Jay Vine, vincitore del Tour Down Under 2023 © UAE Team Emirates - SprintCycling
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You're so Vine, I bet the Giro will talk about you!

Il Tour Down Under si conclude con un successo di tappa di Simon Yates, ma chi ha destato la maggiore impressione è Jay Vine, oggi secondo e padrone della corsa. Bravissimo Antonio Tiberi, quarto all'arrivo e ottavo in classifica

22.01.2023 07:40

Il titolo di oggi necessita di una dritta per chi non conosce la splendida “You're so vain” di Carly Simon, beh, ascoltatela perché ne vale la pena. E vale soprattutto la pena continuare a seguire la traiettoria di Jay Vine, un asteroide arrivato chissà da dove a intrecciare le orbite del ciclismo di vertice, oggetto apparentemente misterioso che da due anni a questa parte sta sempre più facendo parlare di sé. La storia in realtà è piuttosto nota: nel 2020, a 25 anni, vince la Zwift Academy (sì, volgarmente lo potete definire “ciclismo sui rulli”) e si conquista un biennale con la Alpecin.

Il ragazzo nato a Townsville, Queensland, Australia, non si adagia certo sugli allori e comincia a prendere confidenza col gruppo (che aveva frequentato in precedenza in qualche corsa molto laterale delle latitudini oceaniche) e coi big del ciclismo. All'inizio cade un po' spesso, ha qualche problema fisico, però le qualità baluginano qua e là in un 2021 in cui si piazza al secondo posto al Tour of Turkey al quinto a Lagunas de Neila alla Vuelta a Burgos e al terzo a Pico Villuercas alla Vuelta a España.

Nel 2022 corre più spesso e lo step è evidente: in salita va davvero forte, si piazza su svariate salite di corse a tappe minori, rifà secondo in Turchia e alla Vuelta arrivano le prime vittorie: ben due, al Pico Jano e a Fancuaya, e si tratta di successi in cui Jay mostra di avere pochi rivali quando la strada va su. Tanta è l'impressione destata che diventa uomo mercato e va a finire in uno dei top team mondiali, la UAE Emirates. Proprio la squadra di Tadej Pogacar.

Lo ritroviamo quest'anno campione australiano a cronometro il 10 gennaio, indice di una condizione già buona. E l'abbiamo visto al Tour Down Under questa settimana massimizzare i pochi chilometri di salita, tenere a bada clienti di un certo nome (Simon Yates, Pello Bilbao…) e vincere la sua prima gara a tappe. Eccellente, ragazzo!

In Europa lo vedremo presto sgambettare in alcuni importanti appuntamenti, Algarve, Tirreno, Catalunya: sinceramente lo aspettiamo con trepidazione, soprattutto alla luce della notizia che in maggio disputerà il Giro d'Italia. Teoricamente sarà a supporto di João Almeida, ma c'è da scommettere che l'ormai 27enne australiano saprà ritagliarsi importanti spazi di protagonismo, se non proprio prendersi la scena. E infatti noi scommettiamo eccome su di lui: occhio perché la corsa rosa avrà un fattore in più, un nome un po' a sorpresa ma in grado di valorizzare ulteriormente una startlist in cui brilla la figura iridata di Remco Evenepoel.

Per un Vine in più, un Simon Yates in meno: dopo cinque partecipazioni di fila, il gemello britannico quest'anno diserterà il Giro in favore del Tour. Oggi parliamo di lui perché a Mount Lofty, ultima tappa del Tour Down Under 2023, è stato proprio lui a vincere, dopo aver cercato invano di staccare Jay per provare ad accaparrarsi pure la generale. Il progetto è riuscito a metà, ma Simon può già essere contento della brillantezza dimostrata e del fatto di aver iniziato la stagione con un bel successo, il che fa sempre morale.

Nel finale di Mount Lofty sono emersi pure due giovani italiani: e se il 23enne Giovanni Aleotti, ottavo al traguardo, non è del tutto nuovo a buoni piazzamenti su traguardi del genere (lo scorso anno fu settimo al GP di Montréal), l'ancor più giovane Antonio Tiberi (ne farà 22 a giugno) conforta tutti quelli che gli divinano un grande futuro, confermando di avere numeri in salita oltre che sul passo, e pure una non banale esplosività, proprio quella che gli è servita oggi per cogliere il quarto posto all'arrivo, coronando un TDU da uomo di classifica: ottavo della generale, in un contesto ipercompetitivo (con tutto il rispetto, non siamo al Giro d'Ungheria o alla Coppi e Bartali, corse in cui in passato ha brillato). È presto per parlare di qualsiasi cosa, salvo che - anche per lui - di uno step in avanti che probabilmente si sostanzierà nel corso della stagione (perlomeno glielo e ce lo auguriamo!).

