Florian Vermeersch ©IMAGO
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Sentite Vermeersch: "Zona 2, anche la Visma ha cambiato idea. Ma il vero vantaggio è un altro"

Ferve il dibattito sull'allenamento in zona 2: in un'intervista a HLN, Florian Vermeersch ha descritto come sta cambiando la preparazione nel ciclismo di alto livello, e svela che persino il Team Visma sta rivedendo le proprie certezze

Per anni il Team Visma | Lease a Bike è stato il simbolo per eccellenza dell'allenamento polarizzato, che, in soldoni consiste nell'allenarsi con intervalli ad alta intensità (la cosiddetta “zona VO2max” alternati a intervalli di bassa intensità per recuperare. Una filosofia quasi dogmatica, contrapposta a quella dello storico rivale UAE Emirates-XRG, da sempre più orientato alla cosiddetta zona 2 — per capirci, il ritmo sostenuto ma controllato che potrebbe teoricamente essere sostenuto all'infinito.

Florian Vermeersch: “Anche la Visma fa più zona 2”

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. A raccontarlo è Florian Vermeersch, corridore della UAE, in un'intervista rilasciata a HLN il 6 febbraio 2026 a margine della Volta Comunitat Valenciana. "Sento da molti corridori della Visma che ci si sta spostando sempre più verso gli allenamenti in zona 2", ha detto il belga, 26 anni, dopo il quinto posto nella cronometro della corsa iberica.

Il motivo è semplice, e ha tutto a che fare con come si corre oggi il ciclismo ad alto livello: "Nelle grandi corse si va forte fin dall'inizio. Quello che conta è avere ancora riserve nel finale, riuscire a spingere dopo ore di sforzo, anche se non ai wattaggi di picco assoluti." In altre parole: non serve più essere la locomotiva più potente sulla carta, serve essere quella che arriva ancora in pressione dopo duecento chilometri di fuoco.

È il concetto di durability, o fatigue resistance — a guidare questa transizione. Tradotto per chi guarda le corse: è la differenza tra un corridore che esplode nel finale del Giro delle Fiandre perché ha già dato tutto nei muri precedenti, e uno che invece trova ancora le gambe quando conta davvero. Vermeersch ha costruito il suo inverno proprio su questo: "Ho allenato molto la durability per migliorare il mio rendimento dopo una fatica intensa. Quello che riesci a fare dopo quattro ore di corsa dura è oggi la cosa più importante." A Valencia si è presentato a 81 chili di peso forma, con la sensazione di essere all'apice della propria carriera.

Un approccio che si adatta perfettamente al suo profilo atletico. "Sono un corridore che regge bene i carichi e la fatica, quindi la zona 2 funziona bene per me", spiega. Ma ci tiene a non semplificare troppo: "Non direi mai che l'approccio VO2max della Visma sia sbagliato." Il tema è emerso anche nel dibattito più ampio: Cian Uijtdebroeks ha dichiarato di aver trovato sollievo nel tornare alla zona 2 con Movistar dopo gli anni con Visma, mentre Tiesj Benoot ha confermato che anche Decathlon-CMA CGM si sta muovendo nella stessa direzione. Secondo Vermeersch, la ragione è strutturale: "Prima nelle classiche la corsa esplodeva solo nel finale. Oggi si va forte dal primo chilometro, e bisogna farsi trovare pronti anche all'ultimo."

Florian Vermeersch ©Lorenzo Fizza Verdinelli
Florian Vermeersch ©Lorenzo Fizza Verdinelli

"Il nostro vero vantaggio? Avere i migliori del mondo!"

etto questo, Vermeersch invita a ridimensionare certe contrapposizioni. "La zona 2 di UAE viene seriamente ‘overhypata’", dice. E fa un esempio concreto: a Calpe, dove quasi tutte le squadre del World Tour tengono il ritiro invernale, basta guardare i dati di allenamento per accorgersi che nessuno pedala davvero piano. "Tutti spingono in zona 2 o anche zona 3." La differenza della UAE, semmai, è nella continuità e nella disciplina con cui questo approccio viene mantenuto anche a casa, lontano dalle telecamere. Ma la vera freccia al loro arco, secondo Vermeersch, è un'altra: "Il nostro vero vantaggio è avere i migliori corridori del mondo."

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