Un sorridente Patrick Eddy ai tempi della DSM-Firmenich © DSM-Firmenich
Mondo Continental

Picnic-PostNL, davvero questo Patrick Eddy non serviva?

Dopo il titolo nazionale di gennaio, l'australiano è stato grande protagonista nell'ultimo weekend, con una vittoria e due secondi posti. Probabilmente la formazione neerlandese se ne è liberata troppo in fretta

07.05.2026 22:00

Dodicesimo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Tour de Bretagne, Tour de Bénin, Vuelta Bantrab, Tour of the Gila, Omloop van het Waasland, GP Vorarlberg, GP Herning, Ronde van Overijssel, Grand Prix de Cotonou, Fyn Rundt, Slag om Woensdrecht e Patrick Eddy, che, dopo il titolo australiano, sta facendo grandi cose anche in Europa.

Le corse della settimana

Le Tour de Bretagne Cycliste

Aubin Sparfel portato in trionfo dai compagni di squadra
Aubin Sparfel portato in trionfo dai compagni di squadra © Tour de Bretagne/Gurvan Sevenou

In Francia si è disputata la sessantesima edizione del Tour de Bretagne, corsa a tappe di sette giorni che vedeva al via ventitré squadre: ventuno Continental (fra cui ben quattordici team di sviluppo di squadre professionistiche) e due formazioni dilettantistiche.

La prima frazione era abbastanza semplice, anche se la presenza di diversi strappetti e di strade strette hanno certamente aumentato il nervosismo in gruppo. Ci sono state diverse cadute, ma il plotone si è presentato sul traguardo sostanzialmente compatto. Alessio Magagnotti (Red Bull-BORA Rookies) ha dimostrato di avere una marcia in più in volata e si è imposto nettamente, davanti al duo della Decathlon CMA CGM Development composto da Liam van Bylen e Aubin Sparfel. Il giovane trentino si è preso, ovviamente, anche la maglia di leader.

La seconda tappa era più semplice della precedente: l'ultima parte del percorso, infatti, era totalmente priva di difficoltà altimetriche. A sorpresa, il gruppo non è riuscito a chiudere sui tre fuggitivi di giornata, nonostante il loro vantaggio sia sempre stato limitato e non abbia mai superato i 20” negli ultimi 15 km. All’arrivo è stata doppietta norvegese, con Halvor Dolven (Lotto-Groupe Wanty) vincitore davanti a Sebastian Veslum (Drali-Repsol). Léandre Huck (Van Rysel Roubaix) ha concluso con 1” di ritardo, mentre il gruppo, regolato da Alessio Magagnotti, ha chiuso a 4”. Il vincitore di giornata si è preso anche la testa alla classifica.

La terza frazione era un po’ più impegnativa, con diverse salite lungo il percorso e uno strappo di 2 km a caratterizzare il circuito finale. C’è stata più selezione rispetto ai giorni precedenti, ma sono stati, comunque, circa cinquanta corridori a giocarsi il successo. Alessio Magagnotti è rimasto nel primo gruppo e ha sfruttato il suo spunto veloce per conquistare la sua seconda vittoria. Alle spalle del diciannovenne si sono piazzati Aubin Sparfel e Blake Agnoletto (Groupama-FDJ Continentale). Halvor Dolven ha conservato la maglia di leader.

La quarta tappa presentava un finale abbastanza complicato, con alcuni strappetti, seguiti da quattro giri di un circuito di 9 km piuttosto ondulato. Il gruppo, ristretto a una quarantina di unità, non è riuscito a riprendere due dei fuggitivi della prima ora: Mathéo Barusseau (Vendée U Primeo Energie) ha facilmente avuto ragione del compagno di avventura Bogdan Zabelinskiy (Aarco), troppo generoso negli ultimi chilometri. A 4”, Aubin Sparfel ha regolato un plotone in cui era presente anche Halvor Dolven, che ha mantenuto la testa della generale.

La quinta frazione era più difficile delle precedenti, con diverse salite nel tratto in linea, strappi impegnativi nel circuito finale di 9 km e l’arrivo che tendeva all’insù. Dopo averci provato già in un paio di occasioni, Jesper Stiansen (Tudor U23) ha provato ad anticipare la volata, ma è stato saltato proprio negli ultimi metri da Aubin Sparfel, che, grazie all’abbuono, ha conquistato anche la maglia di leader. Louis Hardouin (Van Rysel Roubaix) ha completato il podio di giornata.

La sesta tappa era più semplice, nonostante la presenza di alcuni strappi lungo il percorso. L’asperità decisiva era rappresentata dal finale: gli ultimi 900 metri, infatti, salivano al 3%, rendendo la volata meno scontata. Il gruppo, presentatosi compatto all’ultimo chilometro, era composto da circa ottanta corridori e lo sprint finale ha premiato Killian Théot (Van Rysel Roubaix), bravo a precedere Seppe van den Boer (Tudor U23) e il compagno di squadra Rémi Capron. Aubin Sparfel è rimasto in testa alla generale.

