
Athit Poulard, il più forte corridore thailandese è un francese
Rimasto senza squadra dopo la chiusura dell’Arkéa-B&B Hôtels Development, il ventitreenne si è trasferito in Thailandia, ne ha preso la nazionalità e ha dominato i campionati nazionali
Primo appuntamento dell’anno con Mondo Continental (dopo lo speciale dedicato interamente al ciclomercato). In questa puntata: Vuelta al Táchira, Campionati Thailandesi, Pune Grand Tour, Tour of Sharjah e Athit Poulard, subito vincente dopo il cambio di nazionalità.
Le corse della settimana
Vuelta al Táchira

Come da tradizione, il calendario dell’America Tour è stato aperto dalla Vuelta al Táchira, corsa a tappe venezuelana di dieci giorni. A causa dei problemi attraversati dal paese, con l’arresto del presidente appena prima del via, quest’anno erano solo tredici le squadre in gara: le Continental GW Erco Sportfitnes e Pío Rico, una selezione nazionale venezuelana, due selezioni regionali e otto formazioni dilettantistiche.
La gara si è aperta con la tappa più semplice, che prevedeva un percorso quasi completamente pianeggiante. Come prevedibile, le squadre dei velocisti, ancora fresche, hanno tenuto chiusa la corsa e il gruppo si è presentato compatto sul traguardo. Il successo e la prima maglia di leader sono andati ad Arlex Méndez (Alicanto Consulting), che ha battuto Edwin Torres (Lotería del Táchira) e il colombiano ex Colpack Nicolas Gomez (GW Erco Sportfitnes).
La seconda frazione si è rivelata estremamente selettiva, nonostante non proponesse difficoltà eccessive e l'arrivo fosse in cima a una salita non troppo dura; probabilmente la lunghezza di oltre 200 km ha recitato un ruolo importante in tal senso. Enmanuel Viloria (Fam Birdman) ha staccato tutti nettamente e ha conquistato anche la testa della classifica generale. L’ecuadoriano Bryan Obando (GW Erco Sportfines) ha regolato Jorge Abreu (Fina Arroz) nella volata per il secondo posto, a 2’06” dal vincitore.
La terza tappa presentava dodici giri di un circuito a San Cristóbal, caratterizzato da uno strappo di 1 km al 5%. A differenza dello scorso anno, l’arrivo era situato in cima allo strappo e i velocisti puri sono rimasti tagliati fuori dalla lotta per la vittoria. Lo sprint a quindici ha premiato Jad Sair Colmenares (Alc.Torbes Turena), bravo a mettersi alle spalle German Rincon (Alicanto Consultng) e Jorge Abreu. Enmanuel Viloria ha chiuso nel primo gruppo ed è rimasto in testa alla generale.
La quarta frazione chiamava allo scoperto i favoriti per il successo finale, con diverse asperità e l’arrivo situato in cima ad una salita di oltre 10 km. I pronostici sono stati rispettati e si è imposto Jorge Abreu, che ha sconfitto in una volata a due Diego Méndez (Lotería del Táchira). Brandon Rojas (GW Erco Sportfitnes) ha concluso terzo a 37”. Enmanuel Viloria, quinto sul traguardo, ha conservato la maglia di leader.
La quinta tappa presentava tredici giri di un circuito lungo poco meno di 10 km e caratterizzato da una salita di 4,2 km non troppo pendente, in cima alla quale era posto il traguardo. Dieci corridori si sono giocati il successo in volata e il più forte è stato Brandon Rojas. Il ventitreenne ha avuto la meglio su Jorge Abreu e Diego Méndez. Enmanuel Viloria è arrivato nel primo gruppo ed è rimasto in testa alla classifica.
La sesta frazione era molto impegnativa, con ben tre GPM negli ultimi 20 km. Sono stati corridori fuori classifica a giocarsi la vittoria e Anderson Paredes (Nazionale Venezuela) ha staccato tutti. Il trentenne ha tagliato il traguardo con 1’01” sull’ex professionista Miguel Flórez (Arenas Tlax-Mex) e 1’35” su Camilo Gomez. Enmanuel Viloria ha resistito in testa alla generale, ma ha visto Jorge Abreu avvicinarsi a soli 18”.
