Wout van Aert vince la Parigi-Roubaix davanti a Tadej Pogačar © Profilo X @parisroubaix
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The bright side of Wout: Van Aert batte Tadej Pogačar a Roubaix e doma l'Enfer

Tutti i favoriti della vigilia fanno i conti con le forature: lo sloveno è costretto a fermarsi ai -120, insegue a lungo; Van Der Poel perde circa 2' nella Foresta di Arenberg, rimonta ma non abbastanza per chiudere sui primi due. 3° Stuyven

12.04.2026 17:20

Quante volte aveva immaginato questo momento. Quante volte ha pensato che il suo momento non sarebbe mai arrivato, un po' per la bravura altrui, molto per colpa della cattiva sorte. Che si era accanita su di lui anche all'inizio di questa stagione: un infortunio alla caviglia allo Zilvermeercross di Mol lo aveva costretto a chiudere anzitempo la stagione invernale e, conseguentemente, a perdere una parte della preparazione per le classiche. Ciononostante, Wout van Aert si è fatto trovare pronto: 3° alla Sanremo, 2° alla Dwars door Vlaanderen - dove fu raggiunto e superato sul rettilineo d'arrivo da Filippo Ganna - 4° al Giro delle Fiandre. Risultati alla mano, molti erano convinti che il fiammingo sarebbe stato un degno protagonista anche della Parigi-Roubaix. E così è stato: il fuoriclasse della Visma-Lease a Bike è stato sul pezzo fin da quando la corsa si è accesa sulla Foresta di Arenberg, dove è sfilato in testa con Tadej Pogačar, il compagno di squadra Christophe Laporte, Stefan Bissegger, Mads Pedersen, Laurence Pithie e Jasper Stuyven, mentre la sua nemesi Mathieu van der Poel pagava un conto salatissimo alla cattiva sorte, con due forature (e un cambio bici) che lo hanno oltremodo attardato. Non sarebbe una parabola degna di Wout van Aert se non ci fosse il colpo di coda del destino, che si palesa sotto forma di incidente meccanico a poco più di 70 chilometri dal traguardo. Tuttavia, una volta rientrato sulla testa, WVA non ha più sbagliato alcunché: all'attacco sul pavé di Mons-en-Pévèle, il 31enne belga ha rintuzzato tutti i tentativi di allungo del campione europeo e mondiale in carica - a sua volta costretto a inseguire per una foratura ai -120 - tenendogli la ruota e permettendosi persino il lusso di lasciargli per un po' la responsabilità di fare l'andatura. La sfida si è infine decisa sulle tavole del velodromo “André Petrieux”: partito ai 250 metri, van Aert ha sfilato dalla ruota lo sloveno, aggiudicandosi la seconda monumento della carriera e chiudendo (forse per sempre) i conti con il destino. Dal canto suo, il campionissimo sloveno dovrà aspettare almeno un altro anno per completare lo Slam delle corse-simbolo del ciclismo mondiale. Fatto sta che, nell'ultimo anno, il suo peggior risultato è un… 2° posto. Di fronte a tanta bellezza e tanta commozione - van Aert ha dedicato la vittoria al suo ex compagno di squadra Michael Goolaerts, il corridore della Veranda's Willems che trovò la morte alla Roubaix 2018 - non c'è forse abbastanza spazio per parlare degli altri. Qui ci limitiamo a dire che l'ultimo posto sul podio è stato aggiudicato a un altro ex vincitore di monumento, Jasper Stuyven, che ha preceduto van der Poel. Al di là delle disgrazie vissute nella Foresta di Arenberg, il figlio e nipote d'arte non ha mai smesso di crederci, rimontando quasi 2' alla testa della corsa. Gli è mancato l'ultimo cambio di passo per giocarsela con i primi due e prolungare la serie vincente alla Roubaix. Anche Ganna ha un conto aperto con il fato: entrato e uscito più volte dal giro buono, l'olimpionico di Tokyo 2020 ha dovuto desistere dopo la terza foratura e una caduta senza conseguenze. 

