
Fiandre, molto più di una corsa: in bici tra pietre, memoria e cultura
Dai muri della Ronde ai silenzi della Grande Guerra, un viaggio su due ruote dove il ciclismo è identità collettiva
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Ogni anno la stagione delle pietre arriva e ci travolge grazie alle grandi imprese di Pogačar e Van der Poel. Eppure, quello che arriva in televisione è solo una parte della storia. Perché le Fiandre non sono soltanto il teatro del ciclismo professionistico, ma un luogo in cui la bicicletta è al centro di tutto. Dai bar tappezzati di maglie e fotografie al Centrum Ronde van Vlaanderen di Oudenaarde, passando per stele commemorative, poster e ogni forma di iconografia ciclistica, basta poco per capire che qui il ciclismo non è solo uno sport, ma un tratto distintivo della cultura collettiva. Una vera e propria religione laica, interclassista e intergenerazionale, che attraversa ogni aspetto della vita quotidiana.
In questo contesto, andare in bici nelle Fiandre è un’esperienza che qualsiasi amante delle due ruote dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. Si tratta, infatti, di un territorio costruito a misura di ciclista, con una rete fittissima di piste ciclabili interconnesse, servizi di noleggio, strutture ricettive bike friendly e una grande varietà di itinerari tematici per il cicloturismo, tra stradine di campagna, boschi, fiumi e colline.
Si può scegliere di pedalare sui muri che hanno fatto la storia del ciclismo mondiale, oppure optare per percorsi tematici lontani dal traffico, lungo le vie d’acqua, sulle dune del Mare del Nord, alla scoperta di microbirrifici o sulle tracce della Grande Guerra. E per chi ha voglia di spingersi oltre, basta pedalare verso ovest per sconfinare in Francia e assaggiare anche il pavé della Roubaix, che dalla zona occidentale delle Fiandre dista appena una decina di chilometri.

Tour of Flanders Cyclo: 20.000 cicloamatori sulle strade della Ronde
Uno degli eventi più caratteristici e di richiamo per migliaia di cicloamatori da tutto il mondo è proprio la cicloturistica We Ride Flanders, che viene organizzata ogni anno il giorno della vigilia della Ronde e che ripercorre alcuni dei tratti che negli anni hanno fatto la storia di questa corsa. Parteciparvi significa assaporare il mito della Ronde nel giorno della sua vigilia, con i camper già posizionati nei punti più caldi, le tensostrutture e le bandiere lungo i muri, in un senso di attesa collettiva, quasi rituale, che restituisce al partecipante un ricordo emozionante. Ma anche senza prendere il via ufficiale, seguire il tracciato della manifestazione è un ottimo punto di partenza per costruire un itinerario cicloturistico che attraversa molti dei segmenti più iconici e significativi del territorio.
Ogni anno, infatti, l’organizzazione prevede un percorso lungo, che prende il via dalla città che ospita la partenza della Ronde, quest’anno Anversa con un percorso totale di 247 km, e tre percorsi ad anello - 163 km, 133 km e 79 km - con partenza e arrivo ad Oudenaarde.
La versione completa offre ai partecipanti l’emozione di partire sotto l’arco di partenza dei professionisti, tuttavia, prevede un lungo tratto di trasferimento di quasi cento chilometri, prima di entrare nel vivo e affrontare i primi muri e tratti di pavé. Il percorso lungo e quello di 163 km, inoltre, sono gli unici che offrono la possibilità di pedalare sulle dure pendenze del muro di Geraardsbergen (1km al 9% medio e punte del 20%) e giungere ai piedi della famosa chiesetta che per anni è stata il palcoscenico delle grandi sfide a due ruote, prima che il finale della Ronde fosse trasferito ad Oudenaarde.
Nonostante la possibilità di scegliere percorsi più o meno impegnativi in base alle proprie capacità, la We Ride Flanders resta una prova esigente, che richiede preparazione e buone condizioni fisiche. In questo contesto, colpisce come la partecipazione sia regolata in modo meno stringente rispetto ad altri Paesi, dove è richiesto un certificato medico. Un elemento che stride se si guardano le ultime due edizioni, segnate dalla tragica scomparsa di ben tre cicloamatori colpiti da malori durante la prova.

L’Oude Kwaremont, il Paterberg e il Koppenberg
Gli ultimi 60 chilometri sono comuni a tutti e 4 i percorsi e consentono di cimentarsi con i muri più iconici della Ronde, tra cui il temibile Koppenberg, il Taainberg, il Paterberg e l’Oude Kwaremont, per concludersi in piazza ad Oudenaarde, dopo che si è transitati sotto il traguardo che il giorno seguente sarà teatro della sfida tra i professionisti. Tra i vari muri che si affrontano il Kwaremont è forse quello più affascinante, in quanto ai bordi delle sue strade si assiepa una nutrita folla anche durante la cicloturistica. Il Koppenberg, invece, rappresenta senza dubbio la sfida più dura. Ma non si tratta solamente di ripidezza, anche il Taaienberg o il Paterberg hanno pendenze impossibili con punte che sfiorano il 20%. Quello che rende il Koppenberg insormontabile è il suo coefficiente di scivolosità. Si tratta infatti di un muro posto all’interno di un piccolo bosco, dove non batte mai il sole. Le sue pietre sono ricoperte da un sottilissimo strato di muschio e fango che, nelle giornate di pioggia, lo rendono talmente scivoloso che anche le macchine devono prendere lo slancio per non fermarsi a metà ed essere costrette a tornare indietro.

