
Van Baarle e la scelta di lasciare la Visma: "I loro metodi non fanno per me"
A 33 anni, il vincitore della Pairigi-Roubaix 2022 è pronto a iniziare una nuova avventura con la Soudal-QuickStep, dopo una serie di annate difficili e sfortunate alla V-LAB
Sono passati quasi quattro anni dal trionfo di Dylan van Baarle alla Parigi-Roubaix 2022. L'allora corridore della Ineos Grenadiers dominò quell'edizione, ad appena una settimana di distanza dal secondo posto al Giro delle Fiandre, alle spalle del connazionale Mathieu Van der Poel, arrivando al velodromo di Roubaix con quasi due minuti di vantaggio su Wout Van Aert e Stefan Küng.
Non sono ancora passati quattro anni, dicevamo, ma sembrano essere trascorse alcune ere geologiche, almeno guardando alla carriera di Van Baarle: passato alla Jumbo-Visma nella stagione successiva, l'olandese iniziò alla grande, aggiudicandosi - ancora in solitaria - l'Omloop Het Nieuwsblad 2023, prima di entrare in un tunnel, fatto di sfortuna, e non solo: innumerevoli cadute e la sensazione che qualcosa, nella carriera del nativo di Voorburg, non stesse andando per il meglio, anche pensando a quella settimana santa, in cui l'allora trentenne era parso di un altro pianeta rispetto agli avversari.
Al termine del contratto triennale che lo legava a quella che, dal 2024, è diventata la Visma-Lease a Bike, Van Baarle ha deciso di voltare pagina e di legarsi, con un contratto biennale, a una Soudal-QuickStep orfana di Remco Evenepoel e desiderosa di tornare a contare in quelle che, fino a qualche anno fa, erano le sue corse: le classiche delle pietre. Oltre a Van Baarle, è arrivato Jasper Stuyven, un altro tra i pochi corridori del gruppo a potersi vantare di aver vinto una Monumento. Ma da cosa è nata la scelta di lasciare la Visma? Van Baarle ha raccontato le ragioni della sua decisione in un'intervista concessa a Daniel Benson.
“Sentivo di non poter esprimermi al 100%”
“La mia è stata una decisione di pancia”, ha confessato Van Baarle, al microfono del giornalista irlandese, in riferimento alla scelta di passare alla Soudal. “Sentivo di non poter raggiungere il livello che volevo e, in certi momenti, devi fidarti del tuo istinto. Se senti non essere nel posto giusto, in una realtà in cui puoi eccellere o essere te stesso al 100%, allora devi scegliere”.
Al centro dell'insoddisfazione del 33enne neerlandese, c'erano soprattutto le metodologie di allenamento del sodalizio giallonero, come spiegato dallo stesso Van Baarle: “I metodi di allenamento della Visma non sono per tutti. Con molti ragazzi funzionano, ma con altri no e, se hai la sensazione di non lavorare nel modo corretto, allora diventa complicato svolgere tutti i lavori previsti e dare il 100%”.

Entrando nel dettaglio, Van Baarle ha spiegato cosa ci fosse di sbagliato, per lui, in quello schema di lavoro: “Avevo la sensazione di non svolgere gli allenamenti all'intensità corretta per me: lavori troppo brevi e intensi, non adatti per chi, come me, preferisce le sedute più lunghe, con un maggior carico a un'intensità media. In fin dei conti, se questo è il modo in cui sono convinti di poter ottenere il meglio dai loro corridori, hanno tutto il diritto di metterlo in pratica, anche perché con molti corridori funziona; ma non è per tutti”.
“Io ho avuto questa occasione, Simon ha scelto il ritiro”
Le considerazioni di Van Baarle non possono non far venire in mente la recente decisione di Simon Yates di appendere la bicicletta al chiodo. Inevitabilmente, una considerazione è dedicata anche a questo tema, partendo da un'intervista che, più o meno un anno fa, lo stesso Benson aveva ottenuto dal vincitore del Giro d'Italia. Yates aveva confessato di soffrire i nuovi metodi di allenamento: “Sì, forse anche per lui era un po' come per me; forse avrebbe preferito fare un po' più a modo suo”.
“Se hai la sensazione che il lavoro che fai, in qualche modo, non funzioni, se non ti senti a tuo agio con ciò che fai - ha proseguito Van Baarle - allora non può funzionare. Le conseguenze di ciò possono essere diverse: per me si è aperta questa buona opportunità alla Soudal, in lui è maturata la decisione di ritirarsi". Tempo qualche mese e scopriremo se davvero, nel caso di Van Baarle, le metodologie della Visma fossero un freno all'espressione delle sue qualità o se, anche dopo il passaggio alla Soudal-QuickStep, gli anni migliori del passista olandese siano semplicemente un ricordo, destinato a rimanere tale.