La settima tappa presentava il classico circuito di San Cristóbal, non totalmente pianeggiante, ma comunque privo di asperità davvero impegnative. È stata una buona giornata per la fuga e ne ha approfittato Jesus Goyo (Fina Arroz). Il ventunenne, stagista dell’Astana nel 2024, ha staccato nell’ultimo chilometro il compagno di avventura Camilo Gomez, poi secondo a 9”. Al terzo posto si è piazzato Alexander Villasmil (Gobierno de Merida), staccato di 1’20”. Enmanuel Viloria è stato penalizzato di 2’ per un cambio di bicicletta irregolare e ha lasciato la leadership a Jorge Abreu.
L’ottava frazione prevedeva un percorso impegnativo, con l’arrivo in cima al Cerro del Cristo Rey. Gusneiver Gil (Fam Birdman), abbastanza distante in classifica, ha staccato tutti. L’ex Androni Carlos Gálviz (Politachira Heidy Lee) ha pagato 9”, mentre Diego Méndez ha completato il podio di giornata a 1’02”. Jorge Abreu è rimasto in testa alla classifica generale.
La nona tappa prevedeva dodici giri di un circuito di 11 km non troppo complicato, ma, dopo otto tornate, il gruppo ha deciso di fermarsi perché mancavano le condizioni di sicurezza per andare avanti.
L’ultima frazione prevedeva una salita di 13 km a metà percorso e un percorso leggermente ondulato nella seconda parte. Un solo corridore, il colombiano Angel Alexander Gil (GW Erco Sportfitnes) ha fatto la differenza, staccando di 1’14” i primi inseguitori. Jesus Goyo si è piazzato al secondo posto, davanti a Diego Méndez.
Jorge Abreu ha conquistato per la prima volta il successo finale, dopo essere arrivato due volte secondo in passato, e si è aggiudicato anche la classifica a punti. Sul podio con lui sono saliti il miglior giovane della corsa Diego Méndez, staccato di 2’05”, e Brandon Rojas, che ha pagato 3’07”. Anderson Paredes è stato il re dei GPM, mentre la graduatoria a squadre è andata alla GW Erco Sportfitnes.
Campionati Nazionali

Oltre a quelli australiani, in questo primo scorcio di stagione si sono disputati i campionati nazionali anche in un paese ciclisticamente minore, la Thailandia.
La cronometro ha visto abdicare Peerapol Chawchiangkwang (Thailand Continental), imbattuto nella prova negli ultimi anni: il trentanovenne si è fermato al terzo posto, a 1’15” dal vincitore Athit Poulard, che ha esordito al meglio con la Roojai Insurance. Sul secondo gradino del podio, a 32”, è salito Peerapong Ladngern, per il quale il titolo nazionale contro il tempo è rimasto una chimera: per la quinta volta in carriera, infatti, si è dovuto accontentare della piazza d’onore. Con un ritardo di 2’27”, Thanapat Sakuntae ha fatto segnare il quinto tempo, che gli è valso il successo tra gli under 23. Aphisit Supan (Thailand Continental) e Chiran Kanthapuang lo hanno accompagnato sul podio, nettamente staccati.
La prova in linea si concludeva in cima a una salita molto dura: sull'erta finale, Athit Poulard si è liberato della compagnia di Aphisit Supan e si è involato verso il traguardo in solitaria. Il corridore della Roojai Insurance ha preceduto di 11” il rivale, primo degli under 23. Sul podio della prova élite sono saliti il campione uscente Sarawut Sirironnachai, staccato di 18”, e Nattapol Jumchat (Thailand Continental), che ha pagato 22”. Stranamente, nella classifica pubblicata dall’UCI, Supan non compare, sebbene non siano state comunicate squalifiche, e il titolo under 23 risulta essere andato a Tinnapat Muangdet.
