La nuova Bardiani-CSF-Faizanè in allenamento a Benidorm © Bardiani-CSF-Faizanè
La nuova Bardiani-CSF-Faizanè in allenamento a Benidorm © Bardiani-CSF-Faizanè

Caso Bardiani-FCI, le aggiorniamo queste regole?

I giovani Pellizzari e Pinarello si sono trovati loro malgrado al centro di una querelle tra il team che li ha ingaggiati e la Federciclismo: colpa di un regolamento ancorato a vecchie logiche, ma pure di una certa mancanza di elasticità

Uno dei dibattiti che hanno tenuto banco nelle ultime settimane è quello in merito al Progetto Giovani della Bardiani-CSF-Faizanè. Se ne sono sentite di tutti i colori e la cosa si è trasformata nella classica polemica all’italiana fatta di proclami (la responsabilità è soprattutto di una delle due parti in causa) e priva di reale attenzione al funzionamento e alla competenza dei regolamenti, nonché alle concrete conseguenze che questi hanno sul movimento. Cerchiamo quindi di dare un quadro più possibilmente completo della situazione cercando seriamente di capire cosa sarebbe meglio per tutelare la serenità e la crescita dei due ragazzi in questione, quantomeno secondo il nostro giudizio.

Partiamo, come si suol dire, dal riassunto delle puntate precedenti. In estrema sintesi tutto comincia quando la Bardiani annuncia di volersi muovere per creare un gruppo consistente di U23 da far crescere con un calendario consono (nella fattispecie chiedendo l’invito alle corse internazionali U23, catalogate dall’UCI come 1.2U e 2.2U); l’intenzione iniziale è quella di creare una formazione Continental di sviluppo secondo l’esempio della norvegese Uno-X Pro Cycling Team, ma non potendo raggiungere i numeri necessari da regolamento per poter affiliare due diverse formazioni si è optato per effettuare un’affiliazione unica. È importante specificare che non c’è niente di illegale: i regolamenti UCI consentono alle corse 1.2U e 2.2U di accettare l’iscrizione delle Professional del proprio paese, nonché di due Professional provenienti da altri paesi. Il fatto è che da questo scaturisce un altro intoppo, ovvero che i due classe 2003 ingaggiati dal team, Giulio Pellizzari e Fausto Pinarello, compirebbero il passo diretto dalla categoria Juniores al professionismo. Quindi, vi starete chiedendo, questo è vietato? Ni: l’UCI lo consente, ma non la FCI, che chiede ai propri tesserati di svolgere almeno 2 anni nella categoria U23 prima di ricevere l’abilitazione come professionisti.

A questo punto è fondamentale fare una premessa prima di esprimere la nostra opinione: chi ci segue con costanza (a partire dalle dirette di SmartCycling) sa benissimo che chi scrive è sempre stato critico con quello che potremmo definire “l’approccio Evenepoel”, ovvero far passare i corridori direttamente nelle WT lanciandoli quasi subito nelle corse più importanti del calendario e ottenendo il risultato di farli scaraventare giù da un ponte (scusateci, siamo un po’ cinici) rischiando di lasciarci le penne. Viceversa, ci è sempre piaciuto “l’approccio Pogacar”, ovvero svolgere due anni in formazioni Continental con un calendario misto concentrato sugli appuntamenti internazionali della categoria U23. E in fondo guardando il palmarès dei due si nota che oggi a 21 anni Evenepoel è ancora fermo ai successi di San Sebastián e dell’Europeo a cronometro del 2019 (risultati mai ripetuti), mentre Pogacar a 21 anni (da neoprofessionista) era già salito sul podio della Vuelta con una delle azioni più belle degli ultimi anni (vinse il tappone conclusivo dopo 40 km di fuga solitaria); inoltre mentre il primo, anche a causa dell’infortunio, non ha ancora fatto il salto di qualità, il secondo è ormai uno dei ciclisti più forti di tutti i tempi (Tirreno, Liegi, Tour e Lombardia nello stesso anno sono un non plus ultra al giorno d’oggi). Ovviamente auguriamo a Remco di vincere il Tour de France (o eventualmente una classica monumento) a 22 anni come fatto da Tadej, ma per ora la crescita del secondo ci è sembrata più regolare e proficua.

