Mirco Maestri abbraccia Mattia Bais ©Maurizio Borserini/ Max Walsheid ©Sean Hardy
Giro d'Italia

Dalle lacrime di Maestri alle polemiche sulle moto: "Non si può andare così, è uno scherzo"

Le dichiarazioni dei protagonisti della 15a tappa del Giro d'Italia 2026: Maestri confessa il peso della delusione, Walscheid e Teutenberg senza mezzi termini: "Ecco i numeri che ho fatto: non si può andare oltre"

LA quindicesima tappa del Giro d'Italia 2026, da Voghera a Milano, ha avuto un esito soprendente: Fredrik Dversnes (Uno-X Mobility) ha vinto in volata battendo i compagni di fuga Mirco Maestri (Polti VisitMalta) e Martin Marcellusi (Bardiani CSF-7Saber), con Mattia Bais (Polti VisitMalta) quarto. Il quartetto fuggitivo ha resistito fino al traguardo di Corso Venezia, vanificando il lavoro dei treni dei velocisti, rimasti a corto di energie dopo due settimane di corsa.

Nella volata del gruppo, Paul Magnier (Soudal-Quick Step) ha preceduto Dylan Groenewegen (Unibet Rose Rockets), aggiudicandosi così la maglia ciclamino in vista della ripresa di martedì da Bellinzona. Nessuna variazione in classifica generale: Jonas Vingegaard (Visma-Lease a Bike) conserva la maglia rosa con 2'26" su Afonso Eulálio (Bahrain Victorious) e 2'50" su Felix Gall (Decathlon CMA CGM). La tappa è stata parzialmente neutralizzata per decisione della giuria, con i tempi per la generale presi all'ultimo passaggio sul traguardo prima dell'arrivo, su richiesta dello stesso Vingegaard.

Il norvegese Fredrik Dversnes, 29 anni, precede a Milano Mirco Maestri e Martin Marcellusi © Giro d'Italia
Il norvegese Fredrik Dversnes, 29 anni, precede a Milano Mirco Maestri e Martin Marcellusi © Giro d'Italia

Ecco le dichiarazioni dei protagonisti della quindicesima tappa del Giro d'Italia 2026

Mirco Maestri: "Quando lavorano tutti per te e sbagli, il peso si sente di più"

“Sì, oggi mi avevano praticamente messo nelle condizioni di vincere. Però stavolta, molto probabilmente, non ero il più forte. Magari ho aspettato un po' troppo a partire, forse dovevo muovermi prima, ma il momento arriverà presto. Io ce l'ho messa tutta e anche noi, come squadra, abbiamo dato tutto. Mi sono portato sulle spalle non solo la squadra, ma anche gli sponsor, quindi credo si possa essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Non so, mi sono svegliato così… e di solito ci prendo. Però non ci ho creduto fino in fondo. Oggi ho avuto un grandissimo compagno di squadra -ha dichiarato il corridore della Polti VisitMalta con gli occhi lucidi- e mi sento un po' fallito, perché quando lavorano tutti così tanto per te e poi sbagli l'obiettivo, il peso si sente ancora di più del solito.”

Max Walscheid: "È stato dannatamente difficile riprendere quella fuga"

“Sono un po' a corto di parole, per essere sincero. Voglio dire, oggi era una chance che stavamo aspettando con grande entusiasmo e mi dispiace per la moto che ce l'ha portata via. Incredibile. So di cosa sono capace. So come hanno pedalato gli altri ragazzi e posso vedere i numeri sul mio display. So quanto duramente riesco a spingere in una cronometro su pianura. Lo abbiamo visto qui e non è possibile andare oltre. -ha detto il corridore tedesco a Eurosport dopo l'arrivo- Riguardo ai numeri che tiravo in testa: mi piacerebbe darvi i dettagli ma non posso farlo adesso subito dopo la gara, però se vedo spesso 500 watt in testa nell'ultimo chilometro, allora non è possibile andare più forte di così. Non siamo mai scesi sotto i 50 chilometri orari per tutto il giorno, eravamo praticamente a tutta: le squadre veloci, i Rockets hanno consumato la loro squadra, i Quick Step hanno consumato la loro squadra, noi abbiamo bruciato la nostra. È stato un finale al limite.”

