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Bob riemerge dal passato, Tadej punzecchia ancora

10.07.2022 21:14

Il Tour de France va al secondo riposo con la vittoria di Jungels in fuga e con un sostanziale no contest degli uomini di classifica al primo assaggio alpino. Anche se nel finale Pogacar allunga con Jonas Vingegaard e volano... 3"


Il Tour de France è praticamente a metà del suo cammino, tanto ha detto, chissà se già il meglio, di sicuro siamo reduci da giorni molto intensi in cui ci siamo divertiti e in cui abbiamo apprezzato soprattutto due corridori stratosferici, Wout Van Aert e Tadej Pogacar. Non tutto quello che i due hanno fatto è esente da critiche, in particolare non manca chi pone l'accento su certe eventuali dissipazioni tattiche (la fuga di Van Aert verso Longwy, l'attacco di Pogacar sul pavé), a noi non riesce di scindere questi aspetti dal totale di due personaggi che - insieme ad altri, non molti altri per la verità - hanno segnato una rivoluzione copernicana nel ciclismo degli anni '20.

Dopo il riposo ci sarà il trittico alpino (in realtà la prima delle tre è del tutto pleonastica, almeno sulla carta), e la curiosità è di vedere se Pogacar riuscirà a prendere il largo rispetto agli avversari, o se tra di essi (in particolare pensiamo a Jonas Vingegaard, fin qui sostanzialmente all'altezza di Tadej in salita) ci sarà qualcuno in grado di contendergli la vittoria, o perlomeno di impedire che si profili un dominio da qui a Parigi. Un grande giro vive di equilibri sottili, può bastar poco per far prendere alle cose un andamento anziché un altro, da un lato lo spettacolo e dall'altro la noia, ma se ci pensiamo sono eventi a volte casuali a indirizzare la corsa in una direzione o nell'altra.

Oggi per esempio sarebbe bastato poco per vedere i big giocarsi la vittoria al rientro dall'escursione svizzera, a un certo punto pareva che fosse un esito inevitabile della frazione, ma poi alla fine ha prevalso una sorta di freno a mano tirato per il gruppo della maglia gialla, per cui hanno potuto festeggiare quelli della fuga. Alcuni di essi perlomeno. Oddio, uno solo: Bob Jungels. Uscito dai radar principali da quasi tre anni, dello splendido vincitore della Liegi 2018, che in gioventù era pure visto come possibile uomo da GT (nel 2016 fu sesto al Giro d'Italia), si erano perse non diciamo le tracce (era sempre lì, a pedalare - piano - in giro per il mondo), ma quantomeno le speranze di rivederlo ad alti livelli. Ebbene, il corridore che stiamo vedendo in questo Tour sembra vicino parente di quello che conoscemmo; fin qui ne avevamo avuta una chiara percezione, da oggi abbiamo la conferma: abbiamo ritrovato un pedalatore di qualità, sostanza, efficacia. Uno che in settembre compirà 30 anni, per cui volendo può ancora immaginare un finale di carriera in cui concedersi ancora qualche ciclistico lusso. Auguri a lui.

La 9a tappa del Tour de France 2022, la Aigle-Châtel di 192.9 km con partenza in terra elvetica, nella cittadina in cui ha sede l'UCI, ha visto la consueta lotta per andare in fuga nei primi chilometri, vari tentativi, alta velocità, l'immancabile caduta, che al km 22 ha coinvolto Michael Woods (Israel-Premier Tech), Tony Gallopin (Trek-Segafredo), Chris Hamilton (DSM), Tiesj Benoot (Jumbo-Visma) e Neilson Powless (EF Education-EasyPost). La prima salitella di giornata, la Côte de Bellevue al km 37, è stata superata di slancio dal gruppo quasi compatto, nel senso che iniziavano a staccarsi corridori, da Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck) a Peter Sagan (TotalEnergies) a Ben O'Connor (AG2R Citroën), per citarne alcuni.