Pune Grand Tour

A esclusione dei campionati nazionali e dei Giochi Sud Asiatici, l’India mancava dal calendario UCI dal 2013, quando si disputarono delle gare di un giorno, le tre prove del circuito CFI International Races. Quest’anno, per il grande ritorno del ciclismo internazionale, è stata organizzata per la prima volta una corsa a tappe, il Pune Grand Tour. L’edizione d’esordio ha visto al via ben ventotto squadre: un ProTeam (la Burgos Burpellet BH), tredici Continental, le selezioni nazionali di India, Malesia, Mauritius e Uzbekistan e dieci formazioni dilettantistiche.
La gara si è aperta con un cronoprologo di circa 7 km nelle strade di Pune, con un profilo abbastanza pianeggiante. Fergus Browning (Terengganu) ha fatto segnare il miglior tempo e ha conquistato la prima maglia di leader. L’australiano ha fatto meglio di 44 centesimi rispetto al connazionale Dylan Hopkins (Roojai Insurance). Al terzo posto, con 3” di ritardo, si è piazzato il cipriota Andreas Miltiadis (Quick).
La prima tappa in linea era abbastanza breve e non troppo complicata, ma c’è stata grandissima selezione: davanti sono rimasti solo quattordici uomini e il capoclassifica Fergus Browning è rimasto staccato. I battistrada sono arrivati compatti sul traguardo e Luke Mudgway è stato il più veloce. Il neozelandese, nuovo leader della generale, ha battuto Arne Santy (Tarteletto-Isorex) e Georgios Bouglas (Burgos Burpellet BH).
La seconda frazione era più impegnativa, con una salita di 4 km all’inizio e uno strappo al 9% di pendenza media, che si concludeva ai -18. Sette corridori hanno fatto la differenza e si sono giocati il successo allo sprint: Luke Mudgway è stato ancora una volta il più forte e si è, ovviamente, confermato al comando della classifica. Alle spalle del neozelandese si sono piazzati Carter Bettles (Roojai Insurance) e Yorben Lauryssen (Tarteletto-Isorex).
La terza tappa era più semplice, con le uniche asperità altimetriche situate nei primi chilometri. A giocarsi la vittoria è stato un gruppo decisamente più folto rispetto alle giornate precedenti, anche se non si arrivava a cinquanta unità. La Li Ning Star ha esteso il proprio filotto di vittorie, grazie a Cameron Scott. L’ex corridore della Bahrain-Victorious ha regolato allo sprint Georgios Bouglas e Timothy Dupont (Tarteletto-Isorex). Luke Mudgway, sesto, ha conservato senza patemi la maglia di leader.
L’ultima frazione era in assoluto la più facile della corsa: prevedeva, infatti, un percorso totalmente pianeggiante e non era presente alcun GPM. Tutto sembrava apparecchiato per il primo vero volatone generale, ma una caduta nel finale ha spezzato il gruppo, limitando il numero di aspiranti al successo. Ancora una volta la Li Ning Star si è dimostrata superiore a tutti e ha messo a segno la doppietta, con Alexei Shnyrko vincitore davanti a Cameron Scott. Dylan Hopkins ha completato il podio di giornata.
Luke Mudgway ha conquistato il successo finale (e la classifica a punti), con 14” di vantaggio su Carter Bettles e 17” su Yorben Lauryssen, e ha trascinato la Li Ning Star al successo nella graduatoria a squadre. Clément Alleno (Burgos Burpellet BH) è stato il re degli scalatori, mentre il titolo di miglior giovane è andato a Viego Tijssen (Wielerploeg Groot Amsterdam).
Tour of Sharjah

Dopo essere stato la prova di apertura del calendario asiatico nelle ultime stagioni, quest’anno il Tour of Sharjah è stato anticipato dal Pune Grand Tour, ma la cosa non ha inciso sulla start list. Al via dell’undicesima edizione della corsa a tappe emiratina, infatti, si sono presentate ventisette squadre: due ProTeams (la MBH Bank CSB e la Solution Tech NIPPO), otto Continental, sei selezioni nazionali e undici formazioni dilettantistiche.