Il tedesco della Lidl Trek ha poi proseguito nei commenti su Instagram:
"Bene, bene, ecco alcuni eroi della tastiera con una grande esperienza di WorldTour:

Siate tranquilli, questa dichiarazione è abbastanza rappresentativa per il gruppo. Naturalmente parliamo non solo durante la corsa, ma anche dopo.
Eurosport chiede, questa è la verità. Ma naturalmente sono felice di fornire anche alcuni dettagli: abbiamo completato questo circuito cittadino con alcuni angoli stretti e una superficie abbastanza scarsa a 53km/h. Il massimo è stato di 20 minuti a 55km/h. Diverse squadre hanno bruciato tutte i loro uomini fino al leadout finale e hanno collaborato molto bene. E ah, sì, il giorno 15 del Giro.

Nessuna lamentela, non è colpa dei fuggitivi. Se fossi stato lì, avrei preso ogni vantaggio che potevo, ma questi sono solo fatti."

Tim Torn Teutenberg: "Il finale sembrava uno scherzo"

“Chiunque capisca qualcosa di ciclismo sa che il finale assomigliava più a uno scherzo" -ha detto il giovane tedesco ai microfoni di Eurosport- "Non so qual è l'obiettivo degli organizzatori, ma oggi hanno voluto dimostrare come auto e moto potessero influenzare la gara. Questa era davvero una stronzata."”

Thor Hushovd: "È incredibile, siamo combattenti e oggi ce lo siamo meritato"

“Sì, è incredibile. Ci abbiamo provato duramente per molti giorni, e il modo in cui lo facciamo è questo — siamo combattenti, non molliamo mai — e oggi ce lo siamo meritati” -ha dichiarato il direttore sportivo della Uno-X Mobility.”

Simone Consonni: "Si vede che abbiamo scoperto quattro nuovi Pippo Ganna"

“Si vede che abbiamo scoperto quattro nuovi Pippo Ganna. Si sa che nei circuiti così è sempre difficile chiudere, però tutto il gruppo ha tirato, chapeau ai quattro davanti perché si sono dimostrati dei fuoriclasse, con tutto il gruppo a inseguirli. Anche senza risultati l'aria in squadra è piacevole, lo spirito è alto tra di noi. Tante volte con dei lavori non al top siamo riusciti a vincere. Questo Giro è così, sono periodi. Cerchiamo sempre di lavorare con professionalità. È difficile da dire cosa abbiamo detto alla giuria, si va a sessanta all'ora, è difficile parlare, magari si poteva pensare prima, ma è difficile dirlo ora.”

Jonas Vingegaard: "Penso che in generale le strade qui non fossero le migliori"

“Penso di aver passato più tempo con la macchina rossa che con la macchina della mia squadra in tutta la corsa -ha dichiarato Jonas Vingegaard ai microfoni di Cycling Pro Net- Credo che tutti noi corridori pensassimo che forse questo circuito di Milano non fosse il più sicuro su cui gareggiare. Ne abbiamo parlato in gruppo, ho parlato con tanti corridori e abbiamo concordato di cercare di fare qualcosa. Sono andato dalla macchina rossa e ci hanno davvero ascoltati oggi, venendoci incontro. Quindi penso che noi corridori dovremmo anche ringraziare la giuria. In generale le strade qui non erano le migliori. C'erano molte buche, molti di questi tombini sulla strada. Praticamente per tutto il tempo non mi sono mai sentito davvero al sicuro nel cercare di prendere la borraccia o fare qualsiasi altra cosa. E poi i binari del tram: ce n'erano molti ed era molto molto sconnesso passarci sopra. In generale penso che in gruppo tutti pensassimo che avrebbero potuto fare un po' meglio, ma almeno ci hanno davvero ascoltati oggi, il che è una buona cosa. Il vantaggio in classifica generale è molto buono e ne sono ovviamente molto felice, ma ci sono ancora molte tappe da fare. La terza settimana è la settimana più dura qui, quindi direi che puoi considerarti vincitore solo una volta che sei a Roma.”

