Adam Hansen ©Zac Williams
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Hansen: “Il sistema ADAMS penalizza i corridori puliti. Meglio un tracker GPS”

Il presidente della CPA critica le modifiche al sistema ADAMS e propone il tracciamento GPS per ridurre errori e test mancati

Adam Hansen, presidente della CPA, ha messo in discussione l’attuale sistema delle reperibilità antidoping, ipotizzando l’uso di un tracker GPS in alternativa all’obbligo quotidiano di compilazione del whereabouts (il sistema di reperibilità compilato dagli atleti) per i controlli fuori competizione.

Adam Hansen ©Zac Williams
Adam Hansen, presidente del CPA ©Zac Williams

Parlando al Domestique Hotseat podcast, Hansen ha spiegato come le modifiche introdotte nel 2025 al sistema ADAMS (Anti-Doping Administration and Management System) abbiano aumentato il rischio di test mancati o errori amministrativi da parte dei corridori. In base alle nuove regole, gli ufficiali antidoping non possono più contattare l’atleta al di fuori della finestra di 60 minuti indicata, mentre l’assenza di informazioni sulle attività giornaliere porta a presumere che il corridore si trovi a casa.
 

“Sembra che si cerchi di cogliere in fallo i corridori invece che cercare chi si dopa”

“Se il corridore non è a casa, scatta automaticamente una comunicazione di test mancato”, ha spiegato Hansen. “Questo ha complicato molte cose, perché tanti corridori non ne erano consapevoli e sono stati colti di sorpresa”.

Il presidente della CPA ha parlato apertamente di frustrazione: “Sembra quasi che si stia cercando di cogliere in fallo i corridori, invece di cercare chi si dopa. Se l’obiettivo fosse davvero quello, basterebbe prendere il telefono, chiamare l’atleta e lui verrebbe a fornire il campione”.

Secondo Hansen, il sistema attuale finisce per creare uno squilibrio: “Per me, questo formato è più uno svantaggio per i corridori puliti e un vantaggio per quelli dopati”.

Nel corso di una recente visita ai ritiri delle squadre, Hansen ha raccolto anche il parere diretto dei corridori. In un team, la posizione è stata unanime: meglio un sistema di tracciamento GPS rispetto all’attuale obbligo di reperibilità.

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Adam Hansen, presidente del CPA, nel 2024 ©Zac Williams

"È troppo facile incorrere in errori amministrativi: piuttosto si traccino i corridori"

“Una squadra ha detto all’unanimità che preferirebbe avere un tracker GPS piuttosto che fare il whereabouts”, ha raccontato. “È fin troppo comune saltare un controllo per questioni amministrative o perché cambia il programma della giornata. Con un tracker sarebbero al sicuro: niente da scrivere e possibilità di essere controllati in qualsiasi momento”.

Hansen ha fatto anche un esempio pratico: “Se ci fosse un’app sul telefono che indica esattamente dove ti trovi, la preferirei di gran lunga al sistema attuale. È troppo facile incorrere in errori amministrativi”.

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