Florian Vermeersch e Mathieu van der Poel sono costretti ad arrendersi a uno straordinario Sonny Colbrelli, al termine della Parigi-Roubaix 2021
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Colbrelli e la Roubaix di Pogacar: "Se mi chiamasse per qualche consiglio..."

Dopo il primo anno da direttore sportivo alla Bahrain-Victorious, il Cobra si è preso una sorta di anno sabbatico, ma il ciclismo è più che mai parte della sua vita

Lunedì è partita la Volta a Catalunya 2026, con l’ormai consueto arrivo a Sant Feliu de Guíxols. Sono passati quattro anni dal giorno in cui Micheal Matthews sconfisse, con una volata interminabile, Sonny Colbrelli, in quella che sarebbe stata stata l’ultima corsa della sua carriera. Il cuore che si ferma, la provvidenziale rianimazione, l’apprensione di quei primi momenti che, con il passare delle ore, si trasforma in sospiro di sollievo: Sonny ce l’ha fatta, Sonny sta bene, Sonny è ancora insieme a noi. «La prima immagine che mi viene in mente, ripensando a quel giorno, è quella del risveglio: non sapevo dove mi trovassi, cosa fosse successo, davanti a me c’erano Franco Pellizzotti e tutto lo staff».

«Subito dopo, ripenso a quel rettilineo d’arrivo. Lungo, lunghissimo, una volata che non termina mai. Gli ultimi 200-300 metri a tutta, per provare a vincere, il secondo posto dietro a Matthews e, poi, il buio». Ricostruire una vita, quella professionale, quando ti crolla il mondo addosso da un momento all’altro, non dev’essere la più facile delle prove a cui far fronte. Specie se, giusto qualche mese prima, hai toccato il cielo con un dito, vincendo la Parigi-Roubaix alla prima partecipazione, con la maglia di campione europeo addosso, conquistata poche settimane prima a Trento, dopo aver resistito ai furiosi attacchi di un Evenepoel costretto a chinare la testa a un monumentale Sonny.

Con il cuore nel fango

Quell’impresa, nell’Inferno del Nord, il Cobra l’ha raccontata in “Con il cuore nel fango”, un libro scritto a quattro mani con Marco Pastonesi, a cavallo tra il 2021 e il 2022. Nessuno, Sonny per primo, si sarebbe mai aspettato che, appena due mesi dopo, quel capitolo della sua vita si sarebbe chiuso tanto bruscamente. Anche grazie all’aiuto della sua squadra, la Bahrain-Victorious, e ancor di più della sua famiglia, Colbrelli ne ha aperto un altro; si è rialzato, ha accettato il suo status di “miracolato” e ha iniziato un percorso che, l’anno scorso, lo ha portato a sedere sull’ammiraglia della formazione bahreinita, dopo essere stato ambasciatore della squadra.

In "Con il cuore nel fango", Colbrelli ha raccontato l'incredibile vittoria alla Parigi-Roubaix
In "Con il cuore nel fango", Colbrelli ha raccontato l'incredibile vittoria alla Parigi-Roubaix 2021

Ora anche quel capitolo si è chiuso, almeno per ora: «Quest’anno ho deciso di prendermi una pausa, di dedicarmi di più alla famiglia e ad altri progetti che ho in mente», ci ha raccontato il Cobra in un fresco lunedì di primavera. «Insieme ad altri ex colleghi, tra cui Roberto Ferrari e Nicola Gaffurini, abbiamo rilevato un negozio di biciclette a Salò, CyclingGarda, che inaugureremo il prossimo 1 aprile. Avremo bici De Rosa, azienda che ci darà una grossa mano; faremo noleggio e lavoro di tour operator». Colbrelli, che è anche ambasciatore di diversi marchi, fa davvero fatica a fare a meno del ciclismo, quello vero: «È uno dei motivi per cui sono dovuto scendere dall’ammiraglia: vedere alcuni miei ex compagni, come Caruso e Mohoric, da così vicino, mi faceva ancora troppo male. La voglia di tornare, di essere lì in gruppo, era troppo grande».

E poi c’è la vita da direttore sportivo, che non è fatta solo di corsa, di tattiche, di strategie: «Un ds deve provvedere anche alla gestione di tutto lo staff, all’organizzazione delle trasferte, hotel compresi… È un impegno a 360°, ti deve entrare nel sangue. Mi è piaciuto, ma per quest’anno ho preferito fermarmi». Senza chiudere nessuna porta per il futuro, perché Sonny Colbrelli, del ciclismo, non può proprio fare a meno: «Nei primi momenti dopo quello è successo ho pensato: “Basta, non voglio più vedere una bicicletta, finisce tutto qua”; poi, il giorno dopo, mi sono trovato su un letto di ospedale a guardare la seconda tappa della Volta a Catalunya… Immaginarmi senza bicicletta è proprio impossibile».

