une prestazione rimarchevole nel Chilometro, non foss’altro per il fatto di essere il primo italiano che scende sotto il minuto. In finale Matteo è andato poi vicinissimo a completare un ticket epico, il successo gli è sfuggito per un decimo abbondante, ma fino al penultimo giro era lui a guidare, poi Melvin Landerneau (niente da fare: oggi era proprio Italia vs Francia) l’ha beffato sul più bello. L’età è però dalla parte di Bianchi, che dalla rassegna bavarese deve uscire carico soltanto di soddisfazione.

Non ci dilunghiamo su considerazioni di carattere generale (quelle magari domani), soprattutto perché le gare di oggi son lunghe da descrivere e non vogliamo abusare del tempo libero dei lettori. Andiamo quindi subito al punto. L’Omnium femminile si è aperto con uno Scratch piuttosto liscio in cui Rachele Barbieri si è fatta valere con un finale abbastanza autorevole che le ha consentito di chiudere al secondo posto alle spalle della polacca Daria Pikulik e davanti all’irlandese Emily Kay, alla francese Clara Copponi e all’olandese Maike Van der Duin. Anche la Tempo Race è stata molto indirizzata dalle mosse di Pikulik, che ha guadagnato il giro insieme a Copponi a 9 sprint dalla fine, facendo ovviamente incetta di volate nel corso della caccia. Rachele ha fatto una bella parte centrale di gara, con una caccia solitaria che le ha permesso di mettere insieme 5 sprint, dopodiché l’azzurra s’è rialzata ma ormai il piazzamento era in cassaforte.

A vincere la prova è stata Copponi con 26 punti contro i 25 della Pikulik; al terzo posto si è inserita la danese Amalie Dideriksen, che con una lunga caccia ha raggiunto quota 8 sprint, davanti a Barbieri quarta con 5 punti, Van der Duin quinta con 4 e la britannica Pfeiffer Georgi sesta con 3. La classifica a metà Omnium vedeva ovviamente al primo posto Daria Pikulik con 78 punti, seguita da Copponi a 74, Barbieri a 72, Dideriksen, Kay e Van der Duin a 64. A 52, con Georgi, pure una Lotte Kopecky sin qui non esaltante.

La belga si è comunque rifatta con un’ottima Eliminazione, prova nella quale ha chiuso al secondo posto alle spalle di una sempre più scatenata Copponi. Al terzo posto si è piazzata Georgi e al quarto una Rachele Barbieri ancora positiva anche se un po’ in sofferenza negli ultimi giri (comunque per tre quarti di gara la modenese è stata pressocché perfetta). Buono per l’azzurra aver guadagnato su tutte le immediate inseguitrici e aver pure rosicchiato due punticini alla Pikulik, quinta. In classifica Copponi è passata al comando con 114 contro i 110 della polacca, e Barbieri ha sostanziato il suo terzo posto a quota 106, con Kopecky in risalita (ha appaiato a 90 Dideriksen) e a seguire ancora Georgi e Kay (88) e Van der Duin (86).

La Corsa a punti finale ha subìto a un certo punto una lunga interruzione a causa di una caduta che ha coinvolto la slovacca Alzbeta Bacikova, l’ungherese Johanna Borissza, la ceca Petra Sevcikova, l’ucraina Ganna Solovei e la greca Argiro Milaki; mancavano 32 giri alla fine (dei 100 totali), la gara è stata sospesa per tre quarti d’ora per permettere i soccorsi alle ragazze (in particolare quelle messe peggio erano Solovei e Milaki) e per far sì che il parquet, parecchio danneggiato, venisse riparato.

Prima dell’incidente era successo già tantissimo: subito giro conquistato (ai -83) per la tedesca Lea Lin Teutenberg, che si portava così a soli 3 punti da Barbieri; ma la risposta dell’azzurra non ha tardato a farsi sentire, con una caccia in cui Rachele s’è infilata insieme a Copponi, Pikulik e alla norvegese Anita Stenberg e che si è completata ai -63. A quel punto, contati i giri e gli sprint sin lì disputati, Copponi guidava con 142, seguita da Pikulik a 135, Barbieri a 129 e Teutenberg a 103.

Ma c’erano altre concorrenti ansiose di rientrare in gioco per il podio, e infatti Kopecky e Van der Duin sono state le prime a prendere il giro dopo il break delle più forti. Barbieri ha avuto la forza e la sagacia di vincere il quinto sprint, dopodiché si è riaperta la stagione della caccia: di nuovo sono andate all’attacco Teutenberg e Stenberg con Emily Kay, Pfeiffer Georgi e la portoghese Maria Martins sono andate all’attacco, e – dopo aver monopolizzato il sesto sprint – hanno preso il giro ai -40; imitate però subito da Dideriksen, Kopecky, Van der Duin, Pikulik, Copponi e una presentissima Barbieri, a segno ai -38. A questo punto, nella rutilante giostra delle cacce, è partito un nuovo attacco di Georgi, Stenberg, Martins, la svizzera Aline Seitz e l’austriaca Verena Eberhardt, ma le cinque si son dovute fermare quando la corsa è stata sospesa ai -32. A questo punto la classifica diceva Copponi 165, Pikulik 157, Barbieri 154, Kopecky 133, Van der Duin 131 e via via le altre.