L’ultima frazione era abbastanza semplice nella prima parte, ma il circuito finale (da ripetere cinque volte), lungo 6 chilometri, era caratterizzato da uno strappo di 1100 metri nel finale (con gli ultimi 300 in pavé). In fuga sin dai primi chilometri con altri due corridori, Pierre Choblet (VC Pays de Loudéac) è rimasto da solo negli ultimi 18 km ed è riuscito a resistere alla rimonta dei big. A 15” dal ventunenne, Aubin Sparfel ha rpreceduto Federico Savino (Soudal-Quick Step Devo) nella volata per il secondo posto.

Aubin Sparfel ha conquistato il successo finale (oltre alla classifica a punti e a quella dei giovani), superando di 26” Federico Savino e di 36” Maxime Vezie (CIC Academy). La maglia dei GPM e quella della combinata sono andate a Bogdan Zabelinskiy, mentre Halvor Dolven è stato il re degli sprint intermedi. La Lidl-Trek Future, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.

Tour de Bénin e Grand Prix de Cotonou

Kristiāns Belohvoščiks festeggia la vittoria del Tour de Bénin
Kristiāns Belohvoščiks festeggia la vittoria del Tour de Bénin © BIKE AID

Subito dopo il Tour d’Algérie, si è disputata un’altra corsa UCI in Africa: si tratta del Tour de Bénin, gara a tappe di sei giorni, giunta alla ventunesima edizione. Al via era presente una sola Continental (la tedesca BIKE AID), accompagnata da tre formazioni dilettantistiche e otto selezioni nazionali.

La gara si è aperta con un cronoprologo di 4800 metri, completamente pianeggiante. Gli uomini della BIKE AID sono stati i più veloci: Oscar Schempp ha conquistato il successo, volando a quasi 57 km/h di media. Il suo compagno di squadra Kristiāns Belohvoščiks è stato battuto per questione di centesimi, mentre sul terzo gradino del podio di giornata è salito Maximilian Weber (Hucare Factory), staccato di 6". 

La prima tappa era abbastanza semplice e non presentava alcuna difficoltà altimetrica importante. Non c’è stata, però, la pronosticabile volata di gruppo: otto uomini, infatti, sono riusciti a fare la differenza e hanno anticipato il plotone di circa 2’. Sul traguardo, lo spunto vincente è stato quello di Kristiāns Belohvoščiks, che ha conquistato anche la maglia di leader. Il lettone si è messo alle spalle il mauriziano Alexandre Mayer, professionista della Burgos Burpellet BH in gara con la nazionale del suo paese, e Youssef Bdadou (Nazionale Marocco).

Anche la seconda frazione era molto facile, anche se il tratto fra i -3 e l’ultimo chilometro tendeva leggermente a salire. La difficoltà era minima e non ha fatto selezione e c’è stata, quindi, la prima volata di gruppo di questa edizione: a sfrecciare sul traguardo è stato Mohamed Nadjib Assal (Nazionale Algeria), che ha avuto la meglio su Yoel Habteab (BIKE AID) e Anis Riahi (Nazionale Algeria). In classifica generale non ci sono stati cambiamenti.

La terza tappa era ancora meno impegnativa delle precedenti: quasi tutto il percorso di gara tendeva leggermente a scendere e il finale era pianeggiante. Ancora una volta è stata volata e Mohamed Nadjib Assal ha vinto nuovamente. L’algerino ha preceduto Luca Harter (Hucare Factory), uno dei migliori ciclocrossisti tedeschi, e il leader Kristiāns Belohvoščiks, che ha conservato la testa della classifica.

La quarta frazione presentava l’unica asperità di giornata nei primi chilometri, per poi diventare totalmente pianeggiante. È stata una buona giornata per la fuga e quattro uomini si sono giocati il successo in volata: l’ha spuntata Salah Eddine Mraouni (Nazionale Marocco), che è tornato, così, a vincere una corsa UCI dopo nove anni di digiuno. Il trentatreenne si è messo dietro Wahabou Bouda (Nazionale Burkina Faso) e Yafet Mulugeta (Nazionale Eritrea). Kristiāns Belohvoščiks è rimasto leader della corsa.

Anche l’ultima frazione era sostanzialmente priva di difficoltà, ma c’è stata una certa selezione e fra coloro che sono rimasti attardati, spiccava la figura del forte sprinter Mohamed Nadjib Assal, che sarebbe stato sicuramente uno dei favoriti. La volata del gruppo di testa ha premiato Kristiāns Belohvoščiks, che si è imposto su Luca Harter e Youssef Bdadou. 

