Valgren mostra i muscoli all'arrivo dell'Amstel Gold Race. Sullo sfondo, Enrico Gasparotto © Amstel Gold Race
Valgren mostra i muscoli all'arrivo dell'Amstel Gold Race. Sullo sfondo, Enrico Gasparotto © Amstel Gold Race

No a Valkenburg, si a Valgrenburg

Il nuovo arrivo dell’Amstel Gold Race regala ancora battaglia e sorprese: Valverde e Sagan beffati da Michael Valgren. 3° un indomito Gasparotto

Non potremo più sottovalutare Michael Valgren Andersen, o semplicemente chiamarlo “outsider”. E soprattutto non potranno farlo gli avversari, dopo che, a neanche due mesi di distanza dal successo da fagiano ottenuto alla Omloop Het Nieuwsblad, il danese classe 1992 dell’Astana coglie con un altro contropiede il secondo successo di prestigio della sua carriera all’Amstel Gold Race, buggerando i due campionissimi che si erano dati battaglia sui berg, Sagan e Valverde, incapaci di prendersi le dovute responsabilità nel momento chiave della gara nel timore di regalare il successo l’uno all’altro, in una gara che il nuovo arrivo collocato non più a Valkenburg, ma nel sobborgo di Berg en Terblijt, ha reso più variegata e di difficile lettura nel finale.

Tutto a favore di Valgren, già secondo classificato nel 2016 in maniera non dissimile, affiancato sul podio da altri due underdogs messi in luce negli ultimi anni: Roman Kreuziger, il quale beffò tutti quanti nel 2013, ed Enrico Gasparotto, vincitore nel 2012 e nel 2016 proprio davanti al giovane Valgren: il friulano stavolta non ha colto l’attimo ed ha capito troppo tardi che l’azione di Valgren era quella decisiva, ma merita comunque un grande plauso, per la competitività che ancora dimostra a 36 anni e per il modo in cui si è fatto carico del ruolo di finalizzatore partendo da secondo uomo, quando a Nibali si è spenta la luce nelle fasi calde della gara.

La fuga: ci sono Bono e Tizza, vantaggio molto largo
Partono in 175 da Maastricht per affrontare un percorso caratterizzato da 35 berg  e che garantirà un finale acceso e scoppiettante, sebbene per 220 dei 262 km di gara sarà calma piatta. Ad addormentare la prova, una fuga ben assortita di 9 atleti: Bram Tankink (LottoNL-Jumbo), Tsgabu Grmay (Trek-Segafredo), Matteo Bono (UAE Team Emirates), Lawson Craddock (EF-Drapac), Oscar Riesebeek (Roompot-Nederlandse Loterij), Eddie Dunbar (Aqua Blue Sport), Marco Tizza (Nippo-Vini Fantini), Willie Smit (Katusha-Alpecin), Preben Van Hecke (Sport Vlaanderen-Baloise). Dentro ci sono veri habituée delle fughe a lunga gittata (Bono, Tankink e Grmay), giovani vogliosi di mettersi in mostra (Riesebeek, Tizza, Smit e Dunbar), ex-campioni nazionali (Van Hecke), e poi c’è Lawson Craddock, promessa di questo tipo di gare, ma reduce da un 2017 fallimentare a causa di una sindrome da sovrallenamento, in cerca di riscatto.

La fuga, partita dopo 15 km, prende tanto, forse troppo: il vantaggio supera già i 15’ dopo neanche 50 km. Presto i Bora di Peter Sagan devono mettersi in testa a tenere alta l’andatura, per recuperare sui fuggitivi, aiutati poi nelle fasi successive di gara da Astana, Movistar e Sky, le squadre più interessate al successo. Ma come dicevamo prima, non succederà granché fino agli ultimi 40 km, quando comincerà la storica sezione di salitelle che di fa esplodere questa corsa.