La cronaca della 123ª Parigi-Roubaix

Se il dislivello fosse l'unico parametro di valutazione, la Parigi-Roubaix sarebbe una corsa avarissima di spunti: un solo tratto di leggera salita dopo un centinaio di chilometri, un falsopiano alle porte di Roubaix e una discesa in uscita dal settore numero 28. Se aggiungete i 54,8 km del pavé più infido al mondo, però, la terza classica monumento della stagione - che taglia il traguardo delle 123 edizioni - diventa L'Enfer du Nord. 258,3 chilometri da Compiègne alla città della Francia settentrionale che è la meta più ambita per qualsiasi corridore professionista. Il vento e le cadute sono le uniche insidie sul percorso fino al km 95,8, quando si affronta il primo dei 30 settori di strada lastricata: Troisvilles à Inchy (2200 metri, ***). Doppiata la boa del 100° km, ancora un settore a tre stelle (Viesly à Quiévy, 1800 metri), seguito a strettissimo giro dal primo tratto impegnativo della Roubaix: Quievy à Fontaine au Tertre (****, 3700 metri), con tanto di discesa tecnica alla fine. Al km 111, poi, ecco la doppietta Viesly à Briastre (***, 3000 metri)-Briastre (***, 700 metri). Le pietre tornano al km 123,7, con il tratto di Solemes à Haussy (**, 800 metri), che precede un altro settore relativamente semplice: Saulzoir à Verchain Magré (**, 1200 metri). I corridori tornano a faticare sulle pietre di Verchain-Maugré à Quérénaing (1600 metri), un “tre stelle” tanto quanto Quérénaing à Maing (2500 metri) e Haveluy à Wallers (altri 2500 metri). A poco meno di un centinaio di chilometri dal velodromo più celebre del pianeta, ecco il primo spartiacque della Roubaix: i 2300 metri della Trouée d'Arenberg (*****). Al km 169, poi, si affronta il tratto di Wallers à Hélesmes (***, 1,6 chilometri), che precede il passaggio sul pavé a quattro stelle di Hornaing à Wandignes, il più lungo della serie: 3700 metri. Tra il km 183 e il km 186, poi, l'accoppiata Warlaing à Brillon (***)-Tillloy à Sars-et-Rosières, entrambi di 2400 metri. I tratti di Beauvry-la-Fôret à Orchies (***, 1400 metri) e Orchies (***, 1700 metri) precedono il secondo “cinque stelle” di giornata: Mons-en-Pévèle, 3000 metri che arrivano a poco più di 50 chilometri dall'arrivo. A questo punto, mancano gli ultimi 10 settori di pavé, il primo dei quali è Mèrignies à Avelin (**, 700 metri), seguito da Pont-Thibault à Ennevelin (***, 1400 metri), dall'abbordabile Templeuve-L'Épinette (*, 200 metri) e dalle pietre di Templeuve/Moulin de Vertain (**, 700 metri). Siamo ormai entrati negli ultimi 30 chilometri di corsa, che si aprono con un paio di “tre stelle”: Cysoing à Bourghelles (1300 metri) e Bourghelles à Wanneihain (1100 metri). La tensione sale tanto quanto il livello di difficoltà del pavé: prima Camphin-en-Pévèle (****, 1800 metri) e il decisivo Carrefour de l'Arbre, terzo e ultimo tratto a cinque stelle (2100 metri), posizionato ai -17 dalla fine. Poco più avanti si affrontano i settori a “a due stelle” di Gruson (1100 metri) e Willems à Hem (1400 metri). Infine, i 300 metri coreografici dell'Espace Charles Crupelandt (*), che precederanno l'ingresso nel velodromo di Roubaix, dove andranno in scena gli ultimi 700 metri dell'Enfer.