Kristiāns Belohvoščiks ha conquistato il successo finale (oltre alla classifica a punti e alla maglia di miglior giovane), con un margine di 42” su Alexandre Mayer e 44” su Youssef Bdadou. La graduatoria a squadre è andata, invece, alla nazionale marocchina.

Il giorno successivo, sempre in Benin, è andato in scena il Grand Prix de Cotonou, una gara di un giorno (con partenza e arrivo nella città in cui si era conclusa la corsa a tappe), alla seconda presenza nel calendario internazionale. Ai blocchi di partenza si sono schierate le stesse squadre che avevano partecipato al Tour du Bénin.

Il percorso di gara consisteva in otto giri di un circuito di 13,5 km senza alcuna difficoltà altimetrica. Nonostante l’assenza di salite, è apparso subito chiaro che la volata di gruppo non si sarebbe verificata: un drappello di una dozzina di uomini, che rappresentavano tutte le squadre più importanti, ha preso un vantaggio importante e si è presto capito che nessuno sarebbe stato in grado di riportarsi su di loro. Dal plotoncino di testa sono, poi, evasi due corridori, che sono andati a giocarsi il successo allo sprint.

Oscar Schempp si è dimostrato nettamente superiore a Yafet Mulugeta e ha reso ancor più indimenticabile la trasferta africana della BIKE AID. A dare un’ulteriore soddisfazione alla Continental tedesca è stato Kristiāns Belohvoščiks, che, a 30” dal duo di testa, ha regolato Mohamed Nadjib Assal e Dominik Merseburg (Hucare Factory) nella volata per il terzo posto.

Vuelta Bantrab

La Best PC Ecuador vince tre maglie alla Vuelta Bantrab
La Best PC Ecuador vince tre maglie alla Vuelta Bantrab © Best PC Ecuador

In Guatemala è andata in scena la quinta edizione della Vuelta Bantrab, corsa a tappe di cinque giorni che fa parte del calendario UCI per il quarto anno consecutivo. Al via erano presenti cinque Continental, dieci formazioni dilettantistiche e una selezione regionale locale.

La prima tappa prevedeva un percorso abbastanza semplice, con un solo GPM di quarta categoria, nonostante diversi strappi. Il gruppo è arrivato sul traguardo forte di una sessantina di corridori e lo spunto vincente è stato quello di Kevin Castillo (Orgullo Paisa). Il colombiano, primo leader della corsa, ha avuto la meglio su Juan Diego Hoyos (Sistecredito) e Jorge Fabricio Martinez (Arenas Tlax-Mex).

La seconda frazione era la più impegnativa, con l’arrivo situato in cima a una salita lunghissima, che diventava anche molto dura negli ultimi 2 km. Cinque corridori, tutti colombiani, sono rimasti davanti e si sono giocati il successo: Cesar Guavita (Best PC Ecuador) è stato il più veloce e si è preso anche la testa della classifica generale. Il ventiquattrenne ha battuto Wilson Peña (Sistecredito) e Yesid Pira (Hino One La Red).

La terza tappa prevedeva undici giri di un circuito di 12 km, caratterizzato da tre strappi, brevi, ma con pendenze non semplici. Poco meno di trenta corridori sono rimasti davanti e la volata finale ha premiato nuovamente Kevin Castillo, che, ancora una volta, si è messo alle spalle Juan Diego Hoyos. Sul terzo gradino del podio di giornata è salito Cesar Guavita, che ha rafforzato la sua leadership.

La quarta frazione aveva un profilo abbastanza ondulato, ma la salita più lunga era situata nella prima metà del percorso. È stata una giornata buona per la fuga, con tre corridori che hanno anticipato il gruppo. José Misael Urian ha superato David Santiago Gomez (Orgullo Paisa), mentre Edwin Sam (Decorabaños-Bantrab) non è riuscito a sprintare e ha tagliato il traguardo con 6” di ritardo. In classifica generale non ci sono state novità.

L’ultima tappa era la più semplice: presentava, infatti, un circuito completamente pianeggiante (lungo poco meno di 5 km) da ripetere venti volte. Nonostante l’assenza di asperità, la volata generale è stata scongiurata dall’azione di quattro coraggiosi, che hanno messo nel sacco il gruppo. José Misael Urian si è imposto per il secondo giorno consecutivo, precedendo Jorge Fabricio Martinez e Aidan Sebel (Momentum Racing-GCS).

Cesar Guavita ha conquistato il successo finale, con 5” di vantaggio su Yesid Pira e 8” sul campione uscente Wilson Peña. Kevin Navas (Best PC Ecuador), ottavo a 36”, è stato il miglior giovane. Kevin Castillo ha vinto la classifica a punti, Nixon Rosero (Best PC Ecuador) quella dei GPM e Henry Sam (Decorabaños-Bantrab) quella degli sprint intermedi. La Sistecredito, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.