La prima scrematura sull’Eyserbosweg
Approcciando il finale di corsa, col vantaggio dei fuggitivi ormai ridotto a 4′ circa, il primo uomo di una certa importanza a perdere le ruote del gruppo è il casalingo Wout Poels (Sky), rientrante dopo la terribile caduta della Paris-Nice. Sul Gulpenerberg, a 44 km dall’arrivo, sono gli uomini di una Bahrain-Merida molto ben attrezzata a mettersi in testa con Bole, dimostrando di voler fare la corsa. Che perde due possibili protagonisti poco prima del Kruisberg, con la caduta di Rigoberto Urán (EF Education First) e Jay McCarthy (Bora Hansgrohe). Anche il Kruisberg scivola via senza attacchi, con le squadre belghe a far l’andatura tra Tosh Van Der Sande (Lotto Soudal) e Bob Jungels (Quick Step), mentre la fuga comincia a disgregarsi perdendo Smit, Tankink e Tizza, sotto la spinta di un voglioso Dunbar.

È sull’Eyserbosweg che viene fuori la corsa, con la prima accelerazione di un uomo della Bahrain Merida, Gorka Izagirre, sulla quale replica Roman Kreuziger (Mitchelon-Scott). L’accelerazione spacca il gruppo facendo non poche vittime, tra cui alcuni stanchi reduci delle pietre come Sep Vanmarcke ed Oliver Naesen, e soprattutto Sonny Colbrelli, un po’ una delusione oggi nonostante il secondo posto al Brabante solo mercoledì.

L’azione di Gasparotto e Kreuziger
La situazione un po’ si calma sul Fromberg, con un inedito Mikel Landa in versione gregario sulle Ardenne a tenere alta l’andatura per Valverde e a tenere a freno le velleità di Rudy Molard (Groupama-FDJ). Ma gli attacchi ripartiranno presto: è ancora la Bahrain-Merida ad accendere la corsa, con Ion Izagirre che va via ai meno 30 e riesce a restare in avanscoperta fino a metà Keutenberg. Qui sono i pezzi grossi a muoversi: Dylan Teuns (BMC) lancia la prima azione, poi è Peter Sagan ai -27 a riprovare l’assolo come alla Roubaix: ma stavolta Greg Van Avermaet (BMC) torna alle vecchie abitudini e si aggancia subito alla sua ruota.

Parte subito dopo Jakub Fuglsang (Astana), che riesce a stanare Alejandro Valverde (Movistar). La serie di scatti si chiude ai -26, con l’attacco deciso di Roman Kreuziger, sul quale riesce a riportarsi l’ex-compagno di squadra (sia in Astana che in Liquigas) Enrico Gasparotto: tra i due esperti scatta subito un ottima collaborazione, ed insieme guadagnano quasi mezzo minuto di vantaggio sulla testa del gruppo, oltre a mettere nel mirino i coriacei fuggitivi che stanno per perdere Dunbar.

Sul Geulhemmerberg la frustata decisiva di Valverde
Il gruppo arriva con 35 atleti circa ai piedi del Cauberg, ma senza lo sfortunatissimo Michael Matthews (Sunweb), frenato da una foratura. Gasparotto e Kreuziger tengono bene, riportandosi sui 5 fuggitivi restanti ma senza staccarli, mentre dal plotone si registra una bella accelerata di Floris De Tier (LottoNL-Jumbo), un’ulteriore sgasata verso la cima di Julian Alaphilippe, ed un timido contropiede di Fuglsang e Sagan, ai quali risponde più convinto Greg Van Avermaet, partendo con Rudy Molard proprio sotto il transito del traguardo del mondiale 2012.