La corsa si è aperta con una tappa sostanzialmente pianeggiante, il cui unico GPM era situato in cima a uno strappo di 700 metri. Tutto sembrava apparecchiato per una volata generale, ma tre uomini, ultimi superstiti di una fuga più numerosa, sono riusciti ad anticipare il gruppo di 4”. A imporsi è stato il belga Jens Reynders, attualmente in forza ai dilettanti del Qatar Pro Team dopo la chiusura della Wagner Bazin WB. Il ventisettenne ha avuto la meglio sull’idolo di casa Muhammad Almutaiwei (UAE Team Emirates Gen Z), ostacolato in volata da un problema meccanico, e sul giovane italiano Lorenzo Nespoli (MBH Bank CSB).
La seconda frazione presentava un percorso abbastanza ondulato, ma senza salite particolarmente impegnative. Ciononostante, c’è stata tantissima selezione e l’attacco decisivo è avvenuto a circa 50 km dal traguardo. Ad andarsene in solitaria è stato l’estone Rein Taaramäe (Kinan), vecchia conoscenza del ciclismo WorldTour. Il trentottenne ha fatto una grande differenza, tagliando il traguardo con 58” di vantaggio sui più immediati inseguitori, il polacco Marcin Budziński (MBH Bank CSB) e il neerlandese Adne van Engelen (Terengganu), e impossessandosi della maglia di leader. Gli altri favoriti sono naufragati a più di 2’30”.
La terza giornata di gara prevedeva una cronometro individuale di circa 11 km, senza particolari difficoltà altimetriche. A far segnare i migliori tempi sono stati due dei grandi protagonisti della prima tappa: Lorenzo Nespoli ha fatto meglio di 1” rispetto a Jens Reynders. Al terzo posto, con un ritardo di 2”, si è piazzato Luca Giaimi (UAE Team Emirates Gen Z). Rein Taaramäe, settimo a 7”, ha incrementato il proprio vantaggio in classifica generale.
La quarta tappa era la più difficile, con diverse asperità disseminate lungo il percorso e l’arrivo in cima a una salita di 6 km all’9%. Matteo Fabbro (Solution Tech NIPPO) ha ritrovato la vittoria internazionale dopo quasi nove anni di digiuno. Il trentenne ha rimontato nei metri finali Lorenzo Nespoli, precedendolo sul traguardo di 2”. Terzo a 7” si è piazzato il sorprendente eritreo Yafiet Mulugeta (Sharjah Sports Club). Rein Taaramäe ha giocato in difesa e ha conservato oltre 1’ di margine in classifica, alla vigilia dell’ultima giornata.
L’ultima frazione era lunga poco più di 100 km e non presentava grandi difficoltà altimetriche. A differenza del primo giorno, nessuno è riuscito a evitare la volata di gruppo. Dominatrice del Pune Grand Tour, la Li Ning Star è riuscita a lasciare il segno anche negli Emirati, grazie al suo uomo simbolo, il danese Alexander Salby. Il ventisettenne l’ha spuntata sul serbo Dušan Rajović (Solution Tech NIPPO) e sull’ecuadoriano Cristian Pita (Roojai Insurance).
Rein Taaramäe ha conquistato il successo finale, con 1’07” su Marcin Budziński e 1’10” su Adne van Engelen, lanciando anche la Kinan alla vittoria nella graduatoria a squadre. Jens Reynders si è aggiudicato la classifica a punti, mentre Lorenzo Nespoli è stato il miglior giovane. La maglia dei GPM, invece, è finita sulle spalle del marocchino Soulayman Minoual (Khorfakkan).
