
Van Gils e Tuckwell, la festa RedBull è doppia al TARA!
Il belga vince la sesta tappa del Tour Auvergne - Rhône-Alpes (altra fuga all'arrivo), l'australiano è il nuovo leader della classifica. Schermaglie Seixas-Del Toro
Girava voce stamattina a Saint-Vulbas che se non andavi in fuga ti arrestavano e ti remigravano, e dati i tempi nessuno ha pensato che tale bislaccheria non fosse potenzialmente credibile, sicché sono andati in fuga tutti. No, non esageriamo, metà gruppo. Stiamo ancora esagerando: solo 60 su 135. “Solo”.
Per la legge dei grandi numeri (ok, 60 non è un grande numero, ma facciamo che ci capiamo), per forza di cose all'interno di quel drappellone c'era qualcuno che avrebbe potuto vincere la tappa, una volta lasciato dal gruppo l'opportuno margine. Non solo: anche qualcuno che la corsa poi finisce che te la può conquistare, nel senso della classifica generale.
Per esempio un Luke Tuckwell, che un mese fa terminava al sesto posto il Romandia, o che nel 2025 si faceva battere al Giro NextGen solo da Jakob Omrzel (e solo di 12"), e poi trovava ancora argomenti per portare a casa una top ten all'Avenir, più avanti nel corso della sua ultima stagione da “under”. E sì, perché il ragazzino nato ad Orange, Nuovo Galles del Sud, Australia, è per l'appunto un tenero 22enne (li fa il 21 giugno) i cui margini - sebbene li intuiamo importanti - non sono ancora ben chiari.
E perché un Paul Seixas (che peraltro ha più di due anni in meno di Luke…) dovrebbe lasciare a quell'altro tre minuti di bonus fuga? Perché è forse convinto di poterlo superare nelle ultime due tappe di montagna? Beh, da quello che abbiamo visto oggi non pare - simile progetto - così scontato nelle sue possibilità di realizzazione.
La risposta è che il Delfinato, o TARA, o Tour Auvergne - Rhône-Alpes non è forse corsa in cui distruggere una squadra per limare un minuto, né tantomeno tanto importante da prevedere che si debba esercitarvi un controllo ferreo in ogni frangente. Va pure detto che il gruppo in gara in Francia sta un po' esagerando da quel punto di vista, dato che con quella di oggi siamo a quattro fughe buone in sei giorni (negli altri due, una cronosquadre e uno sprint generale).
Però grazie a questo modus operandi abbiamo per esempio vissuto il bel momento di protagonista di Alex Baudin, in giallo dal suo successo nella prima tappa, a oggi, quando con dignità s'è dovuto far da parte; abbiamo assistito ai non scontati squilli di Anthon Charmig e Quinn Simmons. E oggi ci siamo gustati pure la vittoria di Maxim van Gils a Crest-Voland, lui essendo uno che in diversi hanno considerato nel tempo una sorta di predestinato minore, ma con un palmarès piuttosto scarno: otto affermazioni in totale, due nel World Tour (Francoforte 2024 prima della frazione odierna al TARA).
Tour Auvergne - Rhône-Alpes 2026, la cronaca della sesta tappa
La sesta frazione del Tour Auvergne - Rhône-Alpes 2026 constava di 182.3 km da Saint-Vulbas a Crest-Voland, primo arrivo in salita della corsa dopo cinque giorni sostanzialmente tutti in modalità mangia&bevi. Non ha preso il via il vincitore di ieri Wout van Aert, come da programmi degli ultimi giorni. Dopo appena 6 km di tappa è partita quella destinata a essere una delle fughe dell'anno ciclistico: a comporla, 60 uomini che non elencheremo. I più su in classifica: Luke Tuckwell (a 1'03" dalla maglia gialla Alex Baudin), Bruno Armirail (a 1'20") e Guillaume Martin (a 1'51").
La Decathlon CMA CGM, intuita presto la pericolosità di una tale azione, si è organizzata per inseguire, al punto da fermare il paio di suoi uomini che nella fuga ci si erano inseriti ma che sono stati richiamati al servizio della causa. Solo che nessuno è andato a dare una mano al team di Paul Seixas (che peraltro non era manco leader della corsa), sicché a un certo punto i Deca si sono spostati e il margine dei battistrada ha preso il volo. Tardivo il tentativo della EF Education-EasyPost (la squadra di Baudin) di salvare il salvabile.
