Cartoline dalla Ciclovia dei Parchi © La Ciclovia dei parchi via Facebook
Cicloturismo

Calabria, una lunga risalita verso il cicloturismo

Dai boschi del Pollino all’Aspromonte, un viaggio nelle aree interne di una Regione che prova a riscoprirsi attraverso la bicicletta

21.05.2026 15:37

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Se con i suoi quasi 800 chilometri di costa tra Tirreno e Ionio nell’immaginario comune la Calabria è soprattutto mare, chi la conosce davvero sa che la sua anima sta nelle sue montagne. La Calabria, infatti, è una terra verticale. Una regione in cui, salvo poche eccezioni come Reggio Calabria, città e borghi storici sono nati in altura, spesso lontano dalla costa. Solo il boom economico del dopoguerra ha portato alla crescita delle marine, trasformando i litorali in nuovi poli abitativi e commerciali. Prima, la vita era altrove. Era nei paesi dell’interno. Tra allevatori, contadini, artigiani. In territori aspri e difficili, per decenni raccontati quasi esclusivamente attraverso la cronaca nera dei sequestri e dell’isolamento.

Ma ridurre la Calabria a quella narrazione sarebbe un errore. Perché proprio quella durezza ha custodito uno dei patrimoni naturalistici e culturali più sorprendenti del Paese. Una Calabria fatta di foreste in cui il lupo della Sila continua a rappresentare una delle specie più selvagge, di pascoli in cui il maiale nero viene ancora allevato rigorosamente allo stato brado, di piccoli borghi di pietra aggrappati ai versanti e di santuari arroccati che sembrano irraggiungibili, come la Madonna delle Armi, incastonata nella roccia sopra Cerchiara di Calabria.

Una terra in cui proprio l’isolamento, imposto dalla sua complessa orografia, ha contribuito a preservare identità culturali uniche, come quelle delle comunità arbëreshë, discendenti delle popolazioni albanesi arrivate nel Sud Italia tra il Quattrocento e il Cinquecento, ancora oggi custodite in borghi come Civita, sospesi tra canyon e tradizioni secolari. Insomma, una regione in cui le montagne non sono soltanto sfondo paesaggistico, ma un vero e proprio elemento identitario. Una dorsale aspra e selvaggia che attraversa l’intero territorio, disegnando quattro grandi aree protette come il parco nazionale del Pollino, quello della Sila e quello dell’Aspromonte ai quali si affianca il parco regionale delle Serre. Ed è proprio lungo questo asse che prende forma uno dei progetti cicloturistici più affascinanti d’Italia: la Ciclovia dei Parchi della Calabria.

L’anima montana della Calabria © La Ciclovia dei parchi via Facebook
L’anima montana della Calabria © La Ciclovia dei parchi via Facebook

Ciclovia dei Parchi: il modo migliore per attraversare la vera anima della Calabria

Se esiste un itinerario capace di raccontare davvero la Calabria più autentica, è probabilmente la Ciclovia dei Parchi. Un progetto che attraversa l’intera dorsale montuosa della regione e consente di scoprire, con i tempi lenti della bicicletta, quella Calabria interna che troppo spesso resta fuori dai racconti del turismo di massa.

Parliamo di un itinerario appenninico di 545 chilometri che collega Laino Borgo, nel nord della regione, a Reggio Calabria, unendo strade a bassa percorrenza automobilistica, piste ciclabili e sentieri. Un viaggio che attraversa le quattro grandi aree protette citate in precedenza, lungo oltre 350 mila ettari di paesaggi naturali tra boschi, altipiani, laghi montani e piccoli borghi sospesi nel tempo. Non è il classico itinerario costiero da pedalata rilassata vista mare. L’altimetria, infatti, è tutt’altro che indulgente, con un dislivello positivo complessivo che supera i 10.000 metri, mentre la quota massima raggiunge i 1.560 metri nel cuore della Sila, in prossimità del Lago Arvo. Numeri che raccontano bene la natura del progetto: un viaggio vero, fisico, che richiede un minimo di preparazione e la voglia di confrontarsi con le asperità dell’Appennino meridionale. Ma è proprio questa dimensione a renderlo speciale. Perché pedalare lungo la Ciclovia dei Parchi significa entrare in contatto con l’anima più profonda della Calabria, quella più legata alle sue tradizioni e ai suoi ritmi lenti. Nel giro di pochi chilometri il paesaggio cambia radicalmente. Si passa dalle faggete del Pollino agli altipiani della Sila, dalle foreste delle Serre fino ai profili più aspri dell’Aspromonte, con la possibilità di deviare verso luoghi come il Lago Angitola.

Non si tratta, però, soltanto di un itinerario tracciato sulla carta. La Ciclovia offre già alcuni tratti ad uso esclusivo per ciclisti, realizzati o in fase di ampliamento grazie agli investimenti regionali. Tra questi spicca il percorso tra Morano Calabro e Castrovillari, ricavato sul sedime della vecchia ferrovia calabro-lucana, ma anche i segmenti attorno al Lago Ampollino, nel cuore della Sila, tra Villaggio Racise e Villaggio Mancuso, o lungo la variante del Lago Angitola.

