Editoriale

Muri #14: Il prossimo

Il quattordicesimo numero di Muri sarà online da domani mattina con due pezzi tenuti insieme da un filo sottile: il tempo, e ciò che inevitabilmente lascia dietro di sé

27.04.2026 22:16

Il quattordicesimo numero di Muri sarà online domani mattina con due pezzi tenuti insieme da un filo sottile: il tempo, e ciò che inevitabilmente lascia dietro di sé. Per riceverlo sulla tua mail, clicca qui.

Pogačar, Seixas e l'avvicendamento che è solo questione di tempo

Il primo pezzo parte dalla Liegi-Bastogne-Liegi di domenica. Quello che tutti hanno visto è stata la quarta vittoria di Pogačar alla Doyenne, la tredicesima monumento, l'ennesima dimostrazione di un dominio che sembra non avere scadenza. Quello che forse non tutti hanno messo a fuoco è l'altro protagonista: Paul Seixas, diciannovenne di Lione, rimasto attaccato all'attacco senza appello di Pogačar sulla Redoute, dove i due hanno anche firmato il record di ascesa, prima di cedere solo alla Roche-aux-Faucons

Cresciuto nel vivaio del VC Villefranche Beaujolais, Seixas è stato promosso direttamente nel WorldTour dalla Decathlon-CMA CGM già lo scorso anno, ed è arrivato alla Liegi con già sette vittorie nel carniere tra cui la Freccia Vallone con il record sul Muro di Huy, tre tappe e classifica al Giro dei Paesi Baschi, il Tour de l'Avenir dell'anno scorso. Un percorso che nell'ambiente si aspettava, ma con una repentinità che ha sorpreso tutti.

A Seixas scriviamo una lettera aperta, chiedendogli (e chiedendoci) cosa significa ereditare un regno costruito da qualcun altro. Sperando che lui sappia correre con più consapevolezza di chi lo ha preceduto, chiedendosi quanto vale questo gioco, qual è il prezzo di correre, fin dove ci si può spingere. Pogačar ha di certo cambiato il modo di correre. Forse a Seixas spetta qualcosa di più sottile: cambiare il modo di essere corridore.

Paul Seixas ©Jered Gruber
Paul Seixas ©Jered Gruber

Il bilancio di una primavera impossibile da dimenticare

Il secondo pezzo è il resoconto del nostro statistico Michele Moretti sulla campagna delle classiche 2026. Pogačar re con tre Monumento in quaranta giorni, a un solo passo dal record assoluto. Van Aert finalmente redento sulle pietre di Roubaix dopo una carriera di secondi posti. Evenepoel convincente ma ancora un gradino indietro nelle corse dure di un giorno. Ganna epico alla Dwars Door Vlaanderen, la prima vittoria in una classica in dieci anni di carriera. E Seixas già stellare, con una squadra,la Decathlon-CMA CGM, che non ha mai vinto né un Grande Giro né una Monumento, e che inizia a sentire che il digiuno potrebbe finire prima del previsto.

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Wout van Aert © Paris Roubaix Hauts-de-France via X
Wout van Aert © Paris Roubaix Hauts-de-France via X
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