
Lorenzo Finn verso il Giro Next Gen. Come si prepara il campione del mondo
Il campione del mondo U23 ha recuperato dall'infortunio al polso e si avvicina alla corsa rosa. "Cruciale la crono e gestire la fatica, non ho paura né pressione"
Il Giro d'Italia maschile sta volgendo al termine, quello femminile è ormai dietro l'angolo, ma anche per il Baby Giro mancano appena due settimane. Il Giro Next Gen è già nei pensieri di Lorenzo Mark Finn e della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies, in ritiro ad Andorra per preparare la corsa che partirà il 14 giugno da Reggio Calabria. A poco più di un mese dalla caduta con ritiro dal Tour of the Alps e dalla conseguente operazione al polso infortunato, il campione del mondo under 23 è pronto a fare un altro passo, ad aggiungere un altro mattoncino al suo percorso di crescita.
Lorenzo Finn si prepara al Giro Next Gen: “Cruciale la crono e gestire la fatica”
Abbiamo partecipato a un incontro con la stampa in cui Finn è intervenuto insieme a Tim Meeussen, Director of Development della squadra, per fare il punto della situazione in vista di uno dei suoi primi grandi obiettivi dalla stagione. L'avvicinamento non è stato ideale, ma il polso non crea più fastidi in bici e non ha condizionato troppo la preparazione, con un recupero più veloce in seguito all'operazione. Dopo la riabilitazione all'APC, il performance center di Red Bull in Austria, il classe 2006 ha trascorso un po' di tempo a casa prima di spostarsi in ritiro con il resto della squadra.
“Rispetto all'anno scorso ho fatto un altro passo in avanti. Ora sto facendo un bel blocco in vista del Giro, i risultati si vedranno dopo l'altura”, spiega. Al secondo anno nella categoria, Finn ha iniziato la stagione con qualche corsa a tappe in più tra i professionisti, partecipando al Giro di Sardegna e alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali. Non sono arrivati risultati di rilievo, ma l'obiettivo non era quello di trovare subito la forma poi mostrata in primavera, con le vittorie al Giro del Belvedere e al Palio del Recioto e il sesto posto a Val Martello nella seconda tappa del TotA, il giorno prima della caduta.

“Stavo bene, è stata una conferma di quanto fatto in allenamento. Per fare bene anche tra i pro basta replicare quei numeri, non è facile ma so di poterlo fare. Passare da essere davanti con i migliori alla caduta del giorno dopo è stato duro, ma lo è stato più che altro mentalmente, non ha rovinato troppo la preparazione per il Giro", spiega. Anche Meeussen afferma che il livello prestazionale tra le gare U23 e quelle tra i professionisti affrontate da Finn sia abbastanza simile, e che la differenza principale sia nel modo di controllare la corsa. A livello giovanile tutti hanno ambizioni personali per riuscire a farsi strada, motivo per cui confrontarsi di più con i pro nelle corse tappe erano un passo logico da affrontare. “Non vogliamo mettere dei numeri ai suoi risultati, sappiamo che ha avuto un buon inverno e quanto sia importante la periodizzazione. Lorenzo è molto maturo e sa affrontare anche gli imprevisti, ha preso fiducia da quelle gare.”
Pur senza svelare il resto della squadra per il Giro, Meeussen sottolinea la versatilità del roster e del supporto a disposizione di Finn, con un occhio anche alle volate dei primi giorni. Il percorso (di cui non sono ancora pubbliche le altimetrie ufficiali) concentra le principali difficoltà nel finale, con due tappe di montagna e la cronometro di L'Aquila negli ultimi tre giorni. “Sembra diverso dallo scorso anno, ci sono volate più chiare mentre un anno fa erano arrivate diverse fughe. La cronometro finale sarà cruciale, così come la gestione della fatica. Nel 2025 ero calato nel finale ma ero caduto alla terza tappa, già all'Avenir negli ultimi giorni stavo bene, non ho paura per questo. La preparazione sta andando bene, anche per la cronometro”, dichiara Finn.
Rispetto a un anno fa, quando il campione in carica Jarno Widar era l'uomo di riferimento della corsa poi vinta da Jakob Omrzel, ci sarà qualche occhio in più sull'italiano. “Sarà bello correre in maglia iridata, avremo più responsabilità ma non cambia troppo il nostro modo di correre. Forse ci correranno contro come alla Liegi”, afferma il campione del mondo, che potrà beneficiare dell'allargamento delle squadre da 5 a 6 corridori per poter controllare di più la corsa.
“Il processo oltre ai risultati”
Quello della pressione è un tema ricorrente, ma che non sembra preoccupare troppo. Anche Meeussen dipinge Finn come un ragazzo molto sereno e sicuro, che si diverte in bici e con la squadra e al contempo dimostra grande maturità, ricordando anche la sua partecipazione allo Youth Olympic Festival nel 2022, prima ancora di compiere 16 anni.
Il belga, che aveva già lavorato in squadra come direttore dello scouting prima di prendere il nuovo incarico, è uno dei principali artefici di un progetto che nel suo secondo anno di vita sta fungendo da punto intermedio tra una delle migliori strutture Junior a livello mondiale, il team Grenke-Auto Eder, e una formazione World Tour tra le più ambiziose in assoluto. Lo scorso anno la Red Bull Rookies ha lanciato tra i professionisti Luke Tuckwell, Callum Thornley e Adrien Boichis, corridori già affermati da U23 e pronti al salto, mentre quest'anno ha abbassato l'età media.
“La squadra è ringiovanita e ha raddoppiato il numero di vittorie, stiamo creando dei grandi legami tra i corridori e lo staff. Per noi importa il processo oltre ai risultati”, spiega Meeussen, che fa riferimento anche al grande inizio di stagione del classe 2007 Alessio Magagnotti, molto competitivo anche tra i professionisti. “Non ci sorprende, sta crescendo in fretta ma è normale che passa da una squadra giovanile italiana a una struttura internazionale. Ha ancora anni di sviluppo davanti, non abbiamo una visione a breve termine per lui e la strada è quella giusta. Il livello delle corse giovanili in Italia è molto alto, mi piace lavorare con i giovani italiani.”
L'ambiente Red Bull consente anche a Finn di fare il suo percorso e invita alla pazienza, mentre altri classe 2006 sono già passati nel World Tour. “C'è voglia di essere lì vedendo i miei coetanei, ma il picco atletico non può arrivare a 19 anni. Lo sport di endurance funziona così, bisogna mettere mattone dopo mattone, ed è un bene che la squadra non abbia fretta.” Dopo il Giro ci sarà comunque modo di confrontarsi ancora con i grandi: nel suo programma c'è il Sibiu Tour e probabilmente anche i campionati italiani élite, prima di puntare al Tour de l'Avenir e al mondiale di Montreal.
