L'arrivo vincente di Peter Sagan a Longwy © ASO - Alex Broadway
L'arrivo vincente di Peter Sagan a Longwy © ASO - Alex Broadway

Sagan senza pedale? Sagan senza pietà!

Tour de France, lo slovacco vince nonostante un problema nel finale. Battuti Matthews e Martin, Bettiol splendido quinto

E niente, vince anche se c’è qualcosa che lo rallenta, lo intralcia, lo distrae, lo scoordina, lo fa sobbalzare. Figuriamoci se tutto fosse andato per il verso giusto. Chissà che cosa si sarebbe inventato come esultanza, con tutto il tempo a disposizione. Ma, bontà sua, stavolta Peter Sagan si è limitato a portarsi a casa il successo, senza vestire i panni di Forrest Gump, di Hulk, di Tourminator e via andando. Tanto ci sarà ancora l’occasione, da qui a Parigi, per creare e realizzare qualcosa di cui parlare.

Partenza forte, Gallopin costretto a soffrire
Frazione belga-lussemburghese-francese la terza del Tour de France 2017, da Verviers (luogo natio di Philippe Gilbert) a Longwy. E proprio i due paesi del Benelux si dividono equamente i sei precedenti traguardi della cittadina lorena, raggiunto quest’anno dopo aver scalato la Côte de Religieuses, insidiosissima salitella conclusiva con rampetta ostica (e, in questo caso dato il nome, ma anche agnostica, come avrebbe detto un allenatore romagnolo) per i velocisti puri.

Partenza alle 12.25, con tutti i 195 atleti arrivati ieri che si sono messi in marcia. Particolarmente dolorante Tony Gallopin (Lotto Soudal), la cui caviglia sinistra non si è ancora sgonfiata dopo la caduta nella cronometro d’apertura. E il francese fatica sin da subito, data l’andatura elevata delle primissime fasi. Primi a muoversi sono Thomas De Gendt (Lotto Soudal) e Guillaume Van Keirsbulck (Wanty-Groupe Gobert), ma non vanno lontano, così come un tentativo susseguente (con i vecchietti terribili Chavanel e Voeckler).

Si forma la fuga, l’iniziatore è Hansen
L’azione buona nasce al km 7, e l’iniziatore è Adam Hansen. L’australiano, giunto al diciottesimo grande giro di fila, ha dunque ben recuperato dalla caduta (con conseguente microfrattura) patita al Giro ai piedi della salita di Oropa; con l’alfiere della Lotto Soudal vanno via il francese Romain Hardy (Fortuneo-Oscaro) e il tedesco Nils Politt (Team Katusha-Alpecin). Al loro inseguimento si lancia anche l’altro francese Romain Sicard (Direct Énergie) il quale, con il belga Frederik Backaert (Wanty-Groupe Gobert) e lo statunitense Nathan Brown (Cannondale-Drapac), rientra al km 13.

Il gruppo lascia finalmente fare, permettendo loro di scollinare sul gpm della Côte de Sert (km 28, transita per primo Brown) con 2′ di vantaggio. Margine che rimane ancorato anche nella fase seguente, dove si entra nell’autodromo di Spa Francorchamps, e che non di discosta neppure quando, al km 68, la corsa entra per la diciannovesima volta nella storia in Lussemburgo. Dietro controllano la situazione le squadre dei favoriti di giornata, ossia la Bora-Hansgrohe di Sagan, la Quick Step Floors di Gilbert e il Team Sunweb di Matthews.

Brown e Politt allungano, e il primo diventa a pois
Al traguardo volante di Wincrange (km 89) non c’è lotta davanti, con Politt che passa davanti a Backaert e Sicard. Ben diversa la lotta in gruppo per la settima piazza, dove Cavendish la spunta su Colbrelli. Dopo una fase in cui il distacco fra i due gruppi era sceso sino a 1’30”, il sestetto torna a respirare approssimandosi alla seconda metà di gara, quando si affronta la Côte de Wentz (km 105.5); il punto in palio va a Politt che, sullo slancio, allunga assieme a Brown.

I due rimangono in avanscoperta anche nella seguente Côte d’Eschdorf (km 120.5), asperità in cui lo statunitense distanzia il tedesco, andando a conquistare i due punti (in quanto gpm di terza categoria). Con questo risultato Brown strappa la maglia a pois al compagno Phinney, assicurandosi di indossarla al termine della gara (a meno di un successo di tappa di TP); è la prima volta nella storia del Tour che due yankee indossano la simbolica divisa bianca e rossa nella medesima edizione.

Calmejane, De Gendt e Périchon contrattaccano e se ne vanno con Hardy
Nella discesa successiva sia Brown che Politt attendono i quattro colleghi, riformando così il sestetto originario, passando ai meno 80 km con 2’30” sul plotone. Il quale, però, torna ad accelerare, scendendo a soli 1’25” ai meno 65 km. Mentre scivolano, senza conseguenze, Tsgaby Grmay (Bahrain Merida) e gli AG2R Oliver Naesen e Alexis Vuillermoz, dal plotone accelerano in tre: si tratta del già citato Thomas De Gendt, di Lilian Calmejane (Direct Énergie) e di Pierre-Luc Périchon (Fortuneo-Oscaro).

