Fabio Felline baciato dalle miss al Tour de Romandie 2017 © Bettiniphoto
Fabio Felline baciato dalle miss al Tour de Romandie 2017 © Bettiniphoto

Felline più forte di ogni insidia

Tour de Romandie, nel prologo bagnato di Aigle l’azzurro della Trek batte Dowsett. Qualche problema per i big: Froome, Porte e Zakarin non vogliono correre rischi

L’inizio di stagione di Fabio Felline con la fantastica vittoria per distacco al Trofeo Laigueglia ed il quarto posto all’Omloop Het Nieuwsblad aveva attirato molte attenzioni sul corridore piemontese in vista della lunga campagna delle grandi classiche di primavera: il 27enne della Trek-Segafredo se l’è cavata discretamente sia sul pavé che sulle Ardenne con risultati regolari ma senza picchi di assoluto valore che gli permettessero di ottenere una top 10. A soli due giorni dalla Liegi-Bastogne-Liegi, invece, Felline ha fatto un vero e proprio capolavoro nel prologo del Tour de Romandie vincendo la prova e infliggendo distacchi importanti nello spazio di appena 4800 metri.

Per Fabio Felline si tratta della seconda vittoria in carriera a cronometro dopo quella conquistata nel 2015 in Corsica al Critérium International ed è la conferma delle grandi qualità di questo ragazzo che riesce ad essere competitivo terreni e prove molto differenti una dall’altra. In questo prologo del Tour de Romandie, Fabio Felline è partito fortissimo fin dall’inizio facendo registrare il miglior parziale al primo intertempo, ma il piemontese ha costruito la sua vittoria nella seconda parte del tracciato spingendo a tutta e disegnando traiettorie molto aggressive che gli hanno permesso di scavare un bel margine su tutti gli altri.

Pioggia e prudenza per i big
La 71ª edizione del Tour de Romandie ha preso il via sotto la pioggia e per questo motivo il prologo di Aigle ha creato distacchi molto maggiori di quelli che ci si sarebbe potuti aspettare: durante le prove a cronometro gli agenti atmosferici possono influenzare pesantemente il risultato finale, ma per quanto riguarda quella odierna bisogna riconoscere che le condizioni sono state pressoché identiche per tutti i corridori in gara. La strada bagnata ha reso molto insidioso il percorso attorno alla cittadina che ospita la sede dell’UCI e ha invitato alla prudenza molti grandi nomi desiderosi di non compromettere già al primo giorno le ambizioni di classifica o la preparazione per i grandi obiettivi futuri, Giro d’Italia e Tour de France su tutti.

Froome perde più del previsto
La conferma di questo atteggiamento è arrivata quasi subito all’inizio della prova: tra i primi a partire c’era infatti Chris Froome che quando ha tagliato il traguardo aveva 20″ di ritardo dallo sloveno Primoz Roglic e si trovava dietro anche a corridori come Diego Ulissi e Pierre Latour, non certo grandi specialisti delle cronometro dal breve chilometraggio. Alla fine Chris Froome ha fatto segnare il 78esimo tempo assoluto a 29″ da Fabio Felline, ma tra i nomi di spicco di questo Giro di Romandia c’è anche chi ha fatto peggio di lui: Richie Porte ha perso 4″ dal suo ex capitano, il colombiano Rigoberto Urán è arrivato dietro di 1″, mentre il russo Ilnur Zakarin se l’è presa con grande tranquillità a soli 10 giorni dal via del Giro d’Italia e ha chiuso staccato di 42″ dal vincitore, 13″ peggio su Froome.

Roglic in pole position
Tra gli uomini di classifica la prestazione migliore è stata quella del già citato Primoz Roglic che ha chiuso sesto a 9″ da Fabio Felline, poi a seguire troviamo Ion Izagirre e Bon Jungels a 12″, Wilco Kelderman a 16″, Simon Yates a 18″, Simon Spilak a 23″, Louis Meintjes a 24″, Pierre Latour a 28″ e la giovane rivelazione di quest’anno David Gaudu che ha chiuso lo stesso ritardo di Chris Froome.

Sicuramente Roglic si trova in una posizione di vantaggio anche perché la cronometro finale a Losanna potrebbe favorirlo ancora: il portacolori del Team LottoNL-Jumbo quest’anno ha vinto la Volta ao Algarve, ha fatto quarto alla Tirreno-Adriatico e all’inizio del mese di aprile si è messo in grande evidenza vincendo due tappe al Giro dei Paesi Baschi, cronometro compresa, e chiudendo quinto nella generale. Nonostante ciò, dal prologo di oggi non si possono trarre indicazioni molto affidabili, proprio perché tra molti corridori la differenza l’ha fatta più la voglia di rischiare che la condizione.

Felline sul podio con Dowsett e Edmondson
Nei giochi per la vittoria di tappa il secondo posto alle spalle di Felline è andato al britannico Alex Dowsett, passato all’intermedio con lo stesso tempo del corridore italiano e poi giunto al traguardo con un distacco di 2″: un’incertezza all’uscita dell’ultima curva è senza dubbio costata qualcosa al corridore della Movistar ma forse non sarebbe comunque bastato ad ottenere la vittoria. Terzo a 7″ è arrivato l’australiano Alexander Edmondson, seguito a breve distanza da Maximilian Schachmann e Victor Campenaerts, con il belga del Team LottoNL-Jumbo che aveva lo stesso tempo di Felline e Dowsett a metà percorso.

Il più sfortunato è stato il tedesco Michael Schwarzmann (Bora) che all’intermedio era quarto a 1″ a Felline, ma nella seconda parte di gara è caduto finendo poi a più di un minuto: una scivolata anche per lo statunitense Tejay Van Garderen che invece è riuscito a ripartire abbastanza velocemente ed a limitare i danni chiudendo a 34″, appena un secondo dietro al compagno di squadra Richie Porte.

Domani salita e occhio alla neve
Domani il Tour de Romandie affronterà subito la prima tappa di montagna con arrivo in quota a Champéry: la salita finale misura complessivamente 14.4 chilometri, ma presenza pendenza irregolari che fanno sì che la media sia solo del 4.4%; intorno a metà percorso (sono 173 i chilometri totali) i corridori dovranno affrontare anche l’ascesa di Vex lunga 9 chilometri al 6% di pendenza media. Non è una tappa durissima, ma senza dubbio ci sarà selezione: attenzione anche al meteo perché le previsione danno freddo e pioggia con la possibilità di vedere anche dei fiocchi di neve sui due gran premi della montagna a quota più alta.

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