Un'incredula Silvia Persico precede Demi Vollering ed Elisa Longo Borghini a Segovia © Ceratizit Challenge by La Vuelta-Lino Escurís
Un'incredula Silvia Persico precede Demi Vollering ed Elisa Longo Borghini a Segovia © Ceratizit Challenge by La Vuelta-Lino Escurís

Anna sfiora la leggenda, Silvia infiora la realtà

Vuelta, Kiesenhofer in fuga dal primo all’ultimo chilometro ma la riprendono sul più bello; e a Segovia è gioia per Persico su Demi Vollering ed Elisa Longo Borghini. Annemiek van Vleuten a un passo dal trionfo

Come potrà mai, Silvia Persico, dimenticarsi questo 2022? Una stagione, la sua, che brilla da lontano, esattamente dai campi fangosi su cui ha costruito un inverno di cross denso di bei risultati, dal titolo nazionale italiano al bronzo mondiale conquistato a Fayetteville negli States. A quel punto dell’anno ci siamo detti “wow! Abbiamo una crossista che finalmente esprime appieno il proprio potenziale!”, ben lontani dall’immaginare che invece sarebbe stata la strada, su cui fino a non molto tempo fa la bergamasca balbettava piuttosto che impressionare, a dare l’esatta dimensione raggiunta da questa 25enne che oggi senza più tentennamenti possiamo dire definitivamente sbocciata.

L’abbiamo apprezzata sin dalla primavera, quando ha cominciato a cogliere strategiche top ten in questa o quella classica (Strade Bianche, Cittiglio, Gand, Brabante), coronando il periodo con la vittoria del Liberazione. Finita la sequenza di gare in linea, ecco quelle a tappe, e pure qui, inutile dirlo, la ragazza nata ad Alzano Lombardo ha fatto filotto di ottimi risultati, top ten all’Elsy Jacobs, a Burgos e alla RideLondon; anche in questo caso, ha chiuso la fase con un successo (al Memorial Monica Bandini); sia la corsa meldolese che il precedente Liberazione erano gare di categoria .2, ma l’evoluzione della Persico era sempre più evidente e al Giro d’Italia tutti se ne sono accorti: con una condotta di gara attenta e coraggiosa l’atleta della Valcar-Travel & Service si è garantita un settimo posto: eravamo a inizio luglio e praticamente Silvia non si era mai fermata, se eccettuiamo tre settimane in giugno.

Il meglio doveva ancora venire, ad ogni buon conto: e l’abbiamo visto al Tour de France (quinto posto finale e una sequenza impressionante di piazzamenti) già prima che nell’attuale Vuelta a España, preceduta da tre podi in semiclassiche nell’ultima parte di agosto (Kortrijk, MerXem e Kreiz Breizh). Nella corsa spagnola Silvia è partita con un piccolo handicap di classifica dettato dalla cronosquadre d’apertura (la sua Valcar, pur meritevolissima, non può nel complesso battagliare alla pari con certi squadroni del World Tour) ma ha ritrovato subito la carreggiata, disimpegnandosi bene nelle due tappe successive, per arrivare poi alla vittoria di oggi, la più importante di una carriera nella quale i successi che verranno sono certo più numerosi di quei pochi già assaporati.

Oggi a Segovia, al termine della quarta tappa della Vuelta 2022 (partenza da Palencia, 160.4 km in totale e arrivo su uno strappetto al centro della bellissima città castigliana), Persico ha colto un’affermazione in cui pochi credevano (e, sua stessa ammissione, lei per prima: “Non sentivo una gran gamba a dire il vero”, ha dichiarato ai microfoni televisivi dopo la tappa). E invece il suo spunto si è rivelato irresistibile per tutte, dalla prima all’ultima, da Annemiek che aveva tentato l’anticipo sulla rampetta all’ombra del monumentale acquedotto romano, a una Longo Borghini che in ogni caso conferma l’eccellenza di una gamba che fa sognare in chiave iridata.