Al km 44, sulla salitella (non Gpm) di Châtel-Saint-Denis, ha infine preso forma la fuga con 15 uomini: Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), Warren Barguil (Arkéa Samsic), Rigoberto Urán (EF), Jonathan Castroviejo (INEOS Grenadiers), Bob Jungels (AG2R), Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), Franck Bonnamour (B&B Hotels-KTM), Carlos Verona (Movistar), Simon Geschke (Cofidis), Luis León Sánchez (Bahrain-Victorious), Kobe Goossens (Intermarché-Wanty), Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan), Jasper Stuyven (Trek), Guy Niv e Hugo Houle (Israel). Non a tutti andava a genio una siffatta fuga, cosicché Wout Van Aert (Jumbo-Visma) si è personalmente incaricato di promuovere un secondo drappello comprendente oltre a lui Brandon McNulty (UAE Emirates), Benoît Cosnefroy (AG2R), Nils Politt (Bora), Ion Izagirre (Cofidis), Edvald Boasson Hagen e Pierre Latour (TotalEnergies), e al km 52 questi sei uomini hanno raggiunto i primi: 21 al comando.

Giacché ormai era lì, sullo slancio Wout ha vinto il traguardo volante di Semsales al km 56, poi la fuga ha progressivamente guadagnato (nonostante qualche foratura: Cosnefroy, Latour) fino ai 3'30" toccati a 85 km dalla conclusione, praticamente in cima al Col des Mosses, secondo Gpm di giornata conquistato da Latour. La scalata successiva era il Col de la Croix, dai -70, e qui - col gruppo in avvicinamento - la fuga ha iniziato a perdere serenità. Del resto, con un Urán 16esimo della generale a 3'24", fisicamente l'azione dei 21 non avrebbe potuto avere via libera.

Politt si è staccato per primo, poi a 3.5 km dalla vetta (-64.5 dal traguardo) è scattato Latour ma è durato un attimo; molto meglio Jungels poco dopo, il lussemburghese ha dato una frustata che ha fatto fuori Niv, Dombrowski e Bonnamour e gli ha permesso di prendere margine. In vista del Gpm, Geschke - mosso dalla fregola del 1a categoria - è scattato dal drappello e si è portato su Jungels, per sprintare in cima, prendere la maglia a pois virtuale e rialzarsi praticamente subito dopo lo scollinamento. In discesa Jungels ha proseguito quindi da solo, nel gruppetto alle sue spalle perdeva contatto Latour, il gruppo maglia gialla, tirato costantemente dagli UAE, seguiva a 2'20", già abbastanza selezionato in salita (30-35 ce n'erano in cima), anche se lungo la picchiata ci sono poi stati diversi rientri.

Jungels a un certo punto s'è accorto di avere un minutino di margine e allora s'è detto "perché no?" e ha iniziato a spingere con ancor più convinzione tutto intorno al World Cycling Center di Aigle, costeggiato (come già in partenza) dal percorso. Fatto sta che Bob s'è ritrovato alla fine del fondovalle e all'imbocco del Pas de Morgins, ultimo Gpm di giornata, con quasi 2' su McNulty, Van Aert, Castroviejo, Konrad, Verona, Izagirre, Geschke, Sánchez, Pinot, Goossens, Urán, Barguil e Houle e 3'20" sul plotone. E nella prima parte di salita il lussemburghese ha ulteriormente aumentato, andando a +2'30" rispetto ai più immediati inseguitori.

Ai -23, a 13 dalla vetta, in gruppo si è segnalata la crisi di un nome di rilievo, Daniel Martínez (INEOS), mentre venivano ripresi via via gli uomini che si staccavano dalla fuga, Barguil, poi Van Aert (che nello sfilarsi dal drappello aveva fatto il carico di borracce da distribuire ai suoi compagni più giù), poi Izagirre. A 10 dalla vetta e 20 dal traguardo, Pinot ha deciso che era tempo di far qualcosa. È scattato dal secondo gruppetto, l'hanno tenuto Castroviejo, Verona e Urán; poi Thibaut è ripartito e stavolta li ha lasciati sul posto.

