Démare resiste al ritorno di Bauhaus @ RCS Sport
Démare resiste al ritorno di Bauhaus @ RCS Sport

Too big, Arnaud, too big: questo è il problema!

Tappa velocissima la 13a del Giro d’Italia, che si risolve con il successo di Arnaud Démare; si arriva in volata come da pronostico ma non prima di perdere per strada Bardet e terminare un inseguimento folle sui fuggitivi

Una tappa sulla carta semplice può sempre trasformarsi in imprevedibili ed imprevisti trabocchetti. Oggi il disegno un po’ insolito lasciava presagire che potesse accadere qualcosa in più di una semplice volata. E così arriva il ritiro di un uomo dei big più attesi, i velocisti rischiano di non rientrare in tempo sulla fuga e la tappa nel suo complesso risulta una delle più dispendiose di tutto il Giro, considerando che la media finale di 45.4 km/h è stata raggiunta su un percorso che aveva più salite che discese (per quanto relativamente semplice). E chissà che le energie spese oggi non ripresentino il conto nelle prossime due tappe. In tutto questo Arnaud Démare fa tripletta e consolida la leadership nella classifica a punti, che a questo punto è quasi impossibile da sottrargli.

Si corre tra Sanremo e Cuneo sulla distanza di 150 km. E’ l’ultimo giorno di trasferimento prima di entrare nelle fasi decisive di questo Giro d’Italia. La tappa è dedicata ai velocisti, ma spaccata a metà dalla non banale ascesa al Col di Nava, con scollinamento a 96 km dal traguardo. Anche il finale non è banale, visto che si svolge nel centro storico di Cuneo, con gli ultimi 2 km in leggera a salita che presentano anche un tratto in lastricato.

In un primo momento la fuga sembra non riesca a partire troppo facilmente, con la EOLO-Kometa intenzionata a promuovere un tentativo di qualità ma stoppata ripetutamente dalla Groupama – FDJ di Arnaud Démare, che non vuole lasciar andar via gruppi troppo numerosi. Dopo una decina di km si sgancia un quintetto piuttosto ben assortito, composto da Mirko Maestri (EOLO), Nicolas Prodhomme (AG2R Citroën Team), Filippo Tagliani (Drone Hopper – Androni Giocattoli), Julius van den Berg (EF Education-EasyPost) e Pascal Eenkhoorn (Jumbo-Visma). Guadagnano rapidamente un vantaggio di oltre 3′, fino a quando il gruppo decide di alzare l’andatura per tenerli sottotiro e magari permettersi di affrontare la salita al Col di Nava con relativa calma.

Intanto si verifica un clamoroso colpo di scena, destinato a condizionare lo svolgimento dell’intero Giro d’Italia: dopo poco più di 30 km dal via Romain Bardet (Team DSM), uno dei principali favoriti per il successo finale, si ferma esausto a bordo strada in preda a problemi di stomaco che già erano emersi nella tappa di ieri. Il transalpino è salito in ammiraglia e dopo pochi minuti la squadra ha confermato il ritiro del proprio capitano.

La tappa ovviamente prosegue per la sua strada con i fuggitivi che iniziano a premere l’acceleratore salendo verso il Col di Nava, mentre in gruppo nessuno è intenzionato ad aumentare l’andatura e tutto viene lasciato in mano alla Groupama di Démare e alla Quick-Step Alpha Vinyl Team di Cavendish. Sintomi della forte andatura tenuta dai fuggitivi sono la défaillance di Tagliani – che cede piuttosto presto ed è costretto a tenere il suo passo attendendo che il gruppo lo riprenda – nonché la velocità media che anche dopo la lunga salita continuava ad essere intorno a 40 km\h. In vetta il plotone transita con oltre 6’30” di ritardo e dà inizio ad un inseguimento che si preannuncia dispendioso vista la qualità del quartetto di testa e anche il percorso in leggerissima ma costante discesa per i successivi 50 km.