La gara è ripresa senza Solovei, Milaki e Borissza, e con Rachele incollata alla ruota di Lotte. Considerata complicata la scalata all’oro, l’emiliana ha pensato di mettere il lucchetto sulla medaglia di bronzo non concedendo neanche un centrimetro alla belga. La certificazione di questa strategia è venuta dai primi due sprint post-interruzione (il settimo e l’ottavo), lasciati tranquillamente a Pikulik e Copponi, che a 20 tornate dalla fine volavano a 171 (la francese) e 167 (la polacca). All’azzurra bastava che Kopecky non prendesse il giro che le avrebbe permesso di contenderle il bronzo, e infatti quando ai -18 la belga ha avuto una mezza idea di muoversi, l’italiana ha risposto per le rime. Ma non solo: ha insistito, ai -17.

A quel punto Lotte ha detto “ok, ne ho abbastanza” e si è sfilata, del resto il suo Europeo era già ben medagliato e la stanchezza faceva il resto. Ma Rachele no: era lì, e giacché c’era perché non tentare il colpo estemporaneo? Nelle prime posizioni di gara la situazione era fluida, Martins ai -16 ha accennato un allungo a cui ha risposto Georgi, e chi c’era alla ruota della britannica? Barbieri. La quale, con decisione tanto immediata quanto felice, ha preso ed è partita sola sola ai -15. Dietro di lei, subito, il vuoto.

Quello di Rachele è stato un volo memorabile, cinque giri a tutta per conquistare il giro senza nemmeno preoccuparsi di fare uno sprint in più o in meno, tanto bastavano i 20 punti anche perché alle sue spalle dal gruppo erano uscite altre avventurose, benedette in questo caso perché portavano via punti a Clara&Daria. O meglio, c’erano ancora Georgi e Martins, piantate in tromba da Barbieri poco prima, e su di loro si era portata Stenberg e successivamente sarebbe arrivata pure Dideriksen.

Di tutto ciò nulla importava a Rachele, una volta preso il giro ai -10 e volata a quota 174, tre punti in più di Copponi che però non aveva prospettiva di guadagnare alcunché dagli ultimi due sprint. Esattamente così s’è chiusa la contesa: la caccia vincente dell’italiana ha chiuso tutti i conti e le volate conclusive hanno giusto assestato qualche posizione dietro alle primissime. La classifica, dal sapore dolcissimo per la spedizione azzurra, va in archivio con 174 punti per Barbieri, 171 per Copponi, 167 per Pikulik, 133 per Kopecky e Van der Duin, 126 per Teutenberg, 124 per Georgi, 120 per Dideriksen, 113 per Stenberg e Kay.

In parallelo con l’Omnium femminile si disputava pure quello maschile (un giorno vorremo conoscere lo stilatore del programma di gare), e anche qui l’Italia aveva una bella carta da giocare, Simone Consonni. La sfida all’orizzonte, quella di sempre con la Francia. Superata agevolmente la batteria di qualificazione mattutina (una Corsa a punti di 70 giri per eliminare 5 corridori su 21… ma ha tanto senso?), Consonni ha fatto una bella volata nello Scratch, secondo alle spalle del francese Donavan Grondin; ma il punto è che in cinque erano riusciti a prendere il giro nel corso della gara, per cui quei cinque – in ordine di passaggio sulla linea d’arrivo – sono andati ai primi cinque posti della classifica: il belga Fabio Van den Bossche, il polacco Daniel Staniszewski, lo svizzero Simon Vitzthum, lo spagnolo Sebastián Mora e l’olandese Philip Heijnen. Grondin sesto, Consonni settimo, ma niente paura, la prima prova pomeridiana è servita a Simone per rimettere le cose piuttosto in sesto: nella Tempo Race l’azzurro si è infatti imposto con una condotta di gara di acume raro.

Un po’ in disparte nella prima parte, quando è stato l’austriaco Tim Wafler a conquistare un precocissimo giro (con due sprint vinti), Simone è entrato in scena a metà gara, quando è uscito in caccia insieme a Mora, Van den Bossche, Staniszewski e il britannico Oliver Wood; nel contesto dell’attacco, Consonni ha vinto quattro sprint, tanti quanti Mora e tanti quanti ne aveva messi a referto – poco prima in una caccia solitaria – Heijnen. Dopodiché il quintetto ha preso il giro, assicurandosi quindi le prime posizioni. Nell’ultima parte di gara il danese Tobias Hansen si è concesso una lunga caccia personale che non gli ha permesso di guadagnare il giro, ma di far suoi 12 sprint sì.