Cartoline dalla Ciclovia © Ciclovia dei Parchi via Facebook
Cartoline dalla Ciclovia © Ciclovia dei Parchi via Facebook

Una ciclovia impegnativa, ma sempre più accessibile

Per quanto la Ciclovia dei Parchi attraversi un territorio tutt’altro che semplice, il progetto è stato pensato per essere concretamente percorribile anche da chi non vuole affrontarlo in totale autonomia. L’intero tracciato è completamente segnalato, con una cartellonistica dedicata che accompagna il cicloturista lungo tutte le tappe, comprese indicazioni specifiche per la sicurezza stradale e richiami al rispetto della distanza di sorpasso da parte degli automobilisti.

Anche la struttura stessa dell’itinerario va in questa direzione. Il percorso è stato suddiviso in 12 tappe, con distanze comprese tra i 31 e i 58 chilometri e livelli di difficoltà differenziati tra facile, intermedio e impegnativo. Un’impostazione che permette di adattare il viaggio alle proprie gambe, scegliendo un approccio più sportivo o, al contrario, un’esperienza più lenta e contemplativa.

Attorno alla ciclovia, inoltre, negli anni è nata una rete di servizi che rende l’esperienza molto più semplice di quanto si potrebbe immaginare guardando soltanto altimetrie e dislivelli. Esistono punti noleggio bici ed e-bike, strutture ricettive bike friendly, campeggi attrezzati, aree di sosta dedicate e la possibilità di affidarsi a tour operator specializzati che organizzano viaggi guidati, anche con supporto logistico per il trasporto bagagli e assistenza tecnica.

Per chi vuole pianificare il viaggio in autonomia, esiste anche un portale dedicato che raccoglie tutte le informazioni utili, tra cui le tracce GPX delle singole tappe, i servizi disponibili lungo il percorso, fino ai racconti e alle testimonianze di chi la ciclovia l’ha già percorsa. Un dettaglio che racconta bene la maturità di un progetto che non si limita a tracciare un itinerario, ma prova a costruire una vera esperienza di viaggio.

Non a caso, il progetto ha raccolto riconoscimenti importanti anche a livello nazionale. Nel 2021 si è aggiudicato il Green Road Award, considerato l’Oscar italiano del cicloturismo, ex aequo con la Provincia Autonoma di Trento, premiato per l’impegno nella valorizzazione del turismo sostenibile e della mobilità lenta. Più recentemente, nel 2024, è arrivato anche l’Oscar dell’Ecoturismo assegnato da Legambiente, che ha sottolineato la capacità del progetto di generare un’economia turistica positiva e a basso impatto ambientale, senza la necessità di nuove grandi infrastrutture.

La Calabria riparte dalle due ruote

La Ciclovia dei Parchi non è un episodio isolato, ma il segnale più evidente di una regione che sta lentamente provando a cambiare il proprio rapporto con la bicicletta. Storicamente la Calabria non è mai stata una terra centrale nella geografia del ciclismo e del cicloturismo italiano. Le distanze, l’orografia complessa, infrastrutture non sempre pensate per chi si muove su due ruote, ma anche una tradizione agonistica tutto sommato marginale hanno contribuito a renderla periferica rispetto alle grandi geografie del pedale. Nomi come Domenico Coppolillo, Roberto Sgambelluri e Francesco Reda restano tra i riferimenti più noti del passato, mentre l’ultimo calabrese ad affacciarsi al professionismo è stato Francesco Manuel Bongiorno, che ha chiuso la carriera nel 2021.

Eppure qualcosa si sta muovendo. Lo dimostra la nascita della Ciclopedonale della Val di Neto, inaugurata nel 2024 nel cuore del Crotonese. Un itinerario decisamente più accessibile rispetto alla Ciclovia dei Parchi, pensato per un cicloturismo lento, familiare e meno prestazionale. Trentotto chilometri che seguono il corso del fiume Neto fino al Mar Ionio, attraversando aree naturalistiche protette, siti archeologici, castelli, paesi fantasma e alcuni dei borghi più affascinanti del territorio. Un progetto interessante anche perché si connette alla Ciclovia dei Parchi all’altezza del Lago Ampollino, offrendo idealmente a quel grande asse montano uno sbocco verso il mare.

Ma il cambio di prospettiva emerge anche in progetti ancora più ambiziosi, come la Ciclovia della Magna Grecia, destinata a collegare Basilicata e Sicilia lungo oltre 1100 chilometri, di cui più di 800 proprio in Calabria. Un asse cicloturistico che punta a unire coste, parchi archeologici, città d’arte e antiche colonie magnogreche, offrendo una lettura completamente diversa della regione. 

In questo contesto si inserisce anche il ritorno del Giro d’Italia in Calabria, con le tappe del 2026 tra Catanzaro, Cosenza e Praia a Mare. Più che un semplice evento sportivo, la corsa rosa rappresenta il simbolo di una regione che prova a dare maggiore spazio alla bicicletta, iniziando a considerarla non soltanto come spettacolo agonistico, ma come leva di promozione territoriale e sviluppo turistico.

Segnali differenti, certo, ma profondamente coerenti. Perché forse la Calabria non diventerà mai una destinazione naturalmente bike friendly come le Fiandre o il Trentino. Ma proprio la combinazione tra paesaggi estremi, montagne, storia millenaria e biodiversità la rende uno dei territori italiani con il potenziale più sorprendente per chi ama viaggiare in bicicletta.

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Umberto Bettarini
Milanese di nascita, calabrese per vocazione. Dopo la sua prima randonnée, ha scelto la famosa “pillola rossa” per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio ed è rimasto intrappolato in una grave forma di dannazione ciclistica