Luke Plapp ©Tour del Romandie
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Tour de Romandie, Luke Plapp sull'aiuto delle scie delle moto: "È stato semplicemente ridicolo"

L'australiano della Jayco AlUla si unisce alle polemiche sull'effetto dei mezzi al Tour de Romandie: "Alcune tappe erano quasi una barzelletta"

Luke Plapp si aggiunge al coro di proteste per l'influenza delle moto al Tour de Romandie. Il corridore della Jayco AlUla, 25 anni, ha parlato senza filtri nella puntata di lunedì del podcast Stanley St. Social, descrivendo quanto accaduto in corsa come l'impatto più marcato che abbia mai visto dalle scie delle moto in una gara.

Era semplicemente ridicolo, la differenza che facevano questa settimana", ha dichiarato l'australiano. "Quando la fuga si formava, i ragazzi della UAE controllavano e tenevano il distacco abbastanza stabile. Con uno o due uomini all'inseguimento, riuscivano a gestire bene la situazione.”

La dinamica cambiava, secondo Plapp, nel momento in cui le moto si portavano davanti al gruppo: "Le moto si mettevano davanti al gruppo e la velocità diventava incredibile. Eravamo in fila indiana a sprintare fuori da ogni curva, e i distacchi crollavano. È probabilmente l'influenza più grande che abbia mai visto dalle moto su una gara in bicicletta."

“Una barzelletta quanto andavamo forte”

Il bilancio finale è netto: “C'erano tappe in cui era quasi una barzelletta vedere quanto andavamo forte e quanto le moto influenzassero la corsa.”

Le parole di Plapp arrivano dopo le polemiche già emerse durante la corsa svizzera. Valentin Paret-Peintre aveva criticato apertamente il ruolo del convoglio dopo la quarta tappa, nella quale la sua fuga, a cui si era unito anche Primož Roglič, non era mai riuscita a guadagnare margine sufficiente. “Abbiamo pedalato fortissimo. C'era buona cooperazione e abbiamo fatto tutto il possibile in fuga. Ma non siamo riusciti a tenere abbastanza il vantaggio”, aveva detto il corridore della Soudal Quick-Step, prima di aggiungere con ironia: “Se l'organizzazione vuole che vinca Tadej Pogačar, è una loro scelta.”

Anche Paret-Peintre e Vervaekesi erano lamentati delle scie

Anche il compagno di squadra di Paret-Peintre alla Soudal Quick-Step, Louis Vervaeke aveva parlato con sospetto del calo repentino  del vantaggio: “Abbiamo perso 50 secondi in cinque chilometri. Immagino fosse il momento in cui è iniziata la diretta televisiva. È sempre uguale: non appena vanno in onda, le moto sono lì e a volte, secondo me, questo cambia la corsa”, aveva detto a DirectVelo.

La questione delle moto era già emersa con forza dopo la Parigi-Roubaix. Con le voci critiche che si moltiplicano all'interno del gruppo, sembra ormai questione di tempo prima che il tema finisca sotto la lente degli organizzatori e degli organi di governo del ciclismo.

Primož Roglič e Valentin Paret-Peintre ©Soudal Quick-Step
Primož Roglič e Valentin Paret-Peintre ©Soudal Quick-Step
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