Le Continental tra i big

La stagione europea delle corse professionistiche europee è iniziata in Spagna, con il trittico di gare della Comunidad Valenciana. Triplo impegno per la portoghese Anicolor/Campicarn e la francese Van Rysel Roubaix, mentre l’altra formazione transalpina, la CIC Academy, ha preso parte a due prove ed è stata sostituita nell’ultima dalla Lidl-Trek Future. Nella Classica Camp de Morvedre è stata la CIC Academy a ottenere il miglior risultato, con Axel Mariault, settimo. La Van Rysel Roubaix ha fatto meglio delle rivali al GP Castellón-Ruta de la Cerámica, grazie al quattordicesimo posto di Joppe Heremans, anche se il miglior rappresentante del ciclismo di terza divisione è stato Héctor Álvarez, tesserato per la Lidl-Trek Future e in gara con la nazionale spagnola. Il vivaio della WorldTour tedesca ha fatto bene anche nella Clàssica Comunitat Valenciana 1969-GP Valencia, grazie a Sebastian Grindley, che si è piazzato all’undicesimo posto.
In Spagna si sono disputate anche le cinque prove del Challenge Mallorca, che ha visto al via due Continental: la messicana Petrolike e la tedesca REMBE|rad-net. La Petrolike ha avuto la meglio sulla compagine tedesca in ben quattro prove: Alejandro Callejas si è piazzato quarantatreesimo al Trofeo Calvià, Andrii Ponomar ha chiuso in trentatreesima posizione il Trofeo Serra de Tramuntana, mentre Giacomo Villa è stato il migliore sia al Trofeo Andratx-Pollença che al Trofeo Palma, conclusi rispettivamente al ventiquattresimo e al decimo posto. La REMBE|rad-net, dal canto suo, ha fatto meglio solo al Trofeo Ses Salines, cronosquadre in cui si è piazzata diciassettesima. In realtà i migliori rappresentanti del ciclismo di terza divisione sono stati sempre i ragazzi dei devo teams: Héctor Álvarez (Lidl-Trek Future), secondo al Trofeo Calvià, Hodei Muñoz (Soudal-Quick Step Devo), ventiquattresimo al Trofeo Serra de Tramuntana e quattordicesimo al Trofeo Andratx-Pollença, e Alessio Magagnotti (Red Bull-BORA Rookies), terzo al Trofeo Palma. Nella Red Bull-BORA che ha vinto il Trofeo Ses Salines, inoltre, c’era anche Lorenzo Finn.
Due formazioni di terza divisione hanno preso parte, in Arabia Saudita, all’AlUla Tour: la malese Terengganu, e la giapponese Team UKYO. La formazione nipponica ha fatto meglio in classifica generale, grazie al tredicesimo posto di Niccolò Garibbo, mentre i malesi hanno centrato il miglior risultato di tappa con Juan Pedro Lozano che si è piazzato quarto nella frazione conclusiva. Per la Terengganu c'è stata anche la soddisfazione della maglia di corridore più combattivo, conquistata da Kee Zhe Yie.
Grazie a un’autorizzazione della federazione francese, per la prima volta una Continental federale ha potuto disputare una corsa professionistica in patria. L’AVC Aix Provence Dole, quindi, ha raggiunto le quattro formazioni storiche transalpine (CIC Academy, Nice Métropole Côte d'Azur, St.Michel-Prederence Home e Van Rysel Roubaix) e la svizzera Elite Fondations al via del GP La Marseillaise. A ottenere il miglior risultato è stata la St.Michel-Preference Home, grazie a Théo Delacroix, che ha concluso in settima posizione. Ha fatto meglio di lui Victor Loulergue, corridore della Groupama-FDJ Continentale, in gara con il ramo WorldTour del team, che si è piazzato sesto.
Le formazioni di sviluppo delle squadre WorldTour hanno ottenuto buoni risultati ai Campionati del Mondo di ciclocross. Nella prova élite, un solo devo team ha centrato la top ten: la Alpecin-Premier Tech Development, che ha piazzato Jente Michels, in nona posizione. La stessa formazione belga aveva fatto il pieno di medaglie nella staffetta a squadre, con l’oro di Guus van den Eijnden, l’argento di Stefano Viezzi e il bronzo di Niels Vandeputte. Nella prova riservata agli under 23, invece, si sono tolte la soddisfazione di una medaglia anche la Decathlon CMA CGM Development, con il secondo posto di Aubin Sparfel, e la Lotto-Groupe Wanty, con il terzo di Keije Solen.
