
Caruso: "Le energie erano rimaste al lumicino, ho dato tutto"; Valgren: "Resterà nella storia"
Le dichiarazioni dei protagonisti della diciassettesima tappa del Giro d'Italia 2026: dalla gioia di Valgren alla delusione di Caruso e Garofoli, passando per l'analisi tattica di Narváez, Gee, Izagirre, De La Cruz, Leknessund e Zambanini
Michael Valgren ha vinto la diciassettesima tappa del Giro d'Italia 2026 con arrivo ad Andalo. Il trentaquattrenne danese di EF Education-EasyPost, reduce da un grave incidente che aveva rischiato di mettere fine alla sua carriera, conquista il suo primo successo in un Grande Giro piazzando l'attacco decisivo a meno di 1100 metri dal traguardo, quando tutti gli avversari si controllavano. Secondo posto ancora una volta per Andreas Leknessund (Uno-X Mobility), che chiude la sua terza seconda posizione in questa edizione, mentre Damiano Caruso (Bahrain Victorious) si aggiudica la volatina per il terzo posto, guadagnando anche 4 secondi di abbuono.
Grazie al distacco di 5'09" sul gruppo maglia rosa, Caruso sale al nono posto in classifica generale, superando Egan Bernal (Netcompany INEOS), scivolato fuori dalla top ten. In una fuga numerosa e combattuta, si sono messi in evidenza anche Einer Rubio e Igor Arrieta (entrambi UAE Team Emirates-XRG) e Aleksandr Vlasov (Red Bull-BORA-hansgrohe), mentre tra gli italiani Giulio Ciccone (Lidl-Trek) e Gianmarco Garofoli (Soudal Quick-Step) erano presenti nella fuga senza però riuscire a incidere nel finale. Nella classifica della maglia ciclamino, Jhonatan Narváez (UAE Team Emirates-XRG) consolida il vantaggio su Paul Magnier (Soudal Quick-Step) portandosi a +12 punti.

Ecco le dichiarazioni dei protagonisti della diciassettesima tappa del Giro d'Italia 2026
Michael Valgren: "È qualcosa che resterà per sempre nella storia"
“È stata una tappa praticamente perfetta per me -ha detto Valgren ai microfoni di Cycling Pro Net- anche se molto dura. Entrare nella fuga iniziale è stato difficile, poi passo dopo passo sono arrivati altri corridori e ho visto nomi scomodi: Vlasov, Rubio... mi sono detto che non sarebbe stata la mia giornata. Ma ho giocato bene le mie carte e avevo anche delle buone gambe, il che ha aiutato molto. È piuttosto emozionante. Ne parlavo proprio poco fa: per me significa tantissimo. Ho avuto una carriera abbastanza lunga senza mai vincere una tappa in un grande giro. Ci ero andato vicino qualche anno fa qui in Italia, al Tour non ci sono mai riuscito. Quest'anno mi sono allenato duramente per arrivare pronto, perché vincere una tappa in un grande giro è qualcosa che resterà per sempre nella storia. Non direi che cambia la carriera, perché ormai sono anche abbastanza vecchio, ma per me è davvero molto importante. Nel finale ho cercato di seguire le mosse giuste senza mostrare quanto potessi essere forte. Quando ci siamo staccati con Juan Pedro Lopez abbiamo collaborato discretamente, poi è arrivato Leknessund e altri, e da lì in poi è diventata una questione di tattiche: lavoravamo insieme ma non benissimo. Ho fatto il mio attacco con Rubio, ci hanno ripresi, ma per fortuna ho potuto ripartire e vincere. Non ho molte vittorie in carriera, ma la maggior parte sono qui in Italia. Già da junior ho vinto una tappa alla Lunigiana, nel 2008 o 2009. Probabilmente mi trovo bene qui, forse ho qualche radice italiana, non sono sicuro. L'esultanza? I miei figli sono appassionatissimi di Pokémon. Quello che ho tirato fuori è una Pokeball fatta di perline, verde come il mio colore preferito e con dei puntini rosa come il colore della nostra maglia. È un portafortuna che porto con me quando penso di avere una chance di vincere una tappa, ma solo nei grandi giri. Me lo hanno fatto l'anno scorso al Tour. Non l'avevo usato molte volte, ma oggi l'ho portato e ha funzionato. Per la squadra è enorme. Avevamo avuto un Giro così così: ero arrivato quarto in una tappa, Markel [Beloki] stava facendo bene in classifica generale, ma ci mancava la vittoria. [Madis Mihkels] andava bene nelle volate, poi ci siamo ammalati qua e là e il morale non era al cento per cento. Ho cercato di restare motivato e stamattina ho detto che pensavo di poter vincere. Ed eccoci qui. Credo che questo darà una bella spinta morale a tutta la squadra, anche allo staff e alle persone che non sono qui, magari chi inizia domani o dopodomani. È sempre un bel boost per il gruppo.”