Fredrik Dversnes Lavik: "Volevo ingannare il gruppo, sono felicissimo"

“È una bella domanda. Ho avuto un aiuto straordinario dagli altri corridori nella fuga, i ragazzi della Polti erano davvero forti oggi. Sapevo di avere buone opportunità perché sono abbastanza bravo ad andare in fuga. Quindi questa era la mia grande occasione. Quando avevamo ancora due minuti di vantaggio abbastanza tardi in corsa, ovviamente cominci a crederci, ma devi pensare a cosa fare e a cosa è importante fare, e non pensare a cosa succede. Ho esultato tantissimo -ha dichiarato il corridore ai giornalisti sul traguardo- e durante questo Giro avevo scherzato dicendo che avrei provato a sorprendere il gruppo in una di queste tappe veloci. Volevo davvero farlo e dimostrarlo. Sono felicissimo di esserci riuscito. Per la squadra è grande. È una sensazione davvero enorme e incredibile, è la prima partecipazione al Giro.”

Paul Magnier: "È stato sorprendente che i fuggitivi andassero così veloci"

“È difficile dire adesso cosa sia andato storto. Sapevamo che nella fuga c'erano corridori forti, ma non ci aspettavamo che potessero andare così veloci sul circuito finale. Tutti i velocisti hanno impiegato i propri compagni di squadra per inseguire, ma a essere onesti non siamo mai riusciti a riprenderli. È stato sorprendente. Prima di commentare a caldo, preferisco prendermi del tempo per analizzare la corsa e capire come l'abbiamo persa. Stavamo andando fortissimo. Già a 60 chilometri dall'arrivo mi sono detto che sarebbe stata super dura; a 40 chilometri dal traguardo le sensazioni erano già quelle di una corsa impegnativa, anche se non ero ancora al limite. Per questo è davvero sorprendente che i fuggitivi siano riusciti a mantenere quella velocità. Abbiamo perso diversi corridori per problemi meccanici. Il circuito finale era molto insidioso, tra pavé e passaggi a livello. Era anche un po' pericoloso — ed è per questo che avevamo chiesto di neutralizzare i tempi per gli uomini di classifica all'ultimo giro —, si andava davvero pazzamente veloci. Se pesi meno di 75 chili, su un percorso del genere è davvero dura. Ho cercato di tenere i miei compagni con me il più a lungo possibile, ma devo ammettere che già attorno alla quindicesima o ventesima posizione bisognava rilanciare con una volata dopo ogni singola curva. Quando i miei compagni si sono portati davanti erano già al limite, quindi per loro era difficile ricucire il distacco. Perché dico che era pericoloso? Beh, quando affronti un passaggio a livello o il pavé a 60 all'ora puoi esplodere un tubolare, possono succedere un sacco di cose. C'era anche il problema delle transenne sparse lungo tutto il circuito. Ma, come ho detto, preferisco analizzare bene i dati prima di dare una risposta definitiva. Adesso devo ammettere che Narváez ha un bel vantaggio, perché va molto meglio di me in salita e sappiamo tutti che la terza settimana sarà parecchio dura, con molte salite. Oggi speravo di raccogliere qualche punto in più, ma alla fine non è andata così. A questo punto il prossimo grande obiettivo è Roma. Da qui alla fine la cosa più importante sarà recuperare. Cercherò di fare il possibile per difendere la maglia, ma abbiamo visto che anche Narváez punta a questo obiettivo: era lì a lottare sia al traguardo volante sia nel finale. Dovrò stare molto attento.”