Sembrava che Hansen dovesse arrivare solo al traguardo, e invece dal gruppo è uscito proprio Consonni, che non ha voluto incertezze e si è involato a raggiungere il danese e superarlo al penultimo sprint, vincendo poi pure l’ultimo per totalizzare 26 punti (20 del giro e 6 dei vari sprint) che gli hanno assicurato il successo su Mora (24), Van den Bossche, Wafler e Staniszewski (22), Wood (21) e Hansen (12) e i 40 punti in palio per i vincitori di prove. A metà Omnium Van den Bossche guidava con 76 punti davanti a Mora (72), Staniszewski (70) e Consonni, quarto a 68.

Nell’Eliminazione il bergamasco ha ampiamente fatto il suo, portando a casa un quarto posto prezioso anche alla luce dei piazzamenti di Van den Bossche e Staniszewski che gli erano davanti in classifica: il belga ha chiuso nono e il polacco ottavo, mentre Mora è stato capace – col terzo posto – di guadagnare altri due punti all’azzurro. Questa è stata la gara del riscatto per un protagonista sino a questo punto mancato, ovvero Donavan Grondin. Il francese ha vinto nettamente precedendo alla fine Wood e rilanciandosi in vista dell’ultima prova.

La classifica con cui i ragazzi si sono presentati alla Corsa a punti finale era la seguente: Mora 108, Consonni (secondo!) 102, Van den Bossche 100, Staniszewski 96, Grondin 94, Wood 92, Vitzthum 90, Heijnen 88, Hansen 76, Wafler 72 e gli altri più indietro. La prova è stata abbastanza tattica nella prima parte, nella quale Simone ha messo insieme 11 punti (frutto di due secondi posti e un primo nelle volate) che gli hanno permesso di tenere la seconda posizione benché da dietro rombasse in avvicinamento Grondin. A metà gara Mora guidava con 116, Consonni seguiva a 113, Grondin era salito in terza posizione a 107.

Superato il giro di boa (125 i giri in totale) sono partite le cacce, quelle serie. Primi ad andare a segno (ai -44), Heijnen e il tedesco Moritz Malcharek. L’olandese, facendo pure 5 giri al settimo sprint mentre era all’attacco, si è proiettato direttamente al primo posto a 122; l’ottavo e il nono sprint li ha vinti entrambi uno scatenato Grondin, Consonni ha risposto con un secondo e un terzo posto, Mora pure ha preso un paio di punticini e Heijnen ancora uno, e tutto ciò ha concorso a ingarbugliare ulteriormente la situazione: a 30 tornate dalla fine l’olandese a 123 era seguito da Mora e Consonni a 118 e Grondin a 117.

A 28 dalla conclusione Mora ha ispirato un’azione fondamentale, e ancor più fondamentale è stato per Consonni rispondere, spendendo tanto per andare a chiudere sullo spagnolo ma raccogliendo abbondanti dividendi: intanto 3 punti al decimo sprint (ma qui Mora ne ha presi 5), poi lo sfibramento di Heijnen, che in maniera avventata si era messo a inseguire da solo (poco dopo lo sforzo del giro preso), e lì si è esaurito, firmando di fatto l’atto di uscita di scena dal discorso medaglie. Ma c’era ancora Grondin, e lui non mollava certo. Anzi, tirava via pure Van den Bossche e Staniszewski in un forsennato inseguimento a Mora e Consonni, che ancora ai -15 non avevano preso il giro anche se erano vicinissimi a farlo.

Ma qui i due attaccanti hanno ragionato di fino: “Se prendiamo il giro guadagniamo subito 20 punti, ma da dietro tra poco arriva Grondin che potrà aspettare un attimo, gestire, fare 5 punti all’11esimo sprint e poi chiudere la caccia prendendone altri 20”; e Grondin, in effetti, stava arrivando. Evitando di prendere subito il giro, Sebastián e Simone hanno invece potuto contendere la volata numero 11 al francese, e poi al limite prendere il giro tutti insieme. È andata proprio così, lo sprint l’ha vinto in effetti Donavan, rientrato ai -13, ma Consonni ha fatto secondo, quindi si son piazzati Staniszewski e Mora.