Damiano Caruso: "Alla fine è stata una bella giornata, dura, durissima"
“Me lo ero promesso e ci tenevo ad avere ancora questa sensazione di bagarre. Alla fine è stata una bella giornata. Bella giornata, dura, durissima, perché alla fine la tappa era lunga, abbastanza lunga e con tanto di dislivello. E niente, nel finale semplicemente magari ha vinto il ragazzo che ne aveva di più o ha indovinato il momento giusto, Valgren. -ha detto Damiano Caruso ai microfoni di Eurosport- Per quanto mi riguarda sì, sono anche orgoglioso di me stesso. Mi è mancato qualcosina. No, non era la classifica l'obiettivo di giornata. Sicuramente ho guadagnato, sì, ma per me l'importante oggi era quello di provare a vincere la tappa e l'ho fatto. E se rimane ancora qualche energia, lo rifarò ancora in settimana. Non ho recriminazioni, le gambe ormai... le energie erano rimaste al lumicino, quindi quello che avevo l'ho dato.”
Jonas Vingegaard: "Quando ho sentito che aveva vinto, ero davvero felice"
“Sentire che Valgren aveva vinto la tappa mi ha reso davvero felice. Gli avevo chiesto più volte com'era la situazione davanti, e quando ho saputo che aveva vinto, sì, ero davvero contento. In quanto alle tattiche, non direi che c'è molta comunicazione tra le squadre. La fuga va, Damiano Caruso è lì davanti e noi iniziamo a tirare. Ovviamente lasciamo loro un vantaggio di cinque, sei, sette minuti, ma poi anche gli altri hanno interesse a difendere le loro posizioni in classifica generale. Quindi ha senso che anche loro inizino a tirare. Oggi una fuga, domani un'altra fuga, potenzialmente.”
Jhonatan Narváez: "Non era facile, ma siamo contenti della prestazione"
“Non era facile. La prima ora è stata davvero dura, penso di aver speso troppo. Ma siamo contenti della prestazione -ha detto Narváez ai microfoni al traguardo-. Alla fine i più forti del gruppo erano dietro. Enric Mas era con me, Ciccone era con me e sì, ci siamo persi il gruppo. Certo, oggi è stato comunque un successo: abbiamo preso punti, abbiamo la maglia e da adesso andiamo giorno per giorno. Sappiamo che anche la tappa di Roma è importante, ma ci sono ancora tante tappe davanti.”
Derek Gee-West: "La sola posizione che sembra possibile è quella di Zulios"
“Mi sento bene. La tappa di Milano, per fortuna, era seguita da un giorno di riposo. Ieri mi sono sentito benissimo e oggi poteva essere davvero stressante, ma alla fine è filato tutto liscio e controllato. Sono carico per le grandi montagne che ci aspettano. -ha dichiarato Derek Gee ai microfoni di Cycling Pro Net- Penso che l'unica posizione che in questo momento sembri raggiungibile sia quella di Eulálio. Sta andando fortissimo da quando ha preso la maglia rosa. Credo che ci siano molti corridori che vogliono puntare alla sua , quindi immagino che si andrà a ritmi molto duri nella diciannovesima e nella ventesima tappa. Oggi non avremmo mai inseguito noi: Cicco era in fuga. Non so esattamente cosa sia successo in gruppo, ma penso che quei ragazzi abbiano capito il pericolo di lasciare rientrare in classifica un corridore del suo calibro. Non so di quanti [minuti] abbiano vinto alla fine, ma noi stavamo inseguendo forte, quindi immagino che abbiano guadagnato parecchio. Oh no, Zukowsky ha abbandonato? Peccato davvero. Mi piace molto Nick e l'anno scorso agli Europei ero distrutto quando è caduto e si è rotto la clavicola. E poi l'ho visto tagliare il traguardo a Milano dopo essersi rialzato da quella caduta. Sì, fa davvero male saperlo fuori.”