Floubaix: quando il fascino dei muri si incontra con le pietre della Roubaix
Gli arrivi del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix sono sorprendentemente vicini: tra Oudenaarde e il leggendario velodromo di Roubaix ci sono solamente 40 km. Online si trovano numerosi itinerari, con percorsi tra i 120 e i 160 km, che partono dal Centrum Ronde van Vlaanderen e permettono di connettere queste due classiche monumento. Lungo il tragitto si attraversano alcuni dei muri più iconici delle Fiandre e si affrontano gli ultimi settori di pavé della corsa francese, regalando un’esperienza ciclistica che fonde il meglio di entrambe le competizioni. Una volta giunti nel velodromo più celebre del ciclismo, si può scegliere se rientrare comodamente in treno o proseguire in sella lungo il Canal de l’Espierres, un percorso in mezzo alla natura che riconduce nel centro storico di Oudenaarde.
La costa del Mare del Nord e la forza del vento
Le Fiandre non sono solo pavé e muri. La costa del Mare del Nord regala paesaggi mozzafiato, con lunghe piste ciclabili che attraversano dune, pittoreschi villaggi e città dal fascio un po’ decadente come Ostenda. Ma qui, più che in qualsiasi altra parte del Belgio, il vento è un avversario imprevedibile. Può capitare di avanzare a fatica a meno di 20 km/h persino in discesa, oppure di sfrecciare a 40 km/h su un tratto pianeggiante senza nemmeno spingere sui pedali. Il vento del Nord è una forza indomabile e imprevedibile che può scombussolare i piani di viaggio e mettere alla prova anche i cicloviaggiatori più esperti.
Nei giorni più difficili, quando il vento contrario sembra non dare tregua, esiste un alleato prezioso: il treno. Le Fiandre vantano una rete ferroviaria capillare che collega le principali città e, soprattutto, tutti i treni sono attrezzati per il trasporto delle biciclette. Un’opzione strategica per rientrare comodamente alla base quando la natura decide di far sentire tutta la sua potenza.
Gli itinerari della Grande Guerra
Tra gli itinerari più suggestivi e ad alto impatto emotivo ci sono quelli che portano alla scoperta della Grande Guerra. Le Fiandre occidentali, infatti, sono state uno dei teatri più tragici del primo conflitto mondiale. Basta dirigersi verso ovest, in direzione di Ypres, per entrare in un paesaggio costellato di piccoli cancelli in ferro battuto, viali di ghiaia e distese infinite di croci bianche: sono i cimiteri militari della Prima guerra mondiale, disseminati lungo tutto il territorio. Non è un caso che proprio questa dimensione storica sia entrata anche nel linguaggio del ciclismo contemporaneo. La Gand-Wevelgem, una delle classiche simbolo della regione, ha scelto di rinominarsi proprio quest’anno In Flanders Fields, richiamando esplicitamente la memoria dei luoghi attraversati dalla corsa.
È così che ci si ritrova a pedalare da un memoriale all’altro quasi senza soluzione di continuità. A pochi chilometri uno dall’altro si incontrano luoghi simbolo come Tyne Cot, il più grande cimitero del Commonwealth, o la Menin Gate di Ypres, dove ogni sera viene suonato il Last Post in memoria dei caduti. Questo imponente monumento commemora i soldati del Commonwealth britannico caduti nel Saliente di Ypres durante la Prima guerra mondiale. Sulle sue pareti sono incisi i nomi di 54.395 soldati morti prima del 15 agosto 1917 e le cui sepolture non sono note.

Un paese a misura di bicicletta
Nonostante la natura bucolica del paesaggio e la presenza diffusa di strade di campagna, muoversi in bicicletta in Belgio è sorprendentemente semplice. L’intero territorio è attraversato da una rete capillare di piste ciclabili e strade secondarie perfettamente integrate tra loro, che rendono possibile pedalare per centinaia di chilometri senza soluzione di continuità.
A rendere tutto ancora più intuitivo è il sistema dei nodi numerati: a ogni incrocio corrisponde un numero, e basta seguire la sequenza scelta per costruire il proprio itinerario. Diverse app permettono di pianificare il percorso in anticipo e poi seguirlo strada facendo, senza bisogno di mappe complesse o GPS avanzati.
Ma ciò che colpisce davvero è la cultura della bicicletta. Nei centri urbani il ciclista è parte integrante del traffico e spesso ha la precedenza sulle auto. Le infrastrutture sono pensate per favorire gli spostamenti su due ruote, con ampi parcheggi custoditi sia nei pressi delle stazioni ferroviarie sia nei punti strategici delle città. È anche per questo che pedalare nelle Fiandre diventa un’esperienza che ogni appassionato dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. Perché qui il ciclismo non si limita alle grandi corse, ma è parte integrante della società.