Com'era ampiamente prevedibile, la caccia alla fuga si apre subito dopo il km 0: i primi ad avvantaggiarsi sono l'olandese Martijn Rasenberg (Unibet ROSE Rockets), lo sloveno Matevž Govekar (Bahrain Victorious) e lo statunitense Riley Sheehan (Modern Cycling), raggiunti poco più avanti dall'olandese Cees Bol (Decathlon CMA CGM). La loro azione sarà costantemente tenuta sotto controllo dalla muta degli inseguitori, che concederà loro non più di 15" di margine prima di colmare il gap. Dopo circa 25 chilometri, ci provano il belga Stan Dewulf (Decathlon) e l'italiano Alessandro Borgo (Bahrain): entrambi faranno poca strada. 

Un allungo dopo l'altro, la prima ora di corsa vola via a una media prossima ai 54 km/h. Anche per questo, nessuno riesce ad evadere. Ai -190 dal traguardo, le raffiche laterali creano la prima frattura in gruppo: davanti restano circa 30 corridori, rincorsi dagli Alpecin-Premier Tech - al servizio dell'olandese Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech) - per qualche chilometro finché la frattura non si ricompone. L'imboscata sorprende sia il campione del mondo, lo sloveno Tadej Pogačar (UAE Emirates-XRG), sia l'italiano Filippo Ganna (INEOS Grenadiers), che si erano attardati per un breve pit-stop igienico. Tutti e due, però, dureranno poca fatica per rientrare nei ranghi. 

Tocca alla Visma-Lease a Bike - in corsa con il belga Wout van Aert (Visma-Lease a Bike) - e alla INEOS Grenadiers affrontare in testa il tratto che precede l'ingresso al primo settore di strada lastricata, dove non si registrano episodi di rilievo, se non la sortita dell'olandese Mike Teunissen (XDS-Astana), che guadagnerà circa 20" sul gruppo prima di desistere. Poco prima del settore di Viesly, però, un problema meccanico attarda il danese Mads Pedersen (Lidl-Trek), costretto a cambiare bicicletta. L'iridato di Harrogate 2019 aggancerà la coda del gruppo alla fine del settore 29. Attardato anche il norvegese Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility): anch'egli farà in tempo a rientrare.

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Il gruppo affronta il settore di pavé di Troisvilles: l'Enfer du Noerd è appena cominciato © GettySport

La UAE Emirates-XRG affida al colombiano Juan Sebastian Molano (UAE Emirates) e al portoghese Rui Oliveira (UAE Emirates) il compito di scandire il passo sulle pietre di Quievy, dove un incidente meccanico mette in ambasce il danese Kasper Asgreen (EF EasyPost). Poco più avanti, anche van Aert sarà costretto a inseguire per lo stesso motivo fino all'ingresso nel settore di Viesly, dove arrancherà anche il belga Arnaud De Lie (Lotto-Intermarché). 

Il passo imposto dai bianconeri - che si affidano in questa fase della corsa al portoghese António Morgado (UAE Emirates) e al danese Mikkel Bjerg (UAE Emirates) - seleziona la platea dei migliori, ora ridotta a circa 70 unità, il cui vantaggio sul resto della compagnia oscilla tra i 25" e i 30". Tra i corridori attardati, vale la pena di segnalare almeno il campione slovacco Lukáš Kubiš (Unibet), anch'egli fermato da una foratura, e Abrahamsen.

Morgado affronta di petto il settore 25, dove si nota la presenza in coda al gruppo di Ganna: niente di allarmante, almeno per il momento. Man mano che la corsa entra nel vivo, crescono anche i pericoli: appena prima del settore 23, finiscono a terra i britannici Joshua Tarling (INEOS) e Ben Turner (INEOS) e l'italiano Davide Ballerini (XDS). Qualche centinaio di metri dopo, anche il ceco Pavel Bittner (PicNic PostNL) saggerà il sapore amaro delle pietre. 