Tour of the Gila

Henrique Avancini vince la sua prima corsa su strada
Henrique Avancini vince la sua prima corsa su strada © Tour of the Gila

In settimana è andata in scena anche la trentottesima edizione del Tour of the Gila, corsa a tappe di cinque giorni. Al via erano presenti diciannove squadre: un ProTeam (la Modern Adventure), dieci Continental e otto formazioni dilettantistiche.

La gara si è aperta con una cronometro di 26 km dal percorso molto ondulato, anche se le salite presenti non erano eccessivamente dure, e con pochissima pianura. A far segnare il miglior tempo è stato il grande favorito Walter Vargas (Medellín-EPM), che ha preceduto di 37” il giovane Beckam Drake (Elevate Racing) e di 52” Eric Brunner, vincitore sullo stesso percorso un anno fa. Il colombiano è andato, ovviamente, a indossare la maglia di leader.

La seconda frazione prevedeva l’arrivo in salita più impegnativo della corsa, con il traguardo situato ad oltre 2000 metri di altitudine, ma nel resto del percorso non c’erano asperità. Il più forte è stato Robinson López (GW Erco SportFitness). Il colombiano ha tagliato il traguardo con 1” di margine su Kieran Haug (Modern Adventure) e 3” su Diego Camargo (Medellín-EPM). Walter Vargas si è difeso bene e ha conservato la testa della classifica generale.

La terza tappa prevedeva diverse salite, ma tutte abbastanza brevi e con pendenze pedalabili. Su un percorso che quasi sempre aveva portato a una volata, la APS by Cadence Cyclery ha sorpreso tutti, mettendo nel sacco il gruppo con due uomini. Adam Lewis ha conquistato il primo successo internazionale in carriera, arrivando in parata con Conn McDunphy. A 1’41”, Carlos García (Olinka Project) ha regolato il gruppo nella volata per il terzo posto. In classifica non ci sono state novità.

La quarta frazione consisteva in un classico criterium americano: si trattava, infatti, di un circuito cittadino lungo meno di 2 km da ripetere per quaranta volte. Il volatone generale sembrava scontato, ma il gruppo è stato nuovamente beffato. La APS by Cadence Cyclery ha vinto ancora, con Patrick Welch, che ha battuto in volata Brandon Rojas (GW Erco SportFitness). Cole Kessler (Modern Adventure) ha chiuso terzo a 4”. La generale è rimasta invariata.

L’ultima tappa era la più dura, con un GPM non particolarmente difficile a inizio gara e tre salite abbastanza impegnative nella seconda metà del percorso. L’arrivo, inoltre, era situato in cima a uno strappo. La Modern Adventure ha centrato la doppietta, con Samuel Flórez vincitore davanti a Kieran Haug, staccato di 10”. Henrique Avancini (Localiza Meoo/Swift) ha chiuso terzo a 12”, mentre il leader della generale Walter Vargas è naufragato a 14’.

A trentasette anni, il biker Henrique Avancini ha conquistato la prima vittoria su strada, aggiudicandosi il successo finale, con 24” sul campione uscente Kieran Haug e 37” su Diego Camargo. Samuel Flórez, quarto a 1’16”, è stato il miglior giovane. Patrick Welch ha vinto la classifica a punti e Robinson López è stato il re degli scalatori. Alla Modern Adventure, infine, è andata la graduatoria a squadre.

Tintrio - Omloop van het Waasland

Kenny Molly festeggiato dai compagni
Kenny Molly festeggiato dai compagni © Van Rysel Roubaix

In Belgio è andata in scena la sessantesima edizione della Omloop van het Waasland, corsa di un giorno che ha fatto il suo rientro nel calendario UCI nel 2024, dopo quasi dieci anni di assenza. Al via erano presenti ventiquattro squadre: dodici Continental e altrettante formazioni dilettantistiche.

La gara è iniziata con cinque giri di un circuito di quindici chilometri nella zona di Lokeren, caratterizzato da due settori di pavé. In seguito è stato percorso un tratto in linea di 18 chilometri con due settori di ciottolato, attraverso il quale i corridori hanno raggiunto l’abitato di Kemzeke. Intorno alla sede di arrivo, sei giri di un secondo circuito di 15 chilometri, con il pavé di Heerbaan come unica difficoltà, hanno condotto i partecipanti al traguardo. L’arrivo in volata era la soluzione più probabile, ma la gara è stata più combattuta del previsto e un drappello di tredici uomini, composto sia da reduci della fuga di giornata che da corridori che hanno attaccato nel finale, è sfuggito al controllo del gruppo.