Mentre Jungels iniziava a sentire i morsi della fatica, il francese ha recuperato a vista d'occhio su di lui, dimezzando in breve il gap; a 5 dalla vetta Urán ha perso le ruote di Castroviejo e Verona, e poi pure quelle del gruppo; contemporaneamente arrivava il momento delle streghe per Aleksandr Vlasov (Bora), staccatosi dai migliori negli stessi frangenti.

Il bello è che Castroviejo e Verona, rimasti soli, non hanno accettato l'idea di arrendersi, e anziché - come sembrava nell'ordine delle cose - essere riassorbiti dal gruppo maglia gialla hanno riaumentato il loro margine, hanno riavvicinato Pinot e conseguentemente pure Jungels. Quanto a Thibaut, a un certo punto la sua azione ha perso smalto, e dopo essere stato a 25" dal battistrada, ha riperso un po' di terreno; nell'ultimissimo tratto prima del Gpm il corridore della Groupama ha però ripreso vigore, ha scollinato con 22" di ritardo da Bob e 20" sulla coppia spagnola alle sue spalle; il gruppo è passato a 1'50", ormai ufficialmente disinteressato alla tappa, e preceduto di pochissimo da Geschke, che riuscendo a transitare per quinto ha conquistato i 2 punti necessari a prendersi la maglia a pois su Jungels (19-18 per Simon, dice la classifica).

La breve e comoda discesa verso Châtel è stata velocissima e qui Jungels si è ripreso qualche secondo, poi l'arrivo era posto di nuovo più su del paesino, dopo 4 km di risalita verso Pré-la-Joux, ma si trattava di una salita da rapporto, di quelle su cui il Bob rinato che stiamo vedendo in questo Tour va a nozze. E infatti il corridore dell'AG2R ha ulteriormente allungato su Pinot, il quale a propria volta ha dovuto pure subire il ritorno di Verona e Castroviejo che gli sono ripiombati addosso ai 400 metri e l'hanno subito staccato.

Un gongolante Jungels ha vinto con 22" su Castroviejo, 26" su Verona e 40" su Pinot. Il gruppo non è arrivato tranquillo come pareva dovesse fare: negli ultimi due chilometri c'è stata una fortissima accelerazione che ha portato i migliori proprio a ridosso di Pinot, e la lunga volata per il quinto posto è stata vinta da Tadej Pogacar (UAE) su Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma) e ha prodotto buchi nello stesso gruppo: i primi due sono stati cronometrati a 49" da Jungels, poi a 52" sono passati Geraint Thomas e Adam Yates (INEOS), Enric Mas (Movistar), Nairo Quintana (Arkéa), Damiano Caruso (Bahrain), Romain Bardet (DSM), David Gaudu (Groupama) e Primoz Roglic (Jumbo); a 56" è stato conteggiato Tom Pidcock (INEOS), a 58" Alexey Lutsenko (Astana), poco più indietro altri uomini di classifica o quasi. Vlasov è arrivato a 1'16", limitando ancora i danni, Urán a 7'06".

La classifica: Pogacar è in giallo con 39" su Vingegaard, 1'17" su Thomas, 1'25" su Yates, 1'38" su Gaudu, 1'39" su Bardet, 1'46" su Pidcock, 1'50" su Mas, 1'55" su Neilson Powless (EF), 2'13" su Quintana, 2'52" su Roglic, 3'12" su Vlasov, 3'31" su Aurélien Paret-Peintre, 3'40" su Cruso, 4'58" su Lutsenko; Jungels guadagna 8 posizioni ed è 16esimo a 5'53" da Pogi; Urán scivola in 22esima posizione a 9'41".

Domani il secondo giorno di riposo del Tour de France 2022 metterà una seconda pausa nel fluire del racconto - a tratti frenetico - della Grande Boucle. Si ripartirà martedì con la decima tappa, la Morzine-Megève, 148.1 km all'apparenza altamente inutili, nel senso che questa sarebbe una tappa di montagna ma le salite sono facili, in particolare la lunghissima scalata dell'arrivo, 19 km al 4% medio. Difficile che la ripartenza sia particolarmente hot, ma poi magari ci si rifà nelle successive tappe alpine.
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