Silvia ha vinto e ciò l’ha resa quasi incredula, insomma ci ha messo un po’ a ben realizzare quanto aveva compiuto, mentre era circondata dalle feste e dall’affetto delle sue compagne di squadra (in particolare una commossa Chiara Consonni). Ma non ce ne vorrà se scriveremo che oggi deve dividere gli onori del proscenio con una collega andata vicinissima a un’impresa ai limiti dell’incredibile. Il personaggio in questione abbiamo imparato tutti ad apprezzarlo ai Giochi di Tokyo, da lei semplicemente vinti partendo da una posizione nemmeno da outsider, ma da perfetta sconosciuta: Anna Kiesenhofer, austriaca oggi 31enne che si divide tra il ciclismo élite (poco) e una carriera da dottoressa in matematica. Per dire: dalla vittoria olimpica di un anno fa a oggi ha corso tre cronometro nel finale di stagione 2021 (Europei, Mondiali e Chrono des Nations) e due quest’anno (campionato nazionale austriaco ed Europeo), a cui ha aggiunto il campionato nazionale su strada.

Dopodiché si è ripresentata al via di una corsa élite, anzi di più, World Tour, la Vuelta: per farlo si è tesserata con la piccola squadra spagnola della Soltec, che si è ritrovata così dall’anonimato all’ospitare una campionessa a cinque cerchi. A Kiesenhofer non restava che trovare il modo per lasciare il segno nella corsa spagnola. Vincere? Un po’ banale, non adeguato per una personalità tanto sfaccettata; sicché, dopo non aver nemmeno demeritato nelle due precedenti frazioni in linea, terminate non lontano dalle migliori, oggi Anna ha messo in pratica un progetto di sublime, stordente follia: partire al chilometro 0 di gara, da sola, e arrivare in fondo, al 160, sempre sola. Beh, dannata d’una matematica, l’ha fatto. Quasi.

L’hanno ripresa ad appena un chilometro e 100 metri dalla fine, esattamente dopo 159 km di fuga solitaria in cui è passata dall’avere anche 9’30” di vantaggio sul gruppo (ai -90), una situazione che la vedeva peraltro non solo minacciare di sconvolgere i quartieri alti della classifica, ma addirittura di disarcionare la dominatrice in carica, Annemiek van Vleuten. Del resto, chi può dire cosa possa fare quest’aliena planata tra le normali cicliste? Una che per attuare una strategia come quella odierna ha scelto (e non è un caso, c’è da giurarci) proprio la frazione più lunga della corsa può realmente fare qualsiasi cosa, anche la più imprevedibile.

La stessa AVV a un certo punto, vedendo che l’austriaca non accennava a mollare nulla e veleggiava sempre sui nove minuti (in classifica ne aveva “solo” 7’14” di ritardo dalla maglia rossa!), si è messa a tirare in prima persona. Ha raggiunto presto un’atleta che era rimasta per un bel po’ a mezza strada, Nina Buijsman (Human Powered Health), ma per l’altra c’era da spingere ancora a lungo. A dire il vero la stessa Anna ha dato una mano alle sue inseguitrici, allorquando, proprio nel momento del massimo vantaggio (9’30” toccati a 90 km dalla fine), s’è inventata una caduta in un tratto di discesa ai -85, senza gravi conseguenze, ma sufficiente per romperle il ritmo e permettere alle inseguitrici di recuperare qualcosina gratis: visto il finale che ci sarebbe poi stato, non è proprio detto che quel capitombolo non sia stato a suo modo determinante.

In ogni caso, ci si son dovute mettere in tante a lavorare per tarpare le ali al sogno di Kiesenhofer, le squadre di diverse ruote veloci presenti nel primo gruppetto (su tutte la SD Worx di Lotte Kopecky) e comunque si è trattato di una corsa a perdifiato verso la dissipazione, perché il percorso – molto più infido di quanto non potesse parere a prima vista – ne ha consumate tante, staccatesi fino a lasciare che rimanessero in non più di una trentina a inseguire la battistrada.

