Elisa Longo Borghini con Elise Chabbey alla Strade Bianche ©UAE Team ADQ (Foto Getty)
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Tanta FDJ, poca Italia. Il bilancio della primavera delle classiche

Dalla Omloop alla Liegi, sono sei le vittorie per il team francese, che domina anche senza Vollering. Nessuna vittoria e un solo podio per le italiane: un caso o un segnale?

Con la vittoria da record di Demi Vollering alla Liège-Bastogne-Liège, si è ufficialmente chiusa la primavera delle classiche, che la campionessa europea aveva aperto vincendo la Omloop Nieuwsblad dello scorso 28 febbraio. La stagione delle grandi corse a tappe è dietro l'angolo, con La Vuelta al via domenica 3 maggio dalla Galicia, ma c'è ancora tempo per fare un bilancio di un periodo che ha delineato un nuovo panorama all'interno del ciclismo. Spicca su tutte una nuova squadra dominante, non solo con la sua leader principale.

Il dominio della FDJ nelle classiche

Considerando le dodici classiche WWT disputate tra il 28 febbraio e il 26 aprile, la FDJ United-SUEZ ha ottenuto il 50% di vittorie con tre atlete diversi. Oltre ai successi di Vollering tra Omloop, Ronde van Vlaanderen, Freccia Vallone e Liegi, sono arrivati quelli di Elise Chabbey alla Strade Bianche e di Franziska Koch alla Paris-Roubaix, a cui si può aggiungere anche quello di Célia Gery alla Freccia del Brabante (1.Pro). In totale sono nove i piazzamenti sul podio, con almeno una rappresentante tra le prime dieci in tutte le corse eccetto la Ronde van Brugge. Oltre a Vollering, alla Liegi di domenica si sono piazzate anche Chabbey al settimo posto e Juliette Berthet al nono dopo aver lavorato a lungo per la capitana, così come ha fatto 

FDJ è la squadra più vincente di questo avvio di stagione con 15 successi, ma si ferma al secondo nel ranking UCI dietro al UAE Team ADQ, l'altra squadra di riferimento in questa prima parte di stagione. Il team emiratino ha vinto il Trofeo Binda con Karlijn Swinkels e l'Amstel Gold Race con Paula Blasi, una delle sorprese della primavera per i suoi risultati nelle Ardenne. Due successi a testa anche per il Team SD Worx-Protime (Lotte Kopecky alla Sanremo, Lorena Wiebes alla In Flanders Fields) e per la Movistar (Carys Lloyd alla Ronde van Brugge, Marlen Reusser alla Dwars door Vlaanderen), solo piazzamenti per tutte le altre formazioni World Tour.

L'Italia a mani (quasi) vuote

Tra i numerosi piazzamenti ottenuti dalla UAE c'è anche il terzo posto alla Sanremo di Eleonora Camilla Gasparrini, rimasto l'unico podio italiano in una monumento. Il passo in avanti fatto dalla classe 2002, che è stata anche quinta alla In Flanders Fields, è una delle poche notizie positive provenienti dalle corritrici selezionabili dalla nazionale azzurra, da cui non era mai arrivati così pochi risultati di prestigio negli ultimi anni.

Eleonora Camilla Gasparrini sul podio della Sanremo ©UAE Team ADQ
Eleonora Camilla Gasparrini sul podio della Sanremo ©UAE Team ADQ

Hanno certamente inciso i problemi di Elisa Longo Borghini, che ha saltato tutte le Ardenne e non è riuscita ad andare oltre il quarto posto alla Strade Bianche. Dopo il successo di inizio febbraio all'UAE Tour, la campionessa italiana ha corso poco e si è più volte trovata a mettersi a disposizione delle compagne, in una squadra in continua crescita e che punta sulla superiorità numerica più che su una gerarchia fissa. 

Intorno alla campionessa nazionale, non c'è stata la crescita che ci si poteva aspettare qualche anno fa. Elisa Balsamo ha ottenuto il miglior piazzamento in assoluto con il secondo posto alla Ronde van Brugge, battuta dalla grande sorpresa Lloyd. La sprinter della Lidl-Trek ha corso il suo miglior Fiandre in carriera ed è andata generalmente forte in salita, ma non vince una volata da quasi anno e sembra aver fatto un passo indietro come punta di velocità. Primavera complessivamente positiva ma senza vittorie per Chiara Consonni e Letizia Paternoster (quarta all'Amstel, ottava alla In Flanders Fields e al Brabante), mentre altre possibili come Letizia Borghesi, Monica Trinca Colonel o Eleonora Ciabocco sono state limitate da problemi fisici prima delle loro corse preferite.

Un insieme di circostanze individuali sfortunate che compone un quadro non particolarmente incoraggiante, soprattutto pensando alle prospettive di qualche anno fa. L'Italia sembra aver perso il suo status di secondo movimento più forte dopo quello dei Paesi Bassi, complice anche la perdita o lo sviluppo non ottimale di alcune delle atlete attese al grande salto tra le migliori del mondo. Nel 2022 l'Italia aveva Elisa Balsamo in maglia iridata, capace di vincere Trofeo Binda, Brugge-De Panne e Gent-Wevelgem nel giro di una settimana, a cui si erano aggiunti i successi di Longo Borghini e la doppietta Amstel-Freccia di Marta Cavalli e il bronzo mondiale di Silvia Persico, per un totale di quattro rappresentanti tra le prime quindici del ranking UCI, mentre attualmente la migliore è Longo Borghini al tredicesimo posto.

L'altro tema sul tavolo, molto meno dipendente da fattori esterni, è il faticoso ricambio generazionale. Ciabocco è l'unica italiana tra le dieci under 22 nei primi sessanta posti del ranking UCI, dopo una primavera in cui la fenomenale generazione 2004-2005-2006 ha iniziato a raccogliere grandi risultati tra le grandi, con le prime vittorie di Gery e Lloyd, il salto di qualità di Zoe Bäckstedt e Isabella Holmgren e l'esplosione di Fleur Moors. Il futuro non prossimo non sembra più così luminoso, ma nel presente c'è ancora del talento diffuso per avere un po' più di fortuna nelle corse a tappe, anche se la prima vittoria italiana al Tour de France Femmes sembra sempre un po' più lontana.

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