Tornando ai due ragazzi nostrani e al regolamento federale italiano, con questa riflessione intendiamo dire che è sacrosanto favorire una crescita graduale che premetta ai risultati l’importanza di imparare un mestiere complicato come quello del ciclista. Però è del tutto un controsenso vincolare questa precauzione al contratto professionistico, visto che il contratto stesso è una tutela nei confronti del ragazzo. In sostanza la regola della FCI permette di tesserarsi ad una formazione Continental e correre un calendario esclusivamente élite (.Pro, .1 e .2), ma non di firmare un contratto con una Professional per partecipare ad un calendario giovanile internazionale (.2 e .2U). Nel primo caso i ragazzi (oggi Pellizzari e Pinarello, ma vale per tutti) sarebbero buttati nella mischia senza criterio e magari senza stipendio (così come accade in alcune squadre Continental nostrane che non hanno capito come dovrebbe funzionare la categoria), mentre nel secondo correrebbero prevalentemente tra gli U23 ma regolarmente retribuiti e pagandosi anche i contributi per la pensione. In conclusione, si tratta di una regola obsoleta, non tanto per le intenzioni, quanto per la sua attuazione concreta.

La deroga concessa nel 2021 a Tiberi e Piccolo per essere riconosciuti come professionisti con un anno di anticipo, dopo una sola stagione da U23, sembrava andare nella direzione giusta, tant’è che Tiberi esattamente come Pogacar parteciperà per la prima volta ad un GT a 21 anni e sarà sempre la Vuelta. Quest’anno invece la FCI ha deciso di lanciare minacce e ostacolare il trasferimento alla Bardiani dei due classe 2003. Praticamente la Federazione condanna l’avvenimento avvalendosi di una regola che non tutela i ragazzi, e la prima conseguenza della querelle è che i due giovani si sono ritrovato al centro delle attenzioni di tutto il ciclismo italiano: quindi anziché proseguire tranquillamente la propria crescita lontano dai riflettori, grazie alla FCI Pellizzari e Pinarello sono finiti sui giornali e le riviste sportive, per essere poi contattati da tutte le formazioni U23 nostrane le quali hanno cercato poco elegantemente di accaparrarseli all’ultimo minuto. Forse la FCI ritiene tutelare gli atleti in questo modo?

La soluzione finale adottata dai due ragazzi è stata quella di prendere provvisoriamente la residenza in un altro stato in modo da non essere ostacolati dal regolamento federale italiano e poter firmare regolarmente il contratto. Quello che ci rincuora è che, per quanto ne sappiamo, i ragazzi hanno preso l’impegno di continuare a pagare le tasse in Italia: sarebbe stato clamoroso se con questa perla la FCI avesse pure tolto soldi alle casse dello Stato. Intanto come ciliegina sulla torta la Federazione ha condannato il cambio di residenza di Pellizzari e Pinarello, dichiarando che non saranno ritenuti convocabili per gli appuntamenti della nazionale. Ma se la FCI intende prendere questa direzione, dovrebbe già sapere che non potrà più convocare nemmeno Filippo Ganna, Elia Viviani, Vincenzo Nibali, Matteo Trentin, Davide Formolo, Diego Ulissi, Alberto Bettiol e chi più ne ha più ne metta.

Facciamo un sincero in bocca al lupo sia a Giulio Pellizzari che ad Alessandro Pinarello per la prossima stagione, curiosi di vedere effettivamente come la Bardiani-CSF-Faizanè intenderà portare avanti il Progetto Giovani, che nelle intenzioni sembra quantomeno interessante; sicuramente i due ragazzi non meritano il polverone in cui si sono ritrovati loro malgrado, e il ciclismo italiano nel suo complesso non aveva certo bisogno di questa futile e a tratti incomprensibile polemica. Quello che è certo è che i due sono molto più sotto stress di qualche mese fa, e non per colpa della Bardiani.

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