La Van Rysel Roubaix era in superiorità numerica ed è riuscita a sfruttare al meglio la situazione: Kenny Molly ha attaccato in solitaria e non è più stato raggiunto. Il belga, alla prima vittoria UCI in carriera, ha tagliato il traguardo con 5” di vantaggio sul campione australiano Patrick Eddy (Team Brennan), uscito al suo inseguimento nel finale, e 9” sugli altri compagni di avventura, regolati allo sprint da Ben Squire (BCR). Maxime Jarnet, compagno di squadra del vincitore, ha chiuso ai piedi del podio, davanti a Ferre Clerx (Stageco).

GP Vorarlberg p/b Radhaus Rankweil

Trionfo Solution Tech al GP Vorarlberg
Trionfo Solution Tech al GP Vorarlberg © GP Vorarlberg

In Austria è andata in scena la quindicesima edizione del GP Vorarlberg, corsa di un giorno che fa parte del calendario UCI per il quarto anno consecutivo. Al via erano presenti ventitré squadre: un ProTeam (la Solution Tech NIPPO Rali), quindici Continental e sette formazioni dilettantistiche.

Il percorso, con partenza e arrivo nel piccolo comune di Nenzing, presentava un primo circuito di 17,5 km da ripetere otto volte, seguito da un secondo di 7 km, con il punto clou rappresentato da un’impegnativa salita di 1800 metri, di cui erano in programma tre giri. La prima parte della gara è stata caratterizzata dall’azione di Filip Řeha (ATT Investments), Josef Dirnbauer (Hrinkow Advarics), Luis Straßer (Run & Race-Solarpur) e Jan Münzer (MaxSolar-Raymon), anche se quest’ultimo ha perso contatto molto presto, che si è esaurita a 33 km dal traguardo, quando il gruppo era già abbastanza ridotto. La corsa si è decisa all’ultimo passaggio sulla salita: ai -6 Patryk Goszczurny (Visma|Lease a Bike Development) ha attaccato e Santiago Umba (Solution Tech NIPPO Drali) si è riportato su di lui, per poi attaccare a sua volta e ritrovarsi da solo al comando.

Il colombiano non ha mai preso un grande vantaggio, ma ha sempre mantenuto qualche metro di margine, mentre due suoi compagni di squadra, Alexandre Balmer e Andrea Piras, si sono riportati sul polacco. In discesa Piras ha perso contatto, mentre Goszczurny è arrivato a un passo dal ricongiungimento con Umba, ma non è riuscito a chiudere il buco. Santiago Umba ha, così, ritrovato la vittoria internazionale dopo cinque anni di digiuno. Alle sue spalle, Alexandre Balmer ha saltato Patryk Goszczurny e ha tagliato il traguardo esultante. A 6”, Andrea Piras ha completato il trionfo della Solution Tech NIPPO Drali, mentre a 14”, Emanuel Zangerle ha regolato un gruppo di una decina di uomini nella volata per il quinto posto.

GP Herning e Fyn Rundt-Tour of Funen

Il podio del GP Herning
Il podio del GP Herning © Team ColoQuick

Nel weekend in Danimarca sono andate in scena due gare: il GP Herning e il Fyn Rundt. A Herning si sono schierate al via ventisei squadre: dodici Continental, altrettante formazioni dilettantistiche, una selezione nazionale danese e una rappresentativa regionale. Nel Fyn Rundt erano presenti le stesse compagini con una sola eccezione: la STARK-Peter Ellegaard Track Team ha sostituito il Fusion Regional Team.

Il GP Herning è una corsa tradizionalmente priva di difficoltà altimetriche, resa impegnativa dai ventitré settori di sterrato disseminati lungo il percorso. A differenza dello scorso anno, quando la fu condizionata dal maltempo, la giornata è stata calda e secca e, paradossalmente, questo ha reso più difficile e sabbiosi i tratti sterrati. La prova è stata neutralizzata per diversi minuti, a causa di un errore di percorso che ha coinvolto un gruppo molto numeroso, ma la cosa non ha influenzato la gara, dato che i commissari hanno fatto ripartire i vari gruppi con i distacchi segnalati al momento del problema.

Alla fine due corridori hanno fatto la differenza e si sono giocati il successo in una volata che non ha avuto storia: Mads Landbo (ColoQuick) ha battuto nettamente Gustav Wang (Nazionale Danimarca) e ha conquistato la seconda vittoria internazionale del suo 2026. A 44”, Gustav Dahl (Team Give Steel) ha conquistato il terzo gradino del podio, superando in un’altra volata a due Markus Bugge (CeramicSpeed Racing), La top five è stata completata da Joshua Gudnitz (ColoQuick), che, a 50" dal duo di testa, ha regolato quattro avversari.