L’azione durerà un paio di chilometri, il tempo di approcciare il Geulhemmerberg, strappo sul quale prenderà la forma il gruppo che andrà a giocarsi il successo. Attacca infatti deciso Alejandro Valverde, facendo saltare gran parte dei favoriti che non erano al 100%: si staccano nettamente i vari Gilbert, Henao, Nibali e Kwiatkowski. A ruota di Valverde, stoicamente resiste anche Peter Sagan, sebbene paghi un po’ nel finale di salita, poi Julian Alaphilippe (Quick-Step) e Michael Valgren, infine Tim Wellens (Lotto Soudal) e Jakob Fuglsang (Astana) che si accoderanno poco dopo. L’accelerazione di Valverde permette di agganciare i 7 uomini in testa, formando un nutrito rimpasto di 13 corridori prima di entrare nei 10 km finali: una curiosa amalgama che renderà molto vivace il finale di gara.

L’azione decisiva di Valgren ai -2

Un tentativo di “ponte” di Daryl Impey (Mitchelton-Scott) fallisce miseramente a causa delle accelerazioni di Wellens. I fuggitivi della prima ora, nonostante la stanchezza, hanno ancora voglia di provarci, un po’ gasati dalla recente esperienza di Dillier, un po’ sperando che l’entropia in testa gli aiuti: il più coraggioso è Oscar Riesebeek, classe ’92 ma professionista solo da due anni, che si porta ai -8.6 via un encomiabile Matteo Bono e Jakub Fuglsang, il quale però chiede un eccesso di contributo ai compagni di fuga. Riesebeek ci prova ancora in vista del Bemelerberg, stavolta con Van Hecke, e Fuglsang a questo giro preferisce tirare dritto. L’azione del danese scatena ancora una volta Valverde, che trova ancora una volta in Alaphilippe un ottimo stopper. L’ultimo strappo fiacca le resistenze dei poveri Van Hecke, Reisebeek, Bono e Grmay, non si arrende invece Craddock che tenta, con le unghie e con i denti, di inseguire a distanza i primi 8.

Sagan cerca di controllare il gruppetto, ma è inquieto Valgren, il quale già ai -4.7 prova a sganciarsi senza successo. Un attacco più deciso avviene ai -2.2, e stavolta il danese è bravo e anche fortunato a cogliere sia la stanchezza di Sagan, per niente voglioso di lasciar vincere qualcun altro, e l’indecisione di Valverde, il quale si lascia sfuggire ancora una volta una delle poche grandi classiche che ancora gli manca. Capisce tutto invece Roman Kreuziger, il quale si fionda e approccia la ruota di Valgren immediatamente. Ai -1.5 si lancia invece Enrico Gasparotto, con un’azione che appare anche ottima, ma il divario tra il friulano e i due di testa è già troppo largo. Sarà volata a due, e sarà il più veloce Valgren ad imporsi su Kreuziger, con Enrico Gasparotto terzo a 2”.

A Sagan la volatina, Bono meglio di Nibali e De Marchi
La volata per il quarto posto la vince Sagan a 19”, sebbene “pareggi” uno dei rari confronti diretti con Valverde, quinto. Poi Wellens, Alaphilippe, Fuglsang a 23” e Craddock nono a 30”, autore di una grandissima prova. A 36” arriva Jelle Vanendert (Lotto Soudal) a prendersi il decimo posto, lo segue a 53″ un drappello comprendente tra gli altri Gilbert, Van Avermaet, Henao, Woods e Matteo Bono, alla fine 17esimo in una giornata sicuramente memorabile nella sua lunga carriera di cacciatore di fughe. A 2’11” il secondo drappello di 14 uomini, guidato da Matthews (ma quante ne aveva?), comprendente Vincenzo Nibali e Alessandro De Marchi (BMC): il siciliano si è un po’ perso nelle fasi calde (tra l’altro il Cauberg non evoca bei ricordi), c’è da sperare che paghi ancora le scorie dei malanni ai Paesi Baschi e che sia in crescita in vista della Liegi, mentre è  buono il segnale da parte del friulano, che negli ultimi anni si è visto non tanto spesso nel vivo delle corse di un giorno.

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