Il distacco cala progressivamente ma non abbastanza velocemente da tener tranquilli i velocisti. A Ceva, con una cinquantina di km da percorrere e la strada che torna ad essere più ondulata, il vantaggio è comunque di circa 4’30”. Più avanti, al momento dello spettacolare passaggio di fronte al Santuario di Vicoforte a circa 34 km dal traguardo, il distacco cala a poco più di 3′, ma in vista di un nuovo tratto in leggera discesa. L’andatura è talmente elevata da far sì che il gruppo si allunghi e si spezzi, complice anche un po’ di vento; basti un dato: la velocità media dalla partenza sfiora adesso i 45 km\h. Nelle retrovie restano intrappolati Simon Yates (Team BikeExchange – Jayco) e Richie Porte (INEOS Grenadiers), che si allontanano una volta di più dall’alta classifica.

La strada torna assolutamente pianeggiante e sfavorevole ai fuggitivi a 22 km dal traguardo, forti però di un vantaggio ancora superiore a 2’30”. Le squadre sono sempre più esauste e per quanto il vantaggio continui a calare, il traguardo si avvicina minacciosamente. Una corsa contro il tempo per giungere sul rettilineo di arrivo prima che sia troppo tardi. A 10 km dal traguardo il divario scende a circa 1′, non tantissimo, ma comunque sempre difficile da chiudere in tempo.

Intanto davanti scalpita Eenkhoorn, apparentemente il più brillante, che rilancia ripetutamente l’andatura senza però provare mai ad andarsene. A 4 km dal traguardo per la prima volta il gruppo ha il contatto visivo dei fuggitivi, ma ancora una trentina di secondi da recuperare. Quando ormai sta per iniziare l’ultimo tratto in leggera ascesa tutti sono a tutta e il gruppo sembra destinato a scoppiare nel tentativo di riagganciare i fuggitivi. All’ingresso nel tratto in lastricato Van der Berg prova un allungo e guadagna qualche metro, ma prontamente arriva la reazione di Eenkhorn che riporta tutti sotto. Ecco che iniziano a studiarsi, favorendo l’avvicinamento del gruppo che va a chiudere ad 800 metri dal traguardo, nonostante il disperato tentativo di Maestri, che rimane al vento per alcune centinaia di metri, ma invano. A pilotare il gruppo in questo momento è la Groupama – FDJ che lancia alla perfezione Arnaud Démare. Provano a rinvenire Mark Cavendish e Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), ma senza risultati; l’unico che ha la forza di rimontare è Phil Bauhaus (Bahrain – Victorious), che però parte un attimo troppo tardi e non riesce a superare in tempo Démare che ottiene così il suo terzo successo in questo Giro d’Italia, proprio davanti al tedesco, Cavendish, Gaviria e Alberto Dainese (Team DSM). Chiudono la top10 Simone Consonni (Cofidis), Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), Giacomo Nizzolo (Israel – Premier Tech), Andrea Vendrame (AG2R Citroën Team) e Tobias Bayer (Alpecin-Fenix). Alla fine nel gruppo di testa rimangono solo 50 unità… una selezione decisamente non prevedibile questa mattina.

Rimane comunque invariata la classifica generale fatta eccezione (e che eccezione!) per il ritiro di Romain Bardet. Ancora al comando Juan Pedro López (Trek-Segafredo) con 12” di vantaggio su Richard Carapaz (INEOS) e João Almeida (UAE). Quarta posizione provvisoria per Jai Hindley (Bora-Hansgrohe) a 20”, quinto Guillaume Martin (Cofidis) a 28”, sesto Mikel Landa (Bahrain – Victorious) a 29”, settimo Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty-Gobert) a 54”, ottavo Emanuel Buchmann (BORA – hansgrohe) a 1’09”, nono Pello Bilbao (Bahrain-Victorious) a 1’22” e infine decimo Alejandro Valverde a 1’23”.

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