L’UCI sta continuando ad aggiungere nuove squadre al proprio database, svelando, così, alcune novità di ciclomercato. 7 Saber non si è limitata a sostenere la Bardiani, ma è anche il nuovo title sponsor della Continental chiamata OU7 lo scorso anno e Tashkent City in precedenza. Il roster è composto da dieci corridori, tutti uzbeki, il più noto dei quali è il quarantatreenne Muradjan Khalmuratov, vincitore del titolo asiatico sia in linea che a cronometro nel 2013. È stato confermato anche il campione nazionale Diyor Takhirov. Fra le novità si registra il ritorno dopo un anno alla 7Eleven Cliqq del due volte vincitore del titolo uzbeko Dmitriy Bocharov.
Novità anche dal Belgio, dove Christophe Detilloux e Julien Stassen, fino al 2025 nel management della Wagner Bazin WB, hanno creato una nuova squadra, la Color Code-Alu Center. I due hanno accolto Julien Desmarets, Lucas Jacques, Matteo Melotte e Hugo Wertz, che avevano già diretto ai tempi della vecchia Bingoal WB Development. Il nuovo team funge da paracadute anche per due uomini provenienti dalla Wanty-NIPPO e rimasti tagliati fuori dalla fusione con la Lotto, Nicolas Aernouts e William Graff.
In Cina proseguono la Qinghai Tianyoude Hotel, che ha ingaggiato l'iraniano Ali Labib (Shenzhen Xidesheng) e ha confermato sia il suo connazionale Saeid Safarzadeh che il colombiano Hernán Aguirre, e la Wheeltop Rotor Chengdu (ex Chengdu DYC), che prosegue con la colonia russa, guidata da Petr Rikunov, e si è rinforzata con il neozelandese Ethan Batt e con l'australiano Samuel Jenner (entrambi provenienti dalla Corima Wuzhishan). Nessun cambiamento di rilievo nella ceca TUFO-Pardus Prostějov.
In Ecuador, la Best PC ha confermato quasi tutti i suoi corridori più rappresentantivi, ha preso Kevin Navas (Petrolike) e ha scelto come unico straniero il colombiano Cesar Guavita (Gi Group Holding-Simoldes). Roster rivoluzionato, invece, per il Team Amani: la formazione ruandese ha, almeno sulla carta, indebolito il proprio organico, perdendo diversi corridori importanti e rimpiazzandoli con tanti giovani. L'ugandese Shafik Mugalu (Java-Inovotec) è il più noto tra i nuovi arrivi, mentre Joël Kyaviro riporta la Repubblica Democratica del Congo nel mondo Continental, dopo oltre tre anni di assenza.
Il ritratto del mese: Athit Poulard

La chiusura dell’Arkéa-B&B Hôtels ha lasciato senza contratto sia i ventisette corridori della squadra WorldTour che i dodici del team di sviluppo (oltre alle tredici cicliste della formazione femminile). Circa la metà di loro è riuscita a rimanere tra i professionisti, qualcuno ha scelto di ritirarsi e la maggior parte degli altri ha trovato rifugio nelle Continental francesi. Baptiste Poulard, uno dei membri del devo team, invece, ha fatto una scelta molto insolita: è passato, infatti, alla Roojai Insurance Winspace, Continental thailandese che dal 2023 si è affermata come una delle migliori compagini asiatiche, firmando addirittura un contratto triennale (rispetto agli annuali tipici della terza divisione ciclistica)
Il ventitreenne, però, non si è limitato a trasferirsi nel team, ma ha preso la nazionalità del paese del sud-est asiatico e ha cambiato il proprio nome di battesimo in Athit. Tutto questo è stato possibile per via del fatto che la madre è nata in Thailandia, quindi, anche se prima di approdare nella sua nuova squadra non ne era in possesso, per il corridore non è stato difficile ottenere i documenti necessari. L’ex corridore dell’Arkéa-B&B Hôtels ha preferito l’opzione asiatica all’AVC Aix Provence Dole (che pure gli aveva fatto un'offerta), per provare qualcosa di nuovo e riallacciare i rapporti con i suoi parenti da parte di madre, che vivono quasi tutti in Thailandia.
