Il sorriso smorzato di Timo Roosen sul palco delle premiazioni © Vuelta a Burgos
Il sorriso smorzato di Timo Roosen sul palco delle premiazioni © Vuelta a Burgos

Altro giro, altra corsa, ennesima caduta

La tripletta Jumbo-Visma firmata da Timo Roosen, Edoardo Affini e Chris Harper nella seconda tappa della Vuelta a Burgos è stata possibile a causa di una grave caduta che ha coinvolto diversi atleti a 500 metri dal traguardo

Con il trascorrere degli anni il mondo del ciclismo ha assistito a tanti incidenti e numerose cadute. Queste hanno sempre un peso nell’equilibrio delle corse e pur con tutti gli sforzi del mondo, non è possibile evitarle. Sarebbe però saggio se non obbligatorio evitare di inserire tranelli e trappole lungo il percorso, soprattutto negli ultimi chilometri, quando tensione, nervosismo e velocità aumentano, mentre la lucidità diminuisce. Quanto visto in queste giornate tra Giro di Polonia (corsa che ormai si è “guadagnata” la fama di pericolosissima) e Burgos oggi è chiaramente insufficiente sul lato sicurezza: strettoie improvvise, dossi, arrivi in discesa o in curva vanno eliminati non aumentati, ma questo alcune organizzazioni sembrano non averlo capito.

La Vivar del Cid – Villadiego, seconda tappa della Vuelta a Burgos di 158 chilometri perlopiù pianeggianti, inizia com’era cominciata la frazione numero uno: fuga a tre di  Xabier Mikel Azparren (Euskaltel-Euskadi), Diego Pablo Sevilla (EOLO Kometa – Cycling Team) ed Jesús Ezquerra (Burgos-BH) a cui il gruppo, guidato dalla Bora Hansgrohe per il velocista estone Martin Laas, concede fino a sette minuti di vantaggio massimo, prima di aumentare il passo e riavvicinarsi al battistrada, Azparren, anche oggi il più combattivo tra i battistrada. L’alfiere della squadra basca infatti viene lasciato solo da Sevilla ed Ezquerra ad oltre 100 chilometri dall’arrivo, proseguendo tutto solo nella cavalcata mentre gli altri due preferiscono attendere il plotone e concentrarsi sugli sprint per il secondo posto ai GPM di terza categoria sparsi nel tracciato, restando però coperti il resto del tempo e non gettando le stesse energie di Azparren (nuovo leader della classifica degli scalatori anche grazie all’aiuto del compagno di squadra Joan Bou dal gruppo, il quale toglie punti importanti a Sevilla ed Ezquerra).

Scollinata l’ultima salita di giornata ad oltre 50 chilometri dall’arrivo, Burgos-BH per Manuel Peñalver e UAE Team Emirates per Fernando Gaviria prendono il testimone dalle mani di Patrick Gamper (Bora) ed iniziano ad occuparsi dell’inseguimento al fuggitivo solitario. Con l’avvicinarsi dell’ultima ora di corsa c’è spazio anche per un po’ di tensione dovuta al vento, con Ineos-Grenadiers e Quick-Step Alpha Vinyl Team che, al solito, sono le compagini più attente e attive. La loro azione si conclude però ai -42 con un nulla di fatto, se non il ricongiungimento ad Azparren. Tornato compatto, il gruppo si concede qualche chilometro di calma prima di riprendere le ostilità ai -20 sotto l’impulso di Robert Gesink (Jumbo-Visma) e Joel Suter (UAE Team Emirates), i quali allungano il plotone portando avanti i treni delle rispettive squadre.