Edoardo Zambanini: "Domani sarà un'altra bella tappa e ci proveremo"
“Damiano se lo merita. Si meritava anche la vittoria. Avevamo la giornata un po' libera, o io o lui dovevamo andare in fuga; alla fine è entrato lui e se l'è giocata penso al meglio, ha preso il terzo posto ed è andato benissimo. -ha dichiarato Zambanini ai microfoni di Eurosport- Sì, la prima settimana è stata un po' sfortunata, ho avuto la botta che mi ha dato più fastidio. Però dai, va sempre meglio giorno dopo giorno. Sicuramente domani sarà un'altra bella tappa e ci proveremo fino all'ultimo.”
Gianmarco Garofoli: "Ho chiuso gli occhi, ho dato tutto me stesso"
“Avevo cerchiato questa tappa con il bollino rosso e ho dato tutto fino alla fine -ha dichiarato ai microfoni di Eurosport- Mancavano 30 chilometri e avevo già dato tutto. Ho detto: 'Mamma mia, è ancora lunga!'. Però dai, ho cercato di entrare qua sull'ultima discesa, ho dato tutto me stesso per andarlo a prendere, ho chiuso gli occhi, però purtroppo non sono riuscito. Ho fatto l'ultima salita tutta cercando di raschiare il barile, prendendo tutte le energie possibili, ma non sono riuscito a riagganciarmi e purtroppo è andata così. Però ho provato con tutto me stesso, sono contento così. Sulla penultima salita, quando attaccava Rubio o Valgren e attaccavano gli altri, ho visto che loro due erano quelli con la gamba migliore. Anche il nostro Caruso pedalava molto, molto bene. Io ero lì un po' che soffrivo, però c'ero. Sapevo che era lui quello da controllare, però ovviamente contavano le gambe.”
Andreas Leknessund: "Pensavo di attaccare in cima, ero troppo avanti nel gruppo"
“Penso di aver fatto una gara davvero buona fino all'ultimo chilometro. Il mio piano era attaccare in cima. Ero un po' troppo avanti nel gruppo e Valgren ha fatto quello che avevo pianificato di fare io. -ha dichiarato ai microfoni di Cycling Pro Net- Penso di aver fatto una gara abbastanza buona, essendo da solo in questo grande gruppo. Sono riuscito a stare nel gruppo che aveva il vantaggio all'inizio delle salite, poi ho recuperato su quei quattro o cinque corridori che avevano un distacco più avanti, vicino al finale. Ho cercato di fare il meno possibile, restando più o meno a ruota per le ultime salite. Mi sentivo abbastanza bene, quindi pensavo di poter essere un abbastanza freddo. Avevo come piano di andare all'attacco in cima, ma ero troppo in ritardo.”
Igor Arrieta: "Fino agli ultimi 3 km era tutto in bilico"
“È stato un giorno duro, sapevamo fin dalla partenza che la fuga sarebbe stata complicata. Alla fine abbiamo inserito tre corridori e poi abbiamo cercato di risolverla nel migliore dei modi. -ha dichiarato il corridore ai microfoni di Cycling Pro Net- Pensavo che fosse ancora tutto in sospeso fino agli ultimi 3 km, ma a un chilometro dall'arrivo, quando è scattato Valgren, ci siamo fermati un secondo e ho visto che era impossibile. Ho cercato di giocarmi le carte nel migliore dei modi e alla fine non avevo più niente. Posso essere contento, la forma è buona e ho voglia di affrontare i giorni che ci restano.”
David De La Cruz: "Ho recuperato dopo una brutta giornata, le sensazioni sono tornate buone"
“Sì, si può descrivere come una buona azione in fuga. È stata una buona mossa. Peccato che non abbiamo avuto la migliore collaborazione per gran parte della tappa, ma mi sono sentito bene. La verità è che ho recuperato dopo ieri, che è stata una giornata molto negativa per me, e questo è ciò che conta: le sensazioni sono tornate ad essere buone. -ha dichiarato il corridore ai microfoni di Cycling Pro Net- È stato forse il giorno in cui mi sono sentito meglio in questo Giro d'Italia e spero che nelle tappe 19 e 20 possa continuare su questa linea e continuare a progredire.”
N.d.R.: La maggior parte delle interviste da cui attingo a piene mani spudoratamente (benché citandone la fonte) sono raccolte quotidianamente da Antoine e Linda di Cycling Pro Net. Non mi hanno ancora chiesto compensi pecuniari, ma da oggi ne sono consapevoli; vista la loro simpatia, sanno di avere una cena pagata quando ripasseranno dalle lande orobiche, dato che apprezzano molto la cucina nostrana.