Il terzetto si ricongiunge con i battistrada ai meno 57 km, dando vita ad una situazione interessante, dato che ciascuno può contare su un gregario. E così aumenta l’andatura, sia davanti che dietro, dove gli incaricati al lavoro sono Juraj Sagan, Laurens Ten Dam e Julien Vermote. Questa situazione dura poco perché Calmejane, De Gendt e Périchon sfruttano la maggior freschezza andando via su uno zampellotto, portandosi dietro, non senza fatica, il solo Hardy.

Ci prova da solo Calmejane, ma niente da fare
E qualcosa continuano a recuperare, se a 40 km dalla conclusione viaggiano con 1’40” di vantaggio. Proprio mentre dietro deve cambiare bicicletta Romain Bardet, che rientra, scortato da un paio di compagni (e con il tradizionale aiuto delle varie ammiraglie), dopo qualche minuto. Dopo l’attraversamento di Esch-sur-Alzette, la carovana entra, per la prima volta in quest’edizione, in Francia. Giusto poco prima di pedalare su una salitella (non valida come gpm) verso Thill; lì il quartetto si separa. Prima Hardy, esausto, si fa da parte; quindi, a sorpresa, molla De Gendt. E infine Périchon mette il rapporto più agile, incapace di tenere Calmejane, che tenta l’assolo.

Tuttavia il gruppo, che ha ripreso ad uno ad uno gli altri fuggitivi, non la pensa alla stessa maniera. In cima alla Côte de Villers-la-Montagne (km 197), il vincitore della Coppi & Bartali vanta 28″, che scendono progressivamente fino al ricongiungimento ai meno 10 km. Nel mentre, una nuova caduta, ancora senza danni, coinvolge Borut Bozic (Bahrain Merida), Michael Gogl (Trek-Segafredo) e Vasil Kiryienka (Team Sky).

C’è attendismo, l’unico che prova è Porte
Grande la battaglia in testa al gruppo: tutti vogliono stare davanti perché lo strappetto conclusivo inizia con una curva stretta, motivo per cui è fondamentale trovarsi nelle prime posizioni. E i 1600 metri finali della Côte des Religieuses iniziano con il BMC Racing Team in testa; nessuno si muove, mentre la selezione avviene solo da dietro. Il primo (e l’unico) a tentare un’accelerazione è un big di classifica come Richie Porte.

Alla ruota del tasmaniano si trova Alberto Contador, il quale lo controlla ma non risponde, lasciandogli guadagnare alcuni metri. L’unico coraggioso viene annullato ai meno 450 metri, quando si ritrova a ruota il campione del mondo; il quale lo sopravanza ai meno 330 metri, voltandosi per controllare la situazione. Gli sono a contatto Van Avermaet, Boasson Hagen, Majka, Porte, Thomas, Fuglsang, Matthews, Martin, Contador e via andare.

Problema al pedale? No problem per Sagan. Battuti Matthews e Martin
Peter Sagan inizia la sua volata all’insù ai meno 230 metri. E subito dopo ha un inconveniente: il piede destro esce dal pedale, costringendolo, dopo una fulminea mossa in cui riprende la posizione corretta, a smettere di mulinare. Questa scocciatura non lo scalfisce, nonostante Van Avermaet quasi lo affianchi. L’ex Liquigas sprinta, digrignando i denti, iniziando una sparata fuori sella e andando a vincere, in maniera abbastanza netta.

È il suo ottavo successo in carriera alla Grande Boucle, il primo (ovviamente) in maglia Bora Hansgrohe. Alle sue spalle, bel secondo posto per Michael Matthews (Team Sunweb), partito in ritardo e autore di una bella rimonta. Terzo un uomo di classifica come Daniel Martin (Quick Step Floors), che fa suo l’abbuono di 4″. Quarto un Greg Van Avermaet (BMC Racing Team) non apparso al top.

Bettiol eccellente quinto, Aru tranquillo con i rivali
Quindi un buco, calcolato in 2″, separa i quattro dal resto dei migliori. E ad aprire la lista è un giovane italiano (il baby della spedizione azzurra) come Alberto Bettiol; il toscano della Cannondale-Drapac sta diventando proprio un corridore di alto livello e può assurgere col tempo al ruolo di speranza tricolore per le prove vallonate (e non solo). In sesta posizione l’unico velocista di rango a tenere, ossia Arnaud Démare (FDJ), anch’egli sempre più convincente.

Seguono Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Geraint Thomas (Team Sky), Chris Froome (Team Sky), Rafal Majka (Bora-Hansgrohe) e via via tutti gli altri uomini in lotta per la generale, con Fabio Aru (Astana Pro Team) tranquillo al 17° posto. Presenti in questo drappello anche Diego Ulissi (UAE Team Emirates) e un Philippe Gilbert (Quick Step Floors) decisamente sottotono. Niente da fare per Sonny Colbrelli (Bahrain Merida), giunto a 39″.

In forte ritardo Gesink. Thomas sempre in giallo, domani nuova volata
Gli unici che perdono sono Simon Yates (Orica-Scott) a 10″, Warren Barguil (Team Sunweb) a 15″, George Bennett (Team Lotto NL-Jumbo) a 20″, Andrew Talansky (Cannondale-Drapac) a 2″ e soprattutto Robert Gesink (Team Lotto NL-Jumbo), che ha pagato la bellezza di 3’16”, uscendo definitivamente dalla contesa.

In classifica comanda sempre Geraint Thomas, ora con 12″ su Froome e Matthews. Domani si ritorna all’estero, precisamente in Lussemburgo, per la partenza di Mondorf-les-Bains; 207.5 i km fino alla località termale di Vittel. Quasi impossibile scappare da un nuovo sprint a ranghi compatti.

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