Sull’ultimo strappetto ai -8, lungo poco meno di 1500 metri, si muovono James Knox e Pieter Serry (Quick Step), probabilmente per sfilacciare il gruppo e far soffrire i velocisti più puri, in modo da favorire Jannik Steimle e Davide Ballerini. Sulla scorta della loro azione scatta Tao Geoghegan Hart (Ineos), mentre dietro Mikel Landa (Bahrain-Victorious) perde contatto dimostrando di essere in forte ritardo di condizione. Il vincitore del Giro 2020 guadagna un buon margine e solo l’azione del leader Santiago Buitrago (Bahrain) è sufficiente a chiudere il buco. Il resto degli sfidanti torna sotto grazie a Merhawi Kudus (EF Education-EasyPost). Terminato il dentello rimangono 6.5 chilometri per provare ad anticipare lo sprint e in tanti tentano di approfittare della situazione caotica per avvantaggiarsi prima del finale dove i treni degli sprinter torneranno in movimento. Gli allunghi più pericolosi giungono per mano di Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan Team), Fausto Masnada (Quick-Step), Miguel Ángel López (Astana) e Pavel Sivakov (Ineos) ma nessuno va in porto. Solo Hart, di nuovo, ai -2.5 riesce a sorprendere tutti e involarsi da solo verso il traguardo.

Da dietro, tuttavia, la Trek si riorganizza appena in tempo e grazie al prezioso lavoro di Dario Cataldo ricuce sul britannico prima della flamme rouge. Alle spalle del trenino bianco rosso di Jon Aberasturi sono posizionati Rui Costa (UAE) e la Jumbo. Entrati nell’ultimo chilometro, Edoardo Affini, con a ruota Timo Roosen, David Dekker (velocista designato, lascerà la formazione nel 2023) e il capitano della generale Chris Harper (Jumbo), supera Alex Kirsch (Trek) e Aberasturi. Gli ultimi 700 metri sono in leggera discesa e il posizionamento dei gialloneri è da manuale. Alle loro spalle la coppia Quick Step Steimle-Ballerini.

200 metri dopo, il momento fatale. Un dosso segnalato in maniera superficiale dall’organizzazione non coglie di sorpresa i primi due della fila, che anche con i gomiti indicano ai colleghi il pericolo, ma Dekker sì. Lo sprinter figlio d’arte vola a terra facendo una capriola e trascina con sé gran parte del gruppo che a causa delle alte velocità non può far altro che cadere a propria volta. Tra i primissimi coinvolti si segnalano gli stessi Steimle e Ballerini, ma anche Iván García Cortina e soprattutto Mathias Norsgaard (Movistar), Matevz Govekar (Bahrain), David González (Caja Rural Seguros-RGA) e quello uscito peggio di tutti (insieme a Dekker), cioè Damien Touzé (AG2R Citroën Team).

Affini e Roosen, non accortisi di quel che accade alle loro spalle, si sfidano in una volatina a due e a prevalere è la freschezza del neerlandese che torna a vincere a distanza di oltre 13 mesi dall’ultima volta, quando sul Vamberg aveva conquistato il tricolore dei Paesi Bassi. Terzo Harper, unico a non esser stato penalizzato dal volo di Dekker, quarto Aberasturi, quinto Carlos Rodriguez (Ineos, sempre vigile nelle fasi calde della tappa), sesto Ruben Guerreiro (EF), settimo Fernando Gaviria (UAE), ottavo Lilian Calmejane, nono Bastien Tronchon (AG2R) e decimo Rudy Barbier (Israel-Premier Tech), tutti rallentati dalla caduta di massa ma rimasti in piedi. I distacchi ovviamente vengono neutralizzati e così la generale non cambia di una virgola in quanto a distacchi rispetto a ieri: Buitrago in testa con 3″ su Guerreiro, Hart e Jai Hindley (Bora) e 5″ su Rui Costa, Sivakov, Jetse Bol (Burgos-BH), Esteban Chaves (EF), Nibali e Laurens De Plus (Ineos).
La terza tappa offre terreno agli scalatori per creare vere differenze grazie alla presenza del Picón Blanco (7.8 km al 9%) a meno di 40 km dall’arrivo e all’Alto de Bocos (2.3 km al 5.5%) nel finale.

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