Il finale, coi suoi sadici saliscendi intorno alla splendida Segovia, era però un nemico troppo ostico per l’atleta sola (sola da 160 km, ripetiamo). Anna ci ha provato in tutti i modi, il suo scuotere la testa ossessivamente, quasi a dire “no! no!” alla realtà che le si stava manifestando, ovvero l’essere ripresa a un passo dall’epocale trionfo, ce lo ricorderemo a lungo. In realtà era successo che la ragazza aveva esaurito tutte le energie e andava avanti ancora solo a forza di nervi, non “pedalava di spalle” (come si suol dire): di più.

In definitiva, l’hanno ripresa: a soli 1100 metri dalla conclusione. Le rimarrà addosso, oltre alla stanchezza infinita di questa fuga insensata, l’ammirazione di tantissimi appassionati, letteralmente conquistata a morsi; e pure la riconoscenza del piccolo sponsor che si è ritrovato in diretta mondiale esclusiva come forse mai avrebbe immaginato.

Nel momento in cui Kiesenhofer è stata raggiunta, è cominciata un’altra tappa, quella in cui le trenta (abbondanti) del primo gruppo sono andate a giocarsi il successo. Ai 700 metri – si era già sulla salitella che portava al traguardo, il cui ultimo tratto era in pavé – Liane Lippert (DSM) ha forzato e subito si è segnalata alle sue spalle un’attiva Elisa Longo Borghini. L’ossolana della Trek-Segafredo ha visto emergere alle transenne di sinistra proprio Van Vleuten, autrice di un mezzo anticipo ai 400 metri, ed è a propria scattata forte ai 300. Alla ruota di ELB c’era Silvia Persico (Valcar-Travel & Service) e in zona c’erano un paio di SD Worx, ovvero Demi Vollering (che si era fatta vedere un attimo prima dell’accelerazione di Annemiek) e ovviamente Lotte Kopecky, che era sulla carta la beneficiaria dei precedenti sforzi delle compagne.

Negli ultimi 200 metri Persico è uscita prepotentemente e si è fiondata ad affiancare Elisa, agguantata ai 100, superata ai 50 sull’ultima curva a sinistra. Alla ruota di Silvia c’era Vollering, che giovandosi della scia dell’italiana si è fatta risucchiare fino al secondo posto di tappa, mentre la 25enne della Valcar già esultava con una certa dose d’incredulità. Al terzo posto Longo Borghini ha preceduto Kopecky, Lippert e Van Vleuten, poi un buco e a 4″ ecco Cecilie Ludwig (FDJ-Suez), altro buco e ai 6″ Anouska Koster (Jumbo-Visma), altro buco e a 11″ Katarzyna Niewiadoma (Canyon//SRAM Racing), altro buco e a 13″ Mavi García (UAE ADQ), quindi a 16″ un gruppetto regolato per l’11esimo posto da Letizia Borghesi (EF Education-TIBCO). Già da quest’ordine d’arrivo si coglie bene quanto sia stata frastagliata questa tappa.

La generale continua a sorridere ad Annemiek van Vleuten, ormai solo a un passo dal centrare la storica tripletta Giro-Tour-Vuelta. La neerlandese della Movistar precede di 1’51” Longo Borghini, poi abbiamo Vollering a 2’18”, Lippert a 2’41”, Ludwig a 2’50”, Ane Santesteban (BikeExchange-Jayco) – che ha perso due posizioni – a 3’03”, Anna Shackley (SD Worx) a 3’14”, Juliette Labous (DSM) a 3’35”, Elise Chabbey (Canyon) a 3’36” e Niewiadoma a chiudere la top ten a 3’45”; dietro alla polacca scende Brodie Chapman (FDJ), 11esima a 3’54”, e sale Persico, ora 12esima a 3’57” avendo scavalcato García (che paga 4’16”).

Domani l’ultimo sigillo: come gli uomini, contemporaneamente impegnati nella Vuelta maschile, anche le donne correranno a Madrid (ma di mattina, dopo aver corso fino a oggi in orari serali…), per una quinta tappa tutta in circuito, praticamente il medesimo che affronteranno i maschi nel finale della loro tappa (nel nostro caso saranno 17 giri per 95.7 km totali). Verosimile l’epilogo allo sprint, un attimo prima che parta la giusta apoteosi per la fantastica Annemiek.

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