A conferma che i pericoli e gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo, la sorte gioca un brutto scherzo a Tadej Pogačar, rallentato dalla foratura della ruota anteriore nel settore da Quérénaing a Maing. In contumacia della sua ammiraglia, il campionissimo sloveno è costretto a montare in sella a una bici dell'ammiraglia neutra, che rallenta a sua volta la macchina del servizio medico e, di conseguenza, il secondo gruppo inseguitore. Da qui in avanti, Pogačar dovrà tentare un inseguimento estremamente complicato sia perché costretto a pedalare su un mezzo che non è tarato sulle sue caratteristiche, sia perché - almeno in un primo momento - non può contare sul sostegno dei suoi compagni di squadra. Ne consegue che lo sloveno - attardato di quasi 1' all'uscita dal settore 21 - dovrà fare quasi tutto da solo, non prima di aver cambiato bicicletta ai -115. Imprevisto anche per un ex vincitore della Roubaix, l'olandese Dylan Van Baarle (Soudal-Quick Step), anch'egli alle prese con una ruota sgonfia.

Nel frattempo, il gruppo di testa non indulge in convenevoli: Alpecin e Visma (e, in un secondo momento, Decathlon CMA CGM, Pinarello-Q36.5 e INEOS) si organizzano per contrastare il rientro del bicampione iridato in carica, che ritrova in strada un affaticato Morgado, Bjerg e il tedesco Nils Politt (UAE Emirates). Il testa a testa tra i primi e il gruppo Pogačar prosegue serrato per una quindicina di chilometri: la tendenza è favorevole allo sloveno (20" da recuperare ai -105), ma le forze nel primo gruppo inseguitore sono sempre meno. In mancanza di alternative, Pogačar è costretto a muoversi in prima persona per ridurre il più possibile le distanze. Eppure, davanti si registra l'accelerazione di van der Poel, seguito dal neozelandese Laurence Pithie (Red Bull-BORA-Hansgrohe) e da Pedersen. Di contro, il capitano della UAE Emirates-XRG ha seminato quasi tutti i suoi compagni di ventura - con lui sono rimasti non più di 10 corridori, tra i quali il tedesco Max Walscheid (Lidl) - ma il distacco si aggira sempre intorno ai 20" poco oltre la soglia dei -100. Alla fine della fiera, però, gli uomini al comando scelgono inopinatamente di abbassare i decibel, favorendo il rientro di Pogi a 98 chilometri da Roubaix. 

A questo punto, i fari sono puntati sulla Foresta di Arenberg, dove si presenteranno circa 50 uomini. van Aert e van der Poel affrontano in testa i primi metri del settore più celebre della corsa, con Pithie e Pogačar a ruota. A proposito di imprevisti: a metà settore, il figlio e nipote d'arte è vittima di un problema meccanico. Il belga Jasper Philipsen (Alpecin) gli passa la sua bicicletta, ma le misure non sono adatte alle sue caratteristiche. Il tricampione uscente prova a ripartire: scende subito di sella, restituisce il mezzo al suo compagno di squadra prima che accorra dalle retrovie l'olandese Tibor del Grosso (Alpecin). A questo punto, però, la corsa è andata: il ritardo di 1'35" - verrebbe da dire - è pressoché incolmabile persino per un fenomeno come VDP. E, come se non bastasse, il capitano della Alpecin è costretto a fermarsi di nuovo per una seconda foratura a pochi passi dalla fine del settore 19: game over? Comunque, non l'unica vittima eccellente della Foresta: problemi meccanici per l'eritreo Biniam Girmay (NSN), mentre il belga Florian Vermeersch (UAE Emirates) è vittima di una caduta.