Rispetto al GP Herning, il Fyn Rundt, corsa arrivata alla centoundicesima edizione, presenta qualche strappetto in più, ma il percorso è complessivamente adatto ai velocisti. Nel finale sono previsti tre giri di un circuito di circa 7 km, con un paio di strappi a rendere la corsa più incerta. Proprio nell'anello conclusivo, è nata l’azione che ha deciso la gara. Hanno attaccato Gustav Wang (Nazionale Danimarca), Pelle Køster Mikkelsen (AIRTOX-Carl Ras), Mads Andersen (Swatt Club), Sebastian Nielsen (ColoQuick) e Simon Bak (Give Steel). Nonostante un serrato inseguimento, il gruppo non è riuscito a riprenderli e i battistrada si sono giocati la vittoria.

Mads Andersen è stato il più forte e ha regalato un altro prezioso successo allo Swatt Club, dopo la classifica generale dell’Olympia’s Tour. Il venticinquenne ha avuto la meglio su Sebastian Nielsen, fino allo scorso anno professionista con l’Unibet Tietema Rockets, e Pelle Køster Mikkelsen. Simon Bak si è dovuto accontentare del quarto posto, davanti a un Gustav Wang che, per il secondo giorno consecutivo, si è visto penalizzato da uno spunto veloce non all’altezza. Il gruppo ha tagliato il traguardo con 12” di ritardo.

Ronde van Overijssel e De HIVE Slag om Woensdrecht

Il podio della Slag om Woensdrecht
Il podio della Slag om Woensdrecht © HIVE Slag om Woensdrecht

Dopo un anno di assenza, dovuto al vertice NATO che ha fatto a pezzi il calendario ciclistico dei Paesi Bassi nel 2025, è tornata a disputarsi la Ronde van Overijssel, corsa di un giorno giunta alla settantunesima edizione. Al via erano presenti ventiquattro squadre, equamente distribuite tra Continental e formazioni dilettantistiche.

Il percorso prevedeva qualche strappetto, ma poteva essere considerato sostanzialmente pianeggiante. Come spesso accade nelle corse dei Paesi Bassi, però, nonostante un tracciato non esigente, ci sono stati innumerevoli scatti in gruppo, che hanno reso la gara molto più dura di quanto dicesse l’altimetria. La miccia è stata accesa da Davide De Cassan (General Store-Essegibi), che ha attaccato a 57 km dal traguardo e, ai -45, è stato raggiunto da una decina di uomini. Proprio da questo gruppetto, è nata, poco dopo, l’azione decisiva: a promuoverla è stato Patrick Eddy (Team Brennan), a cui si sono uniti Jan-Willem van Schip (Azerion/Villa Valkenburg) e Kevin Pezzo Rosola (General Store-Essegibi). Nonostante un gruppo abbastanza numeroso all’inseguimento e un vantaggio che è sempre rimasto ampiamente sotto il minuto, i tre non sono più stati raggiunti. 

Nel finale, Jan-Willem van Schip ha provato la carta della volata lunga, ma è stato saltato abbastanza agevolmente da Patrick Eddy, che ha conquistato, così, la seconda vittoria stagionale. Kevin Pezzo Rosola si è dovuto accontentare del terzo gradino del podio, mentre, con 10” di ritardo, Joost Nat (BEAT p/b Saxo) ha regolato Nicolò Arrighetti (General Store-Essegibi) nello sprint per la quarta posizione.

Il giorno successivo, sempre nei Paesi Bassi, è andata in scena un’altra gara, la Slag om Woensdrecht, corsa di un giorno che faceva il suo esordio nel calendario UCI, dopo alcune edizioni come prova nazionale. Al via erano presenti venticinque squadre: dieci Continental, due selezioni regionali e tredici formazioni dilettantistiche.

Il percorso prevedeva sette giri di un circuito di 23,5 km, caratterizzato da due settori in pavé e da uno strappetto sul quale era piazzato il traguardo. Tutto il tracciato si snodava intorno a Hoogerheide, una delle città simbolo del ciclocross. La gara si è accesa a 45 km dal traguardo, quando è stata ripresa la fuga di giornata. Dopo alcuni attacchi che non hanno avuto fortuna, Martijn Braspenning (Willebrord Wil Vooruit) è riuscito ad avvantaggiarsi e, dopo 10 km in solitaria, è stato ripreso da Vigo Veenis (Volharding). A 9 km dal traguardo, i due sono stati ripresi da Roan Konings e Victor Broex (entrambi della Metec-SOLARWATT), Maxime Duba (Azerion/Villa Valkenburg) e Patrick Eddy.

Nonostante una collaborazione non eccellente, i sei si sono rivelati irraggiungibili per gli inseguitori. La Metec-SOLARWATT ha sfruttato al meglio la superiorità numerica e ha conquistato il successo con Roan Konings. Patrick Eddy si è ritrovato messo in mezzo, ma ha comunque chiuso al secondo posto, centrando, così, il terzo podio in tre giorni. Vigo Veenis è riuscito a salire sul podio, superando sul traguardo Maxime Duba e Martijn Braspenning. In top ten è arrivato anche un italiano: Lorenzo De Longhi (Campana Imballaggi-Morbiato) si è piazzato in nona posizione, con 6” di ritardo.