Nonostante le origini, Poulard era stato in Thailandia soltanto da bambino in un paio di occasioni e fino a pochi mesi fa non aveva pensato a un trasferimento del genere. L’idea è venuta al direttore sportivo della Roojai Insurance, Peter Pouly, francese che da corridore si è tolto le principali soddisfazioni in Asia, e la sua proposta ha subito convinto il corridore. L’inizio dell’avventura nel nuovo ambiente è stato da sogno: il ventitreenne ha vinto il titolo nazionale a cronometro all’esordio con il team e si è ripetuto due giorni dopo nella prova in linea. In seguito si è schierato al via del Tour of Sharjah, in cui si è portato a casa un più che onorevole ottavo posto in classifica generale.
Baptiste Poulard è nato a Vitry-sur Seine, comune dell'hinterland parigino. Sin da piccolo si appassionò alla bicicletta ed era solito uscire spesso con il padre. Solo a quindici anni, però, iniziò a competere a livello agonistico e due anni dopo, con la maglia della Paris Cycliste Olympique, si laureò campione dell’Île-de-France tra gli juniores. Nella stagione successiva si trasferì in una formazione più importante, l’Argenteuil Val de Seine 95, ottenendo i migliori risultati su pista: fu vicecampione francese della categoria sia nella corsa a punti che nello scratch.
Nel 2022 approdò tra gli under 23 e firmò con una delle migliori compagini dilettantistiche transalpine, la SCO Dijon-Matériel-Vélo.com. Fece il suo esordio in corse internazionali, ma non ottenne piazzamenti di rilievo. Le cose andarono meglio nella stagione successiva, quando il suo nome iniziò a comparire nelle prime posizioni degli ordini d’arrivo delle corse dilettantistiche francesi: ottenne diverse top ten e riuscì a salire sul podio, in terza posizione, al Prix de Cuiseaux.
Nel 2024, per continuare il suo percorso di crescita, il corridore franco-thailandese scelse di cambiare e firmò per il VC Pays de Loudéac. La scelta si rivelò azzeccata, con quattro vittorie nel calendario nazionale: vinse la Boucles Sérentaises, una frazione della Route Vendéeenne e conquistò la classifica finale del Tour du Piémont Pyrénéen, portandosi a casa anche un successo di tappa. Si piazzò pure secondo nel campionato francese dilettanti. Anche nel calendario UCI riuscì a farsi notare, sfiorando il successo finale al Kreiz Breizh Elites: chiuse la corsa bretone al secondo posto, battuto solo da Florian Dauphin, attualmente professionista alla TotalEnergies. Nel finale di stagione si guadagnò un posto da stagista alla St.Michel-Mavic, ma disputò una sola gara.
Grazie ai bei risultati ottenuti, l’anno scorso è passato all’Arkéa-B&B Hôtels Development. Non ha ottenuto grandi risultati, fermandosi a un ottavo posto di tappa all’Alpes Isère Tour e all’undicesimo alla Paris-Tours Espoirs, ma ha avuto la possibilità di disputare diverse corse con il team WorldTour. Pur non lottando mai per la vittoria, ha saputo mettersi in luce provando la fuga in gare di alto livello come la Faun-Ardèche Classic e la Faun Drome Classic.
Nel 2026, come già detto, Athit Poulard ha cambiato tutto e non ha nascosto l’ambizione di rappresentare la Thailandia nei grandi eventi internazionali, come le Olimpiadi. Visto l’inizio della sua nuova esperienza, l’obiettivo è tutt’altro che irraggiungibile, ma è probabile che quest’anno decida di abbandonare il sogno mondiale, per puntare sugli Asian Games, in programma in Giappone nello stesso periodo. Adesso il suo focus si sposta sui Campionati Asiatici, in programma in Arabia Saudita dal 6 all’11 febbraio.