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Mathieu van der Poel in ambasce nell'ultimo tratto della Foresta di Arenberg © Profilo X @parisroubaix

I guai di VDP hanno completamente distolto l'attenzione da quel che è successo davanti, dove sono rimasti Pedersen, Pithie, Pogačar, van Aert, il belga Jasper Stuyven (Soudal), il francese Christophe Laporte (Visma) e lo svizzero Stefan Bissegger (Decathlon). A circa mezzo minuto un gruppo formato da una ventina di corridori, tra i quali Ganna, il belga Mick van Dijke (Red Bull), l'altro italiano Jonathan Milan (Lidl) e il norvegese Per Strand Hagenes (Visma). L'accordo diuturno tra gli inseguitori obbliga Ganna a muoversi in prima persona nel tratto che precede il lastricato di Wandignes, spalleggiato dal belga Jordi Meeus (Red Bull). Il rallentamento tra i battistrada consente a entrambi di salire sul treno buono quando mancano 84 chilometri all'ingresso nel velodromo. Neppure il tempo di tirare il fiato che Ganna deve fermarsi per una ruota forata. L'olimpionico di Tokyo 2020 sarà in breve tempo raggiunto dal gruppo Milan. E VDP? L'olandese non si è rassegnato alla sconfitta: 1'24" da recuperare al passaggio sulle pietre di Wandignes. Nel frattempo, la testa della corsa perde i due uomini del Toro Rosso: Meeus si stacca sulle pietre, mentre il neozelandese è penalizzato da una foratura. 

Ancora colpi di scena: ai -71 dal traguardo, Pogačar chiede l'intervento dell'ammiraglia per cambiare ancora la bicicletta prima del settore di Sars-et-Rosières, dove si ferma anche van Aert, sul quale si riportano Meeus e Pithie. La Roubaix somiglia sempre più a una last man standing: davanti sono rimasti Bissegger, Laporte, Pedersen e Stuyven; Pogačar è attardato di una decina di secondi, ma rientrerà poco dopo, mentre van Aert rincorre a mezzo minuto. Ganna viaggia con 1'09" da recuperare e una ventina di secondi da difendere su van der Poel, ora in compagnia di Politt e dell'altro tedesco Kim Hejduk (INEOS) dopo aver staccato gli altri corridori che erano con lui. Il pluricampione del mondo riesce così a tornare sul gruppo con Ganna e Milan ai -67, il cui divario dalla testa è di 1'10". 

In testa alla corsa, l'accordo tra i primi è piuttosto ondivago: il campione europeo e mondiale in carica è chiaramente il più convinto di tutti, ma il suo unico alleato è Pedersen. Ne consegue che van Aert riesca ad avvicinare nuovamente la testa per poi riagganciarla (in compagnia di Meeus e Pithie) a 60 chilometri dalla fine. Alle loro spalle, invece VDP e Ganna si incaricano di condurre un inseguimento comunque complicato, al netto dei veti incrociati tra i primi: 56" da recuperare quando il contachilometri segna -60. Il tratto di Orchies, però, rimette definitivamente in corsa van der Poel, Ganna, Teunissen, Mick van Dijke, i belgi Alec Segaert (Lotto), Gianni Vermeersch (Red Bull), il britannico Lewis Askey (NSN), il campione ceco Mathias Vacek (Lidl), il francese Anthony Turgis (TotalEnergies) e l'olandese Daan Hoole (Lidl): 34" da recuperare. 

A un passo dal possibile rientro di VDP e soci, van Aert decide di prendere l'iniziativa ai -53 dal traguardo, sollecitando la risposta di Pogačar e Pedersen. Il danese non riesce a tenere il passo del belga della Visma e dello sloveno, che rintuzza la successiva accelerazione di van Aert. Alle loro spalle, invece, un grintoso van der Poel - scortato da Mick van Dijke - piomba su Bissegger, Pithie, Laporte e Stuyven. Dal canto suo, Ganna non riesce a seguire il campione olandese e, di riflesso, paga ancora un grosso tributo alla malasorte: ancora una foratura e, subito dopo, una caduta all'imbocco di una curva.