Le Continental tra i big

Mustafa Tarakci vince la maglia degli sprint intermedi al Presidential Tour of Türkiye
Mustafa Tarakci vince la maglia degli sprint intermedi al Presidential Tour of Türkiye © Konya Büyükşehir

Sei Continental hanno partecipato al Presidential Tour of Türkiye: oltre alle quattro locali, erano presenti la ceca ATT Investments e la belga Tarteletto-Isorex. La soddisfazione più grande se l’è tolta la Konya Büyükşehir, che ha vinto la classifica degli sprint intermedi con Mustafa Tarakci. La ATT Investments ha sfiorato il successo di tappa con Marceli Bogusławski, secondo nella settima tappa, e ha centrato un discreto risultato finale con Piotr Pękala, ventiquattresimo. Anche la Tarteletto-Isorex ha centrato un secondo posto parziale, con Jelle Vermoote, mentre il miglior rappresentante del ciclismo di terza divisione in classifica generale è stato Matteo Scalco: il portacolori della XDS Astana Development, in gara con il ramo WorldTour del team, si è piazzato in undicesima posizione.

Tredici Continental hanno preso parte al GP Anicolor: oltre alle dieci lusitane, erano al via la China Anta-Mentech, la Meridian Racing P/b de la Uz e la Nu Colombia. La Anicolor/Campicarn ha fatto le cose migliori, vincendo l’ultima frazione e la classifica generale con Alexis Guérin. Ha fatto bene anche la Efapel, con Tiago Antunes vincitore della prima tappa e terzo in classifica. Javier Jamaica, invece, ha regalato la maglia dei GPM e il secondo posto finale alla Nu Colombia. A Rúben Rodrigues, della Feira dos Sofás-Boavista, è andato il titolo di miglior giovane.

Anche alla Famenne Ardenne Classic erano tredici le formazioni di terza divisione in gara. A sorpresa, la NSN Development è riuscita a salire sul podio con il figlio d’arte Jens Verbrugghe, sorprendente secondo. Hanno centrato la top ten anche la General Store-Essegibi e la Elite Fondations, rispettivamente con Nicolò Arrighetti, ottavo, e Alfred George, nono.

In settimana, l’UCI ha aggiornato i roster delle squadre, svelando alcune novità di ciclomercato. Seppur dopo diversi mesi di attesa, l’Alpecin-Premier Tech Development ha confermato i crossisti Toon Vandebosch e Cameron Mason, membri del team rispettivamente dal 2022 e dal 2024. Novità anche per la Giant, che ha ingaggiato quattro corridori cinesi: il più famoso è Shen Yutao (China Anta-Mentech), vincitore di una tappa al Tour of Qinghai Lake 2022.

 

Il ritratto della settimana: Patrick Eddy

Patrick Eddy mostra la sua maglia di campione australiano
Patrick Eddy mostra la sua maglia di campione australiano © Patrick Eddy

Il Team Picnic-PostNL sta vivendo una stagione pessima: la formazione neerlandese si presenta al Giro d’Italia con una sola vittoria all’attivo, la quinta tappa del Presidential Tour of Türkiye, ed è nettamente all’ultimo posto in tutti i ranking riguardanti le squadre della massima categoria. Nell’ultima sessione di ciclomercato ha registrato otto partenze e altrettanti arrivi. Fra i corridori che hanno lasciato il team c’era anche Patrick Eddy, che è stato costretto a scendere nel mondo Continental. Il ventitreenne sta dimostrando che, probabilmente, avrebbe meritato maggiore fiducia.

L’australiano è ripartito dal Team Brennan, una formazione del suo paese passata Continental quest’anno, e sta dimostrando di saper essere efficace nel ruolo di leader. Lo scorso weekend ha partecipato a tre corse di un giorno tra Belgio e Paesi Bassi ed è sempre salito sul podio. Ha iniziato con il secondo posto alla Omloop van het Waasland, in cui ha dovuto arrendersi alla superiorità numerica della Van Rysel Roubaix nel gruppo di testa, ha proseguito vincendo la Ronde van Overijssel e ha terminato con un’altra piazza d’onore alla Slam om Woensdrecht, ancora una volta schiacciato da una squadra, la Metec-SOLARWATT, che poteva contare su più uomini del drappello al comando.