L’impresa di Pogačar a Sanremo, la Parigi-Roubaix nel mirino

Sabato scorso, Colbrelli ha potuto vivere da vicino l’ennesima impresa di Tadej Pogacar, la vittoria della Milano-Sanremo: «È stata una corsa bellissima da vedere, forse un po’ meno da correre, visto quanto sono andati forte!», scherza Sonny, ripensando alla Classicissima. «Ci sono stati tanti colpi di scena, primo fra tutti la caduta prima della Cipressa, che forse ha fatto più male a Van der Poel, che era il mio favorito, che a Pogi». L’ennesima impresa del bicampione del mondo è somigliata molto a un romanzo thriller, nel quale il corridore della UAE Emirates-XRG ha saputo combinare preparazione, classe e capacità di improvvisazione: «Quando vince Pogačar è sempre bello, perché lo fa dando spettacolo. Voleva questa Sanremo, che ancora gli mancava e, quando si mette in testa un obiettivo, fa di tutto per raggiungerlo, preparandolo in modo da riuscire a esprimere al meglio tutte le sue capacità, fisiche e mentali. È un atleta formidabile, ma alle qualità atletica abbina una mentalità vincente davvero unica».

Adesso, per completare la collezione delle classiche monumento, manca “solo” la Parigi-Roubaix. Una corsa unica, magica, dal fascino inavvicinabile, che Colbrelli è riuscito a vincere al primo tentativo. “Oh, questo record Pogačar non te lo potrà mai battere!”, faccio notare al Cobra, facendolo sorridere. «Ha comunque fatto secondo, battuto solo da un fenomeno come Van der Poel», risponde lui, forse anche per non mancare di rispetto a una leggenda vivente come Tadej. «Può vincerla già quest’anno? Certo che può, Pogačar può praticamente tutto, può vincere anche tutte le classiche monumento, il quinto Tour de France e il terzo Mondiale di fila, in una sola stagione». E pensare che, fino a qualche anno fa, solo l’idea di poter vincere tutte quelle corse, in una carriera anziché in un anno, pareva una sorta di follia.

Un icredulo Sonny Colbrelli, al termine della Parigi-Roubaix 2021
Un icredulo Sonny Colbrelli, al termine della Parigi-Roubaix 2021

“Se domani ti chiamasse Pogačar e ti chiedesse qualche consiglio per vincere la Roubaix, come gli risponderesti?”, chiedo a Sonny, ripensando al fatto che lo sloveno, dopo la vittoria a Sanremo, ha confessato di aver chiesto consigli anche a Niccolò Bonifazio, che quelle strade le conosce come le sue tasche. «Cosa vuoi che possa insegnare a un fenomeno così?!», scherza il Cobra, prima di farsi più serio: «Accadesse, mi farebbe un gran piacere. Poi, gli darei consigli pratici: sul modo migliore di interpretare certi tratti di pavè, certe curve, e sull’importanza di seguire le linee giuste, senza rischiare forature e cadute stupide, solo per schivare certe pietre. Tadej è anche un campione di umiltà, sono sicuro che saprebbe fare tesoro di certi suggerimenti».

Nuovi Pogačar crescono, ma non staremo un po’ esagerando?

Incredibile ma vero, nel momento più alto della straordinaria carriera di un fuoriclasse epocale, c’è già chi pensa ai possibili “nuovi Pogačar”, come se, per vedere qualcuno capaci di replicare, in qualche misura, le imprese del grande Eddy Merckx, non fosse stato necessario mezzo secolo o giù di lì. Bisogna sempre alzare l’asticella, in un’incontenibile bulimia di emozioni. «A me certi discorsi sembrano davvero incredibili», confessa Sonny, «anche se capisco la voglia, la necessità, di trovare qualcuno, un po’ come il primo Vingegaard o Van der Poel, che possano mettere in difficoltà Tadej, senza vederlo correre per 70-80 km da solo».

«Un altro Pogačar non potrà esserci», insomma, ma di giovani corridori forti, che promettono di diventare fortissimi, ce ne sono già diversi. «Seixas è un grande talento, ma spero non gli mettano troppe pressioni: essere indicato, ad appena 19 anni, come il “Pogačar 2” non dev’essere semplice. Del Toro è un altro davvero fortissimo, ma a me sta piacendo tanto anche Giulio Pellizzari: ogni anno migliora e penso che, alla Tirreno Adriatico, abbia dimostrato di aver fatto un altro salto di qualità».

Chi, ancora, promette da un po’ di tempo di farlo, senza riuscirci a pieno, è un corridore che Colbrelli ha potuto vedere da molto vicino, Tiberi: «Antonio è un talento vero e quest’anno è partito davvero bene. Mi aspettavo di più alla Tirreno, ma immagino abbia avuto qualche problema di salute. Credo abbia fatto bene a scegliere di fare il Tour de France quest’anno, è una corsa che gli si addice di più del Giro d’Italia, per le sue caratteristiche e per quelle del percorso. È un ragazzo determinato; se si allineano un po’ di situazioni, può davvero dire la sua».

Chi può saperlo meglio di Sonny, che ha dovuto aspettare anni, prima di veder fiorire definitivamente il proprio talento? Perché sì, Pogačar è un vero spettacolo, ma non tutti, come insegna la carriera del Cobra di Desenzano del Garda, diventano subito fenomeni.

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Marco Francia
Nonostante tutto, il ciclismo è la mia unica passione.