
Online Muri #10: Le Fiandre, dentro e fuori la corsa
Dalla Ronde 2024 al ciclismo vissuto ogni giorno tra muri, memoria e cultura
ll decimo numero della newsletter Muri è online! Un numero che arriva nel cuore della stagione delle pietre e che, per questa ragione, non poteva non celebrare le Fiandre: sia nella loro espressione agonistica per eccellenza, la Ronde, sia nella loro dimensione più ampia, quella di terra in cui il ciclismo è una questione di identità collettiva.
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Ricordati di santificare le feste
Nel primo pezzo entriamo nel vivo del grande evento fiammingo: la Ronde, con la sua gente e le sue immagini indelebili. È un racconto da bordo strada dell’edizione 2024, dove tutto comincia con un’immagine che resta impressa per tutta la giornata: un uomo vestito di giallo, seduto in mezzo alla strada, la schiena abrasa, la maglia aperta in due, che piange come un bambino. È Wout van Aert, costretto a rinunciare alla sua corsa proprio alla vigilia.
Tre giorni dopo, sotto un cielo grigio e una pioggia insistente, un altro uomo, questa volta in maglia iridata, pedala da solo su una strada enorme e vuota, mentre il rumore delle mani del pubblico copre quello dell’acqua.
Proprio a partire da queste due immagini contrapposte, Ilaria Pieri ci racconta il suo primo Giro delle Fiandre tra pioggia e attese. Un viaggio fatto di dettagli, una stazione, una piazza gremita, un attimo in cui il gruppo sfreccia via, e di quella sensazione difficile da spiegare che nasce quando si prova a essere parte di qualcosa di enorme.

Un viaggio su due ruote dove il ciclismo è cultura e identità collettiva
Nel secondo pezzo usciamo dalla corsa e ci mettiamo in sella insieme a Umberto Bettarini, per scoprire cosa significa davvero pedalare nelle Fiandre. Un viaggio che parte dai muri iconici della Ronde come il Koppenberg, il Kwaremont o il Paterberg e si allarga a un territorio in cui la bicicletta è ovunque: nelle strade, nei bar, nei musei, nella vita quotidiana.
Dalle coste battute dal vento del Mare del Nord alle campagne infinite, fino agli itinerari della Grande Guerra intorno a Ypres, il racconto attraversa paesaggi e atmosfere molto diverse tra loro, unite da un filo comune. Quello di una terra in cui ogni strada ha qualcosa da raccontare.
Un modo per scoprire le Fiandre oltre la corsa, dentro un’esperienza a 360 gradi, dove il ciclismo non è solo sport, ma una vera e propria cultura condivisa.
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