Mattia Locrati e Carla Gottardello lungo la strada verso Capo Nord © Mattia Locrati e Carla Gottardello
Cicloturismo

Da Padova a Capo Nord in bici: 4.000 km controvento, nella natura selvaggia

Mattia Locrati e Carla Gottardello raccontano il loro viaggio in ultracycling tra fatica, pioggia e libertà

Quattromila chilometri in bici, partendo da casa e arrivando fino a dove arriva la strada. Mattia Locrati e Carla Gottardello hanno pedalato da Padova a Capo Nord, ma la loro storia non inizia sulla bici. Nasce molto prima, a piedi, lungo cammini e sentieri, con uno zaino sulle spalle e la voglia di stare fuori, lontano dal rumore.

“Venivamo dal mondo dei trekking e dei cammini”, raccontano. Santiago su tutti, un’esperienza intensa ma incompiuta: sono costretti a fermarsi prima di Finisterre, il chilometro zero. La bici arriva quasi per logica conseguenza. Pedalare permette di allungare le distanze senza tradire lo spirito. “Con la bici puoi fare più chilometri in meno tempo”, spiegano, “ma restando dentro i luoghi”.

L’idea è subito chiara: partire da casa. E, prima o poi, tornare a Finisterre. Ma per loro sarebbe stato solo l'inizio.

I primi viaggi e la scoperta della libertà

Prima di spiccare veramente il volo, serviva una prova generale. Il primo viaggio in bici ha come destinazione Monaco di Baviera, la classica Venezia-Monaco. È primavera, partono senza prenotare nulla. Si fermano dove capita, seguendo il ritmo delle gambe e delle giornate.
“Ci ha entusiasmato tantissimo”, ricorda Carla. I paesaggi, il senso di libertà, l’idea di non sapere dove si dormirà la sera. È la conferma che stavano cercando.

Con settembre arriva il primo vero viaggio lungo: 2.500 chilometri fino a Finisterre, attraversando Italia e Francia, per poi seguire il Cammino francese. È il completamento simbolico di quel cerchio rimasto aperto. Da lì in poi, la bicicletta smette di essere un esperimento e diventa un modo di stare al mondo.

Per Mattia e Carla, viaggiare in bici significa soprattutto viaggiare lento. Non lento in senso cronologico, ma percettivo. “Cogli i dettagli, i profumi, i gusti. Ti guadagni ogni chilometro”. Anche la fatica è compresa nel pacchetto. Così come la pioggia. “Fa parte del viaggio, come nella vita. Partiamo con un mezzo e arriviamo con quello, senza scorciatoie”.

Capo Nord, un punto su una mappa

Il viaggio da Padova a Capo Nord segna un cambio di passo. Non è più solo cicloviaggio, ma ultracycling. Quattromila chilometri, una media di 200 al giorno, affrontati in autonomia ma ispirandosi alla North Cape 4000. “Volevamo capire se questa modalità potesse appartenere anche a noi”, spiega Mattia.

Nel frattempo si sono allenati molto, spostando gradualmente il loro modo di pedalare verso le lunghe distanze. Capo Nord diventa così un test fisico e mentale. Un punto su una mappa, che segna l'arrivo a qualcosa di più più grande.

Prova superata? “Ci è piaciuto molto. Stare tante ore in sella ci ha aperto nuove prospettive”. In questo modo, il viaggio non smette la sua dimensione contemplativa, ma si sposta su un piano ulteriore, più essenziale e asciutto (ma non in senso meteorologico).

Mattia Locrati e Carla Gottardello lungo la strada verso Capo Nord © Mattia Locrati e Carla Gottardello
Mattia Locrati e Carla Gottardello lungo la strada verso Capo Nord © Mattia Locrati e Carla Gottardello

"May the odds be ever in your favor"

Del resto, un viaggio del genere richiede preparazione. Le condizioni atmosferiche cambiano in poche ore: dalla Germania, con temperature oltre i 35 gradi, alla Scandinavia, dove si passa improvvisamente a 8 gradi. Serve essere attrezzati per ogni scenario.

Serve anche pianificazione. Più si sale, meno si trova: lunghi tratti senza servizi, poche strutture, campeggi spesso privi di bungalow. “Noi viaggiamo senza tenda”, raccontano, “ma bisogna sapere dove fermarsi, perché puoi trovarti davanti anche 100 chilometri senza nulla”.

Gli imprevisti non mancano. Un’influenza intestinale colpisce prima Carla e poi Mattia, rendendo difficile anche solo mangiare. Poi c’è il vento del nord che fa cadere la bici e storce il forcellino. E poi una giornata da incubo in Svezia, nella parte alta verso la Finlandia.

Pioggia continua, 6–8 gradi, vento e una tappa da oltre 230 chilometri con 2.000 metri di dislivello. Dopo otto ore e mezza sotto l’acqua, decidono di fermarsi a 165 chilometri. “Altro consiglio fondamentale: avere sempre un piano B. Recupereranno il giorno dopo. Saper rinunciare, a volte, è l’unico modo per andare avanti.

Viaggiare leggeri

Negli anni l’attrezzatura si è ridotta all’essenziale. Due cambi da ciclismo, uno di scorta. Gambali, maglia tecnica lunga, un cambio leggero per la notte. Un piumino ultracompatto da 100 grammi. Guscio antipioggia, pantaloni impermeabili, guanti.

Per la bici: kit tubeless, vermicelli, smagliacatena, maglia di ricambio, olio specifico per la pioggia. Un piccolo fornello, una bombola di gas, un pentolino pieghevole. Una saponetta di Marsiglia per lavare tutto. “Alla fine eravamo sempre vestiti uguali”, ridono. La sera si lava, la mattina si riparte.

Due birre, il sole che torna, la natura selvaggia

Alla fine, più dei numeri, quello che resta sono le immagini. Per Carla è la prima renna incontrata sulla strada, ferma a guardarli prima di scappare via, con Mattia che le corre accanto. E poi l’ingresso in Norvegia, il giorno del quarantesimo compleanno di Mattia: il virus finalmente alle spalle, i pantaloni antipioggia persi e poi ritrovati in un ferramenta, il sole che torna e i paesaggi che cambiano improvvisamente. Due birre per festeggiare. “Una felicità inspiegabile”.

Per Mattia è l’attesa del traguardo: a 100 chilometri da Capo Nord, davanti a un lembo di terra affacciato sul mare. “Lì ho capito che, in qualche modo, ce l’avremmo fatta”. L'arrivo è l’ultimo punto sulla mappa. Il viaggio, per Mattia e Carla, è tutto quello che succede prima.

Why so serious? Una rilettura di My World, l'autobiografia Peter Sagan
Domani la Cadel Evans Great Ocean Road Race. Il tridente UAE sfida Rüegg e Wollaston