Le tre gare del weekend sono state le prime in Europa della sua stagione, ma fanno seguito a dei buoni risultati nelle corse australiane. Eddy, infatti, è partito col botto, vincendo, fra la sorpresa generale, il titolo nazionale. In quel caso dedicò ironicamente la sua vittoria al suo ex direttore sportivo Rudi Kemna, il principale artefice della sua separazione con la Picnic-PostNL. Con la maglia della nazionale ha, poi, partecipato alle corse WorldTour del suo paese, raccogliendo un sesto posto di tappa al Tour Down Under e un tredicesimo alla Cadel Evans Great Ocean Race (risultati che la sua ex squadra non ha raggiunto). Si è imposto anche in una tappa dell’Harbour City GP, prova dilettantistica.

Patrick Eddy iniziò con il ciclismo a nove anni, quando i suoi genitori gli regalarono una bici. Seguì, così, le orme del fratello Sam, maggiore di un anno. Nel 2018 si laureò campione nazionale a cronometro, dei criterium e su pista nella categoria under 17 e attirò, così, l’attenzione della InForm TM Insight, una delle più note formazioni giovanili del suo paese, che lo ingaggiò per la categoria juniores.

Dimostrò di non aver risentito del salto di categoria e, già ai primi di gennaio del primo anno, si laureò campione nazionale sia in linea, battendo proprio il fratello Sam, che a cronometro. Fu, poi, quarto nella prova contro il tempo dei Campionati Oceaniani e partecipò ai Campionati del Mondo. Nella stagione successiva confermò il titolo a crono, mentre nella gara in linea dovette accontentarsi del secondo posto, battuto in volata da Declan Trezise. A causa dello scoppio della pandemia, non corse praticamente più, a causa dell’annullamento di tante corse, come i Campionati del Mondo delle categorie giovanili 

Nel 2021, l’australiano fece il suo esordio nel mondo Continental, accasandosi al Team BridgeLane insieme a suo fratello. Anche l’impatto con gli under 23 non fu per niente traumatico: salì subito sul podio della crono dei campionati nazionali di categoria, che concluse in terza posizione, e fece bene anche nella gara criterium, in cui si piazzò quinto. In seguito si distinse anche su pista, conquistando il titolo nazionale nell’inseguimento a squadre.

Nonostante la scarsa esperienza al di fuori dei confini australiani, fu ingaggiato dal Development Team DSM, che gli diede la possibilità di disputare un ampio calendario europeo. Non riuscì a ottenere grandi risultati (si fermò a un diciannovesimo posto di tappa al Tour de Hongrie), ma poté disputare diverse gare con il team WorldTour, con cui prese parte anche a corse di categoria Pro come Il Tour of Norway e lo ZLM Tour.

Confermato per il 2023, Eddy iniziò a ottenere risultati migliori: all’Olympia’s Tour centrò la prima top ten internazionale, piazzandosi ottavo nella terza tappa, e alla Flèche du Sud trovò anche il podio, con un terzo posto nella terza frazione. In seguito riuscì a finire per la prima volta nella top ten di una corsa professionistica, chiudendo in nona posizione il prologo dello ZLM Tour. Grazie ai progressi mostrati, si guadagnò un posto nella selezione australiana per la prova under 23 dei Campionati del Mondo.

Nel 2024, l’australiano venne promosso in prima squadra e passò, così, professionista. Esordì, come prevedibile per un aussie, al Tour Down Under e partì subito bene, con un quattordicesimo posto nella prima tappa, ma, poi, non riuscì a ripetersi. Centrò un’unica top ten in stagione, chiudendo in decima posizione il prologo dello ZLM Tour, ma fu anche buon dodicesimo nell’ultima frazione del Tour de Romandie. La stagione gli regalò, comunque, un’altra partecipazione mondiale (prese parte alla crono under 23) e la possibilità di assaggiare le classiche Monumento, con l’accoppiata Fiandre-Roubaix.

Lo scorso anno ha centrato la prima top ten nel WorldTour, in occasione della sesta frazione del Tour of Guangxi, e si è fatto notare soprattutto al Tour de Langkawi, con sei piazzamenti tra il decimo e il quindicesimo posto e la maglia di miglior scalatore. Probabilmente, però, gli highlights della sua stagione sono stati le partecipazioni numero due a Giro delle Fiandre (portato a termine per la prima volta) e Paris-Roubaix e l’esordio in un Grand Tour, la Vuelta a España.

Nel doppio salto indietro dal Team Picnic-Post NL al Team Brennan, Patrick Eddy si è detto contento di una cosa: in una squadra più piccola avrebbe avuto spazio per correre in maniera più aggressiva, evidenziando un’eccessiva rigidità che già tante volte è stata contestata alla WorldTour neerlandese. Di certo i risultati stanno facendo vedere che, con maggiori libertà, l’australiano è in grado di fare ottime cose. Se continuerà così, potrà tornare al livello superiore e dimostrare di essere stato accantonato troppo velocemente.

Una nuova ciclovia in Cilento, 42 km attraverso il Parco
Giro d'Italia 2026 - Analisi del percorso (tutti i dettagli)