A questo punto, bisogna seguire il settore a cinque stelle di Mons-en-Pévèle: il numero 1 del ciclismo mondiale cerca per due volte di attaccare van Aert, che risponde brillantemente alle bordate del suo compagno di ventura. Dietro, invece, il gruppo VDP - che ha perso nel frattempo Pithie per una scivolata sul pavé - raggiunge Pedersen, ma il cronometro sembra dare torto agli inseguitori: 40" di ritardo ai -45. Eppure, l'intesa tra i battistrada appare piuttosto fragile: in uscita dal settore 11, il belga della Visma gli nega il cambio. Il campione del mondo abbozza e decide comunque di tenere alta l'andatura prima che WVA faccia altrettanto. Mezzo minuto di vantaggio alle soglie degli ultimi 40 chilometri: il testa a testa non è ancora deciso, ma la bilancia comincia a pendere in favore di chi si trova in testa.

Usciti da Pont-Thibault, le distanze restano immutate: Tadej e Wout in testa con 38" sul sestetto all'inseguimento, che dà l'impressione di avere sempre meno carburante nel serbatoio, anche perché van der Poel trova soltanto la collaborazione di Stuyven. Dopo tanta azione, la situazione si cristallizza: subito dopo il tratto di Cysoing, il tandem al comando ha 41" da difendere sulla concorrenza. Il gruppo con Ganna e gli altri corridori attardati - dal quale si muovono Politt e Teunissen - paga invece 1'54".

Superato senza episodi di rilievo il pavé di Camphin-en-Pévèle, non resta che attendere il momento del redde rationem sul Carrefour de l'Arbre, a cui Pogačar e van Aert arrivano con 23" secondi di vantaggio. L'iridato di Zurigo e Kigali cerca di forzare subito l'andatura, ma corre un grosso rischio in curva, salvandosi per un pelo dalla caduta tanto quanto WVA, costretto a sua volta a passare sull'erba. Di contro, van der Poel riesce in un primo tempo ad accelerare, ma non ne ha per guadagnare sulla concorrenza, tant'è che Bissegger, Laporte, Pedersen, Stuyven e Mick van Dijke restano tutti alla sua ruota. Pogi ci riprova sul lastricato di Gruson, ma il rivale lo affianca. E così procederanno anche nei chilometri successivi, guadagnando qualche prezioso secondo sugli inseguitori: 31" di margine ai -10. Dietro, invece, Mick van Dijke cerca di rompere gli indugi, ma viene subito tallonato da Bissegger, che ci proverà a sua volta ai -2.

Il velodromo "André Petrieux" attende Tadej Pogačar e Wout van Aert, che entrano nell'ordine in pista. Il campione del mondo scruta il rivale, cerca di portarlo alla balaustra finché ai 200 metri non parte van Aert. La sua progressione è quella dei giorni migliori: Pogačar può solo annotare il suo numero di targa. Finisce così, con la vittoria (alla media record di 48,436 km/h) del corridore che più di ogni altro sognava questo momento, dopo tante cadute, troppi secondi posti e la sensazione - smentita peraltro dai risultati - che il crepuscolo fosse arrivato prima del tempo. 52ª vittoria da professionista (la prima del 2026) per van Aert davanti a Pogačar. 3° Stuyven (a 13"), poi van der Poel (a 15"), Laporte, Mick van Dijke e Pedersen. 8° Bissegger (a 20"), seguito da Politt (a 2'36") e Teunissen. Il primo degli italiani, Filippo Ganna, si è classificato 25° a 7'32".

L'ordine d'arrivo

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Carmine Marino

Nato a Battipaglia (Salerno) nel 1986, ha collaborato con giornali, tv e siti web della Campania e della Basilicata. Caporedattore del quotidiano online SalernoSport24, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Campania dal 4 dicembre '23.