Dylan Groenewegen: "Abbiamo dato tutto, ora andiamo verso Roma"

“Cosa è andato storto? La fuga era davanti. Ho lanciato lo sprint forse un po' troppo presto, ma penso che tutti fossero al limite. È andata così, per oggi. -ha detto ai microfoni di Cycling Pro Net- Abbiamo provato a rientrare ma non ci siamo avvicinati abbastanza. Abbiamo messo tutta la squadra davanti, e credo che molte squadre abbiano fatto lo stesso, anche la Quick-Step. La fuga era semplicemente troppo forte. Tutti erano a corto di energie: i motori sono stanchi a questo punto, dopo due settimane di un grande giro. Faceva anche abbastanza caldo, e i circuiti cittadini rendono tutto più difficile, come anche le ultime tappe. Penso però che abbiamo fatto tutto quello che avevamo oggi. I circuiti pericolosi? Per me erano bellissimi. Amo i circuiti cittadini, era magnifico con la folla. Per fortuna avevamo bel tempo, non ho niente di cui lamentarmi. Abbiamo ancora un'altra tappa con volata prima di Roma. Abbiamo Kub [Lukáš Kubiš], abbiamo più opzioni per la volata. Vedremo a Roma, senza pressione. Vincere l'ultima tappa? L'ho già fatto in precedenza al Tour de France. Oggi abbiamo fatto davvero bene, abbiamo dato il massimo, e adesso andiamo avanti verso Roma.”

Martin Marcellusi: "Ogni tanto mi danno del folle, ma oggi ci ha ripagato"

“Delusione? Fino a un certo punto.- ha detto Marcellusi ai microfoni di Cycling Pro Net- Sapevo che Mirco [Maestri] e Dversnes fossero un po' più veloci e poi ho visto anche la pedalata un po' più ottima la loro. Abbiamo fatto sì un capolavoro perché siamo partiti veramente a tutta in fuga e non pensavo di riuscire a tenere quel ritmo fino all'arrivo. Ci siamo riusciti e un terzo posto che comunque dà morale. Oggi la dimostrazione che bisogna crederci sempre, anche quando le fughe apparentemente non hanno senso. Ogni tanto mi danno del folle e vado in fuga spesso anche quando sembra inutile, ma oggi ci ha ripagato.”

Fabio Van den Bossche: "Le moto incidevano, in gruppo è difficile andare a 70 chilometri all'ora"

“C'erano quattro uomini davanti. Alla fine abbiamo sacrificato praticamente tutti per sprintare per la vittoria. Penso che in totale forse 20 o 25 corridori si siano sacrificati per chiudere il gap. Se poi non ci si riesce, mi pongo anch'io quella domanda. -ha dichiarato Van den Bossche ai microfoni di Sporza- È difficile dirlo, non ho visto costantemente un'immagine aerea, ha aggiunto. Sia per il gruppo che per la fuga c'è la scia delle moto. Sul circuito cittadino c'è un limite di velocità. Come peloton è difficile andare a 70 chilometri all'ora per riprendere la fuga.”

Eusebio Unzué: "Potrebbero fare meglio. Mas lontano dalle aspettative"

“Potrebbero fare un po' meglio -ha dichiarato il team della Movistar manager ad AS, parlando dei suoi corridori - ma la realtà è questa. Da un lato, siamo soddisfatti perché la prestazione della squadra è stata quella che ci aspettavamo. Sapevamo che la squadra era in buona forma e questo ci ha permesso di lottare per le vittorie di tappa praticamente ogni giorno, anche se non abbiamo ancora ricevuto la giusta ricompensa per il nostro duro lavoro. Dall'altro lato, c'è la situazione di Mas. Come leader della squadra, purtroppo, è stato ben lontano dal livello che ci aspettavamo. C'era molta incertezza dopo otto mesi senza gare e dopo l'intervento alla gamba dello scorso ottobre. Non ha avuto problemi ad allenarsi, ma non sapevamo come avrebbe reagito in prove chiave come la Blockhaus, dove abbiamo visto che non era al livello desiderato. Anche a Corno alle Scale gli è mancata la forma per competere con i migliori. Il messaggio ora è di pazienza: deve continuare ad accumulare esperienza di gara per ritrovare la sua solita forma nei Grandi Giri”.*”

Giro d'Italia, a Milano vince... la fuga: Fredrik Dversnes batte Maestri e Marcellusi