Quanto alla tappa in sé, diciamo che dato lo svolgimento era l'ultima di cui avresti voluto doverti appuntare la cronaca in una fredda notte di gennaio… una situazione in continua evoluzione, attacchi a destra e a manca, una fluidità estrema, nessuna certezza, e tutto questo per? Non diciamo una volata in salita perché i velocisti più resistenti presenti nel finale (Michael Matthews, Bryan Coquard) hanno dovuto cedere a un passo dalla conclusione, ma di sicuro un epilogo piuttosto scontato se paragonato al gran lavorìo che l'ha prodotto.

Quinta e ultima frazione del Tour Down Under 2023, la Unley-Mount Lofty si svolgeva in circuito (salvo un inizio diverso che prevedeva di "scalare" un versante diverso della salita di giornata) per un totale di 112.5 km con cinque ascese al cosiddetto Mount. È inutile citare i 128 tentativi di attacco delle prime fasi, possiamo saltare direttamente all'elenco dei 13 che sono riusciti ad avere spazio dopo una ventina di chilometri (ai -92 per la precisione): Michael Hepburn (Jayco AlUla), Paul Lapeira (AG2R Citroën), Marc Brustenga (Trek-Segafredo), François Bidard e Victor Lafay (Cofidis), Samuel Gaze (Alpecin-Deceuninck), Ben Swift (INEOS Grenadiers), Timo Roosen (Jumbo-Visma), Johan Jacobs (Movistar), Chris Hamilton e Matthew Dinham (DSM), Mathis Le Berre (Arkéa Samsic) e Marco Haller (Bora-Hansgrohe).

Prima di questa fuga, si segnalavano i 3 punti conquistati da Michael Matthews (Jayco) al traguardo volante di Uraidla ai -97, fatto non banale perché proprio l'attivismo negli sprint intermedi in questi ultimi giorni ha permesso a Bling di conquistare la classifica a punti con quattro lunghezze di vantaggio su Simon Yates (Jayco) e Jay Vine (UAE Emirates): piccola consolazione in assenza di vittorie di tappa per il 32enne di Canberra, che comunque non ha lasciato nulla al caso: per esempio ai -83 ha subito messo la mordacchia a un mezzo tentativo di evasione di Caleb Ewan (UniSA-Australia), altro possibile rivale per la blu (questo il colore della maglia in questione al TDU).

Torniamo alla fuga: nemmeno un minuto di vantaggio massimo per i 13 (56" toccati ai -73) perché in gruppo c'erano alcune squadre non rappresentate davanti che ci davano dentro, in particolare Bahrain-Victorious e Soudal-Quick Step. E oltre a ciò si segnalava l'insofferenza di alcuni bei calibri, per esempio abbiamo contato un paio di tentativi di contrattacco di Luis León Sánchez (Astana Qazaqstan), il più vecchio vincitore del TDU in gara (addirittura vi riuscì nel 2005, battendo personaggi omerici come Allan Davis e Stuart O'Grady - quest'ultimo peraltro attuale direttore di corsa).

Senza dilungarci sugli estremi tentativi di Lafay coi due DSM di dare nuovo respiro all'azione, possiamo dire che Luke Plapp (INEOS Grenadiers) - dopo una trenata AG2R - ha riportato tutti sulla fuga a 27.5 km dalla fine. Oddio, "tutti"… diciamo i 40 più forti, rimasti insieme in cima al penultimo passaggio da Mount Lofty. In ogni caso in discesa sono rientrati pure gli altri, del resto il percorso odierno permetteva ampli rientri.