La classifica venuta fuori dopo questa volata era fantascientifica: Grondin, Consonni e Mora tutti insieme a 124, anzi a 144 perché ai -8 hanno preso il giro. Tutti insieme appassionatamente in vista della volata finale: chi la vinceva si portava a casa la maglia stellata. Heijnen è uscito per un tardivo attacco ai -3, un’azione che gli è servita solo per vincere l’ultimo sprint, ma i giochi veri si facevano dietro, e si facevano come al solito tra il francese e l’italiano. Non come persone (il Donavan e il Simone della situazione), ma come situazioni archetipiche, già viste con Viviani e Thomas, o Viviani e Boudat, o Viviani e Grondin, o Consonni e Boudat, o Consonni e Thomas… e in genere, in questo tipo di confronti, all’italiano di turno non va granché bene…

E non è che in questo caso ci sia stata eccezione: la volata è stata tiratissima, Grondin l’ha lanciata e l’ha strappata all’inverosimile, Consonni è uscito dalla ruota transalpina all’ultima curva, ha affiancato l’avversario, si è tuffato in avanti per un colpo di reni che è stato un colpo al cuore, al suo però: se sono stati 5 centimetri non sono stati 10 a dividere i due. Davanti, di nulla, la ruota di Donavan: rimonta respinta per Simone, secondo e d’argento, 148 punti contro i 150 dell’avversario, e contro i 146 di Mora, che per inciso nella volata s’è piazzato quarto, proprio alle spalle di Consonni. Heijnen ha chiuso a 133, Staniszewski a 128, Van den Bossche a 125 e via via tutti gli altri. Un argento, comunque, non lo butti mai via.

L’altro bellissimo risultato del Ferragosto azzurro a Monaco è venuto dal Chilometro, specialità in cui il ventenne Matteo Bianchi ha conquistato la medaglia d’argento facendo segnare per di più pure il nuovo record nazionale, primo italiano a scendere sotto il minuto (per dire l’epocalità dell’impresa). Il tempone Matteo l’ha stampato in qualifica, e il suo 59″661 gli è valso il secondo posto alle spalle del francese Melvin Landerneau (59″653). Appena 8 millesimi tra i due, e in finale Bianchi, pur girando su tempi appena superiori, ha comunque fissato un 1’00″089 che per lunghi istanti gli ha fatto sognare l’oro: quegli istanti in cui il transalpino, in pista dopo Matteo, pagava dazio nel confronto col crono dell’azzurro. Ma Landerneau si è inventato un ultimo giro al fulmicotone e con quello ha superato il giovane altoatesino: 59″975 alla fine per Melvin e oro a lui con 114 millesimi di vantaggio su Bianchi. Al terzo posto ha chiuso il tedesco Maximilian Dörnbach in 1’00″225. In gara c’era stato pure un altro italiano, Davide Boscaro, nono (e primo degli eliminati) in qualifica col tempo di 1’01″092.

Nella Velocità femminile la Campionessa del Mondo Emma Hinze e Mathilde Gros hanno vinto le rispettive semifinali con Laurine Van Riessen e Lea Sophie Friedrich. Queste ultime due si sono giocate il bronzo che è andato alla neerlandese (Van Riessen), 2-0 sulla tedesca. La francese ha invece avuto la capacità di portare l’iridata alla bella, dopo aver perso la prima sfida. La terza volata è stata a dir poco esaltante: equilibratissima, Gros l’ha fatta tutta di testa e ha provato a tenere a distanza l’inesorabile avversaria, che malgrado fosse ormai in riserva ha trovato – non si sa come, ma forse c’entra pure il pubblico di casa – la forza di riaffiancare Mathilde e piazzare un colpo di reni fenomenale grazie al quale ha sopravanzato l’avversaria di un nulla. Un altro oro per Emma dopo quelli nel Team Sprint e nei 500 metri, e con la prospettiva della quaterna domani nel Keirin.

Ecco, domani: l’ultima giornata degli Europei di Monaco sarà consacrata ai Keirin e alle Madison, di entrambe le specialità si disputeranno sia le prove maschili che quelle femminili. Le finali andranno in scena alle 16.50 (la Madison donne con Rachele Barbieri e Silvia Zanardi per l’Italia), alle 17.40 (il Keirin donne, Miriam Vece ed Elena Bissolati in gara sin dai primi turni dalle 14), alle 18 (il Keirin uomini, e qui rivedremo – a partire dalle 14.15 – Matteo Bianchi e Daniele Napolitano) e infine alle 18.10, con la Madison maschile in cui Elia Viviani e Michele Scartezzini proveranno a chiudere in bellezza la spedizione azzurra.

Il bilancio della quale comunque già a questo punto è abbastanza carino: terza nel medagliere con 2 ori, 5 argenti e 3 bronzi, l’Italia è preceduta da Germania (6-3-1) e Francia (5-3-3) e precede a propria volta Belgio (2-1-1), Olanda (1-1-4), Norvegia e Portogallo (1-0-0), Gran Bretagna (0-3-2), Danimarca e Ucraina (0-1-0), Polonia (0-0-3) e Spagna (0-0-1). Se poi domani ci sarà modo di migliorare lo score, tanto meglio.

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