La fuga (diciamo almeno che il team più rappresentato era la Tudor con cinque uomini tra cui Matteo Trentin) è arrivata ad avere cinque minuti di vantaggio, e non è che questo margine ce l'aveva a 100 km dalla fine, no: ai -20, subito prima di approcciare la doppia scalata finale (salita fino alla Côte d'Héry-sur-Ugine, breve discesa e poi ultimi sei chilometri più duri fino al traguardo).

Il lavoro di Tuckwell, la vittoria di Van Gils
La salita ha fatto a pezzettini il grosso gruppo dei fuggitivi, che aveva in precedenza perso Joshua Tarling (Netcompany INEOS) per una caduta ai -80; diciamo che sulla côte il drappello si è grossomodo dimezzato (degli italiani presenti, fuori Trentin, Edoardo Affini e Nicola Conci, resistevano ancora Simone Velasco e Alessandro Covi), mentre il gruppo recuperava qualcosa. Ma è stato sull'ascesa verso Crest-Voland che sono successe le vere cose interessanti.
Tra i battistrada il primo ad attaccare davvero è stato Georg Steinhauser ai -5; più o meno nello stesso punto, qualche minuto più avanti, il suo compagno in EF Alex Baudin si sarebbe staccato dai migliori, dicendo addio al primo posto in classifica.
Steinhauser non è comunque durato troppo: Maxim van Gils (Red Bull-BORA-Hansgrohe), Pablo Torres (UAE Emirates-XRG) e Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) l'hanno scavalcato ai -4, quindi ai -3 è rientrato anche Luke Tuckwell (Red Bull), andato a spingere a tutta da un lato per favorire le possibilità di vittoria di giornata di Van Gils, dall'altro per mettere quanto più spazio possibile tra la sua maglia gialla virtuale sempre meno virtuale, e il gruppo.
A un chilometro dalla fine, Torres ha mollato, lasciando Johannessen nelle grinfie della coppia Red Bull. Tuckwell ha tirato fino ai 200 metri, poi la sfida tra Van Gils e Johannessen è stata tirata e vibrata, e alla fine ha premiato il belga. Tuckwell è stato cronometrato a 6", più indietro altri reduci della fuga fino al 19esimo posto. Dal ventesimo in giù, i big della classifica, sui quali ora torniamo per completare la cronaca.
La sfida di classifica, Seixas attacca, Del Toro lo contiene
Mentre davanti si giocavano la tappa, dietro c'erano dei discorsetti di classifica da cominciare a sistemare, o quantomeno ad affrontare. Paul Seixas, il nuovo predestinato del ciclismo, lo sapeva bene, sicché ha rimesso la Decathlon a fare un buon ritmo per preparare il suo attacco.
Attacco che puntualmente è arrivato a 5 km dalla vetta. Solo Isaac Del Toro (UAE) e Matteo Jorgenson (Visma-Lease a Bike) hanno tenuto le ruote del 19enne di casa, ma già ai -3 l'americano era costretto ad alzare bandiera bianca, mentre più indietro cercavano di gestirsi e aiutarsi i due Lidl-Trek Mattias Skjelmose e Juan Ayuso. Disastro totale per i Netcompany: erano secondo e terzo della generale, e oggi Kévin Vauquelin si è staccato sull'attacco di Seixas per perdere poi discretamente la bussola, mentre Oscar Onley è caduto sull'ultimo tratto in discesa e ha perso mezz'ora.
La piccola processione Seixas-Del Toro è andata avanti col francese a trainare fino ai -2, infine - dopo acconce e ripetute richieste da parte di Paul - anche il messicano a dare una mano nel due chilometri conclusivi. Duello per la vittoria rinviato per i due, che se non altro oggi suggeriscono di essere forse i più forti in salita in questo TARA.
Al traguardo è stato di 3'15" il ritardo accusato da Del Toro e Seixas (giunti nell'ordine 20esimo e 21esimo), con un guadagno di 13" su Jorgenson, 22" su Skjelmose e Ayuso, 1'32" su Vauquelin. La nuova generale si ridisegna intorno a Tuckwell, che ora ha 1'12" su Armirail, 2' su Martin, 2'34" su Jorgenson; Seixas è settimo a 3'06" e domani dovrà sfruttare il duro finale della settima del Tour Auvergne - Rhône-Alpes 2026 tappa per provare a ribaltare la classifica.
La La Bridoire-Grand Colombier misurerà 133.6 km e sarà piena di accidenti (o salite, se preferite), ben sei Gpm (ma c'è anche altra roba non categorizzata) l'ultimo dei quali verrà tagliato dopo 8.4 km di ascesa finale al 10.2% di pendenza media. Di spazio per fare la differenza ce ne sarà, vedremo se sarà Seixas a farci scrivere o qualche suo avversario.