Ai -19 è partita - su un mangia&bevi - una nuova fuga, ispirata da Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe) e alimentata da altri 8 uomini: Mattia Cattaneo (Soudal), Kim Heiduk (INEOS), Jonas Rutsch (EF Education-EasyPost), Ewen Costiou (Arkéa), ancora Dinham, Dorian Godon (AG2R), Nikias Arndt (Bahrain) e Oscar Riesebeek (Alpecin). Un paio di chilometri più avanti Cattaneo ha forzato e se ne è andato via per cinque chilometri in solitaria che gli sarebbero valsi il numero rosso di combattivo di giornata; negli stessi istanti Ethan Hayter (INEOS) era vittima di una noia meccanica che lo metteva sostanzialmente fuori causa.

Il gruppo ha ripreso i secondi fuggitivi ai -8, dopo un tentativo di rilancio di Costiou e uno di Schachmann, la strada tirava ormai all'insù ed era tutto un trenare per staccare le ruote più veloci. Ai -7 ha mollato Matthews ma la Jayco stava lavorando (con Luke Durbridge in testa) per l'altro capitano, Yates. Poi hanno tirato la Jumbo-Visma, la Intermarché-Circus-Wanty, di nuovo la Jayco, e fino ai 2 km a ridosso delle primissime posizioni c'era pure la Cofidis con un Bryan Coquard che ci faceva chiedere “ma dove vuole arrivare Le Coq in questo Down Under?”. Lì appunto, ai 2 km, dove il veloce ligérien (sarebbe: proveniente dalla Loira) si è sgonfiato, facendosi da parte.

Un attimo dopo, ai 1800 metri, Simon Yates è partito a tutta con a ruota Ben O'Connor (AG2R); Jay Vine ci ha messo un attimo a chiudere e i tre sono andati via insieme. Yates si è profuso in un forcing di 800 metri ma senza ottenere risultati, poi ha respirato un attimo ed è ripartito a tutta agli 800, ma niente. Allora ci ha provato O'Connor ma è stato scattino fugace, con Vine sempre a chiudere. Proprio il leader della corsa ha tentato di impostare la volata lunga, ai 250 metri, ma Yates non si è fatto infinocchiare e con l'avversario ha dato vita a un bel testa a testa fino alla linea d'arrivo (mentre O'Connor perdeva qualche pedalata).

Alla fine vittoria di Simon, del tutto meritata visto l'impegno che ci ha messo, Vine secondo e contento, O'Connor terzo a 2". A 3", in prepotente emersione dall'avanguardia del restante gruppo, Antonio Tiberi (Trek-Segafredo) ha trovato una fulgente maniera di chiudere la sua più che positiva settimana downunderina. A 6", dal quinto posto in giù, Sven Erik Bystrøm (Intermarché), Pello Bilbao (Bahrain), che oggi non era propriamente sul proprio terreno e quindi ha badato principalmente a difendere il podio, Giovanni Aleotti (Bora) all'ottavo posto e poi ancora Magnus Sheffield (INEOS), Mauro Schmid (Soudal) e - fuori dai dieci - Michael Storer (Groupama-FDJ), Marc Hirschi (UAE), Gorka Izagirre (Movistar), Rudy Molard (Groupama), George Bennett (UAE), Sebastian Berwick (Israel-Premier Tech) e, prima di un buco, Coquard in 17esima posizione. In tema di giovani italiani, citiamo pure il 21esimo posto di Alessandro Verre (Arkéa), mentre Alberto Bettiol (EF) non è andato oltre il 30esimo.

La generale va in archivio con gli 11" di Vine su Yates e con Bilbao terzo a 27". Seguono Sheffield a 57", Schmid a 58", O'Connor a 1'04", Bystrøm a 1'06", Tiberi ottavo a 1'07", Izagirre e Coquard a chiudere la top ten a 1'13", stesso ritardo di Hirschi 11esimo; Aleotti chiude positivamente in 17esima posizione a 1'44", Cattaneo è 22esimo a 2'22". Sheffield conquista la classifica dei giovani con 10" su Tiberi, di Matthews a punti abbiamo già detto, la maglia a pois va a Mikkel Honoré (EF) mentre la classifica a squadre se la porta a casa la UAE, in un antipasto di quel che potrà essere il 2023 dello squadrone emiratino.

Quanto alla corsa, bella come sempre: ci è mancata tanto negli ultimi due anni, il suo ritorno è una festa e sinceramente per il gennaio del ciclismo su strada è difficile chiedere di più di quello che da 23 edizioni ci regala la prova sud-australiana. Lunga vita al Tour Down Under!

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