Amaro Antunes in maglia di leader della Volta: un'immagine ormai lontana © O Minho-DR
Dispacci Portoghesi

Antunes: addio Amaro

Una delle figure più rappresentative del ciclismo portoghese si fa da parte dopo 11 anni di carriera: qualche irregolarità nel passaporto biologico di troppo per un movimento che ambisce ad aprire una nuova fase

23.01.2023 18:10

«Un altro ciclista giovane è emerso per i suoi piazzamenti in montagna e per la capacità di stare sempre tra i primi: Amaro Antunes. Anzi, tra i primissimi: nelle prime tappe di montagna, giunto quinto all’arrivo di Serra do Larouco e quarto a Nossa Senhora da Graça, Antunes sembrava addirittura che potesse lottare per il podio, alla vigilia della “tappa regina”, quella con l’arrivo ad Alto da Torre.

Sull’ultima salita però non ha tenuto le ruote dei più forti, ha limitato comunque i danni arrivando quindicesimo, a 2 minuti e 33 dal vincitore.

Due giorni dopo, la cronometro di Leiria gli ha fatto perdere ancora secondi preziosi e nella classifica finale si è piazzato al decimo posto, nel cosiddetto “quadro de honra”, il riquadro d’onore dei primi dieci, replicando lo stesso piazzamento dello scorso anno. Poco male, ha solo 24 anni e avrà tempo per rifarsi. Amaro Antunes è originario di Vila Real de Santo António, in Algarve.

Un’altra terra di ciclismo, anche se situata all’estremo sud del paese (quando in precedenza abbiamo parlato dei luoghi del ciclismo portoghese in realtà abbiamo citato solo città e paesi del nord).

Con una squadra storica dell’Algarve, Antunes ha corso nel 2012 e nel 2014. Stiamo parlando del Team Tavira (che negli ultimi anni ha spesso
cambiato nome: Carmim Prio, Banco BIC Carmim Tavira), una squadra che scommette spesso su ciclisti dell’Algarve, molte volte provenienti dalla sua scuola di ciclismo e dai suoi settori giovanili.

Antunes negli anni passati ha corso anche su strade italiane. Con la Ceramica Flaminia Fondriest infatti ha partecipato a corse importanti come il Giro del Trentino e la Settimana Coppi e Bartali. Ma sono già tante, a 24 anni, le sue vittorie».

(Tratto da La terza Volta, di Luca Onesti, capitolo all'interno di C'era una Volta in Portogallo, Tuga edizioni).

Si ritira, Amaro Antunes dice addio al ciclismo; il corridore portoghese, 33 anni a novembre di quest'anno, ha affermato negli scorsi giorni: «Premetto che ho deciso, dopo una lunga riflessione, di lasciare con effetto immediato il ciclismo professionistico, che ho abbracciato 11 anni fa. Perdo ogni motivazione e gusto per l'allenamento, indispensabili per affrontare un'altra stagione al pieno delle mie possibilità».

Volevo esordire su questa rubrica con un pezzo più letterario, parlando ovviamente di di ciclismo e di Portogallo, tuttavia la cronaca delle ultime settimane non può non portarmi a scrivere di Antunes: già vincitore di tre Volta a Portugal (2017, 2020, 2021) rischia ora di vedersi annullare le sue vittore al giro lusitano, perché se lo scorso anno non era stato coinvolto nell'Operação Prova Limpa non potendo però ugualmente partecipare alla Volta perché si ritrovò senza squadra, adesso sembrerebbe aver problemi con l'UCI.

Secondo A Bola, uno dei maggiori quotidiani sportivi portoghesi, il ciclista è stato informato dalla stessa UCI di alcune strane modifiche registrate e trovate sul suo passaporto biologico, situazione questa che potrebbe aver contribuito alla sua decisione di ritirarsi. Amaro Antunes quest'anno avrebbe dovuto correre per la ABTF Betão-Feirense, la squadra che ha iniziato a rappresentare dallo scorso ottobre e che ha annunciato la risoluzione del contratto di comune accordo col corridore.

Da quest'anno le squadre ciclistiche portoghesi nella categoria Continental (quindi tutte le più importanti) dovranno avere un passaporto biologico per tutti i ciclisti, secondo le nuove regole rilasciate dalla Federazione ciclistica portoghese. Una vera e propria rivoluzione copernicana: da anni alcuni giornalisti lusitani parlano di un sistema poco trasparente, opaco e con tanti sospetti; «Spero e mi auguro, visti gli ultimi avvenimenti, che in Portogallo possa emergere una nuova era del ciclismo», ha affermato Amaro Antunes. Un addio amaro che forse servirà davvero ad aprire una nuova fase.

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